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Note alla storia:

I primi 11 Capitoli della saga sono stati postati sull'Account della Coautrice Seraphia. Qui riporto l'elenco dei capitoli, basta che clicchiate su di essi per leggere. Poichè non ha tempo nè per postare nè per dedicarsi alla saga, continuo la storia postandola sul mio Account riprendendola da dove era stata interrotta. sebbene possa essere una operazione scomoda è una scelta scaturita dal fatto che non ritengo corretto che io mi faccia dare la sua password e mi metta a postare sul suo account privato.

Per facilitare la lettura dei capitoli sull'Account di Seraphia ho inserito all'interno del primo capitolo postato sul mio Account un PRECEDENTE (cliccando su di esso si ha accesso al capitolo 11, l'ultimo postato da Seraphia)

Scusate il disagio.

 

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Capitolo XII

Tela di inganno e sofferenza

Parte II



Una settimana... è trascorso una settimana da quella maledetta notte!

 

Passi lenti, quasi strascicati, risuonavano nel vuoto ed asettico pavimento di marmo.

L'odore pungente di disinfettante, medicinali e malattia gli aggrediva dolorosamente l'olfatto.

Nella mente si accavallavano le immagini concitate di quella notte. 

Fenrir balzare sulla sua piccola Ginny, il sangue di lei macchiare il pavimento di Grimmauld Place.
Le grida straziate della signora Weasley e la disperata corsa al San Mungo.
E quelle interminabili otto ore di attesa prima che il Medimago, uscendo dalla sala operatoria, gli comunicasse che le condizioni della ragazza erano disperate e che solo un miracolo l'avrebbe potuta salvare.
Non doveva finire così non doveva...
Harry si malediceva mentre procedeva, arrancando e soffocando, verso la stanza occupata dalla ragazza.
Una morsa d'acciaio serrava il suo stomaco e le sue gambe sembravano, improvvisamente, così pesanti che ogni singolo passo era una agonia che generava una valanga di emozioni contrastanti che lo dilaniavano senza tregua.

Ovunque andasse, ovunque si nascondesse non poteva evitare gli sguardi di muta accusa che i Weasley gli rivolgevano. Ron non gli aveva permesso di vedere Ginny nemmeno una volta da quella notte.
I lividi per i pugni presi bruciavano ancora e pulsavano sulla sua pelle. Lui non si era difeso, aveva lasciato che Ron lo colpisse fino allo sfiancamento.

Dovevo esserci io al suo posto! 

Quando Harry raggiunse la stanza si immobilizzò all'istante; la porta era aperta e, con religioso timore, rimase immobile sulla soglia ad osservare la sua Ginny.
Era dolcemente abbandonata sul letto dalle candide lenzuola. Doveva essere sotto sedativi dato che il suo viso pallido era privo di dolore.
Era intubata, lo stato quasi vegetativo in cui si trovava non le permetteva di respirare da sola. Certo era strano vedere macchine mediche Babbane in un posto come il San Mungo, ma non se ne stupì, Hermione gli aveva parlato della nuova politica applicata dall'ospedale: un incrocio di medicina Babbana e magica che da pochi anni l'ospedale. I Medimago aveva introdotto la medicina non magica notando che, ambo i metodi di cura, si compensavano perfettamente a vicenda.

Naturalmente occorreva il permesso del paziente, o di chi ne aveva l’autorità in caso il ricoverato non fosse in grado di intendere e volere, per l’applicazione della terapia ibrida dato che non sempre poteva essere applicata, soprattutto nel caso di membri appartenenti a famiglie dalle ideologie, come dire, conservatrici.

La gola di Harry era secca e, più volte, inghiottì a vuoto. Avrebbe voluto parlarle, invocare il suo nome, ma la bocca non rispondeva ai suoi desideri e quindi restò fermo e silente, mirando la ragazza come se fosse stata una fragile e sacra reliquia.

 

Volevo proteggerla e per farlo ho rinunciato ad amarla... credevo che se Voldemort e i suoi Death Eaters avessero scoperto che l'amavo, l'avrebbero torturata o uccisa per colpire me!
Invece… sono stato io la causa delle sofferenze che sta passando.
La colpa è solo mia! Ron ha ragione, è colpa della mia arroganza e della mia inettitudine! Se non fossi andato a liberare Malfoy ora Ginny...

Serrò la mascella per fermare le lacrime che, beffandosi di lui, iniziarono a scorrere copiosamente sulle sue guance.
Si avvicinò timoroso al letto e serrò i pugni sulle sbarre di ferro fino a rendere bianche le nocche. Tremava, scosso dalla rabbia e dal disgusto verso sé stesso.
Il lieve rumore di passi attirò la sua attenzione. Harry sollevò lo sguardo e incontrò gli occhi azzurri di Charlie.

- Harry... - sussurrò stupito. - C... che ci fai qui? - chiese rimando fermo sulla porta.

Harry, sorrise stancamente e a Charlie non sfuggirono le profonde occhiaie sotto i suoi occhi.

Non ha chiuso occhio nemmeno sta notte! Constatò il ragazzo fissando il volto stanco dell'amico.
Harry non si mosse dal capezzale di Ginny e lo guardò con una muta supplica negli occhi… quella di non mandarlo via e di concedergli ancora qualche istante.
Charlie sorrise e, dopo essersi accertato che il corridoio fosse deserto, disse: - Io non ti ho visto! Ma fai presto, il mio turno sta per finire.
Harry gli sorrise grato.
L'Ordine aveva deciso di fare dei turni di sorveglianza qualora dei Death Eaters volessero portare a termine quello che Fenrir aveva lasciato incompiuto.
Harry tornò a guardare Ginny che dormiva profondamente.
Sorridendo amaramente le accarezzò il viso.

Ho sbagliato tutto! Perdonami amore mio.

All’improvviso Ginny emise un basso rantolo ed iniziò a sudare mentre il suo viso si contorceva in una smorfia di dolore. Era in preda alle convulsioni.
Un suono acuto si levò dai macchinari che la tenevano in monitoraggio.

- Ginny... Ginny! - urlo Harry in preda al panico. - Ginny non lasciarmi! Amore ti prego non lasciarmi!

I Medimaghi si precipitarono nella stanza e intimarono al ragazzo di togliersi dai piedi mentre si affaccendavano attorno alla paziente.
Harry fu trascinato di peso da Charlie che dovette faticare parecchio per portarlo fuori dalla stanza.

- Ginny! – singhiozzò Harry accasciandosi sulla panchina posta lungo il corridoio, la testa tra le mani, il corpo scosso dai singhiozzi.
Charlie non disse nulla. Si limitò a sedergli accanto e gli poggiò una mano sulla spalla.

- Ginny è una ragazza forte, Harry... - sussurrò con voce ferma.  - Ne ha superate tante… Supererà anche questa!

Harry levò lo sguardo verso l'amico senza nascondergli la sua disperazione.

- Non posso perderla.. non posso…

Le parole gli morirono in gola mentre le lacrime gli offuscarono la vista.

- Andrà tutto bene. - sussurrò Charlie volgendo lo sguardo alla porta chiusa della stanza della sorella.
Non credeva affatto alle parole che aveva appena pronunciato. Certo… Ginny era una ragazza forte, ma sarebbe stato molto difficile che lo fosse abbastanza per superare la crisi. Il suo corpo era troppo debole. Ma Harry aveva bisogno di sentirsi dire che Ginny ce l’avrebbe fatta, che tutto sarebbe andato per il meglio e, soffocando la sua disperazione, continuò a sussurrare quella bugia.

 

***

 

Voldemort stava pigramente giocherellando con la sua bacchetta. Nonostante si fosse sfogato cruciando Lucius, Fenrir e gli altri inetti dei suoi servi che si erano lasciati sfuggire Potter e i suoi compagni da sotto il naso, la sua rabbia non si era placata.
Era furente perché aveva perso entrambi i fratelli Malfoy. Se non li avesse recuperati al più presto i suoi piani sarebbero andati in fumo.
Chiuse gli occhi riportando alla mente l'incontro avuto con Belial.
Il demone lo aveva giocato per bene. Gli aveva fatto credere di essergli fedele, che i suoi comportamenti insolenti fossero causati dall’instabilità emotiva del suo guscio e invece…

Quel maledetto aveva pianificato tutto!

Rabbiosamente rovesciò il tavolinetto accanto alla sua poltrona e Nagini sibilò strisciando a debita distanza dal suo padrone.

Non so cosa tu abbia in mente, Belial. Ma troverò il modo per incatenarti nuovamente alla mia volontà. Catturerò Desia e ti estirperò dal suo corpo spedendoti nuovamente nella prigione in cui il Priorato ti aveva rinchiuso!

Un sorriso folle distorse il suo volto serpentesco.

Vedrai Belial, la mia vendetta sarà tremenda! Certo… perderò una potente arma ma… pensò, meditabondo, tornando a sedersi. la soddisfazione di saperti agonizzante per l’eternità mi ripagherà a dovere!

Una risata agghiacciante scaturì dalla sua gola mentre le luci delle candele proiettavano ombre grottesche sul suo volto.
Il sordo crac di una Materializzazione lo distrasse dai suoi propositi di vendetta.

- Al vostro servizio, mio Signore!

Voldemort si voltò verso la figura avvolta in un nero mantello che elegantemente si era inchinato al suo cospetto.

- Ben arrivato, Crow! - sibilò Voldemort sorridendo compiaciuto mentre il suo servo era intento a baciare l'orlo della sua tunica.
Terminato il rito del saluto, il ragazzo si alzò in piedi e calò il cappuccio del mantello mostrando il volto al suo signore.
La luce tenue delle candele riluceva sui suoi capelli corvini donandogli riflessi azzurri.
- Cosa posso fare per compiacere il mio Signore? - sussurrò il ragazzo tenendo, rispettosamente, gli occhi color dell’ametista rivolti verso il pavimento.

- Togliti la maschera, Crow... o forse dovrei dire... Blaise! - sibilò divertito calcando, con voce sarcastica, il vero nome del Death Eater. - A differenza di quegli ottusi e fanatici membri di quella setta che si fa chiamare Priorato, io non amo parlare con i miei sottoposti se non posso vederli bene in faccia. - sibilò Voldemort e, mentre Nagini sibilò strisciando tra i piedi di Blaise, si alzò e iniziò a passeggiare per la stanza.

- Allora, Blaise... - disse con voce melliflua. - Che notizie mi porti dal Priorato?

Il Death Eater alzò lo sguardo e ricambiò il sorriso del suo signore.

- Domani la Sacra Rosa effettuerà il processo a Desia Mozev Malfoy, mio Signore!

- Bene! Sai cosa devi fare, vero? - chiese il Lord, sul suo viso un sorriso malevolo.

- Sì, mio Signore! - rispose il ragazzo sentendosi colpevole verso Dhesia.

- Ma non la condurrai qui!

Blaise assunse un'espressione interrogativa a quella affermazione e con prudenza osò chiedere: - Come mai questo cambiamento, mio Signore?

Voldemort si avvicinò alla poltrona su cui si era arrotolata Nagini. Accarezzò il serpente sussurrandogli alcune parole in Serpentese.

- Continua a conquistare la fiducia della Malfoy, salvala dalla condanna che le infliggeranno e nascondila. – ordinò tornando a guardare il suo servo. - Questo è il primo luogo dove il Priorato la verrebbe a cercare. Sarebbe scontato ed imprudente che tornasse proprio qui, tra le mie fila, e io non posso perdere tempo con quei fanatici esaltati! - continuò con voce annoiata. - Portala dove vuoi, ma non rivelarle chi sei, non ancora. Sorvegliala per me e informami costantemente delle sue mosse e pensieri.

Poi, continuando ad accarezzare il serpente, aggiunse: - Sei l'unico tra i miei Death Eater che può farlo. L'unica persona a cui la Malfoy non può scrutare nella mente e... - ghignò divertito. - Come Crow la convincerai ad andare ad Hogwarts dove, come Blaise Zabini, cercherai di entrare nelle sue grazie. Dovrai riuscire, nonostante l’odio che nutre verso tuo padre e la tua famiglia, a diventare suo amico e confidente. Questo la terrà impegnata e le confonderà le idee rendendola instabile emotivamente e psicologicamente. Naturalmente, sotto le mentite spoglie di Crow la incontrerai segretamente e la informerai delle mosse del Priorato. - disse con tono cospiratore mentre Nagini, sibilando, si attorcigliava intorno al suo braccio.

- Un'altra cosa, Blaise. - disse il Lord giocherellando con la grossa serpe. - Quando avrai liberato Desia, informerai il signor Potter del fatto che è al sicuro ed è ospite presso un tuo fidato amico. Ricordati che né lui né Desia dovranno sapere che tu sei Crow.

- Ma Signore, è sicuro che…?

- Sì, Blaise! – lo interruppe il lord con voce irata - Sono certo che il signor Potter ti crederà. Nonostante non abbiate mai avuto alcun rapporto egli è a conoscenza della forte amicizia che ti lega al giovane Malfoy. In più ignora che tu sia un mio servo e sicuramente riferirà a Draco il tuo messaggio. Quell’idiota ha il tallone d’Achille della famiglia e sono sicuro che farà di tutto per riunire i due fratelli. Quando ciò accadrà dovrai comunicarmi il giorno, l'ora e il luogo del loro incontro.

- Ma Signore... io non so dove Potter e l'Ordine si nascondono! - protestò il ragazzo, pentendosene subito dopo quando gli occhi furenti del Lord si posarono su di lui.

- Blaise! - sibilò minaccioso. - Sei un ragazzo intelligente… sono certo che un modo per contattare Potter o qualcuno della sua cricca lo troverai. Va ora, non è prudente che ti assenti oltre dal Priorato.

Blaise si inchinò cerimoniosamente e si Smaterializzò.

Voldermort ghignò soddisfatto.

- Nagini, se tutto andrà come deve, presto l'eternità e il mondo saranno miei.

 

 

***

 

 

 

La crisi era grave, la vena posta vicino all'attaccatura dello stomaco aveva ceduto in più punti e i Medimaghi non riuscivano a fermare l'emorragia.
Tutta la famiglia Weasley era lì in quell'asettico e freddo corridoio.
Harry non osava guardare in faccia i membri di quella che era diventata la sua vera famiglia.
Ogni singhiozzo della signora Weasley era un pugnale che gli veniva conficcata nel cuore.
Fred e George erano in piedi vicino alla finestra. I loro volti tirati, stranamente seri e silenziosi. Harry non aveva mai visto i gemelli così, aveva sempre pensato che l'unico aggettivo che non fosse stato coniato per descriverli fosse appunto la parola "serietà".
Scavezzacollo, incoscienti, combina guai e casinisti, queste erano le parole adatte a loro. Vederli così era come osservare degli sconosciuti.
Bill, ancora sofferente per le ferite riportate e per la mutazione in licantropo della sua prima notte di luna piena, ansimava per la febbre, ma era lì, con Fleur, vigile e amorevole, al suo fianco.
Le ferite sul volto si erano rimarginate, ma era ormai sfigurato. Tre profonde cicatrici, ancora di colore rosa, seguivano una traiettoria obliqua, dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra, lungo il viso pallido e provato.
Gli occhi azzurri erano fissi sulla porta della sala operatoria, la mascella serrata per la preoccupazione.
Fleur, con gli occhi gonfi di pianto, era compostamente seduta accanto a Bill.
Il signor Weasley cingeva con un braccio le spalle della moglie, anche i suoi occhi erano rossi per il pianto e il volto era tirato.
Sembrava essere invecchiato tutto d'un colpo, con le spalle incurvate sotto il peso dell'angoscia e quei fili d'argento che si intravedevano tra i capelli rossi.
Percy e Charlie stavano parlando con una infermiera per cercare di capire le condizioni della sorella.
Harry li osservava attentamente cercando di capire dalle loro espressioni e dai loro gesti, tutte le informazioni possibili.

- Harry, come ti senti? - sussurrò dolcemente Najin poggiando una mano sulla sua spalla. A quel lieve tocco Harry sussultò.

- St... Sto bene, Najin... – disse rivolgendole un sorriso tirato. - sto bene! –

Najin lo guardò intensamente. Dal tono della sua voce sembrava che il ragazzo parlasse più con sé stesso che con lei, come se cercasse di auto convincersi che tutto andava bene e che quello era solo un brutto sogno.

- Sicuro, Harry? Forse è meglio se esci un po' per prendere una boccata d'aria, sei pallido.

Harry scosse la testa e tornò a fissare i due fratelli che ora stavano parlando con uno dei Medimago che facevano continuamente spola tra la sala operatoria e qualche magazzino dove vi erano conservate le pozioni necessarie per l'intervento.
Percy gesticolava freneticamente mentre Charlie era sempre più pallido e teso.

- Cosa ci fai tu qui!

Harry sobbalzò e si voltò verso le scale.

Ron, accompagnato da Angel, lo stava scrutando con rabbia. Nei suoi occhi Harry poteva leggervi tutta l’odio che il Weasley provava verso di lui.

- Ron... non qui, ti prego! - lo supplicò Angel afferrandolo per un braccio.

Ron guardò la ragazza e annuì, poi tornò con lo sguardo ad Harry e il suo viso si indurì maggiormente.

- Vattene! - disse con voce fredda ed autoritaria.

Harry abbassò lo sguardo e, con estrema fatica, si alzò.
Lentamente si avvicinò al rosso Gryffindor e tornò a guardarlo negli occhi.

- Ron... Ti prego... io…

Ron lo intimò di tacere con un gesto secco della mano e gli si avvicinò minaccioso.

- E' solo colpa tua! - gli sussurrò velenoso. - Tua e del tuo stupido complesso dell'eroe se lei ora sta rischian...

Non finì la frase perché le porte della sala operatoria si erano spalancate e il Medimago si stava avvicinando ai membri della sua famiglia.
Ron corse verso di lui mentre Harry tratteneva il fiato per l'ansia.

- Ci dica! - sussurrò con voce flebile il signor Weasley.

- Mi dispiace... - disse guardando affranto i presenti. - Abbiamo tentato tutto il possibile, ma sebbene siamo riusciti a fermare l'emorragia, il cuore non ha retto. Mi dispiace tantissimo.

L'urlo straziato della signora Weasley risuonò per il corridoi mentre tutta la famiglia si raccoglieva attorno a lei.
Ron, invece, rimase impietrito al centro del corridoio. Fissava il vuoto attorno a sé serrando, fino a far sanguinare i palmi, i pugni. Poi, come animato da una forza sconosciuta, corse via da quel posto, scendendo le scale come se fosse inseguito da tutti i demoni dell'inferno.
Angel, percependo la rabbia cieca che lo guidava, gli corse dietro per cercare di calmarlo.
Harry, tremando incontrollatamente, fissava sconvolto la scena che si svolgeva davanti ai suoi occhi.
Tutto si svolse come in una sequenza a rallentatore di un film muto, nessun suono giungeva alle sue orecchie, l'unica cosa che sentiva erano le parole del Medimago che risuonavano come una condanna nella sua mente.
Ginny non lo avrebbe più rimproverato, non gli avrebbe mai più parlato, sorriso... Ginny, la sua Ginny, era morta.

 

 

Continua…