Note al capitolo

Che emozione, questa è la mia prima Remus/Tonks. È una coppia che ho sempre amato, e ho finalmente deciso di cimentarmi in una shot su di loro. Riguarda un missing moment moooooooolto speciale che avrei sinceramente voluto leggere. Avrei in mente anche altri missing moments su di loro, e non è detto che non li scriva. Chi lo sa...
La Rima Giusta



« Remus, non hai un bel colorito » notò una bizzarra strega dai capelli rosa acceso.

Il mago in questione sollevò piano il viso e guardò negli occhi la bella e giovane strega, impallidendo ulteriormente. Aveva passato una notte di vaneggiamenti davanti allo specchio cercando di arrivare ad una conclusione diversa. Invece ragionamenti intricati e saturi di principi morali l'avevano condotto al fine che sembrava evitare da mesi.

Avrebbe dovuto dare un'occhiata al progetto che Moody aveva preparato per portare via Harry da Privet Drive, invece non aveva fatto altro che pensare a lei.

« Hai preso la pozione Antilupo? » chiese apprensiva, controllando sul calendario la prossima luna piena. Non aveva voglia di ritrovarsi un Lupo Mannaro trasformato in casa. Nè aveva voglia di schiantarlo o metterlo fuori gioco siccome era innamorata di lui.

« Tranquilla, mancano due settimane alla luna piena » la tranquillizzò Remus.

Invece quel momento non poteva essere ritardato ancora. Nè di due settimane, nè di una. Respirò profondamente e finì di bere il the caldo che Molly gli aveva cortesemente offerto, mentre attendevano l'arrivo degli altri Auror. E in un modo o nell'altro avrebbe dovuto ammazzare il tempo. Ancora meglio, ora che erano soli, tranquilli - senza quegli sciocchi di Fred e George appostati ad ogni angolo per cogliere pezzi di dialoghi sdolcinati - sarebbe stato più semplice parlarle.

« Dora? » tossicchiò, quasi sperando che non lo sentisse.

Si ammonì mentalmente per averci pensato. Certo che doveva sentirlo! Forte e chiaro, perchè non pensava che avrebbe ritrovato quel coraggio. O quella stupidità estrema. Stava per esporre al pericolo più grande la donna di cui era innamorato. Ma come gli era saltato in mente di innamorarsi di lei? Innamorato!

« Sì, Remus? » quel diminutivo poteva anche accettarlo, nonostante non rappresentasse al meglio il suo ideale di nome.

Tonks lo guardò con i suoi grandi occhi scuri, il viso incorniciato da ondulati capelli rosa. Deglutì e pensò ad un modo per cominciare quel discorso. Ci aveva lavorato su tutta la notte, ma ovviamente aveva dimenticato ogni cosa, quindi avrebbe puntato sull'improvvisazione.

« Mi stavo domandando... » cominciò.

"Idiota! Ed ora che le dico? Mi stavo domandando... ti va di indossare un bell'abito bianco e ti accompagnarmi all'altare?"

Pessima proposta. Scosse il capo e tornò a guardare la sua quasi fidanzata. Ma se fosse andato avanti così a quel quasi si sarebbe sostituito un bel "mai".

« Ti stavi domandando cosa? » lo incitò lei, versandosi altro the e immergendo nella tazzina un biscottino al burro.

« Be', sai... »

"Stai invecchiando, Remus. Be', sai... sarebbe carino se noi due convolassimo a nozze."

Ancora pessima proposta. Di solito era un oratore, sapeva parlare, esporre le sue idee senza che un paio di occhioni scuri lo inibissero fino a farlo ammutolire. Aveva parlato di fronte a classi intere, aveva tenuto discorsi per Auror valorosamente caduti, aveva parlato per almeno venti minuti al matrimoino di James e Lily dimostrando come due persone apparentemente incompatibili possano finire per innamorarsi perdutamente... Ecco, appunto. Lui e Dora avrebbero potuto essere i nuovi James e Lily.

« Se non me lo dici, non lo so » ridacchiò Dora prendendo un altro biscotto. « Ne vuoi uno? Sono deliziosi »

Remus declinò educatamente l'offerta. Non era sicuro che le farfalle che sentiva svolazzare nello stomaco avrebbero gradito quei biscotti.

« Vorrei... »

"Se glielo chiedo adesso rischia che quel biscotto le vada di traverso." pensò preoccupato.

Non poteva rischiare di uccidere la sua quasi fidanzata con una proposta di matrimonio.

« Sì? »

« Io... » strinse la stoffa dei pantaloni sulle ginocchia e si irrigidì come un pezzo di legno. Era un uomo maturo, non era più giovane come una volta, ma il suo cuore batteva come quello di un ragazzino alla prima cotta. James l'avrebbe preso in giro in quel momento, e Sirius l'avrebbe istruito a dovere sul modo migliore per approcciarsi ad una donna. Consigli che non avrebbe seguito, facendo l'esatto contrario, ovviamente. « Da quanto sono sposati i tuoi genitori? »

Se non altro si era mantenuto sull'argomento matrimonio, pensò. Dora si accigliò e interpretò la domanda di Remus come il tentativo di cominciare una conversazione per ingannare l'attesa. Si umettò le labbra e si rese conto di non ricordare neanche lei, precisamente, da quanto tempo i suoi genitori fossero marito e moglie.

« Suppongo... venticinque anni, o giù di lì »

Pensò a se stesso e a Dora proiettati nel futuro, venticinque anni dopo. Lui sarebbe stato più vecchio di quanto già non fosse, almeno rispetto a lei. Aveva trentasette anni, lei solo ventiquattro. Era sempre stato categorico su quel particolare. Era troppo vecchio per una come lei. Sicuramente si sarebbe pentita un giorno, e non l'avrebbe più amato.

« Volevi domandarmi solo questo? » chiese, facendo Evanescere la tazzina e la teiera. Si pulì le labbra con un fazzoletto di cotone e si alzò dalla poltrona di fronte al divano.

Remus la guardò furtivamente, sospirando, afflitto. Perchè un sentimento puro come l'amore era messo di fronte ad una situazione così sbagliata? Non era solo l'età di Tonks che lo preoccupava, ma anche il modo in cui avrebbero vissuto se davvero si fossero sposati. E se avessero avuto bambini? Avrebbe condannato una creatura innocente ad una vita da bestia. E neanche il periodo in cui vivevano rappresentava una certezza assoluta.

Ma forse era stata proprio quell'ultima condizione a farlo decidere una volta per tutte.

« In verità... » balbettò come un bambino. Notando il suo stato d'animo, il modo in cui si torturava le mani e in cui le rughe premature gli affliggevano gli angoli degli occhi, Tonks gli si sedette accanto, prendendo la sua mano calda e confortante.

Si sentì immediatamente meglio, stringendo la mano dell'uomo che amava. Sembrava che tutte le bruttezze, le tragedie del mondo esterno non facessero più parte di loro.

« Puoi dirmi qualunque cosa, Remus »

Il mago aveva sentito il cuore esplodergli in petto quando Tonks gli aveva preso la mano. La strinse a sua volta, vittima di quell'istinto che non aveva nulla a che fare con la bestia che era in lui. In fondo l'amore è semplice e puro istinto, e non bastano i più contorti ragionamenti per cambiare qualcosa che è già così inevitabilmente deciso da una forza incontrastabile. Se il suo cuore batteva per Tonks, se nei suoi occhi nascevano solo lacrime di disperazione quando la sapeva lontana da lui, se sentiva una strana oppressione quando pensava al futuro che avrebbe potuto offrirle e se al tempo stesso sapeva di poterla rendere felice... Non poteva in alcun modo evitarlo.

Tonks riusciva a mostrargli le più belle cose che lui aveva visto solo in sogno. Riusciva a colorare la sua vita tanto spesso scura e infelice con tonalità primaverili e tenui, rendendo ogni momento prezioso come la ruggiada che al mattino rende adamantina l'erba dei prati.

« Può una scelta essere giusta e perfetta solo perchè è il cuore a suggerirla? » le domandò, assalito dalla tristezza e dall'impeto.

Avrebbe voluto stringerla tra le braccia in quel momento, con tutta la passione che possedeva. Lo sguardo che gli regalò non valeva neanche lontanamente quanto il più grande dei tesori. Era così puro, così colmo di vita e convinto di ciò che affermava.

Con uno sguardo gli stava dicendo di amarlo, che l'avrebbe seguito per sempre, che l'amore che condividevano era l'unica cosa di cui aveva bisogno per sopravvivere. Questo lo riempì e lo distrusse, perchè sapeva che dentro di lui c'era anche una bestia senza sentimenti, tenuta a bada solo da una pozione. Ma era anche un uomo... e Tonks era innamorata di quella sua parte.

« Sai... in passato si credeva che il cuore fosse la sede della ragione » disse, scivolando sempre più vicino a lui, tanto che le loro ginocchia si sfiorarono e avvertì la vita di lei scorrere in lui. « Io lo ascolterei, fossi in te »

Speranzosa, poggiò la testa sulla sua spalla, aspettando di sentire delle parole che desiderava da sempre. Aveva insistito per mesi, cercando di dissuaderlo, ma lui sembrava allontanarsi più che mai ogni giorno. Quella mattina, invece, quando l'aveva visto così assorto, quando quel suo sguardo dolce e timido l'aveva gentilmente accarezzata, ogni sua speranza era esplosa in un giubilo di colori. E ora che le teneva la mano e respirava insieme a lei, Tonsk era certa di poter affermare che il suo Remus l'amava, e che ci sarebbe stato un futuro per loro due.

« Il cuore non conosce giusto e sbagliato » andò avanti lei, per rassicurarlo.

La visuale di Remus era dominata da un eccentrico rosa, e sentiva il profumo di lei. Lo conosceva a memoria, avrebbe potuto riconoscerla ovunque, tra la folla, anche ad occhi chiusi. Era arrivato ad un punto in cui è impossibile tornare indietro, in cui sei costretto a prendere quella scelta. Ma non è quella costrizione che ti tiene in catene, ma è puro e semplice piacere, che sai sin da subito ti renderà felice. Arriverà quella felicità che sogni da bambino, quella che tutti cercano e sognano.

Lui ce l'aveva tra le braccia, e sarebbe stato folle rinunciarvi.

« Dora, io... »

« ... e Potter salverem! » la voce allegra e scherzosa di Fred Weasley spezzò il silenzio, come anche la frase di Remus. Sobbalzarono entrambi, e Tonks si ricompose in fretta, trasfigurando i suoi capelli in una seria acconciatura da signora, manifestando così il suo disappunto.

« Fred, non hai fatto la rima! » protestò George correndo dietro al fratello su per le scale. Si fermarono al quarto gradino per vedere i due "piccioncini", come avevano cominciato a chiamarli, e salutarli con fare ammiccante. Poi tornarono a discutere della loro ennesima filastrocca.

« Sì, invece! »

« Non dire cavolate! »

« Ma "salverem" fa rima con "i Mangiamorte se lo prenderanno nel se... »

Remus sospirò pesantemente... Se c'era speranza di continuare, adesso quei due avevano praticamente distrutto ogni speranza. Proprio ora che mancava tanto poco! Sperava solo che Molly li beccasse ad usare un tale linguaggio in casa e gli annodasse la lingua con un bell'incantesimo.

***

Quella sera gli Auror conclusero la loro riunione più tardi del solito. Era stato necessario discutere a lungo riguardo la strategia migliore per portare via Harry e metterlo al sicuro, a casa dei Tonks. Moody aveva messo tutto il suo genio di stratega in quel piano, eppure non appariva per niente convinto. Certo, mancavano ancora settimane al giorno designato, ma voleva che tutto fosse pronto prima, nel caso i Mangiamorte avessero attaccato a sorpresa.

Voldemort sapeva essere imprevedibile, e inoltre le sue straordinarie capacità di Legilimens lo ponevano su un gradino nettamente superiore rispetto agli altri. E proprio perchè tra lui ed Harry pareva esserci un legame particolare, Moody aveva ordinato severamente a Ron, Hermione e tutti gli altri di non contattarlo, nè fargli pervenire informazioni riguardo il suo "rapimento". Avrebbe saputo tutto a tempo debito. Bevve una sorsata del suo succo di zucca e si sedette pesantemente sulla sedia a capotavola della cucina.

« Qualcosa ti preoccupa, Alastor? »

Remus aveva notato un'espressione poco rassicurante sul volto dell'amico. E non era da Moody apparire così insicuro. Subito, però, la sua espressione tornò quella di sempre e scosse la testa facendo roteare l'occhio magico in direzione della veranda. Guardò poi Remus con un ghigno dei suoi, e si alzò, zoppicando verso di lui. Gli diede una botta alla gamba con il suo bastone e lo spintonò vicino la veranda, dietro la sue acute proteste.

« Ragazzo » ringhiò fermandosi e guardando Remus attraverso il riflesso che i vetri rimandavano « Faresti meglio a darti una mossa. Tu hai tempo »

La sua frase lasciava presagire qualcosa che non gli piaceva affatto. Come se lui non ne avesse invece... Lui era Alastor Moody, li avrebbe sotterrati tutti. Al di là di questo, però, aveva ragione. Certo, non aveva approvato l'appellativo con il quale l'aveva etichettato - lui un ragazzo? - ma non poteva dargli torto.

Vide Tonks sulla veranda. Camminava su e giù, fissando ansiosa la luna, a tratti celata dalle nuvole. Si stagliava sul cielo blu scuro, puntellato di stelle luminose. Sorrise intenerito quando la vide inciampare in una delle assi del portico messa male.

« Ah, Alastor » sospirò, rimandogli lo sguardo attraverso i loro riflessi « È così giovane... »

« Certe smancerie non fanno per me, Lupin » cominciò Moody zoppincando verso l'uscita della cucina. Abbassò lo sguardo, come alla ricerca delle parole giuste. « Ma i Babbani in certi casi dicono così: l'amore non ha età » disgustato dalle sue parole - almeno apparentemente - Moddy sogghignò verso Lupin, come per incoraggiarlo velatamente. Remus distese le labbra in un sorriso amaro. « E dicono anche... Ogni lasciata è persa »

E Remus non avrebbe mai voluto perderla, mai. Quelle parole lo incoraggiarono davvero, e si voltò per ringraziare il suo amico. Ma era già scomparso, inghiottito dal buio del corridoio. Avrebbe avuto tempo per ringraziarlo...

Si voltò di nuovo verso la veranda, e la vide. Sembrava davvero un ninfa - onore al suo nome, per una volta - così avvolta dalla luce della luna - onore alla luna, ancora, per una volta -. Sorrise quasi inconsapevolmente e altrettanto inconsapevolmente tirò giù la maniglia della porta a vetri e la raggiunse, rabbrividendo appena colpito dalla brezza notturna. L'istinto gli disse di correre da lei e avvolgerla, baciarla, dirle ciò che sognava da tanto tempo. Ma voleva che tutto fosse perfetto, come una magia.

E improvvisamente, mentre ci pensava, ricordò una giornata estiva, proprio come quella, tanti anni prima...


Giugno 1978

« E così... tu e Lily »

Un ragazzo dagli occhi color nocciola fissava sognante una foto che ritraeva una ragazza graziosa e bella, il viso in parte coperto da una chioma rossa e fluente. Remus Lupin conosceva quel ragazzo da anni, dal loro primo giorno ad Hogwarts, quasi. E non lo aveva mai visto così felice, come immerso in un sogno.

« Non posso crederci, Rem »

Ripose la foto sul comodino accanto al letto e guardò uno dei suoi migliori amici. In fondo era anche stato grazie a lui se era finalmente riuscito a far breccia nel cuore di Lily Evans. Se non fosse stato per le parole di Remus, per il modo in cui li aveva fatti conoscere meglio, l'un l'altro, probabilmente non avrebbe provato quella felicità.

« Spero per te che sia serio, nei suoi riguardi »

James sorrise. Non era il solito ghigno che rivolgeva a Sirius quando individuava una preda. Era il sorriso di un ragazzo innamorato, serio e maturo. Un altro James Potter, ma in fondo sempre lo stesso.

« Vuoi sposarla, non è vero? » riusciva a leggerlo negli occhi dell'amico. Già immaginava il matrimonio, la sua Lily in abito bianco, i suoi migliori amici intorno a lui, a bere champagne e a unirsi alla sua gioia. Anche in quei tempi oscuri, James sapeva essere felice. Non si era mai preoccupato troppo, aveva sempre vissuto il momento, come fosse l'ultimo.

Certo, aveva fatto i suoi errori - era anche stato un bullo arrogante e pieno di sè come adorava definirlo Lily - ma poi era cresciuto. Si chiese quando. Quando, James Potter, era diventato grande? Il suo viso non era cambiato, eppure c'era qualcosa dentro di lui che modificava la sua immagine.

« È l'unica cosa di cui sono certo » rispose, dandogli conferma di ciò che pensava.

« Come glielo chiederai? »

« Non... non voglio progettare nulla. Sai, nulla del tipo: metto l'anello nella mousse al cioccolato, lo infilo di soppiatto nel suo mantello o prepato una cena romantica riempiendo casa di candele e petali di rosa. Lily non è quel tipo di ragazza. Lily ama ciò che è improvviso, ama i sentimenti così come vengono, al momento. In fondo è questo l'amore, no? Istinto »

E Remus sorrise. Anche una parte di lui era totale istinto, quella che odiava. Eppure... lui era anche amore. Ecco perchè voleva bene a James, ecco perchè l'avrebbe considerato per sempre il suo migliore amico. Perchè aveva visto ciò che altri si rifiutavano di vedere, ciò che gli altri temevano e disprezzavano. Il valore della vera amicizia, l'onestà e l'amore.




« È una serata meravigliosa »

Dora sorrise alla luna, senza voltarsi. Lasciò che le note dolci di quella voce vagassero nell'aria, lasciò che vivessero davvero sulla sua pelle e la facessero tremare.

« Posso chiederti una cosa? »

« Ti ho già detto che puoi chiedermi tutto quello che vuoi »

Remus, dimenticando il timore, camminò deciso verso di lei, pensando e ripensando alle parole di James. Poteva quasi vederlo, lassù, nascosto tra quelle nuvole insieme a Sirius. Magari lo stavano guardando e facevano il tifo per lui, facendo stupide scommesse sul modo in cui si sarebbe impappinato al momento della fatidica proposta.

« Perchè hai deciso di amarmi? » non aveva usato a caso il verbo "decidere". In quel momento voleva lasciare fuori argomenti come il destino, il fato che li aveva fatti incontrare. Lui non ci credeva. Non era stata una forza maggiore a guidare gli occhi di Dora, o anche i suoi, ma la sua volontà.

« Sai quando... quando un fulmine cade? »

Si era voltata, e lo stava guardando. Amava il modo il cui lo guardava, come se fosse costantemente attratta dai suoi occhi e volesse affondarvi. Ora che era certo di amarla, ora che non voleva pentirsi, ora che era giunto a quella conclusione... Aveva imparato ad apprezzare ogni gesto di lei, anche il più piccolo.

« Sì »

« Puoi spiegarlo con mille teorie scientifiche, ma non sai mai spiegarti la meraviglia e il terrore che ne conseguono. Meraviglia perchè è grandioso vedere la luce vivere per un momento, terrore perchè ciò che non sappiamo ci fa paura, e non capiamo come sia successo, davvero » Remus bevve ogni parola di lei e le si avvicinava sempre di più. « È come quando decidi di amare una persona. Sei felice, perchè senti che la luce di quella persona ti ha colpito, ed ora vive in te. Ma hai paura, perchè non sai se l'altro accetterà la tua, di luce »

Sentiva che quelle parole sarebbero vissute dentro di lui per l'eternità, e non sapeva come ma i suoi piedi si erano mossi da soli, magari guidati da quella luce misteriosa. L'avvolse tra le sue braccia, come aveva sognato da troppo tempo, come avrebbe dovuto fare sin dall'inizio. La baciò, senza aspettare altro tempo. L'amava, perchè esitare?

In quel momento, come Alastor aveva detto, l'età non contava. Erano due esseri umani, uniti da un vincolo indistruttibile. Erano Remus e Dora.

« Ti amo »

Sentì le lacrime di lei sfiorargli la pelle mentre prounciava quelle parole sulle sue labbra, mentre respiravano insieme. C'erano i suoi sussurri ad allietarlo, ora. Era la sua voce, il modo il cui pronunciava il suo nome, era il sapore delle sue labbra, era l'amore che emanava.

« Era anche ora, professore » singhiozzò tra lacrime e risate gioiose. Anche Remus scoppiò a ridere, lasciando scorrere delle lacrime che neanche James e Sirius avrebbero contestato in alcun modo. La prese per la vita e la fece volteggiare, ritrovando la forza che credeva di aver perso.

Rimasero stretti l'uno all'altra, parlando di tutto e di niente, di loro, di sciocchezze e cose importanti, o restando in silenzio beandosi della loro presenza. Si fece l'alba, e i primi segni del sonno si fecero sentire. E dentro di sè Remus avvertì che era il momento.

« Dovresti andare a riposare, ora »

Tonks non potè far altro che ubbidire, gli occhi impastati dal sonno e segnati da una notte passata in bianco. Ma la più felice della sua vita. Si alzò dalle gambe di Remus - come sempre inciampando nei suoi stessi piedi mentre cercava di avanzare verso la porta - e gli prese la mano, conducendo in casa, in salotto, colpito dalle prime luci dell'alba. Gli rivolse un sorriso raggiante, anche se mezza addormentata e lo baciò delicatamente sulle labbra. Prima di staccarsi da lui, gli sussurrò:

« A proposito... ti amo »

Remus ridacchiò, innamorato e felice, e poi guidato da quell'istinto chiamato amore, le disse:

« Sai, George aveva ragione. Quella rima era sbagliata »

Tonks si accigliò e lo guardò perplessa.

« Remus, avresti bisogno di riposare anche tu »

« Dopo "Potter salverem" ci sarebbe stato meglio... »

« Remus, non provare a fare il volgare in un momento simile, altrimenti ti scaglio un Tergeo dritto in gola! »

« Potter salverem, mai prima noi due ci sposerem »

« Ti avevo detto di...! »

Ma prima di finire la frase, gli occhi di Tonks cambiarono colore così tante volte che Remus non riuscì neanche ad identificarli tutti. Poi la vide, mentre tremava, sorrideva, piangeva, gli si gettava tra le braccia e urlava a squarciagola:

« Sì! Sì! Sì! »

E gli sembrò di sentire la risata gioiosa di James, sopra quelle nuvole.



Note di fine capitolo

ç___________ç *piange* Sapere che la loro felicità sia durata così poco mi fa infuriare. Non meritavano quel finale triste. E chi non la pensa come me? Be', spero di aver reso loro onore con questa mia piccola, modesta shot. Donerete qualche secondo - massimo minuto - del vostro tempo ad una piccola autrice (ok, ho 18 anni, ma sono dettagli) come me?
In tal caso avrete la mia eterna gratitudine ^_^
Un bacio,
Bella.

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