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Capitolo IV

Nell'Oscurità immobile

Parte III

 

 

Desia percorreva la stretta e buia scalinata che conduceva alle segrete di Wilsteria, il cuore le martellava forte nelle orecchie mentre l'ansia la divorava.

Quando Lucius si fermò davanti ad una pesante porta di ferro e la spalancò, si sentì mancare mentre l'odore acre di sangue e carne bruciata le aggredì le narici provocandole un coniato di vomito che riuscì a stento a trattenere.

Varcò esitante la soglia mentre i suoi occhi si abituavano a poco a poco alla quasi inesistente luce dei bracieri.

Trattenne un grido quando distinse tra le ombre la figura immobile e devastata di un giovane ragazzo incatenato.

- Draco! - urlò correndo verso il fratello.

- Mio Dio! Cosa ti hanno fatto? Rispondimi, Draco! - gridò senza più riuscire a trattenere le lacrime.

Il corpo del biondo Slytherin era deturpato da squarci, tagli e bruciature. Mio Dio!

Esclamò notando l'orribile ferita che, percorrendo in senso verticale dal sopracciglio alla guancia, suo fratello aveva all'occhio destro.

Devono averlo accecato con un ferro rovente.

Constatò notando che i bordi del taglio erano bruciati e il sangue grumoso e coagulato.

- Draco... - sussurrò accarezzando dolcemente il viso del ragazzo che sospirò riprendendo lentamente conoscenza.

- D... Des... ia? - sussurrò rauco.

Dio ti ringrazio è vivo!

- Sì, Drack... sono io, sono Dhesia!

Il ragazzo alzò lentamente la testa, sul viso un'espressione provata e severa.

- Non... dovevi... venire.

- Non dire sciocchezze stupida Serpe! Possibile che non riesci a stare lontano dai guai?

Lo rimproverò dolcemente la ragazza asciugando la lacrima che scendeva veloce lungo la livida e sporca guancia del ragazzo.

- Neanche... tu ci riesci! - rispose Draco sfoderando un bellissimo sorriso.

- Ma che scenetta commovente! - sibilò una voce fredda ed ironica.

Draco si irrigidì mentre Desia si voltava verso la zona da cui proveniva la voce.

Il Lord, che fino ad allora era rimasto nascosto nelle tenebre della cella, avanzò lentamente verso la ragazza, un sorriso simile ad un ghigno che gli deformava la faccia da rettile rendendolo mostruoso.

- Voi? - sibilò a denti stretti la Mozev mentre la paura prendeva possesso del suo corpo.

- E' un piacere incontrati, signorina Mozev… o meglio, Malfoy! Spero che il suo viaggio sia stato piacevole!

Avanzò di un passo e Desia indietreggiò istintivamente sempre più intimorita.

- Non avvicinatevi! - sibilò portando la mano alla bacchetta. Sapeva che era un suicidio affrontare Voldemort ma qualcosa le diceva che non doveva farsi assolutamente toccare da lui.

- Come osi rivolgerti così al tuo Signore? - urlò scandalizzato Lucius.

- Io non ho padroni, non sono un cane! - rispose lei squadrando dall'alto in basso il padre mentre sul suo viso si dilaniava un'espressione di puro disgusto e disprezzo. Voldemort assottigliò lo sguardo ghignando pericolosamente mentre le sue dita si muovevano rapidamente come se suonasse la tastiera di un pianoforte, tradendo l'ira e la tensione.

- Bada, Desia! - sibilò Lucius sfoderando fulmineo la bacchetta, disarmando senza difficoltà la figlia.

- Crucio! - gridò Lucius, ma la maledizione non colpì Dhesia che si era lanciata dietro una Vergine di Ferro per proteggersi dall'attacco.

Draco assisteva sconvolto alla scena, si sentiva frustrato, era costretto ad assistere impotente all'impari battaglia.

Lucius continuava a lanciare incantesimi verso la figlia che cercava disperatamente di raggiungere la sua bacchetta, facendosi largo tra gli strumenti di tortura usandoli come scudo.

Con uno scatto felino riuscì a raggiungere la bacchetta ma prima che riuscisse a toccarla essa schizzò via e diresse verso Voldemort che la afferrò al volo.

- Non è carino puntare la propria bacchetta e riservare parole tanto offensive ad un amico!

Desia lo guardò piena di orrore mentre, cercando qualcosa per proteggersi, afferrò uno dei ferri roventi nel braciere accanto a lei e lo puntò verso i due uomini. Voldemort rise e applaudì all'inutile ed intraprendente mossa della ragazza.

- Che tu sia una vera Malfoy è indiscutibile! Il sangue non è acqua! Velenosa e ribelle come tuo fratello... ma so come ammansirti, mio piccolo Aspide! - asserì con voce melliflua il Lord accarezzando col dorso della mano il viso della ragazza che si ritrasse disgustata..

- Oh! Come siamo timide, mia cara Aise. - disse, ridendo, Voldemort.

- Come ti ho già detto prima... se fossi in te sarei più gentile con un vecchio amico che non incontri da molto tempo.

- Non ho assassini tra i miei amici! - sibilò Desia.

La temperatura della stanza si abbassò improvvisamente e un vento lieve, iniziò a vorticare intorno alla ragazza.

Voldemort non si fece per nulla intimorire dalla implicita minaccia della Malfoy e ricambiò il suo sguardo ostile con un sorriso malevolo.

- Aise, Aise... - sussurrò scuotendo la testa con un tono sconsolato, per poi mutarlo immediatamente con un'inflessione minacciosa.

- Fai attenzione bimba, o il caro e vecchio Belial potrebbe banchettare con le carni del tuo adorato fratellino! - terminò Voldemort estraendo un piccolo scrigno dalla tasca della tunica.

Dhesia impallidì vedendo quello che Voldemort aveva estratto dallo scrigno. Tra le sue ossute e squamose dita splendeva un grande rubino rosso sangue su cui pulsavano rune antiche e frasi scritte in greco e latino. Voldemort sorrise serrando la sua stretta su di esso e a quel gesto una scarica elettrica attraversò il corpo di Desia che, mentre il colore dei suoi capelli si alterava ritmicamente dal biondo al moro, iniziò ad ansimare. Notando l'espressione dolorosa della Malfoy Voldemort aumentò la forza della stratta.

- Sai cos'è vero? La Pietra delle Anime... il cuore fossilizzato di Belial! E' molto bello non trovi? - sibilò godendo del dolore della ragazza.

- C... come hai fatto a trov...? - ansimò combattendo contro il demone che cominciava a dimenarsi furiosamente per liberarsi.

- Fa male, vero? - chiese il Lord sorridendo maligno.

"Desia lo senti vero? Senti la tua energia vitale venire meno?"

Taci Belial!

"Tra un po' non potrai darmi ordini, Desia!"

 Credi che lui ti lascerà libero Belial? No! Lui ti rinchiuderà in quella pietra e sarai suo schiavo!

Belial non rispose mentre Desia gemeva di dolore.

Poteva avvertire la preoccupazione di Belial.

Sono riuscita ad istillargli il dubbio... Ho guadagnato un po' di tempo! Pensò la ragazza cercando di riprendere fiato.

- Non è piacevole quando non sei tu a liberarlo vero? E' come se qualcosa ti dilaniasse in due dall'interno.

Desia cadde in ginocchio potandosi una mano al cuore.

Respirava a fatica e poteva percepire la forza del demone cercare di infrangere il sigillo sul braccio che iniziò a sanguinare.

- Belial è molto vicino a liberarsi dal tuo controllo vero? - chiese Voldemort rigirandosi la Pietra delle Anime tra le dita. - Ne avverto l'essenza.

Bastardo!

Avvertiva il Demone scalpitare, ne sentiva l'energia invaderle ogni cellula del corpo, non avrebbe retto ancora a lungo e non era sicura che avrebbe riavuto indietro il suo corpo una volta che Belial fosse stato liberato dalla Pietra.

- Non credo che tu sia nella posizione di comportarti in modo sgradevole con me, piccola Malfoy! - disse ridendo di gusto guardando la ragazza pallida, sofferente e tremante per l'odio e la paura che la divorava.

- E credo che gradirà la carne di tuo fratello.

Draco tremò mentre spostava freneticamente lo sguardo dal Lord alla sorella.

Che diavolo è quella pietra, Desia? chiese consapevole che la sorella avrebbe percepito il suo pensiero nonostante la mente chiusa.

Chi possiede la Pietra delle Anime può aspirare ad avere il controllo su Belial... e Voldemort è un mago potente, potrebbe richiamarlo anche contro la mia volontà! sussurrò la ragazza nella mente del fratello.

Il biondo Slytherin rabbrividì.

Mio Dio! Quindi potrebbe costringerti ad uccidermi?

Sì!

- Ti starai chiedendo perché non liberi il Demone e metta in atto le mie minacce invece di torturati, non è così Aise? - sibilò mellifluo il Lord. Desia lo guardò dritto negli occhi priva di qualsiasi emozione, troppo concentrata a contrastare Belial.

- Perché voglio che tu faccia qualcosa per me! Ma prima... - Voldemort sorrise. - Voglio una prova della tua fedeltà! - disse allargando le braccia.

- Perché dovrei fare qualcosa per te? Perché dovrei dimostrarti la mia fedeltà? So che mi ucciderai non appena avrai bisogno di Belial... quindi cosa ci guadagno a diventare un tuo servo?

- La vita di tuo fratello e la libertà! Sai che se volessi potrei prendermi la tua fedeltà contro la tua volontà. Basta che liberi Belial e gli offra il sangue della persona a cui il suo Guscio tiene di più... il demone mi resterà fedele e tu scomparirai per sempre!

- Desia non farlo! - urlò Draco. - Mi ucciderà lo stesso, è una menzogna!

Seccato da quella intromissione, Voldemort scagliò una Cruciatus contro Draco che gemette di dolore.

- No!

- No? - chiese Voldemort senza interrompere la tortura. - No fermatevi o No non sarò un vostro servo?

Desia abbassò la testa sconfitta.

- Avrete la mia fedeltà!

Soddisfatto Voldemort interruppe la Cruciatus e assunse un'aria trionfante mentre, con un secco gesto della bacchetta, liberava dalle catene Draco.

- Lucius, prendi tuo figlio... - ordinò indicandogli il figlio a terra. - E avvicinati a me!

Lucius si affretto ad obbedire, afferrò Draco e lo trascinò fino al suo Signore.

Quello che sperava si era realizzato, Voldemort si era stancato di rivolgere le sue attenzioni a Draco e aveva deciso di sostituirlo con Desia.

Non gli interessava nulla del destino di quella ragazza, non l'aveva mai considerata sua figlia, ma Draco era tutta la sua vita e non avrebbe esitato ad uccidere di sua mano la ragazza se questo avesse salvato la vita di suo figlio, il suo unico figlio.

Prese devotamente la mano che il suo Signore gli porse e, dopo averla baciata suscitando il disgusto di ambo i sui figli, attese i suoi ordini.

- Vieni, Desia. - sibilò il Lord porgendo l'altra mano alla ragazza che, sebbene restia, ubbidì.

A fatica la ragazza si rimise in piedi e si avvicinò a Voldemort.

Non appena poggiò la mano in quella del Lord si ritrovò all'interno di un grande salone dove un gran numero di Death Eaters erano riuniti in attesa del loro Padrone.

- Miei fedeli Death Eaters, questa notte una nuova strega consacrerà la sua vita alla nostra nobile causa. - tuonò solennemente il Lord mostrando loro Desia.

- Severus! - chiamò il Lord.

- Accompagna i Malfoy nella stanza adiacente e assicurati che si rendano presentabili per la cerimonia di investitura.

Severus si inchinò e senza dire una parola accompagnò i due ragazzi dove gli era stato ordinato.

***

Hermione controllava in modo quasi maniacale le pozioni che sarebbero occorse per la missione Ala nera della Morte.

Un sorriso si dipinse sul suo viso.

Certo che Moody poteva trovare anche un nome meno macabro per questa operazione.

Sospirò cancellando anche l'ultima pozione dalla lista che l'Auror le aveva redatto.

Aveva pensato spesso a Malferret in queste ore che aveva dedicato alla preparazione delle pozioni e per un attimo aveva persino desiderato avere il biondo Slytherin tra i piedi.

È sempre stato il migliore in pozioni... se avessi solo la metà del suo intuito e talento avrei finito già da ore!

Pensò mentre riempiva l'ultima ampolla di Pozione Ricostituente bloccando a mezz'aria il mestolo quando si rese conto di quello che aveva appena elaborato il suo cervello.
Da quando in qua desidero avere quell'arrogante, razzista, egocentrico, bastardo tra i piedi?

Si chiese stupita, ma non riuscì a elaborare il pensiero perché due apprensivi ed interrogativi occhi verdi gli si piantarono davanti.

- H... Harry? - quasi urlò per la sorpresa.

- Hermione ma che hai? È da un pezzo che ti chiamo, ma non hai sentito quello che ti ho detto? - chiese il ragazzo sbuffando contrariato.

- Scusa... stavo pensando che forse avremo bisogno di maggiori quantità di Pozione Ricostituente. - mentì la ragazza non avendo voglia di condividere con l'amico che il motivo del suo essere sovrappensiero in quei giorni fosse a causa di Malfoy.

- Neanche al San Mungo hanno questa scorta, Hermione! Se continuiamo così possiamo rifornire il mondo magico per i prossimi mille anni!

La ragazza sorrise alla battuta, Harry era incredibile come riuscisse a restare calmo anche all'alba di una battaglia.

- Senti Harry, credi che riusciremo a liberare Draco? - chiese diventando seria.

Harry strabuzzò gli occhi per la sorpresa, non tanto per la domanda, ma per il fatto che Hermione avesse chiamato Malfoy per nome.

Osservò attentamente il viso della ragazza, aveva una luce strana negli occhi mentre fissava un punto imprecisato davanti a sé, come se stesse seguendo il filo di ricordi lontani.

Harry non poteva certo immaginare cosa fosse successo la notte precedente a quella in cui i Death Eaters erano penetrati ad Hogwarts, lei non lo aveva detto a nessuno e non era nemmeno sicura che fosse accaduto davvero.

In un primo momento aveva creduto che lo Slytherin fosse stato maledetto o fosse sotto l'effetto di qualche sostanza strana...

 

 

Era, come ogni notte, impegnata nella ronda serale; uno dei tanti compiti che incombevano sui prefetti.

Come al solito tutto era tranquillo e mentre stava salendo le scale che l'avrebbero condotta al suo dormitorio, Hermione trovò ad attenderla, vicino al quadro della Fat Lady, il suo incubo peggiore: Draco Malfoy. Aveva la divisa in disordine, i capelli spettinati e lo sguardo assente mentre si fissava le punte delle scarpe.

Non aveva l'aria strafottente e snob che era solito avere.

L'espressione era tesa e sembrava tormentato da pensieri angoscianti. Avvertendo dei passi verso la sua direzione il ragazzo alzò lo sguardo e osservò attentamente la Gryffindor.

Non vi era odio, disgusto, rabbia in quello sguardo, ma quello che Hermione vi lesse fu soltanto disperazione.

- Credo che tu abbia sbagliato dormitorio, Malfoy! - disse la Gryffindor studiando il suo nemico.

Non lo aveva mai visto in quello stato e non sapeva come affrontarlo e, soprattutto, il fatto di non avere la più pallida idea del perché fosse lì la rendeva irrequieta.

Draco scrollò elegantemente le spalle e si guardò intorno come se si stesse assicurando che fossero davvero soli.

Poi, lentamente tornò a guardare la Mudblood senza tradire alcuna emozione.

 - Cosa vuoi, Malfoy? - chiese avanzando, guardinga, verso di lui.

Il fatto che Draco se ne restasse muto e fermo, scrutando, in modo quasi morboso, un punto imprecisato al di là dalle sue spalle, fu sconcertante per Hermione che, trovando estremamente sospetto quel comportamento, cautamente portò la mano alla bacchetta.

- Che c'è, Malfoy? Miss Purr ti ha mangiato la lingua? - chiese velenosa avanzando lentamente.

Draco continuò a tacere mentre il suo sguardo assumeva una luce che mai la ragazza avrebbe pensato potesse rivolgerle: uno sguardo carico di affetto.

Sempre più stupita e perplessa, non poté fare a meno di bloccarsi a metà strada e imbarazzarsi dal modo in cui la stava guardando e restò immobile mentre Draco avanzava lentamente verso di lei.

- Hermione...

La ragazza sobbalzò sentendo la dolcezza con cui lo Slytherin aveva pronunciato il suo nome e quando le sue braccia le cinsero la vita, si sentì il cuore in gola.

Non riusciva a muoversi, era come pietrificata, prigioniera di quello sguardo magnetico che sembrava sfiorarle l'anima.

- Hermione! - sussurrò il ragazzo stringendola a sé rabbiosamente. Hermione avvertì il lieve tremore del ragazzo e senza rendersene conto ricambiò l'abbraccio.

 Appena avvertì le mani della Mudblood sulla sua schiena, Draco la scostò bruscamente da sé. Hermione indietreggiò leggendo la rabbia che ardeva in quei freddi occhi grigi e, con espressione interrogativa, guardò il ragazzo che, afferrandola per le spalle, la obbligò a tornare tra e sue braccia.

- Perché tu? - chiese disperato prima di impossessarsi delle sue labbra.

La Gryffindor percepì il desiderio represso e la disperazione dello Slytherin, e lo shock, unito alla sorpresa, la rese incapace di respingerlo.

 Sapeva che era sbagliato, che doveva fuggire e schiaffeggiare quell'insolente sfacciato, ma il corpo ignorò la sua volontà.

Schiuse le labbra e permise a Draco di approfondire il bacio che, alla sua resa, divenne più dolce e intenso. Le mani che scorrevano sulla sua schiena le provocavano brividi di piacere e meccanicamente portò le sue dita tra i fini crini dorati della Serpe che gemette sulle sue labbra.

Il mondo era ora una vaga presenza di cui non riusciva a cogliere l'essenza, i sensi e la mente erano offuscati, l'unica cosa che era capace di percepire era il profumo e il sapore di Draco.

 Era come se fossero una cosa sola ed Hermione si ritrovò a desiderare che quel momento durasse per sempre.

Quando le loro labbra si separarono si sentì mancare e cercò istintivamente lo sguardo dello Slytherin che le sorrise mestamente.

- La mia colpa... - sussurrò Draco accarezzandole dolcemente il viso.

- La mia condanna!

Hermione lo guardò senza capire, ma prima che potesse dire o fare qualsiasi cosa, la Serpe le voltò le spalle e, scendendo di corsa le scale, scomparve inghiottito dalle tenebre.

 

 

- Sì! Riusciremo a liberarlo. - la voce decisa di Potter la riportò al presente e, abbassando lo sguardo, annuì mentre Harry, percependo la sua ansia, l'abbracciava cercando di rassicurarla.

***

La sala era debolmente illuminata dalle luci delle fiaccole stendevano lunghe e sinistre ombre sul freddo pavimento di pietra romanica.

Avvolta dal nero abito cerimoniale, Desia avanzava a testa alta verso la sua condanna. Non vi era paura nel suo sguardo.

I Death Eaters le fecero largo e le concessero di arrivare al magico pentagono che avrebbe intensificato, con la magia, il vincolo che tra poco sarebbe stata costretta a compiere.

Il Dark Lord era in piedi innanzi a lei, in tutta la sua oscura e sinistra magnificenza.

Con dignità Desia si inginocchiò e attese l'inevitabile mentre il suo sguardo si posava sulla Pietra delle Anime.

Poteva tentare di prenderla e di Smaterializzarsi lontana da quell'orribile luogo, ma questo avrebbe condannato a morte suo fratello.

Con estrema fatica alzò lo sguardo e lo incrociò con quello di Voldemort che la stava scrutando con eccitata anticipazione.

Se saprò giocare bene le mie carte Draco sarà intoccabile!

Il Lord la invitò a tendere il braccio verso di lui e Desia ubbidì.

Trattenne a stento il suo disgusto quando quelle squamose ed ossute dita si strinsero con forza sul suo polso.

- Incīdo! (1)- sibilò il Dark Lord ferendo il braccio della Malfoy con la magia.

Il sangue colò sulla Pietra che iniziò a riluce e pulsare.

Il vento iniziò ad infuriare nella sala e Desia gemette di dolore avvertendo il Demone dimenarsi per impedire che il rituale si completasse.

- Fai la tua parte! - ordinò Voldemort puntando la sua bacchetta contro il punto in cui Draco assisteva al rituale.

Desia chiuse gli occhi cercando di placare l'ira di Belial che lottava con tutto se stesso per impedire che il suo cuore fosse legato per sempre al padrone della Pietra delle Anime.

Doveva trattenerlo per tutto il tempo necessario a Voldemort per l completamento del rituale. Poteva sentire la forza di Belial bruciargli il corpo e gridò a causa del terribile dolore che la stava dilaniando.

Era come se qualcosa si stesse facendo strada nella sua carne, bruciando e lacerando ogni ostacolo.

Tossì sangue mentre si accasciava a terra contorcendosi.

Voldemort, incurante della sua sofferenza iniziò a recitare una nenia incomprensibile mentre la pietra illuminava a giorno la sala.

- Aeternus vincŭlum! - gridò il Dark Lord ferendosi e lasciando che il suo sangue fosse assorbito dalla pietra.

- Dominātio!

La luce divenne accecante e improvvisamente si oscurò.

Il rituale era stato compiuto.

Soddisfatto Voldemort si inginocchiò davanti a Desia che, a terra, respirava a fatica.

Con la bacchetta le scostò le ciocche di capelli che le coprivano il viso e ghignando malevolo le ordinò di rimettersi in piedi.

La Malfoy fece leva con entrambe le braccia per aiutarsi a mettersi in piedi. Ogni più piccolo movimento le procurava dolori lancinanti, la testa le scoppiava, la vista era offuscata e si sentiva venire meno. Ma non poteva permettersi di svenire, doveva obbedire... doveva rimettersi in piedi. Mordendosi le labbra per non urlare, si alzò e, tenendo rispettosamente la testa china, attese i suoi ordini.

Lucius era raggiante, vi era soddisfazione e sollievo nel suo sguardo. Desia aveva compiaciuto il loro Signore garantendo così la sopravvivenza di Draco.

Si voltò verso suo figlio credendo di leggere l sollievo sul suo viso ma non fu così.

Non vi era affatto gioia o soddisfazione nei suoi occhi; Lucius vi lesse i medesimi sentimenti che aveva scorto in quello di Desia: disgusto, rassegnazione, tristezza e un senso di sporcizia.

- Ed ora... mi dimostrerai la tua fedeltà! - sibilò mellifluo Voldemort.

Desia si sentì morire quando il Lord le diede l'ordine di recarsi a caccia di sporchi Muggle e di versarne il sangue in suo onore.

Ma cosa poteva fare?

Non poteva rifiutarsi di obbedire e mentre Draco veniva ricondotto da Severus nella sua cella, si inchinò al volere del suo padrone e si unì ai Death Eaters che l'avrebbero aiutata nella sua missione.

***

Nascosto in un angolo della sala, una figura avvolta da un nero mantello aveva osservato con apprensione la lugubre cerimonia.

Senza essere visto si allontanò dalla sala e si diresse verso I giardini del castello.

I suoi occhi color dell'ametista scrutarono il cielo coperto da fitte nubi.

Assicuratosi di non essere stato seguito, il Death Eater estrasse il cellulare (3) dalla tasca posteriore dei pantaloni e compose un numero.

Una voce femminile rispose al di là della cornetta e, senza fretta, il Death Eater fece rapporto.

***

In un silenzio assoluto, tutti gli abitanti di Grimmauld Place n° 12, erano meticolosamente assorti nello svolgimento dei loro rispettivi compiti.

Aleggiava in quel silenzio la consapevolezza che quella notte avrebbe avuto inizio la guerra, la vera guerra, e che se non fossero stati precisi e sincronizzati come orologi svizzeri, avrebbero potuto fallire e perdere la vita. Bill, Fleur, Fred e George, seduti sul tappeto persiano davanti al camino, affilavano le punte delle frecce e le lame dei pugnali d'argento.

Najin e Tonks, sedute comodamente sul divano, oliavano scrupolosamente le balestre mentre il signor Weasley controllava che le corde non fossero usurate o che qualche ingranaggio fosse inceppato.

Moody, Minerva e Lupin stavano visionando le mappe delle segrete, cercando di individuare in quale livello era rinchiuso Malfoy.

Angel, seduta sulla scala, stava caricando delle bandoliere con le fiale di pozioni preparate da Hermione.

Era stizzita, tutta quell'ansia e quelle emozioni le ronzavano dentro come un nido di vespe dandole il tormento. Lanciò un'occhiataccia alla signora Weasley che stava passeggiando nervosamente avanti e indietro per il salottino.

- Maledizione! - sbuffo mentre cominciava a riempire di fiale un'altra bandoliera.

 - Cosa c'è, Angel? - chiese preoccupata Minerva alzando dalle mappe.

- Diavolo! Lo sanno tutti che sono empatica eppure nessuno tiene per sé le sue emozioni! soprattutto la signora Weasley! Capisco che è terrorizzata all'idea di perdere qualcuno della sua famiglia, però... se non sa controllarsi potrebbe almeno lasciare questa stanza!

Minerva annuì comprensiva e fece un cenno a Tonks che, seguendo lo sguardo della donna passare.

 - Oh una fame! - disse alzandosi dal divano. - Molly c'è ancora un po' di quel meraviglioso pasticcio che ci hai servito a pranzo? - chiese avvicinandosi alla donna che sobbalzò quando la mano di Tonks le si poggiò dolcemente sulla spalla.

- N... no! è finito!

Notando l'angoscia che traspariva dall'espressione tormentata della donna, la Metamorphomagus l'abbraccio.

- Stai tranquilla, Molly!

- Facile a dirsi, Tonks! - rispose mestamente la donna.

- Ho paura!

- Tutti abbiamo paura, Molly. - rispose sorridendo mentre I suoi capelli assumevano uno stravagante colorito verde chiaro. - Ma andrà tutto bene... siamo preparati questa volta!

Molly la osservò non tanto convinta della cosa.

- Ma credo di interpretare il bisogno di tutti dichiarando che se non mettiamo subito qualcosa sotto i denti sverremo per la fame! Perché non ci prepari uno dei tuoi eccezionali spuntini super energetici?

- Va bene! Se avete fame corro subito a preparare qualcosa. - rispose Molly.

- Perfetto! - disse la Metamorphomagus con voce entusiasta.

- Posso darti una mano? Non mi fido di Kreaker, non vorrei che mi mettesse nel cibo qualche schifezza mentre gli dai le spalle!

Molly rise di gusto a quell'affermazione.

- Conoscendolo non si lascerebbe certo sfuggire l'occasione! - rispose Molly mentre le due donne, per la gioia di Angel si dirigevano verso la cucina.

 

 

Continua...

 

 

Note di fine capitolo:

 

 

(1) Tagliare

(2) Vincolo eterno. Dominazione.

(3) I primi Motorola... quei cosi enormi che sembravano citofoni!