Note alla storia
Storia scritta per il primo turno del concorso “Lotta all’ultimo inchiostro” link-http://magiesinister.forumcommunity.net/?t=40810614&st=15#entry287869744 del Magie Sinister Forum (http://magiesinister.forumcommunity.net/) sul tema “Risata di Piton”Le regole prevedevano un massimo di 500 parole e non più di tre personaggi
Aveva iniziato a camminare presto: già a sette mesi sgambettava allegramente per tutta la casa. La sua innata curiosità lo aveva spinto ad alzarsi sulle sole gambe e, anche se all’inizio l’equilibrio era stato molto precario, adesso Severus Piton, un anno da poco compiuto, poteva esplorare qualsiasi luogo. Eileen lo guardava con orgoglio, lasciandolo libero di muoversi, ma stando comunque sempre pronta ad offrirgli un appoggio o a consolarlo dopo una caduta. Suo figlio aveva gli stessi occhi neri e profondi, gli stessi capelli scuri, la stessa carnagione chiara, ma aveva il viso paffuto e il sorriso più bello che avesse mai visto.
Severus quel giorno giocava in sala, sotto l’occhio vigile della madre. Cercò di arrampicarsi sul divano liso, mettendosi in punta di piedi e aggrappandosi con le manine alla stoffa. Dopo qualche tentativo, i suoi sforzi furono premiati e il bimbo riuscì a issarsi sul divano. Si girò verso la madre che gli sorrideva e gli batteva le mani:
“Bravo, bravissimo il mio tesoro!”
Severus cominciò allora a battere le manine e scoppiò in una sonora risata, spalancando la bocca sdentata. La sua gioia era evidente. Eileen lo raggiunse sul divano e lo prese sulle ginocchia. Con un colpo di bacchetta, fece levitare dalla libreria un volume con la copertina rovinata. Il bimbo lo riconobbe come il suo libro di fiabe e mostrò alla madre la sua approvazione con una risata gioiosa. Eileen cominciò a leggere Il Mago e il Pentolone Salterino, ma il bimbo afferrava le pagine e tentava di sfogliarle, indicando ogni tanto le figure e lanciando gridolini di gioia.
Ben presto anche quel passatempo lo stancò: si fece aiutare dalla madre a scendere dal divano e puntò dritto alla poltrona che stava dall’altra parte della stanza, quella che di solito occupava suo padre. Di nuovo, in punta di piedi, si tenne al bracciolo e, trattenendo il fiato per la fatica, riuscì a tirarsi su. La sua risata risuonò in tutta la stanza. Non contento, Severus afferrò lo schienale della poltrona e si mise in piedi, salutato dall’applauso della madre. Severus era orgoglioso di se stesso: aveva raggiunto una vetta piuttosto alta e gli piaceva guardarsi intorno, godendo di quella nuova prospettiva.
All’improvviso, un uomo dallo sguardo torvo entrò nella stanza con una bottiglia di Vodka in mano:
“Non è possibile che un bambino così piccolo possa fare tutta questa confusione! Non sei capace di tenerlo a bada, Eileen? E tu, scendi di lì, moccioso.”
Il sorriso del bimbo, che fino a quel momento aveva illuminato la stanza, si spense immediatamente. Eileen corse a prendere in braccio il figlio e, non appena Tobias se ne fu andato, tentò di consolarlo:
“Non ti preoccupare tesoro mio, non aver paura. Non è cattivo in fondo.”
Ma era troppo tardi. Severus rimase sul tappeto, silenzioso, a guardare il suo libro di fiabe: non aveva più voglia di ridere.
Severus quel giorno giocava in sala, sotto l’occhio vigile della madre. Cercò di arrampicarsi sul divano liso, mettendosi in punta di piedi e aggrappandosi con le manine alla stoffa. Dopo qualche tentativo, i suoi sforzi furono premiati e il bimbo riuscì a issarsi sul divano. Si girò verso la madre che gli sorrideva e gli batteva le mani:
“Bravo, bravissimo il mio tesoro!”
Severus cominciò allora a battere le manine e scoppiò in una sonora risata, spalancando la bocca sdentata. La sua gioia era evidente. Eileen lo raggiunse sul divano e lo prese sulle ginocchia. Con un colpo di bacchetta, fece levitare dalla libreria un volume con la copertina rovinata. Il bimbo lo riconobbe come il suo libro di fiabe e mostrò alla madre la sua approvazione con una risata gioiosa. Eileen cominciò a leggere Il Mago e il Pentolone Salterino, ma il bimbo afferrava le pagine e tentava di sfogliarle, indicando ogni tanto le figure e lanciando gridolini di gioia.
Ben presto anche quel passatempo lo stancò: si fece aiutare dalla madre a scendere dal divano e puntò dritto alla poltrona che stava dall’altra parte della stanza, quella che di solito occupava suo padre. Di nuovo, in punta di piedi, si tenne al bracciolo e, trattenendo il fiato per la fatica, riuscì a tirarsi su. La sua risata risuonò in tutta la stanza. Non contento, Severus afferrò lo schienale della poltrona e si mise in piedi, salutato dall’applauso della madre. Severus era orgoglioso di se stesso: aveva raggiunto una vetta piuttosto alta e gli piaceva guardarsi intorno, godendo di quella nuova prospettiva.
All’improvviso, un uomo dallo sguardo torvo entrò nella stanza con una bottiglia di Vodka in mano:
“Non è possibile che un bambino così piccolo possa fare tutta questa confusione! Non sei capace di tenerlo a bada, Eileen? E tu, scendi di lì, moccioso.”
Il sorriso del bimbo, che fino a quel momento aveva illuminato la stanza, si spense immediatamente. Eileen corse a prendere in braccio il figlio e, non appena Tobias se ne fu andato, tentò di consolarlo:
“Non ti preoccupare tesoro mio, non aver paura. Non è cattivo in fondo.”
Ma era troppo tardi. Severus rimase sul tappeto, silenzioso, a guardare il suo libro di fiabe: non aveva più voglia di ridere.
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