- Misura del Testo +
Note al capitolo:

Piccola one-shot senza pretese, nata dal fatto che mi piace immaginarmi i vari personaggi in veste di genitori.

 

Spero vi strapperà almeno un sorriso. ^^

"Cavallo in E5."
Rose alzò lo sguardo sul padre. Lo vide accigliarsi leggermente, mordicchiandosi la punta della lingua come faceva sempre quando si concentrava; forse, questa volta ce la poteva fare.
Ma, alla fine, il viso di Ron s'illuminò.
"Regina in E5."
La regina bianca si spostò nella casella e Ron eliminò il cavallo avversario. Sorrise in direzione della figlia.
"A te, Rose."
La ragazza aggrottò la fronte.
Se c'era una cosa in cui Ron era il migliore, quella erano gli scacchi. Nessuno lo batteva mai, nemmeno sua madre, nonostante ci provasse almeno due o tre volte all'anno. Semplicemente, Ron non si poteva battere. O meglio, non si poteva battere quando giocava sul serio: Rose ricordava come da bambina la lanciasse vincere di proposito, senza che nemmeno lei se n'accorgesse. Il dubbio le era venuto dopo che, quando aveva nove anni, aveva visto la madre battuta per l'ennesima volta.
"Sei impossibile, Ron! Potresti lasciarmi vincere almeno una volta!" aveva sbuffato lei.
Lui l'aveva guardata sorridendo dolcemente, poi aveva notato Rose, immobile sulla soglia della sala, e le aveva fatto l'occhiolino. La bambina aveva ricambiato, ma ormai le era venuto un dubbio: suo padre diceva sempre che lei aveva ‘ereditato la testa di sua madre'. Ciò, a rigor di logica, significava che lei e sua mamma erano simili. E allora perché lei, Rose, riusciva sempre a batterlo mentre sua mamma non ci era mai riuscita?
La sera, dopo cena, mentre Hermione metteva a letto Hugo, Rose si era avvicinata al padre, tirando la manica della maglietta che indossava.
"Papino" l'aveva chiamato.
Lui si era voltato, sorridendo.
"Dimmi, amore."
"Tu mi fai vincere di proposito a scacchi?"
Ron l'aveva fissata inebetito per qualche secondo.
"Cosa te lo ha fatto pensare, tesorino del papà?"
Rose lo guardò seria, Ron deglutì: perché doveva essere così incredibilmente simile alla madre in quei momenti?
"Perché la mamma non la batti mai, e tu mi hai sempre detto che io ho la sua testa" disse indicandola con l'indice "perciò, se lei non riesce a batterti, non posso nemmeno io, no? Perciò mi fai vincere, per forza" concluse mettendo il broncio.
Ron si morse il labbro: odiava vedere quel broncio. E odiava vedere i lacrimoni spuntare dagli occhi si sua figlia. Soprattutto quando questi lacrimoni iniziavano a uscire dal bordo degli occhi e lei iniziava a tirare su con il naso.
"No, amore, no" la pregò inginocchiandosi istantaneamente di fronte a lei "papà non voleva, Rosie, giuro. Papà non voleva ingannarti, amore" ma quella non l'ascoltava; ora aveva anche iniziato a stropicciarsi gli occhi con i pugnetti, ripetendo con voce umida che era una stupida, perché si era fatta imbrogliare a quel modo per anni.
"No, Rosie, ti prego, non piangere più" insisteva intanto Ron.
Era in momenti come quello che si chiedeva perché non gli fossero nati solo maschi: quelli erano molto più facili da trattare, era risaputo. Lui, del resto, le donne non le aveva mai capite molto bene; quelle in miniatura come sua figlia poi erano una sfida continua: non appena pensavi di averle capite un po', capitava subito qualcosa che ti faceva ricredere. Sì, beh, anche con le donne adulte era così, ma con loro, ormai, Ron poteva vantare una buona dose d'esperienza derivante da anni e anni di frequentazione di Hermione e di sua sorella. Le figlie, invece, erano una forma del gentil sesso ancora tutta da scoprire.
"Dai, Rosie, non piangere. Smetti e papino ti compra il coniglietto di peluche che volevi tanto, va bene?"
Per tutta risposta, Rosie intensificò la fuoriuscita di lacrimoni e urla. Ron gemette, disperato: quando Harry usava il trucco della corruzione tramite regalo, con Lily funzionava. Sempre. Perché, invece, con Rose mai?
"Tutta sua madre," rifletté mesto "non si fa corrompere nemmeno sotto tortura..."
"Su, andiamo, Rosie; papà non lo farà mai, mai più, promesso..." la supplicò per l'ennesima volta.
Lei spostò leggermente i pugni dagli occhi gonfi e lo fissò dubbiosa.
"Promesso... ?"
"Certo cucciola. Papà non vincerà più apposta, promesso..."
"Giocherai come giochi con la mamma?" chiese ancora lei.
"Certo, amore, proprio come con la mamma..."
"Più o meno..." aggiunse col pensiero.
Rose gli sorrise, saltandogli in braccio con slancio.
"Ti voglio bene, papino!" disse, schioccandogli un bacio sulla guancia.
Ron la abbracciò stretta, mentre le baciava la testa con affetto.
Forse, valeva la pena di complicarsi la vita con le sue donne.

 

E Ron aveva mantenuto la sua promessa: da quel giorno, aveva giocato lealmente con la figlia, sperando, in cuor suo, che non iniziasse a disperarsi per il motivo opposto. Fu fortunato: Rose aveva abbastanza buon senso per limitarsi a mettere il broncio e a borbottare in modo incomprensibile, scocciata per la sconfitta, ma non pianse mai. Crescendo, aumentò la sua testardaggine e la sua voglia di rivincita verso il padre, e iniziò ad impegnarsi sempre più nel gioco.
"Regina in B4."
Ovviamente, non lo aveva mai battuto. Era impossibile battere Ron Weasley a scacchi, anche i muri lo sapevano, ormai. Lei, però, doveva essersi persa qualche passaggio fondamentale, altrimenti non si sarebbe spiegato il fatto che, alla veneranda età di ventidue anni, avesse messo il suo futuro in mano a quella scacchiera.
"Torre in C2."
Non che avesse avuto molta scelta al riguardo, chiariamoci: il "No" secco che le aveva rifilato quando gli aveva dato la bella (per lei) notizia, era stato fin troppo categorico. Nemmeno il trucco delle lacrime era riuscito a fargli cambiare idea, ed era stato solo quando sua moglie (che Merlino la benedica) lo aveva minacciato di una morte lenta e dolorosa se non la smetteva di fare il bambino, che Ron le aveva dato una scappatoia: "Battimi a scacchi, Rose, e non solo ti darò la mia benedizione, ma andrò di persona a congratularmi con lui..."
"Pedone in C2. Dì addio alla tua torre, papà!"
Già, lui... era tutta colpa sua se era nato quel casino. Avrebbe dovuto vedersela lui, con suo padre, e invece no: con la scusa che il suo, di genitore, aveva quasi avuto un colpo apoplettico alla notizia, se ne era rimasto placido e comodo a casa. Non aveva certo pensato che anche lei, con quel testone di padre che si ritrovava, avrebbe avuto non poche difficoltà con la comunicazione. Insomma, avrebbe anche potuto farla mettere in isolamento ad Azkaban, per quel che ne sapeva! Perché, diciamocelo, suo zio non avrebbe mai rifiutato un favore al suo migliore amico; anche se, forse, il fatto che fosse Rose la prescelta e non Lily lo avrebbe dissuaso dal farlo...
"Alfiere in C2. Avresti dovuto fare più attenzione alla tua, di torre, Rosie..."
E, invece, le cose erano andate decisamente peggio, per lei: con Azkaban avrebbe sempre potuto tentare un'evasione, ma da una partita a scacchi contro suo padre non poteva scappare; era un istinto più forte di lei: se lui la sfidava, doveva accettare per forza. Poi, non le restava che andarsi a leccare le ferite in camera sua promettendosi che, la volta successiva, ci sarebbe riuscita di certo, a vincere. Questa volta, invece, non poteva proprio permettersi di perdere...
"Pedone in G4."
Rose alzò gli occhi su suo padre: mai come allora avrebbe voluto che la lasciasse vincere... poi scosse la testa: diamine, doveva concentrasi!
"Torre in A5. Scacco al re, Rose."
Rose si morse il labbro: era fregata. Lo sapeva e non se ne stupiva più di tanto. Ron sorrise, soddisfatto: aveva vinto, non avrebbe mai dovuto accettare lui o suo padre nella sua famiglia. Doveva ricordarsi di chiamare Harry per andare a festeggiare; Hermione lo avrebbe cruciato, forse, ma ne sarebbe valsa la pena...
Poi, un piccolo miracolo inaspettato: Rose sorrise radiosa e Ron, vedendola, s'incupì appena.
"Cavallo in B5. Ti ho fregato, papà."
Ron spalancò gli occhi, incredulo.
"Non posso crederci" mormorò; sul viso di Rose si allargò un sorriso trionfante "Ho... Ho perso?!"

 

"Davvero, Weasley, stavolta mi hai veramente deluso."
Ron alzò lo sguardo verso il suo interlocutore e fece una smorfia.
"Mi ferisci, Malfoy. Credo che tutto questo dolore mi porterà al suicidio..."
"Almeno questa buffonata sarebbe servita a qualcosa, Lenticchia."
Si lanciarono uno sguardo di puro disgusto reciproco, mentre Rose li raggiungeva; era raggiante e, nonostante i capelli rossi arruffati e la macchia di farina sulla guancia, Ron la trovò bellissima.
"È quasi pronto in tavola; papà, puoi accompagnare il signor Malfoy, per favore? Devo andare a cambiarmi..."
Ron grugnì, e Rose corse via.
"Ancora non capisco perché siamo stati noi a dover venire qui e non il contrario. Per la teiera di Morgana, la vostra casa è minuscola!"
"Taci, Malfoy, o ti ritroverai la bacchetta infilata in posti che non sapevi di avere."
I due uomini si alzarono svogliatamente dalle poltrone del salotto, dirigendosi verso la sala da pranzo.
"D'accordo, d'accordo, ma almeno spiegami: capisco perché noi siamo qui. Lo capisco, anche se fatico ad accettarlo. Ma spiegami perché anche loro, sono qui"
Ron sospirò, maledicendo la dannata boccaccia di Malfoy.
"Perché, mio caro furetto, Lily sarà la damigella d'onore e Albus il testimone, e tu lo sai benissimo. Quindi, per l'amor di Godric, chiudi quella boccaccia, o ti affatturo."
"Uh, che paura, Weasley. Aspetta, vado a nascondermi sotto il letto, d'accordo?"
"Draco, finiscila se non vuoi che ti affatturi io!"
"Anche tu, Ron; chiudi quella dannata boccaccia, o ti sbatto sul divano ad oltranza, chiaro?"
I due uomini sobbalzarono spaventati quando le loro mogli parlarono. Borbottarono entrambi un "Sì, tesoro", si guardarono nuovamente in cagnesco e si sedettero ai lati opposti del tavolo, evitando il più possibile di guardarsi.
Harry, accanto a Ron, rise divertito.
"Siete uno spettacolo, sai?"
Ron sbuffò.
"Zitto, Harry. Non hai idea di che cosa provo in questo momento. È... È... come essere ancora in guerra con Tu-Sai-Chi. Anzi, no, è ancora peggio che essere in guerra con lui! In confronto, la caccia agli Horcrux era una bella scampagnata in mazzo a prati fioriti sotto il sole di maggio..." concluse scoraggiato, prendendosi la testa tra le mani e scuotendola forte.
Harry gli diede una pacca sulla schiena.
"Oh, andiamo, Ron, non esagerare. Poteva andarti peggio, no?" rise.
Ron alzò lo sguardo e lo fissò con rabbia.
"Certo, come no. Lo dici solo perché Lily non ti ha ancora portato a casa un fidanzato. Ah, ma aspetta che arrivi quel giorno, Potter e io sarò lì, in prima fila, a ridere della tua disperazione."
Harry si rabbuiò.
"Punto primo, Lily è mia e mia soltanto."
Ron mormorò un "Sì, certo, come no" che gli costò uno sguardo omicida da parte di Harry.
"Punto secondo," continuò sorridendo sarcastico "Niente può essere peggio di Malfoy come consuocero."
Ron si riprese la testa tra le mani. Odiava quando aveva ragione. E, stavolta, aveva dannatamente ragione...
Lui, parente di Malfoy! Era un incubo, per forza.
Guardò Rose passare un braccio attorno alla vita di Scorpius, e lui baciarle amorevolmente i capelli. No, doveva correggersi, l'incubo era quello.
Intercettò lo sguardo di Malfoy e sorrise involontariamente: a quanto pareva, non era l'unico a pensarla così.

 

"Papà?"
Rose abbracciò il pare da dietro, poggiando la testa sulla sua spalla. Ron, ancora seduto al tavolo con Harry a chiacchierare, voltò la testa verso di lei.
"Sì?"
"Non ti stai forse dimenticando qualcosa?"
Ron alzò un sopracciglio, pensando cosa si stesse dimenticando. Quando gli venne in mente cosa potesse essere, entrambe le sopracciglia sparirono sotto i suoi capelli.
"Che... che intendi dire, Rose?" tentò di svicolare lui.
Rose sorrise furba.
" ‘Battimi a scacchi, Rose, e non solo ti darò la mia benedizione, ma andrò di persona a congratularmi con lui...' Ricordi queste parole, papino?"
Ron deglutì a fatica.
"Non... non mi pare, amore."
Per tutta risposta, il sorriso di Rose si allargò ancora di più.
"Beh, io sì, papà."
Ron rise nervosamente.
"Davvero, tesoro?"
"Sì. È ora di metterle in pratica, non trovi?"
"Dici?"
"Sì, dico, papà."
Ron fissò sconfortato la figlia, poi sospirò, abbandonando ogni residua speranza: sapeva che, se si metteva in testa qualcosa, non cambiava idea nemmeno per scherzo; dannata testardaggine Grifondoro!
Alzandosi svogliatamente, si diresse verso il figlio di Malfoy che chiacchierava tranquillamente con Albus.
"Ehm, ehm."
Scorpius e Albus s'interruppero, voltandosi verso Ron che fissava intensamente il primo. Un ultimo sospiro per farsi coraggio, poi tese la mano verso di lui.
"Congratulazioni, Scorpius," annunciò lasciando i due ragazzi senza parole "e benvenuto in famiglia."
Meccanicamente, Scorpius afferrò la mano offertagli e la strinse con un sorriso. Subito, Ron lo tirò verso di sé quel tanto che bastava per avvicinare la bocca al suo orecchio.
"Falla soffrire anche solo per sbaglio e giuro che userò le tue ossa per farmi una scacchiera nuova completa di pezzi. Chiaro il concetto?"
Scorpius deglutì e annuì.
"Non si preoccupi, signor Weasley. Ci penserò io a Rose."
"Oh, ne dubito," ribatté Ron lasciandolo andare e infilandosi le mani nelle tasche dei pantaloni "quella ragazza è come la madre; sarà lei a pensare a te, credimi. E, se vuoi un consiglio, lasciala fare, sempre: una donna contraddetta, soprattutto se Weasley, potrebbe ucciderti. Fidati."
Scorpius e Albus risero.
"Seguirò il suo consiglio, signor Weasley."
Con la coda dell'occhio, Ron scorse Rose poco lontana da loro che sorrideva soddisfatta.
"Ah, Scorpius?"
"Sì, signor Weasley?"
"Ricordati che, al matrimonio, il primo ballo è tuo, ma poi la mia piccola sarà solo mia, chiaro?"
"D'accordo, signor Weasley" rispose il ragazzo.
"Ah, un'ultima cosa."
"Sì?"
Ron si avvicinò con fare cospiratore, facendogli chinare il capo verso di lui.
"Non scommettere mai a scacchi con lei."

Note di fine capitolo:

Ok, non è poi un granché ma, come già detto è una storiella senza nessuna pretesa. Semplicemente, mi piaceva l'idea di pensare alla possibile rezione di Ron davanti al fatto più temuto dai padri: la figlia che spalanca le ali e lascia il nido per sposarsi. Aggiungete il dettaglio di chi sia il futuro genero, e otterrete il peggiore incubo di Ron-padre. Almeno secondo me. ^-^

 

Spero che questa shot vi sia piaciucchiata almeno un po'. ^-^

 

Grazie per aver letto. ^-^