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Capitolo V

L’ala nera della Morte

Parte I










Con gesti nervosi iniziò a preparare lo zaino con l’occorrente per la missione.
Piegò il Mantello dell’Invisibilità e lo mise nella tasca davanti assieme alla mappa del passaggio segreto che dal lago lo avrebbe condotto direttamente al cuore della fortezza nemica.
Gli tremavano le mani per la rabbia e la frustrazione e l’ennesima lite avuta con Ginny non lo aveva certo aiutato a calmarsi.
Erano giorni che non facevano che discutere, bastava un niente per scatenare la furia della Gryffindor.
Sapeva che era ancora arrabbiata con lui per il modo in cui era finita la loro storia e per la sua complicità con Najin che non faceva altro che inasprire la già tesa situazione tra di loro.
Si stese sul letto e fissò il soffitto della sua stanza.
Non hai il diritto di dirmi cosa devo o non devo fare!
Aveva ragione. Lui non aveva alcun diritto di impedirle di combattere, ma il solo pensiero che potesse correre un qualche pericolo lo angosciava profondamente.
Invano, aveva cercato di convincerla a desistere, ma alla fine la rossa aveva avuto la meglio. Sospirò rassegnato e spostò lo sguardo su Hermione che, china sui libri di magia oscura che aveva trovato nella libreria di casa Black, era intenta a memorizzare il più gran numero possibile di incantesimi.
Da quando avevano terminato con le pozioni, la Gryffindor si era rinchiusa nella sua stanza immergendosi completamente nello studio. Alzava la testa dai libri solo per osservare, determinata, una foto che teneva sempre a portata di mano.
Vedendola nuovamente afferrare e guardare intensamente la fotografia, Harry sorrise chiedendosi come mai la sua amica tenesse con sé la foto della famiglia Malfoy.
Più di chiunque altro lei era la persona che era stata maggiormente bersagliata dagli scherzi e dai commenti sgradevoli dello Slytherin e iniziò a collegare lo strano comportamento di Hermione con Malfoy.
Era da prima dell’attacco dei Death Eaters ad Hogwarts che era diventata strana. Aveva sempre la testa tra le nuvole e quando si parlava dello Slytherin era sempre tesa e nervosa.
- Vuoi davvero andare a salvare Malferret? – chiese Ron facendo sobbalzare il ragazzo che, voltandosi verso il Gryffindor, si adombrò incontrando quegli occhi azzurri, sempre allegri e cordiali, scrutarlo con freddezza glaciale.
- Ron, ne abbiamo già parlato sino allo sfinimento. - sospirò mettendosi a sedere.
- Non ti permetterò di trascinare la mia famiglia in questo suicidio! - sibilò Weasley afferrando Harry per il colletto della camicia.
- Lasciami, Ron! - gridò Harry scansandolo in malo modo da sé. - Capisco i tuoi sentimenti, ma non possiamo lasciar morire un innocente!
- Innocente? Chi? Malfoy?
Hermione alzò lo sguardo dal pesante volume che teneva sulle ginocchia e scosse, rassegnata, la testa.
- Ron, Malfoy è solo una vittima della situazione lui… - Harry non riuscì a completare la frase perché si ritrovò a terra, colpito dal destro dell’amico.
- Ma che diavolo? – sibilò portandosi la mano al naso rotto e sanguinante.
- Tu sei un pazzo! Vi farete ammazzare tutti! E per che cosa? Per salvare il culo proprio a colui che sarà il primo a ballare sulla tua tomba, Harry! - urlò Ron prima di lanciarglisi contro.
I due iniziarono a darsene di santa ragione; Harry cercava di difendersi evitando di ferire il rosso ma alla fine iniziò a fare sul serio anche lui.
- Smettetela subito, tutti e due! - gridò Hermione cercando di dividere i due ragazzi.
- Che succede? – chiese Ginny uscendo dalla sua stanza e trovandosi davanti il fratello e Harry pendersi a pugni sul pavimento, scosse la testa stizzita per il loro comportamento infantile.
Nel frattempo, attirati dalle urla provenienti dal piano di sopra, Najin, Angel e i gemelli corsero subito a vedere cosa diavolo stava accadendo.
- Divergenze di opinioni? – chiese Fred avvicinandosi alla sorella.
- E secondo te? – rispose acida Ginny che, per evitare che Hermione rimanesse coinvolta nella rissa, cercava di trattenere l’amica.
- Avanti bambini, basta giocare! – celiò George frapponendosi tra i due e, aiutato da Fred, riuscì, senza non essersi preso prima qualche calcio, a dividere i due.
- Lasciami Fred! – ringhiò Ron dimenandosi come una furia. – Giuro che sta volta gli rimetto in sesto il cervello a suon di pugni!
Ignorando le minacce del fratello, Ginny si avvicinò ad Harry e, puntandogli contro la bacchetta, gli fermò l’emorragia al naso.
- Va meglio? – chiese accarezzandogli il viso.
- S… Sì! – rispose imbarazzato Harry.
Najin assottigliò gli occhi e si adombrò in viso assistendo a quello scambio di effusione e Angel, appoggiata alla balaustra delle scale, la scrutò dispiaciuta mentre cercava di ignorare le emozioni violente che albergavano nel cuore di Ronald.
- Quell’idiota vuole farci rischiare la pelle per salvare un fottuto Death Eater! – sbraitò il ragazzo cercando di far ragionare i suoi amici.
- Chiudi quella fogna, Lenticchia! – sibilò a denti stretti Najin.
- Ha parlato la leccapiedi! Dimmi Najin anche tu sei in combutta col tuo amichetto per farci fuori? – insinuò Ron guardandola con disprezzo.
- Dopotutto sei una Slytherin… e i Non Morti come te non sono forse fedeli a Tu-Sai-Chi?
- Modera i termini e datti una calmata, Lenticchia! – sibilò la Diurna serrando i pugni.
Ron le sputò in faccia e sibilò malevolo: - Non prendo ordini da una Slytherin che solo fino all’anno scorso scodinzolava dietro a quell'infame di Malferret!
Najin lo atterrò a terra con un pugno e, poggiandogli il palmo della mano sul petto, lo bloccò al suolo. Le iridi dei suoi occhi erano diventate rosse come le fiamme dell’inferno e la sua espressione predatrice fece deglutire a vuoto il Gryffindor.
- E' ora che qualcuno ti insegni un po' di educazione, Lenticchia! - ringhiò prima di affondandogli i canini nel collo.


***





Il piccolo paese, immerso nelle verdi e rigogliose lande scozzesi, brulicava di vita.
Ogni casa, ogni strada e vicolo era addobbato con luci e coccarde dai mille colori e mentre il profumo delle cibarie provenienti dalle numerose bancarelle riempiendo l'aria di mille aromi invitanti, una processione di devoti Muggle seguiva la statua del Patrono festeggiando ignari del loro destino.
I Death Eaters, avanzando nelle tenebre, bloccarono ogni via di fuga generando, con la magia, muri invisibili che chiusero ogni accesso alla piazza.
Il rumore dei loro passi era schermato dall’incantesimo insonorizzante applicato sulle loro calzature e il nero dei mantelli li mimetizzava perfettamente con le tenebre della notte.
Inosservati si allinearono lungo la piazza dove la popolazione danzava, cantava e si rifocillava.
Desia non vide realmente, ma percepì che il suo gruppo si stava muovendo. Guardò, con pietà, gli ignari abitanti che sarebbero a poco stati trucidati.
Lucius le diede un colpetto sulla spalla ordinandole di sfoderare la bacchetta e di avanzare.
La ragazza voleva urlare, fuggire lontano da quel luogo, ma i suoi piedi avevano messo radici e la lingua era paralizzata. Sperò che il padre scambiasse erroneamente i suoi respiri affannosi per giubili d'esultanza provocati dall’eccitazione per il massacro che tra poco avrebbero messo in atto e, ansiosa, osservò il suo profilo assorto e concentrato.
Poi le sue orecchie furono ferite dai sibili degli incantesimi che piombarono sulla piazza come una raffica di granate.
La musica e i balli proseguirono solo per un attimo sostituiti dalle grida di orrore quando, mentre nel cielo comparivano le lugubri insegne di Voldemort, alcuni di loro caddero a terra morti.
- No! - gridò Desia, ma la sua voce si disperse tra le grida di panico dei Muggle e tra quelle di battaglia dei Death Eaters che, usciti dalle tenebre, stavano lanciando su di loro i più disparati incantesimi.
Anche Desia corse verso la battaglia, bacchetta alla mano, pur non avendo coscienza delle sue azioni.
Voleva soltanto fermare la battaglia, porre fine all’atroce scena che si stava svolgendo sotto ai suoi occhi:
I Death Eaters si facevano strada tra i Muggle a colpi di Avada e Cruciatus, spietatamente, abbattendoli come fastidiose mosche e inveendo a lungo sui corpi anche dopo che la luce della vita si era spenta nei loro occhi.
Una donna terrorizzata in fuga entrò nel raggio di tiro della Malfoy che serrò le dita intorno alla bacchetta cercando di sopire la voce del demone dentro di lei.
Rimase immobile combattendo contro il demone che, eccitato dal caos e dall'odore pungente della morte che appestava il villaggio, cercava di prendere possesso del suo corpo.
La donna avanzò ancora di qualche metro verso di lei ma, all’improvviso, si accasciò a terra priva di vita dopo che un raggio verde l’aveva colpiva alla schiena.
Dhesia osservò inorridita il Death Eater che aveva appena assassinato la Muggle e che, ridendo selvaggiamente, stava prendendo a calci il cadavere.
- Avanti bimba! - gridò a Desia, il volto contorto in una gioia furiosa, gli occhi brucianti di una luce che alla ragazza sembrò folle e demoniaca.
- Muoviti o perderai tutto il divertimento! – continuò il Death Eater dando un ultimo calcio alla donna morta prima di voltarsi di scatto dall'altra parte alla ricerca di un'altra vittima.
Desia era sgomenta e profondamente disgustata da quello che i suoi occhi vedevano.
Non che lei non si fosse mai sporcata le mani di sangue, ma il sangue che aveva versato non era innocente e comunque i nemici erano sempre stati suoi pari: streghe, maghi, cavalieri, demoni, vampiri… creature, insomma, capaci di difendersi e di combattere ad armi pari con Belial; ma soprattutto il sangue che Desia/Belial aveva versato, le vite che aveva reciso erano quelle di coloro che gli davano la caccia per ucciderla.
O io o loro! E la loro morte era l'unico modo per aver salva la vita, ma tutto questo è aberrante! Queste persone non ci hanno reso alcuna offesa o minaccia!
Pensò osservando, inorridita, un Death Eater che stava facendo lievitare, a molti metri dal suolo, un vecchio. Dopo essersi divertito a sballottarlo su e giù per la piazza lo innalzò per diversi metri di altezza dal suolo e annullò il suo incantesimo facendolo sfracellare a terra.
Nel frattempo Fenrir Greyback, trasformatosi in licantropo , dilaniava con i suoi artigli tutto quello che di vivente incontrava, trastullandosi in particolare con i bambini e dei quali gustava, con estremo piacere, le morbide e succulenti carni.
Davanti quello scempio disumano, nell’animo della Malfoy vorticavano le più disparate gamme di emozioni.
Trattenne a stento un coniato di vomito vedendo Greyback spaccare il cranio a un bambino con la pressione della morsa della sua mandibola e si irrigidì quando una bambina, sfuggita al massacro della sua famiglia che stava bruciava assieme alla sua casa, corse verso la sua direzione urlando disperata.
Rabbia, orrore, angoscia e un fiume di altre contrastanti emozioni la investirono come un fiume in piena sopendo del tutto la voce di Belial che la incitava al massacro.
Osservando Greyback nell'atto di alzare al cielo il muso sporco di sangue deformato da un ghigno terrificante, la ragazza rabbrividì.
Era agghiacciante e disgustoso vedere quelle zanne appuntite luccicare alla luce della luna mentre il sangue fresco, da esse, scivolava colando sul mento.
Incurante, Fenrir gettò lontano il cadavere che aveva tra gli artigli e puntò la bambina che correva verso Desia leccandosi le labbra lentamente, in un gesto osceno.
La ragazza a quella vista si riscosse dal suo stato di trance e avanzò rapida verso la Muggle, l'afferrò per un braccio e la sbatté in malo modo a terra levandole contro la bacchetta.
Fenrir Greyback ringhiò di protesta, visto che la Malfoy l'aveva privato della sua preda, e scrollando le spalle si voltò verso Malfoy senior che era sopraggiunto al suo fianco.
Lucius osservava inespressivo la figlia che aveva sollevato lo sguardo verso di lui.
Desia trasalì osservando quell'uomo spietato che si stagliava fiero e solenne nel campo di battaglia.
Il suo aspetto era, ai suoi occhi, agghiacciante: un demone coperto dalla testa ai piedi del sangue della decina di Muggle morti ai suoi piedi, i lunghi capelli biondi che vorticavano al vento e un ghigno sadico e crudele dipinto sul volto dall'espressione ferina.
- Uccidi per la gloria del Dark Lord! - le gridò Lucius sprezzante.
- Per la gloria del Dark Lord! - ringhiò Desia pronta a recidere la giovane vita che si stava dimenando, urlando e singhiozzando, sotto il suo peso.
Recitando l'Anatema Senza Perdono, abbassò la mano con cui impugnava la bacchetta su di lei e, osservando con la coda dell'occhio il padre, faceva si che il raggio verde sfiorasse la bambina scaricandosi al suolo.
Per completare l’illusione, Desia allungò l'altra mano, afferrò la bambina per il colletto della camicetta e la scaraventò a terra a faccia in giù.
Lei urlò, illesa ma terrorizzata e Desia vide il padre che, non essendosi accorto del suo inganno, si era voltato per uccidere un Muggle che scappava nella sua direzione.
- Resta giù! - sussurrò all'orecchio della bambina.
Sapeva che la piccola era troppo scossa per capirla, ma cercò di mantenere il proprio tono confortante in modo che capisse l'inganno.
Quando sentì i passi di suo padre e degli altri Death Eaters avvicinarsi, Desia pregò di aver fatto un buon lavoro e che la sua vittima le reggesse il gioco.
- Ben fatto! - commentò Lucius rivolgendosi ai suoi sottoposti. - Una ottantina di questi sporchi Muggle morti da lasciare in pasto agli orchi e nessuno di noi ferito! Il nostro Lord sarà davvero soddisfatto! - poi abbassò lo sguardo sulla bambina immobile ai piedi di Desia. Un ghigno sarcastico si allargò sulle sue labbra.
Finché farai il tuo dovere mio figlio vivrà...
- Questa sera sei stata brava, vedi di continuare così! – disse soddisfatto mentre spostava lo sguardo dalla Muggle alla figlia.
Goyle senior le diede una pacca sulla spalla e, a voce alta, disse: - Mai vista un'Avada lanciata con tanta precisione ed eleganza!
Desia dovette lottare duramente con sé stessa per sublimare il proprio disgusto, ma i Death Eaters che la stavano guardando erano talmente estasiati dal bagno di sangue che non l'avrebbe notato comunque, come non notarono la pioggia di frecce ed incantesimi che si abbatterono, all’improvviso, su di loro.

***




I gemelli osservavano terrorizzati Najin banchettare col sangue del fratello che, con occhi vacui, fissava il soffitto.
Harry si alzò di scatto e, afferrata per le spalle la Diurna, la allontanò con forza dal Gryffindor.
- Sei impazzita, Najin? - sibilò a denti stretti.
La Slytherin si leccò le labbra, ripulendole dal sangue vermiglio del ragazzo, e rise sguagliatamente.
Non ha preso la pozione! Constatò Harry notando il colore degli occhi della ragazza.
- Ron! – gridò Hermione inginocchiandosi accanto al ragazzo.
Vedendo la scena Najin sorrise sorniona.
- Non preoccuparti, Castoro! - disse con voce melliflua. – Quello svitato del tuo fidanzato non tirerà le cuoia per così poco!
- Ronald non è il mio fidanzato! E non chiamarmi Castoro, Denti Aguzzi! - rispose, con lo stesso tono, la Gryffindor squadrandola rabbiosa.
Non mi sei mai piaciuta Serpe! Sapevo che prima o poi ti saresti rivoltata contro! Pensò guardando in malo modo Harry con la coda dell'occhio.
Proprio non riusciva a capire come lui potesse fidarsi di lei. Poi nella sua mente comparve il volto di Draco e lei avvampò.
Che centra ora, Malferret! Perché diavolo penso sempre a lui?
Ad Angel non sfuggì la scarica emozionale di Ginny che, terrorizzata si era rannicchiata in un angolo, né quella di Hermione. Fissò la Mudblood e, inarcando un sopracciglio, la sondò attentamente.
Quello che percepiva era confusione unito ad un sentimento nuovo, qualcosa di embrionale che la stessa Hermione non capiva.
- Ma quante storie! Un po' di pozione Rimpolpa Sangue e torna come nuovo! – celiò la Diurna. * – Mi stai facendo male, Harry!
Il ragazzo ignorò la protesta della Slytherin e intensificò la sua stretta.
I suoi occhi erano colmi di ira. Angel avvertì una piccola fitta allo stomaco e tossì per richiamare l'attenzione di Harry che si voltò verso di lei con espressione scocciata, poi, rendendosi contro di aver liberato le sue emozioni dimenticandosi di lei cercò di tranquillizzarsi.
- Tranquillo, Harry. Najin non voleva fargli del male, era l'unico modo per calmarlo. Almeno se ne starà buono durante lo svolgimento della missione e non rischieremo che si presenti all'improvviso sul campo di battaglia rischiando di mandare tutto ai Troll! - asserì la Black con voce pacata. Harry annuì e poi tornare a fissare duro la Diurna che cercava di liberarsi dalla sua stretta.
- Io e te dobbiamo fare un discorsetto, Najin! - disse con voce fredda e tagliente.
La ragazza sbuffò contrariata mentre Harry la spinse in malo modo in camera chiudendosi alle spalle la porta.






Continua…

Note di fine capitolo:

Note e Chiarimenti: * Da come descritto nel sesto libro della saga della Rowling Fenrir è in grado di trasformarsi in licantropo a suo piacimento.
* Il Gladio è una spada corta usata dai centurioni romani.
* La stella a 5 punte capovolta in un cerchio non è un simbolo di magia nera, occultismo o satanismo... esso è un simbolo della magia bianca e significa protezione... poi che lo abbiano adottato anche per l'occultismo è altra storia. Nella storia viene usato secondo la sua tipologia originaria quella di protezione dal male; nella storia è infatti un sigillo che permette a Desia di proteggersi da Belial. Il numero 666 indica la Bestia, il diavolo ed è stato inciso sulla pelle della ragazza dai cavalieri della Sacra Rosa.
* Diurna: Questa tipologia di Mezzo Vampiro è ispirata al film Blaide. Come il protagonista di questa storia Najin non viene danneggiata dal sole e per placare la sua sete di sangue assume una particolare pozione, una Pozione Anti-Vampiro, simile alla Anti-Lupo usata da Remus per non trasformarsi in Licantropo.