Note al capitolo

I pensieri di Harry Potter, un attimo prima dello Scontro Finale. Rabbia, amarezza e dolore. Ho cercato di immaginare Harry come un ragazzo prosciugato, sfinito, pieno di rancore per tutte le morti delle persone che gli sono care. Non è, quindi, un Potter come quello del sesto libro: ho tentato di ipotizzare una trasformazione, di figurarmi quali possano essere i pensieri e i sentimenti di una persona che è conscia di stare per iniziare un Duello che determinerà la sua morte, o la sua vittoria.
Le ripetizioni e l'abbondanza di punteggiatura sono voluti, ho deciso di utilizzarli per rendere meglio le riflessioni del personaggio (non so se ci sono riuscita, in effetti). Una sorta di monologo interiore, quindi.

Vendetta


Io. Solo, sotto questo cielo che vomita sangue. Questo è il mio dolore. Trattenuto dentro per anni. E adesso urlato con la forza del rancore, sputato fuori come una bestemmia.

Io. Harry Potter. Solo con i miei pensieri, con la mia sofferenza, con la rabbia, con la stanchezza, con i miei perchè. Solo. Con la mia cicatrice. Una saetta sulla fronte che mi ha precluso tante cose, troppe. L’amore e il calore di una famiglia, un posto da chiamare casa. In cui tornare, felice di rivedere le persone cui si vuole bene. Due genitori ad amarmi, a crescermi, a guidarmi, passo per passo, due punti di riferimento che non ho avuto mai.

Io, Harry Potter, ho dovuto imparare a camminare da solo. Ad affrontare il dolore della caduta da solo. A rialzarmi da solo. A undici anni, mi hanno messo di fronte alla mia guerra contro Voldemort. Mi hanno affidato un peso troppo grande, che ancora adesso mi opprime le spalle, mi spinge verso il basso, in una caduta lenta e inesorabile.
Non c’è stato un istante della mia vita in cui ho dimenticato quel peso. Non c’è stato momento in cui non ho rimpianto una vita normale. Senza la fama del Ragazzo Sopravvissuto, del Prescelto.
Una casa piccola ma accogliente, un camino intorno al quale raccogliersi la sera, un giardino dove giocare con mio padre, una tavola dove chiacchierare durante i pasti. Non c’è stato giorno in cui questo desiderio non mi abbia tormentato la mente, non mi abbia spinto ancora un po’ più in basso, in cui io non abbia sentito una specie di strappo al cuore.

Ho incontrato, andando avanti, alcune persone che hanno sostituito le guide che non ho avuto, che mi hanno ridato la speranza, la voglia di andare avanti, di procedere in questa lotta in cui mi gioco la vita, una lotta che non ho avuto il tempo di comprendere.
Sirius, e Silente.

Ma Lui, ancora Lui, me le ha strappate di mano. Ed è stato come sale su una ferita aperta, un dolore che non credevo di poter sopportare. Che mi ha sottratto tutta la forza che, da sempre, ho dovuto mostrare agli altri. Che mi ha tolto l’innocenza dagli occhi, mi ha messo davanti a qualcosa che io non ero pronto ad affrontare.

Mi ha privato prima di Sirius. Sirius, che era tutto ciò che rimaneva della mia famiglia. Lui che mi ascoltava, mi faceva ridere, che rischiava per me, l’unico legame con i miei genitori, lui che mi ha raccontato del passato, di mio padre; Sirius, che mi ha dato quel calore a cui tanto anelavo, che mi ha insegnato a lottare, fino alla fine, per ciò che si ama, per i propri ideali, lui che... Che ho amato. Che mi ha sostenuto, a cui ho affidato tutte le mie speranze.

Poi Silente. Silente con la sua dolcezza, Silente con la sua fiducia, con le sue parole sempre gentili. L' unico che realmente avesse una risposta ai miei perchè. Silente che mi ha insegnato ad amare, a guardare le persone con il cuore. Silente che mi ha fatto scoprire la più grande arma, quella che non distrugge, ma crea. L’amore. Silente, che non mi ha mai abbandonato, che mi ha difeso, che mi ha insegnato tante cose. La mano ferma e salda a cui aggrapparmi, sempre. La presa gentile, delicata, ma sempre forte e capace di sorreggere quel peso che tanto aggrava le mie spalle. La Saggezza. La via verso una comprensione più profonda delle cose, delle persone.
Com’era? Amava ripetermi una frase di uno strano Babbano... Non ne ricordo bene il nome... L’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che con il cuore.
Silente, la sua voce calma e gentile.

Voldemort me l’ha portato via. Come sempre, privandomi di qualsiasi cosa che potesse aiutarmi in questa folle e disperata guerra che devo combattere. Perchè non ho scelta. Non ho bivi da imboccare, ma una strada solitaria e dritta da percorrere. Non posso concedermi di voltarmi, né di fermarmi. Devo continuare questa marcia forzata, fino alla fine, percorrere il sentiero che lui, il Signore Oscuro, ha tracciato per me.
E sto giungendo alla fine.

Ron ed Hermione. Loro che hanno camminato sulla mia strada costellata solo da disperazione, che mi hanno regalato i momenti più belli della mia vita, in quella scuola che ho tanto amato. Che mi hanno fatto ridere, arrabbiare, che hanno violato mille regole per me. Che mi sono sempre stati vicini, anche se consci del pericolo enorme che questa loro scelta portava. Che hanno lottato insieme a me, sofferto con me, riso con me, urlato con me, pianto con me. Con me, con me, con me.
Perchè loro, loro ci sono stati sempre. Ron ed Hermione. Hanno sempre saputo quando fare domande e quando tacere. Hanno dato tutto quello che avevano per me. Grazie, amici miei.
Per ogni singolo istante che mi siete stati vicino. Per tutte le volte che avreste potuto tirarvi indietro e non l’avete fatto. Per le occasioni in cui avete rischiato tutto. Per i silenzi. Per le parole. Per le risate. Per la vita, che aveva senso solo se con voi.
Hermione, la Saggezza, e Ron, la Lealtà.

Ma poi, Lui vi ha strappati da me. Questa è la sua guerra. La mia tortura. Perchè nulla ha più senso senza di voi...
Nulla. Ha. Più. Senso.
Ma adesso, amici miei, avrò la mia vendetta. Lo giuro. Adesso, con la forza di chi, ormai, non ha nient’altro da perdere.

Ora che mi ha strappato anche lei... Ginny. Lei che ho amato, che mi ha fatto battere il cuore, presenza costante nei miei sogni, mio piccolo desiderio proibito. Ginny che mi ha sempre amato in silenzio. Che c’è sempre stata, presenza sottile ed invisibile. Che mi ha regalato dei momenti bellissimi. La rivedo ancora, la sua immagine infesta i miei sogni, mi perseguita, è in ogni oggetto, in ogni cielo che guardo, in ogni cosa che tocco.
Lei che sorride, che sbuffa, che mi bacia, che mi abbraccia, che mi picchia per gioco, che mi prende in giro, che mi ascolta, che mi consola, che mi comprende.
Lei, lei, lei, lei. Dovunque. A straziarmi il petto di un dolore così profondo che avrei voglia di strapparmi le viscere.
Ogni notte, un ricordo arriva, forte, colpisce dritto al petto, mi fa pulsare le tempie, fremere di rabbia.
Ginevra che piange a causa mia.
Perchè ho dovuto rinunciare anche a lei, per la paura che qualcuno potesse scalfire quella pelle così perfetta, che le torcesse uno solo di quei capelli rossi come un sole che tramonta, che le togliesse la gioia dagli occhi limpidi e sereni, piccoli ritagli di un cielo senza nuvole, che spegnesse il sorriso dalle labbra che io avevo baciato dolcemente, con passione, ingenuamente, con desiderio, lievemente. Quelle labbra che erano state mie in un miliardo di modi diversi.
Ho dovuto lasciarla per andare incontro al mio destino, scritto in una maledetta Profezia.

Il mio destino.
Ora. È . Davanti. A. Me.

Io, Harry Potter, Ragazzo Sopravvissuto, il Prescelto, ucciderò colui che mi ha tolto qualsiasi ragione a questo mondo. Colui che ora mi fa vedere ogni giorno solo come un’altra tortura da sopportare. Che mi ha tolto tutto. E’ sua la colpa di questo dolore in mezzo al petto, così forte da non poterlo raccontare a parole, che mi succhia via qualsiasi cosa, che mi strazia l’anima, mi tormenta; questo dolore così forte che mi sta conducendo, lento ed inesorabile, verso la follia. Lui che mi ha tolto l’innocenza, la voglia di vivere.

Gli strapperò via la vita. Perchè non ne ha mai avuto rispetto.
Qui, sotto questo cielo che vomita sangue. A causa sua.
Questa. È. La. Mia. Vendetta.

Posta una recensione

Devi fare il login (registrati) per recensire.