Siamo stati svegliati, radunati e condotti velocemente fuori dalla Torre. Non abbiamo avuto nemmeno il tempo per vestirci. Scendo le scale in fretta, ancora in pigiama. Dennis è davanti a me. Si dice che Voldemort stia arrivando a scuola. Ho paura. Stringo forte la bacchetta. Ho lasciato la macchina fotografica nel dormitorio. Sento il cuore battere forte, ma non credo sia per la corsa.
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Eccoci nella Sala Grande. Ci siamo tutti, allievi e professori. Manca il preside: dove sarà Piton? La professoressa McGranitt inizia a parlare. La guerra è arrivata alle porte di Hogwarts: è ora di combattere. Dice che gli studenti devono lasciare la scuola. È la cosa migliore: così non correremo nessun pericolo. Devo assicurarmi che Dennis sia al sicuro.
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Che coraggio quel Macmillan: vuole restare a combattere. Chissà come mai non è finito a Grifondoro?
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Solo i maggiorenni possono restare. Io ho soltanto sedici anni. Ma sono un Grifondoro. Sono un membro dell’Esercito di Silente. Ho delle responsabilità. Questo, oramai, è il mio mondo, la mia vita: non posso andarmene così, lasciando agli altri l’onere di combattere.
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C’è Harry! L’ho scorto tra i tavoli, ne sono sicuro. Va avanti e indietro: sembra che stia cercando qualcuno. È ancora vivo. C’è ancora speranza. Ora che l’ho visto sento un nuovo vigore, una nuova forza dentro di me.
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Voldemort ha parlato. Non avevo mai sentito la sua voce: è fredda e acuta. Mi si è gelato il sangue.
Vuole Harry. Ci risparmierà se gli consegniamo Harry. Ma Harry è la speranza. Come potremmo consegnare la nostra speranza? Non è possibile. Non si può fare. Noi combatteremo al suo fianco. Siamo tutti pronti. Ci alziamo e lo circondiamo, con le bacchette alzate, pronte a schiantare chiunque si avvicini. Noi proteggeremo Harry. Lo faremo con le nostre stesse vite, se sarà necessario. Noi proteggeremo la speranza. Noi combatteremo per un mondo migliore.
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Ho deciso: resto a scuola. Resto per combattere. Lo devo fare. È una mia responsabilità. Cercherò di essere coraggioso come Harry: lui mi ha insegnato tante cose. È ora di dimostrargli la mia lealtà. Voglio combattere. Devo combattere. Prima però devo assicurarmi che Dennis sia la sicuro.
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Sono rimasto al tavolo, ma La McGranitt mi ha costretto ad alzarmi. Mi ha messo in fila insieme agli altri, dietro ai Prefetti. Questo solo perché ho sedici anni. Solo per una questione di qualche mese. Sto scappando come un codardo. Ma io non sono un codardo. Io appartengo alla casa di Grifondoro, la culla dei coraggiosi di cuore. Sono arrabbiato. La McGranitt non può decidere per me. Non può costringermi ad andarmene. Non può.
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Eccoci: siamo arrivati al settimo piano. La tensione si avverte sulla pelle: la scuola è pronta a difendersi. Dennis è un poco più avanti. Non riesco a vederlo in volto: non so se ha paura. Ma di certo ne avrà, come me. Lo guardo entrare nella Stanza delle Necessità. Bene, è al sicuro. C’è un’armatura vicino al muro. Un posto perfetto per nascondersi.
Non ti preoccupare Dennis, ci rivedremo presto.
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Di nuovo sto correndo lungo le scale. La battaglia è cominciata. Devo sbrigarmi. Sono nel giardino di fronte alla scuola. Ci sono molte persone. È così buio che non riesco a distinguere i buoni dai cattivi. Gli incantesimi volano da tutte le parti. Resto pietrificato. Non ho mai combattuto davvero. Non è come essere nella Stanza delle Necessità. Questa non è un’esercitazione. Si combatte per salvare la propria vita. Si combatte per uccidere il nemico.
Un incantesimo mi sfiora la guancia. Lo sento bruciare. Sento una goccia di sangue scivolare sulla mia pelle. Se resto ancora fermo, sarò ucciso prima ancora di cominciare a combattere. Ho paura di morire. Mi sento così piccolo. Non posso morire. Mamma e papà soffrirebbero troppo e non posso lasciare Dennis da solo. So combattere. Mi è stato insegnato. Me lo ha insegnato Harry. È giunto il momento per dare prova di ciò che so fare. Coraggio Colin, dimostra di essere un vero Grifondoro.
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Ecco, viene verso di me un uomo. O almeno credo che sia un uomo. La maschera gli copre il viso.
Punta la bacchetta verso di me. Aiuto. Qualcuno mi aiuti. Vedo l’incantesimo partire.
Protego!
Ce l’ho fatta, ho respinto l’incantesimo. Adesso posso contrattaccare.
Stupeficium!
L’ho mancato per un soffio. Riprovaci Colin.
Stupeficium!
Non posso crederci: sto combattendo. Sono nel bel mezzo di una battaglia, di una vera guerra. L’adrenalina mi rende lucido e trasforma la paura in coraggio. O almeno così mi sembra, ma la bacchetta trema leggermente nella mia mano.
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Ancora mi chiedo perché sono qui. Ho paura, ma sento che devo combattere. Voglio combattere per ciò in cui credo. E io credo nella pace, nell’uguaglianza e nell’amore. Combatto per tutto questo. Sono terrorizzato dall'idea di morire, ma non varrebbe la pena vivere in un mondo governato dal male. E questo è il mio mondo, lo devo proteggere. Combatto perché sono un Grifondoro. Combatto per la Causa. Combatto per Harry. Combatto perché è giusto farlo.
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Con la coda dell’occhio, vedo un lampo di luce verde venire verso di me. È troppo tardi per spostarmi. È un peccato. Stavo facendo un buon lavoro. Adesso qualcun altro dovrà combattere. Qualcun altro prenderà il mio posto.
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Ho soltanto sedici anni: è troppo presto per morire. Ho ancora così tante cose da fare. Non ho ancora finito la scuola. Ma questa è la guerra. Questo è, ormai, il mio destino. Sapevo che poteva succedere, ma non sono comunque preparato a morire. Mamma, papà, Dennis: mi dispiace. Addio. Harry resisti. Non arrenderti. Tu sei la nostra speranza. Non rendere vano il mio sacrificio.
Muoio per la Causa. Muoio per Harry. Muoio per ciò che è giusto.
Muoio.
Note di fine capitolo
Una piccola fanfiction dedicata a un personaggio, secondo me, sottovalutato. Buona lettura.
