Note alla storia

Sarà che il Natale -non ho idea del perché!- mi ispirava... ma non ho resistito a scrivere questa piccola storia. Forse non sono la persona più adatta a scriverla, spero comunque che la apprezziate :).
Harry passeggiava nervosamente su e giù per il corridoio dell’ospedale.
“Ehm ehm…” fece qualcuno.
Harry si fermò e alzò la testa, speranzoso.
“Signor Ford?” chiamò un Guaritore, il naso che spuntava da una porta.
Harry abbassò la testa, un po’ deluso, mentre ricominciava a camminare avanti e indietro. Il signor Ford andò dal Guaritore, agitato.
Il corridoio era di nuovo deserto, a parte lui e un altro uomo.
Un cigolio lo avvertì che un’altra porta si era aperta. Alzò per la seconda volta la testa, impaziente.
“Signor Smith, venga pure” disse una Guaritrice.
Harry sbuffò di impazienza.
“Mi scusi” disse, avvicinandosi alla Guaritrice, “sono Harry Potter, per caso sa… insomma… a che punto è mia moglie?” chiese, ignorando gli occhi sgranati della donna al pronunciare il proprio nome.
“P- Potter? No, mi spiace, signore…” e chiuse la porta.
Il cuore di Harry pompava furioso. Non aveva mai subito un’attesa del genere, nemmeno negli ultimi momenti di vita di Lord Voldemort, nemmeno mentre aspettava Ginny all’altare.
Era snervante.
I minuti passavano, l’orologio ticchettava, e lui si sentiva sempre più esaurito. Pochi secondi e l’avrebbe distrutto.
Tic tac… tic tac… tic tac…
Ora lo distruggo…
Tic tac… tic tac… tic tac…
Mio Dio… è insopportabile…
Tic tac… tic tac… tic tac… tic tac…
“Mannaggia a quel coso!” sbottò ad alta voce.
Si lasciò cadere su una sedia.
Okay, Harry, stai calmo… stai calmo… ora arriva qualcuno, vedrai…
Silenzio assoluto.
Harry si prese la testa tra le mani. Era decisamente esaurito…
“Ehm… signor Potter?”.
La testa di Harry scattò in alto.
“Sua moglie l’aspetta” disse la Guaritrice Miller.
“Ma… è…?”.
“Sì” rispose lei con un sorriso.
Harry sorrise raggiante, come forse non aveva mai sorriso in vita sua, e seguì la Guaritrice, dove lei lo conduceva.

Ci siamo.
Dopo aver atteso ore, il momento era arrivato. Dopo averlo atteso con ansia, Harry ne aveva paura.
Era lì, davanti a lui.
Doveva solo aprire la porta.
Ma era così emozionato, così euforico e al contempo spaventato che non ci riusciva.
“Forza, signor Potter” lo incoraggiò la Guaritrice. Evidentemente lo capiva: lui non doveva essere il primo a comportarsi così…
Harry le fece un mezzo sorriso e, seppur odiando il tremito delle sue mani, aprì la porta.

Su un lettino, una donna – una donna bellissima – stringeva al seno un fagotto, scostando di tanto in tanto i capelli rossi dal viso, accarezzandogli la testa teneramente, guardandolo con una dolcezza che Harry non le aveva mai visto negli occhi, ma che lo incantava.
Sarebbe rimasto ore a guardarla assorto, a osservare i tratti del suo viso stanchi ma felici.
Ma lei lo vide.
“Harry… sei arrivato. Era ora!” e sorrise.
“Ma certo… sono ore che aspetto questo momento.”
Ginny gli fece segno di avvicinarsi.
Ed Harry si avvicinò. Aggirò il letto, il cuore palpitante, impazzito… e lo vide.
Gli occhi chiusi, l’espressione sognante, le manine strette a pugno, vicine, i capelli identici ai suoi. Il corpo del bambino era completamente abbandonato a Ginny. Harry non aveva mai neanche immaginato di poter avere un figlio così bello.
“Allora?”.
“È bellissimo…” mormorò.
E nella sua mente vorticarono immagini che in realtà non aveva mai visto.
Un’altra donna dai capelli rossi, che stringeva al petto il suo bambino, e vicino a lei un uomo identico a Harry. La stessa donna che lo guardava adorante, che lo proteggeva allargando le braccia davanti a Voldemort.
Solo quando ne avvertì il calore negli occhi e sulle guance, Harry capì che aveva il viso pieno di lacrime. Per cosa, poi? Gioia, dolore, nostalgia?
“Harry?”.
Ma lui era assente, guardava suo figlio commosso come mai in vita sua, come forse anche James aveva guardato lui.
“Harry…” mormorò Ginny.
Lui si riscosse. Si asciugò le lacrime, sorrise e le si avvicinò di più.
“È bellissimo…” ripeté, cingendole le spalle col braccio.
“Come vuoi chiamarlo?” chiese lei.
“Io?” fece lui, sorpreso.
“Sì, tu! Perché non gli dai tu il nome?”.
Harry guardò il piccolo. Solo un nome riusciva ad associare a quel viso. Uno e uno solo.
“James?” propose, incerto.
Ginny sembrò valutare la proposta. Poi un sorriso la illuminò, al contrario di ciò che Harry si aspettava. Credeva che l’avrebbe deriso, che gli avrebbe detto che era ridicolo, stupido.
Invece disse: “Sì, va bene. James”.
“Scegli tu il secondo nome però. Decidi tu almeno quello..."
Ginny ci pensò un po’ su.
Harry si sentì divorare dalla curiosità, ancora una volta.
Probabilmente aveva la stessa espressione di sua moglie poco prima, quando lei, lentamente, disse: “Sirius”.
Lui si credeva ridicolo, invece...
“Sirius?” chiese lui, come a cercare conferma.
“Sì. Mi sembra bello. Suona bene: James Sirius...” disse Ginny in tono sognante. "Ha dato la sua vita anche lui. Mi sembra giusto rendergli onore".
“Bene. Allora…” Harry baciò delicatamente la testa del bimbo. “Benvenuto tra noi, James Sirius Potter”.
Baciò sua moglie con amore, un amore che non era più solo per lei.
“Benvenuto nella nostra meravigliosa famiglia”.

Note di fine capitolo

Allora, ho alcune cose da dire.
Innanzitutto, ad essere sincera non so se le streghe partoriscano in ospedali, ma ho immaginato che fosse così.
Poi, bé, sicuramente io non posso sapere cosa si prova ad essere genitori, se a qualcuno possano venire questi pensieri vedendo il proprio figlio, non avendone avuto mai uno. Sono andata assolutamente per intuito, e non escludo di poter essere andata completamente fuori strada. Per quel che so io, potrei aver scritto un mucchio di idiozie senza saperlo.
Spero, in ogni caso, che vi piaccia :). A me è piaciuto molto scriverla.

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