« Quell’ultimo ricordo » disse Piton. « Che cos’era? »
« Non lo so » rispose Harry, alzandosi esausto. Trovava sempre più difficile sbrogliare ricordi distinti dal groviglio di immagini e suoni che Piton continuava a richiamare. « Vuol dire quello in cui mio cugino cercava di farmi entrare in piedi nel water? »
[J.K. Rowling, “Harry Potter e l’Ordine della Fenice” – Capitolo 26, pagina 553]
1987
Era l’ora della ricreazione alla scuola elementare di Little Whinging, nel Surrey. I bambini correvano e giocavano in cortile, affollando l’aria di risate, sotto il tiepido sole di fine aprile e l’occhio vigile delle maestre.
Harry Potter, infilato fino alle ginocchia in un gabinetto del bagno al secondo piano, era probabilmente l’unico bambino nel raggio di un chilometro che non stesse partecipando all’unanime divertimento. Perfino Dudley Dursley, il suo enorme cugino, pareva piuttosto rallegrato dalla situazione.
« Lasciami! » strillò Harry, dimenandosi sotto la presa ferrea del cugino.
Dudley, quattro volte più grosso di lui, gli teneva una manona grassoccia sulla testa e minacciava di spedirlo direttamente nel condotto di scarico. Raramente riusciva ad acchiappare Harry, era troppo lento, ma quando lo prendeva gliela faceva pagare per tutte le volte che gli era sfuggito.
« Lasciami! » lo scimmiottò Dudley. « Oppure cosa fai? »
« Ti sputo! » minacciò Harry, piccato. « Sì, ti sputo – ecco – proprio sul tuo maglione nuovo, se vuoi saperlo! »
L’altro ridacchiò; sapeva che non avrebbe osato.
« Ouh, che paura! Credo che me la darò a gam- argh! »
« Ti avevo avvertito, brutto maiale! »
Harry contemplò per un nanosecondo la grossa macchia di saliva che si era appena spiaccicata sul bel maglione di suo cugino, piuttosto soddisfatto di sè, poi approfittò della momentanea distrazione di Dudley per divincolarsi dalla sua presa.
« TORNA QUI! » sbraitò Dudley, ma Harry era già scivolato fuori dal bagno, e ora correva a perdifiato lungo il corridoio tappezzato di pannelli colorati. Aveva i pantaloni bagnati fino al ginocchio e i piedi gli scialacquavano nelle scarpe da tennis; se solo fosse riuscito a raggiungere il cortile...
Svoltò l’angolo come un fulmine e urtò contro un piccolo scaffale, che si rovesciò alle sue spalle. Harry si lanciò uno sguardo alle spalle, giusto in tempo per vedere Dudley inciampare nello scaffale e cadere faccia a terra. Harry rallentò un poco, immaginando che cosa avrebbe potuto spifferare Dudley sul suo conto se si fosse fatto male davvero, ma il cugino si rialzò quasi subito, ed Harry schizzò via.
« Aspetta che lo dica alla mamma! » piagnucolò Dudley alle sue spalle.
« Bla, bla, blaaa! » fece Harry, continuando a correre baldanzoso. Ormai aveva raggiunto le scale. « Hai detto qualcosa, Dud? Non ti sento, non ti sento, non ti seeen- AAAH! »
Rimbalzò indietro; era appena andato a sbattere contro qualcosa. Chi diavolo aveva avuto la brillante idea di piazzare uno stupido armadio ai piedi delle scale?!
« POTTER! » sbraitò qualcuno, ed Harry, alzando lo sguardo, deglutì con orrore.
« Ops ».
Non era andato a sbattere contro uno stupido armadio, al contrario. Era ruzzolato proprio addosso all’imponente signorina Nibbs, la sua maestra di matematica. Grossa quasi quanto zio Vernon, con i capelli grigi molto corti e gli occhiali quadrati davanti agli occhi severi, la signorina Nibbs era l’incubo dei bambini alla scuola elementare di Little Whinging – non c’era da stupirsi che quasi tutti avessero dei problemi con la matematica.
« Che diavolo credevi di fare, eh?! » lo sgridò la maestra, con la sua voce tonante.
« Io – ehm – »
In quel momento, Dudley fece rumorosamente irruzione dietro di lui: « Ti ho preso! » urlò trionfante, puntando un dito a salsiccia contro il cugino, ma si zittì immediatamente allo sguardo omicida della signorina Nibbs.
« RAZZA DI IRRESPONSABILI! CORRERE COSÌ SULLE SCALE! PERCHÈ DIAVOLO NON SIETE IN CORTILE COME TUTTI GLI ALTRI? »
« Veramente » cominciò Harry in tono risentito, « è Dudley che – »
« SILENZIO! » abbaiò la signorina Nibbs, fuori di sé, ed Harry si fece piccolo piccolo. « IN PUNIZIONE, TUTTI E DUE! »
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Scrisse Harry sulla propria metà della lavagna, puntellandosi sulle punte dei piedi.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
La mano che reggeva il gessetto gli faceva male.
« Quanto ancora dobbiamo andare avanti, signorina Nibbs? » domandò speranzoso.
« Zitto e pensa a scrivere, Potter » commentò lei alle sue spalle, aspra, e il bambino preferì non replicare.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Dudley, che si era fermato a metà della prima frase, scuoteva il testone biondo, una ruga di concentrazione tra gli occhi porcini.
« Scarafaggio » mugugnò, all’angolo della bocca.
La signorina Nibbs, impegnata a leggere il giornale, non lo sentì. Harry lo ignorò.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
« Scarafaggio » ripeté Dudley con urgenza.
Quell’idiota li avrebbe fatti punire di nuovo, se non chiudeva la boccaccia.
« Che c’è? » sibilò Harry, senza smettere di scrivere.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
« Come si scrive “rischiando”? »
« Proprio come l’hai detto » rispose Harry, maligno. « Rischiando. »
Dudley grugnì, minaccioso.
« Lo dico alla mamma ».
« Come no, Dud. E le spiegherai anche il piccolo particolare della punizione? »
Dudley parve pensarci per qualche attimo. Poi, il suo grosso testone biondo parve raggiungere una soluzione, perchè il suo sguardo ottuso s’illuminò.
« Ti spezzo le ossa » concluse, compiaciuto per il lampo di genio. « Ecco cosa faccio. »
Harry si affrettò a suggerirgli il corretto spelling di “rischiando”, fingendosi intimorito. Poi riprese a scrivere.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Non devo correre in giro per la scuola rischiando di travolgere le persone come un carro armato.
Già pregustava la reazione della la signorina Nibbs, quando si sarebbe accorta dei centocinquanta “risquando” che Dudley avrebbe scritto con insistenza sulla lavagna, di lì alla fine della ricreazione. Sempre che sapesse come si scriveva la “q”.
