«Oh! Buongiorno, signor Silente.» dice Anne, con la sua voce sempre gentile.

Sono sicura di aver sentito solo io quel che ha detto. Sì, molto probabilmente è così, visto che sono vicino alla porta da sola. Questa volta non sono al mio tavolo, in fondo alla mensa, perché ho, per sbaglio, rovesciato del succo di frutta.

Nessuno vuole starmi vicino perché sono scortese e cazzate simili.

«Visitatori del cazzo!» dico, prima di uscire dalla mensa e dirigermi verso le scale.
Li odio, che poi non sono neanche visitatori, ma persone della borghesia che vogliono adottare un bambino, ovviamente i ragazzi sopra i dieci anni, come me, non escono di qui. Salgo il primo gradino.

«Da questa parte.» dice Anne.
Salgo altri scalini, non troppo in fretta. Mi piace origliare le conversazioni, perché potresti sfruttare le informazioni che ottieni a tuo favore, ma credo che questa non sia una di quelle conversazioni.

«Vorrei parlare con Samantha Robson.» dice l'uomo.
Mi volta e incontro due occhi azzurri, dietro degli occhiali, che appartengono ad un uomo vecchio con la barba e i capelli lunghi e bianchi.
Come fa a sapere il mio nome?

«Buongiorno Samantha.» mi saluta in tono allegro.
Corro su per le scale ed entro in camera mia, non voglio parlare con degli estranei, soprattutto perché devo mostrarmi cordiale, non l'ho fatto in quattordici anni, inizio adesso. Ma va là!

Sento bussare alla porta.
«Sam, per favore apri, c'è un signore che vuole parlarti.» spiega da fuori dalla porta Anne. Chi cazzo le ha dato tutta sta confidenza da chiamarmi Sam?

«Non ho bisogno di parlare con un vecchio.» urlo.
«SAM!» urla lei. La verità è la verità.

«Ci penso io.» dice l'uomo.
Pensa che davvero parlerò con lui in modo rispettoso? Illuso.
Sento un borbottio e dei passi.

«Samantha, potrei parlare con te?» chiede il signor Silente.
«Come sai il mio nome?» chiedo ed incrocio le braccia.

«Te lo dirò solo se parleremo a quattrocchi.» dice.
«Non mi va di vedere persone e di interagire con loro.» spiego.
«Capisco.»
Finalmente, Gesù!

L'uomo mi appare davanti. Rimango sconvolta, è un incubo?
«Chi diavolo sei?» chiedo ancora incredula. Silente si sistema gli occhiali.
«Sono Albus Silente. Preside di Hogwarts, scuola per Maghi e Streghe.» dice in tono calmo.

Davvero? Mi stanno prendendo per il culo, avanti dove sono i cameraman? Siamo in uno scherzo televisivo?
«Io sarei una strega?» chiedo indicandomi e mettendomi a ridere. «Davvero uno spasso, ora perché non vai a prendere la tua scopa e non voli a Hogwarts, dovunque questa codesta scuola sia?»

«Non ne ho il bisogno, posso smaterializzarmi, ovviamente al di fuori del confine di Hogwarts.» dice lui sorridendo.
«Perché non lo fa ora?»
«Forse non qua dentro, sarebbe sospetto, io volevo darti questo.» dice, porgendomi un biglietto del treno «Questo è il biglietto per il treno per Hogwarts. Se vuoi venire a frequentare la scuola, me lo fai sapere entro la metà di Agosto, così provvederemo a comprare il materiale per poter frequentare la scuola.» dice.
Prendo il biglietto e leggo "Binario 9¾"

«Esiste davvero?» chiedo.
«Certo che sì! Ora devo andare a fare delle commissioni, fammi sapere la tua scelta.» dice, prima di aprire la porta.

Guardo di nuovo il biglietto.
«Come faccio a darle la risposta?» chiedo alzando lo sguardo.

«Lo scoprirai da sola.» risponde e chiude la porta.
Non sono sicura che Hogwarts esista, ma sarebbe fantastico poter andarmene da qui.
Non dico che Hogwarts sarebbe perfetta, anzi penso che mi farà schifo pure quel posto, ma almeno non sto in un questo cazzo di posto.
Butto il biglietto sul letto ed esco dalla stanza, mi dirigo giù per le scale. Guardo verso il corridoio che porta all'uscita, Silente è lì.

Mi saluta con un cenno della mano, io guardo da tutt'altra parte ed esco dall'uscita della mensa.
Mi siedo su un'altalena.
Dovrei andarci?

Non so neanche se è vero, ma la storia sembra credibile.

«Bene, bene. Vedo che anche questa volta, Samantha non è stata adottata.» ride Richard, toccandosi i capelli biondi. L'odio in persona.
«Non era qui per adottarmi.» rispondo in tono gentile, che mi riesce abbastanza difficile.

«Allora perché era qui?» si appoggia ad un palo. Quanto vorrei ficcagli quel palo nel naso.

«Cazzi miei!» dico sorridendo.
«Whao! Che modi sono?!» chiede, mettendosi una mano sul petto.
Alzo gli occhi al cielo e mi alzo dall'altalena, vado via. Richard mi segue.

«Samantha, non ribatte? Che sta succedendo? Forse ha capito che è una cogliona.» dice ad alta voce.

Mi giro e gli tiro un pugno dritto sul naso.
«Hai qualcosa da ridire ora?!» chiedo. Stringo i pugni, mente noto del sangue uscire dal naso.

«ANNE!» urla. Anne è la zia di Richard, stupido idiota.

«Sì?» Chiede Anne guardando fuori. «Oddio, caro!»
Corre incontro a Richard, guarda la ferita. «Ahia, ahia. Non è rotto, va a metterti del ghiaccio sopra.»
Cerco di scappare.
«Samantha, torna qui.» dice Anne.

Sbuffo.
«Cosa ti è passato per la testa?» mi chiede.
«Veramente, era difesa personale.» mi giustifico.

«Difesa personale?»
«Sì, mi difendevo dalle sue cazzate, forse sono contagiose e potrebbero rendermi una ritardata come lui.» dico e annuisco.
«Fa meno la spiritosa, per una settimana in punizione, non potrai uscire dal giardino dell'orfanotrofio.» dice andandosene.

Mi ha fatto un favore: di solito, andiamo ogni estate una settimana via in campeggio, fortunatamente è questa settimana. Grazie Silente.

Mi stiracchio ed entro nella mensa. C'è Richard con del giacchio sul naso. Lo saluto con un cenno della mano, lui ringhia. Credo che prima o poi si trasformerà in un cane, non sto scherzando.
«Ah! Dimenticavo! Auguri Sam!» dice Anne dandomi una pacca sulla spalla.
Davvero?
È già il trentuno Luglio?
«Non chiamarmi Sam!» dico salendo le scale, ma mi fermo a metà scala quando sento la porta dell'ingresso aprirsi.

«C'è nessuno...Ahia» dice l'essere, conosciuto con il nome di impedito, quando fa la sua comparsa dalla porta inciampando nei suoi stessi bagagli. Sembra avere la mia stessa età, capelli marroni. Seriamente, da dov'è sbucato fuori? Indossa una maglietta a righe, rossa e nera, e dei jeans neri consumati. Alzo gli occhi al cielo.

Mi avvicino al tizio e gli tendo una mano.
Lui alza di poco la testa, sorride, e mi afferra la mano. Una volta che è in piedi, stacco la mia mano dalla sua.
«ANNE! C'È UN IDIOTA.» urlo.
«Cosa?» chiede. È pure sorda, siamo messi bene. Sento i suoi passi echeggiare nel corridoio, mi volto e mi metto da parte in modo che veda questo qui.
«Samantha, mi sono ricordata che domani partiamo per il campeggio. È un vero peccato che tu non possa venirci.» dice avvicinandosi a me e mettendomi una mano sulla spalla. I suoi capelli color castano scuro mi toccano la spalla, fastidioso, sposto sia la sua mano che i capelli. Anne si volta a per guardare il tipo. Che devo dire: è abbastanza carino. In confronto a Richard, è un modello.
«Già, che peccato...» dico io. Anne scuote la testa e prende il viso dello sconosciuto tra le mani.

«Allora Matt, com'è stato il viaggio?» chiede.
Matt... Ci sta. Sorrido, ma smetto appena Anne si stacca da Matt e si volta verso di me.
«Un po' turbolento, ma tutto bene.» dice sorridendo, mostrando i suoi denti completamente bianchi.

«Lei è Samantha Robson.» dice, spingendomi da dietro per le spalle verso Matt.
«Calmina con quelle cazzo di mani.» sbraito.
«Piacere Samantha, io sono Matt Sharrock.» dice, stringendomi la mano. Io la tolgo via immediatamente.

«Non toccarmi.» dico girandomi, dando una spallata ad Anne e dirigendomi verso le scale, ma noto un ciuffo biondo.
«Che hai da guardare, idiota?» chiedo a Richard.
Lui squadra il tipo.
«Chi è?» chiede, massaggiandosi il naso.
«Hai una bocca, hai delle gambe, perché non vai a chiederglielo?» chiedo salendo le scale e andando in camera mia. Mi siedo sul letto.

Oggi è il mio compleanno, quindi faccio quello che mi pare, come gli altri giorni in pratica.
Quindici anni.
Oggi sono successe due cose importanti:
Hogwarts e Matt.
Io sono una strega...certo.
Tutte le cose strane che mi sono successe sono aver fatto già i compiti delle vacanze e andare bene a scuola. Basta, è impossibile che io sia una strega. Io non sono nessuno; sono solo, come mi definiscono gli altri, una stronza vanitosa. Stronza lo sono, ma non credo vanitosa. In ogni caso, non è che mi interessi il loro parere.
Guardo il biglietto.
"King's Cross"
Almeno sono sicura che questa stazione esista; voglio andare a controllare se esiste il binario. Mi alzo e vado vicino alla porta, ma quando sto per aprire la porta mi fermo.
Le parole di Anne echeggiano nella mente:
"Per una settimana in punizione, non potrai uscire dal giardino dell'orfanotrofio."

Fanculo.
La porta si apre, mi colpisce il naso e cado a terra. Stupido Karma. Mi massaggio il naso.
«Samantha, potresti...» Anne mi guarda e sorride «Di nuovo il Karma?»
Succede sempre così: se faccio qualcosa di male, mi si ritorce contro. Forse è un modo per dirmi di essere gentile, ma non serve a niente. Mi tende una mano per alzarmi, ma io non la cago di striscio ed esco dalla stanza. Dietro Anne c'è Matt che fa per parlare, ma io lo fermo.
«Sta zitto.» dico alzando l'indice.

Scendo le scale con una mano sul naso, vado nella mensa, dove c'è Richard circondando da delle ragazze, le odio. Mi avvicino e gli strappo il ghiaccio dalle mani, mi giro e vado verso le scale. A lui non serve più.
Lui si alza di scatto, ho sentito la sedia spostarsi.
«Ma...»
«Fottiti.» dico ad alta voce, salgo le scale. Mi fa abbastanza schifo toccare cose che ha toccato Richard, ma ho condiviso con lui la tenda da campeggio l'anno scorso, e fortunatamente non l'ho strangolato, quindi questo è sopportabile.
Vado davanti alla mia camera e mi metto il ghiaccio sul naso.
«Dimmi Anne.» sospiro.
«Dicevo.» dice Anne, mettendosi le mani sotto il mento, questo mi fa capire che sarà qualcosa di cortese e che c'entra con Matt. Guardo quest'ultimo, che mi osserva.
«Smettila.» dico. Lui scuote la testa e si volta verso Anne, lanciandomi un ultimo sguardo, mi volto anch'io verso Anne.
«Potresti spiegare le regole e mostrare a Matt l'orfanotrofio, prima di cena, poi dopo la cena?» mi chiede, sorridendomi.
Io faccio una risata amichevole, simpatica, quelle risate che fanno le ragazzine sempre felici.

«No.» rispondo sorridendo. Perché dovrei farlo?
«Dai, guardalo, è molto disorientato e gli serve una guida» cerca una scusa Anne.
Anne prende per le spalle Matt e lo mette davanti a me.
«Ci saranno una decina di persone, intendo ragazze, che sarebbero contentissime di farlo, perché non lo chiedi a loro? Se si accontentano di Richard...» dico, dando una pacca amichevole sulla guancia di Matt e andandomene in camera, chiudendo la porta alle mie spalle.
Almeno hanno rispettato la mia camera e privacy e non ci sono entrati.

Il ghiaccio è quasi diventato acqua. Guardo la sveglia sul comodino: le sette e quaranta. A questo punto, forse sarà meglio scendere e mettermi a un tavolo ed aspettare la magnifica cena, questa volta non è del tutto ironico: il cibo è decente.

Entro nella mensa, sono più o meno tutti seduti, alcuni sono ancora fuori. Fortunatamente, ho un tavolo tutto mio. Mi volto verso il mio tavolo e c'è Matt, circondato da delle ragazze, quattro; mi dà fastidio, non sono gelosa, sia chiaro.
Mi avvicino al tavolo e mi siedo nell'unico posto libero, alcune ragazze sono sedute sul tavolo dove mangio.
Che schifo.

«Vi togliete dai coglioni?» chiedo. Le ragazze mi lanciano uno sguardo disgustato e si alzano.
«Dai, vieni Matt, andiamo ad un altro tavolo» dice Chaterine. È bionda, ha gli occhi azzurri. È la classica ragazza che piace a tutti. Prende la mano di Matt. Perché mi dà fastidio?

«Preferisco restare qui.» dice, staccando la mano da quella di Chaterine e pulendosela contro la maglietta, che è troppo larga per il suo torace. Mi vien da ridere, ma non posso farlo. Chaterine si passa una mano tra i capelli e se ne va seguita dalle altre.

Matt mi sorride.
«Questo è il mio tavolo.» gli faccio notare.
«Rettifico: il nostro.» dice lui. Perché cerca di diventare mio amico?
Alzo gli occhi al cielo. Cercherò un altro tavolo; mi guardo attorno, alcuni tavoli sono liberi, solo perché i ragazzi sono a giocare a calcio. Mi alzo e vado nell'ultimo tavolo a sinistra, in fondo alla stanza rettangolare, mi siedo con la schiena rivolta verso la sala.

Hogwarts...
Sto davvero pensando di andarci? Mi sembra una cazzata.
Una scuola dove si praticano magie e si preparano pozioni, immagino.
Inizio a picchiettare con le dita sul tavolo.
L'unica immagine che ho di Hogwarts è una scuola come quella che frequento. Scuola a tre piani, avente la facciata di un giallastro schifoso. In un giardino quadrato con una pista da corsa e una struttura staccata dalla scuola, dove si fa ginnastica.
Niente di niente, però lì si praticano magie. Mi immagino già la massa uniforme di ragazzi, coordinati e perfetti, nelle loro divise, che camminano compatti.
Le divise sono lunghe tuniche nere; ho una immaginazione molto creativa. Le materie potrebbero essere Pozioni: dove potresti creare una pozione per curare o ferire e uccidere qualcuno. Questa materia, se esistesse, sarebbe la mia materia preferita. Poi Incantesimi; dove potresti imparare incantesimi. Una scuola per due...
Vedo Matt sedersi davanti a me. Non sta sorridendo, strano, pensavo che sorridere fosse nel suo DNA. Guardo fuori dalla finestra.

«Perché ti comporti così?» mi chiede.

Perché mi comporto così? Come dovrei comportarmi?
«Vattene.» dico, ma nello stesso istante sento la campanella suonare, merda. Non voglio mangiare con Matt davanti, vedo i ragazzi correre dentro e sedersi a tutti i tavoli, tranne questo.
Non c'è più un posto libero per Matt.
«Non posso.» dice.

«Allora, me ne vado io.» dico e mi alzo. Non voglio affezionarmi a qualcuno o altro, perché dopo soffrirei per lui o lei. Non mi va proprio di farlo. Mi sento afferrare il polso destro, Matt... Perché lo sta facendo? Dovrebbe aver capito che non voglio amici. Tanto meno innamorarmi di lui. Dopo ci soffrirei. Mi volto verso di lui: è in piedi.

«Resta qui.» mi dice. Sembra avere un tono supplichevole. Nego con la testa e mi stacco, vado in cucina.

«Ciao Maddalena.» saluto la cuoca. Mi appoggio al bancone, devo dire che mi sta simpatica, non solo perché mi dà il cibo.
«Non resti a mangiare?» mi chiede, mentre mette del pane in una cesta.

«No, non mi va, prendo qualcosa al volo, va bene?» chiedo. Prendo una pagnotta e apro il frigo.
«Dubito che ti interessi la mia risposta.» ride lei.
«Hai ragione.» dico e prendo del prosciutto. «Prendo questo»
Le mostro quello che ho preso ed esco. Vado fuori senza degnare di uno sguardo Matt, anche se avevo l'impulso di farlo, volevo vedere quello che stava facendo. Mi siedo vicino alla staccionata, che divide il giardino dell'orfanotrofio dalla casa di Nicolas, ragazzo con gli occhiali e capelli ricci castani. Non ci ho parlato molto, ma sembra il classico figlio di papà.

Tolgo la mollica di pane dall'interno e ci infilo il prosciutto, inizio a mangiarlo.

Quando ho finto,  mi alzo e mi pulisco i pantaloni. Entro nella mensa. Ho l'impulso di guardare Matt, di nuovo, penso di averlo ferito, non so se lui ha mai provato ad essere escluso. Davvero mi dispiace per Matt? Beh, se avessi accettato di stare lì con lui, forse ora non attraverserei la mensa guardando per terra, ma l'ho scelto io, quindi...

Sento afferrarmi una mano ed essere trascinata, alzo lo sguardo.
Matt, davvero ci sta riprovando? Dovrebbe smetterla. Tanto lo sa anche lui che niente mi farà cambiare idea, o forse non lo sa?

Mi fermo.
«Sei patetico.» dico, cercando di farmi sentire solo da lui. «Non lo capisci? Io non voglio averti come amico.» dico, abbassando lo sguardo.

Guardo la mia mano attaccata alla sua e sento qualcosa nello stomaco, è fastidioso e piacevole allo stesso tempo. Vedo la sua mano staccarsi dalla mia, mi tira una spallata e se ne va.
So di averlo ferito. Perché con Matt è tutto diverso? Perché se lo insulto mi sento male per lui? Odio questa cosa.

Alzo lo sguardo e vedo Matt seduto vicino a Chaterine, che tiene a braccetto Matt. Va bene: mi dà fastidio. Sembra a suo agio, è scoppiato a ridere. Scuoto la testa e me ne vado. Devo dimenticare questo, cioè lui, e concentrarmi su Hogwarts.
Busso all'ufficio di Anne che si trova vicino all'entrata.

Entro, Anne è seduta alla scrivania e indossa degli occhiali.
«Devi dirmi qualcosa?» chiede. Mi siedo davanti a lei.

«Tu sai dove Silente vuole che io vada?» chiedo. Dovrebbe averci parlato.

«Hogwarts? Certo. L'ho frequentata anch'io.» dice sorridendo. Si alza e apre un cassetto.

«Voglio andarci.» dico, alzandomi e andando vicino a lei. Guardo quello che fa: tira fuori una pergamena.

La mette sul tavolo e la apre.

«Lo immaginavo, voglio spiegarti e mostrarti un paio di cose.» dice.

«Ottimo, non vedo l'ora di andarmene da qui!» dico. Sento la porta aprirsi, Anne piega in fretta la pergamena e la butta sotto la scrivania. Mi volto e vedo Matt seguito da Chaterine. Mi giro verso Anne, non voglio vederlo.

«Va bene se Chaterine mi mostra l'orfanotrofio?» chiede. Perché deve chiederlo? Anne mi guarda ed io abbasso lo sguardo, stringendo i pugni.

«Certo...?» dice, ma non con il solito tono gentile, anzi sembra quasi una domanda.

«Chaterine puoi uscire un attimo? Devo chiedere qualcosa.» dice Matt. Lo guardo un attimo, Chaterine gli sta dando un bacio sulla guancia, poi esce e chiude la porta. Mi dà fastidio, mi dà molto fastidio.

«Credo che debba andarmene anch'io.» dico, voltandomi e incamminandomi verso la porta. Matt mi afferra un braccio.

«Veramente centri tu, dove dovresti andartene?» mi chiede stringendomi il braccio.
«Non siamo amici, perché dovrei dirtelo?» chiedo. Lui lascia il mio braccio ed esce.

Gli interessa di me?
No, dev'essere la mia immaginazione, mi massaggio il braccio.

«Cos'è successo fra voi?» chiede Anne.
Mi volto verso di lei.
«Non siamo amici, tutto qui.» rispondo.

Dopotutto, nessuno mi sopporta, quindi non dovrebbe far differenza se lui mio odia o no.
«Pensavo che tu e Ma...»

«Stavamo parlando di Hogwarts!» dico, alzando la voce.
«Sì, giusto.» si piega e riprende la pergamena in mano.
Inizia a spiegarmi tutto: lezioni, che sono molte di più di quelle che pensavo; com'è strutturata Hogwarts, un castello, carino; lo sport, Quidditch, un po' complicato.
Anche cose al di fuori di Hogwarts, tipo Diagon Alley, i galeoni e tutto il resto.

«Okay, per oggi abbiamo finito, la prossima volta ti spiegherò di Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato.» dice, guardando l'orologio posto alla destra del cassetto, da dove sono io non si vede l'ora.
«Cosa?» chiedo.
Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato?
«Lunga storia. Visto che la camera di Matt è vicino la tua, la ventisei, digli che quest'anno non verrà in campeggio, perché è arrivato oggi.» dice.

Dovrò restare con Matt?
Beh, fortunatamente resterà anche Maddalena, com'è successo anche l'anno scorso quando Nicole aveva la febbre. Sfigata ad aver avuto la febbre in estate e fortunata che non è venuta in campeggio.
Annuisco ed esco. Salgo le scale e vado davanti alla stanza di Matt. Busso.
Si sente un borbottio, poi la porta si apre e Richard compare. Dimenticavo che lui stesse in questa stanza.

«Che vuoi?» chiede appoggiandosi alla porta.
«Devo dire una cosa a Matt.» rispondo. Lui si volta.
«Matt c'è una squilibrata che vuole parlarti.» dice e si scansa dalla porta, ritornando nella stanza.

Appare Matt senza la maglietta.
«Potresti anche vestirti, no?» dico cercando di non guardare il suo fisico, mi riesce difficile, devo ammettere.

«Stavo per andare a far la doccia.» risponde incrociando le braccia. «Mi dirai dopo quello che hai da dire.» si volta «Passami i vestiti.» dice a Richard. Richard gli passa i vestiti. Matt esce dalla stanza e se ne va in bagno, che si trova alla fine del corridoio alla mia destra.

«Non resterò qui ad aspettarti.» faccio notare a Matt. Lui si ferma.
«Vai in camera tua e aspettami lì.» risponde.
Si sta auto invitando nella mia stanza?

«Se mi addormentassi?» chiedo.
«Busserò tre volte e, se non mi risponderai, entrerò e ti sveglierò.» dice, senza voltarsi e se ne va.
Io rimango impalata, quindi se restassi sveglia non entrerebbe in camera mia.

«Non stare li impalata, vattene.» dice Richard, svegliandomi dai miei pensieri.
«Ma vai a fare la valigia.» dico e me ne vado. Entro in camera mia e mi siedo alla scrivania, devo restare sveglia.
Guardo la sveglia: le dieci e un quarto. Posso farcela.
Prendo un foglio e una matita, potrei provare a disegnare Hogwarts.
Inizio a disegnare.

Sono a metà disegno. guardo la sveglia: dieci e quaranta cinque.
Ce ne sta mettendo di tempo. Metto le braccia sul tavolo, ci appoggio la testa e chiudo gli occhi.
Non pensavo che Anne fosse una strega, voglio dire che facesse magie. Poteva dirmelo... no, meglio di no, l'avrei presa per pazza, anche se lo è comunque.
Una cosa che non ho capito: perché devo frequentare Hogwarts adesso, a quindici anni, e non a undici come gli altri? Poi Silente poteva dirmelo prima, così non avrei dovuto fare i compiti delle vacanze.
Mi toccherà fare tutto da capo? Imparare cose che fanno gli undicenni? Frequentare le loro lezioni? Spero vivamente di no!
La materia che mi piace di più è Difesa Contro Le Arti Oscure, Anne mi ha detto che ogni anno si cambia professore, quasi come se fosse una maledizione. Chissà chi ci sarà quest'anno? Spero che non sia qualcuno di troppo severo, non voglio iniziare il mio quinto anno con una stronzo o uno stronzo.

Beh, lo saprò quando sarò lì.
Mi chiedo cosa dovrà raccontarmi riguardo a Colui-Che-Non-Deve-Essere-Nominato, chi è? Dal nome, che non è un vero nome, spero, perché se non fosse così mi dispiacerebbe per lui, mi sembra un coglione.
Sento qualcosa posarsi sulla mia spalla.
Apro lentamente gli occhi e vedo Matt.

Toglie la mano dalla mia spalla. Mi alzo, prendo il foglio e lo metto sotto il cuscino.

«Cosa dovevi dirmi?» chiede.
«Per una settimana resteremo tu, io e Maddalena, la cuoca, all'orfanotrofio, mentre gli altri se ne vanno in campeggio.» rispondo guardando i suoi capelli marroni, ancora un po' bagnati.
«Tutto qui?» chiede scocciato.
«Tu e Catherine state insieme?»
Perché glielo chiesto? Io non volevo, ora sembrerò gelosa. Mi giro e guardo il letto, che sembra molto interessante.

«Sei gelosa?» chiede. Lo sapevo.
«No, non sono gelosa!» rispondo, alzando la voce.
«ALLORA, SMETTILA!» urla lui. Mi volto a guardarlo.

«SMETTILA COSA?»
«DI COMPORTARTI COSÌ! NOI NON SIAMO AMICI.» urla lui. Sento la rabbia circolarmi nelle vene.
«BENE, ALLORA VATTENE!» dico indicando la porta.
«BENE, ME NE VADO!»
Matt esce e chiude la porta.

Mi siedo sul letto e appoggio i gomiti sulle ginocchia, perché?
Non vedo l'ora di andarmene, così non dovrò più stare in compagnia di Matt, non lo sopporto, non sopporto quello che sta facendo, rettifico: quello che mi sta facendo.

Sarà meglio dormirci su, almeno riposo il mio cervello. Mi cambio in pigiama, spengo la luce e mi metto a dormire.

Sento i miei muscoli riposarsi e la mia mente svuotarsi, ora è il momento di dormire.
Adoro dormire.

Note di fine capitolo

Hello^^

Questa è la mia prima fanfiction su Harry Potter.

Spero che vi piaccia!

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