Assurdo
[…]«Oh, piantala, Harry» tagliò corto lui.
«Senti, non è colpa mia se Lumacorno ha invitato me e Hermione alla sua stupida festa, nessuno dei due ci voleva andare, lo sai!» sbottò Harry, riscaldandosi.
«Be’, visto che non mi invitano alle feste» concluse Ron, alzandosi, «credo che andrò a letto».
Marciò verso la porta del dormitorio dei maschi, lasciando Harry e Hermione a fissarlo.[…]
(HBP, capitolo 11 – Una mano da Hermione, pag. 219)
Hermione aspettò che Harry uscisse per andare a scontare la sua punizione con Piton e poi si diresse in dormitorio, a parlare con Ron, era strano ed irascibile già da un po’ e pensava che, dopo la sua rielezione a portiere della squadra, niente potesse renderlo così furioso.
- Ron? – chiese bussando alla porta del dormitorio.
Non ricevette risposta, così continuò a parlare: - Ron, sto entrando, ti conviene essere vestito, altrimenti non risponderò dei miei incantesimi.
La porta si aprì in un piccolo spiraglio, la ragazza entrò e scrutò la stanza, per quanto la luce proveniente dal corridoio le permetteva. Si guardò un po’ in giro e notò che il dormitorio maschile era un vero porcile: vestiti sparsi ovunque, libri buttati a casaccio sul pavimento, piume, pergamene e boccette rischiavano di cadere dai comodini dei loro proprietari e chi più ne ha più ne metta.
- Cosa vuoi? – la voce del ragazzo la distolse dai suoi pensieri.
- Sono venuta a parlare con te.
- Oh, bene, la principessa si è degnata di venire a far visita ad un poveraccio! – esclamò lui, usando un sarcasmo alquanto amaro.
- Ron, smettila, io sono…
- Cosa? Tu sei stata invitata a quella stupidissima festa, Harry pure… anche Ginny probabilmente. Ero lì quando Lumacorno vi ha fatto l’invito e nessuno si è degnato di chiedergli se potevo venire anch’io. Proprio dei begli amici! – disse ancora più arrabbiato, mentre si alzava in piedi e sovrastava l’amica in altezza.
- Ron, non è colpa mia. Pensi che faccia i salti di gioia per andare a quella festa? Certo, ci sarà Ginny, ma pensi davvero che potrei divertirmi?
- Andiamo, Hermione, non fare la vittima, adesso. Non è proprio il caso.
Hermione era forse ancora più furente dell’amico, in quel momento: - Come ti permetti? Non prendertela con me, non è colpa mia se Lumacorno mi trova così… – si fermò un attimo per trovare il termine esatto – brillante.
- Hermione, tu sei brillante, sei la strega più brava ed intelligente del nostro anno. – disse il ragazzo accasciandosi sul suo letto.
- E tu pensi che sarei felice di sentirmelo ripetere anche da un vecchio rimbambito che cerca di farmi conoscere qualche mago del Ministero per trovarmi un lavoro quando uscirò da qui? Per Morgana, Ron, usa un po’ d’intelligenza: chissà dove saremo una volta finiti questi due anni… o anche solo dopo questo.
Ron distolse lo sguardo dal pavimento per fissarlo sulla sua amica; lei faceva di tutto per guardare un punto fuori della finestra, con le gote un po’ rosse per l’ennesima arrabbiatura avuta a causa di Ron ed il fiato un po’ corto per ciò che gli aveva appena urlato.
- Hermione, qual è la vera ragione per cui sei venuta qui? – chiese il Grifondoro, dopo quelle che parvero ore.
La ragazza si girò lentamente a guardarlo: - Te l’ho detto, sono venuta a parlare con te. Ma vedo che non sei molto in vena di chiacchiere, quindi vado a prepararmi per quella stramaledetta festa.
Hermione fece qualche passo verso la porta: - Aspetta. – disse Ron – Volevi parlarmi, no? Bene, parliamo.
- Sicuro di non urlarmi di nuovo in faccia tutto il tuo disprezzo?
- Io non ti disprezzo. – ammise in un sussurro il ragazzo.
Hermione restò leggermente interdetta dall’ultima affermazione del suo amico: - Perché te la sei presa tanto quando Lumacorno ha chiesto solo a Harry e me di andare alla sua festa?
- Perché non mi è sembrato corretto, c’ero anch’io al Ministero lo scorso giugno, eppure sembra che nessuno se ne ricordi.
- Solo per questo?
- Beh, in parte. Mi secca anche che mia sorella venga invitata ed io no. E poi in base a cosa viene invitata? Solo per delle Fatture Orcovolanti? Che stupidaggine.
- Ron, non ti sembra di esagerare? – chiese Hermione, interrompendo qualsiasi altra domanda assurda da parte del ragazzo.
- Un po’, ma renditi conto che, quando siete a quelle stupide feste, io me ne sto qui, in dormitorio, tutto solo. Anche Neville è con voi.
Hermione non seppe più cosa ribattere, le sembrava di avere a che fare con un bambino dell’asilo un po’ troppo cresciuto in altezza. Era tenero, d’accordo, ma le sue motivazioni lasciavano alquanto a desiderare.
- Ron, a me non piace andare a quel genere di feste, dovresti saperlo.
- Oh, certo lo so. Infatti al Ballo del Ceppo ci sei andata con Krum e mi sembra che ti sia anche piuttosto divertita. – insinuò lui, ben sapendo che quell’argomento l’avrebbe fatta arrabbiare ancora di più.
Non voleva affatto litigare, ma gli era uscito spontaneo.
Hermione si trattenne a stento dal lanciargli una Maledizione Senza Perdono, dovevano parlare da persone civili, non urlarsi addosso: - Bene, Ron, alla prossima festa di Lumacorno vieni con me, così non ti sentirai più tanto escluso.
Ron, che aveva guardato fino a quel momento l’amica con aria di sfida, si meravigliò della proposta fattagli: - C-cosa? Non voglio mica venire a quelle feste solo perché ti faccio pena. – disse sbalordito.
- Non lo faccio perché mi fai pena, lo faccio perché così smetterai di rinfacciarmi una cosa accaduta due anni fa e di cui tu sei il solo responsabile. Adesso scusa, ma vado a prepararmi per la stupidissima festa.
Hermione non lasciò il tempo di ribattere a Ron, visto che era già sparita oltre la porta lasciandolo solo a guardare il punto nel quale, pochi istanti prima, si trovava la sua migliore amica.
- Assurdo. – sussurrò, prima di rigettarsi sul letto, come se niente fosse successo.
