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Note al capitolo:
La mia prima one-shot Harry/Luna.
Non è stato facile, ma non temiate di vivisezionarla ed analizzarla al microscopio nelle recensioni: gradirò ogni critica.
Buona lettura!

            Harry sorseggiò la sua Burrobirra. Faceva fresco nel giardino della Tana, era già la fine di Maggio ma si stava ancora bene. Unico aspetto positivo di quella giornata.

            Osservò l’assurda scena che si stava svolgendo sotto il pergolato. Un Ron dal colorito verdastro – come di chi sta per rigettare – che stringeva la mano ad un indifferente Draco Malfoy.

            Non invidiava Ron. Anzi, ringraziava il cielo di non essere imparentato con i Weasley, altrimenti avrebbe dovuto congratularsi anche lui con gli sposi. E in quel caso non sapeva se sarebbe riuscito a controllarsi dal prendere a calci Draco.

            Era pur vero che la colpa non era tutta sua. Era stata Ginny – la piccola, dolce, cara, fedifraga Ginny – a dargli il ben servito. E quel demente di Malfoy aveva colto la palla al balzo.

Lo sapeva che non doveva nutrire quei pensieri ostili: ne era appena uscito e già ci ricascava. Troppo tempo sprecato a compiangersi, a chiedersi “dove ho sbagliato?”, ad odiarla – e a sentirsi in colpa per questo. Troppo, troppo tempo… eppure non poteva farne a meno.

E come poteva? Già faceva fatica a non essere offeso con Ron, che l’aveva pregato, supplicato di venire al matrimonio per sostenerlo in quel nefasto momento. Era arrabbiato con lui, ma non riusciva – non poteva – essere troppo duro: Malfoy sarebbe stato suo cognato. Insomma, con una sciagura del genere, non poteva mettersi anche lui a complicare le cose.

Tuttavia, la faccenda aveva dei lati divertenti. Come osservare le due consuocere che cercavano di intavolare un discorso senza guardarsi in faccia. Oppure vedere Remus che scoteva la testa sconsolato mentre Tonks, con l’ausilio di un albero genealogico disegnato su un tovagliolo di carta, cercava di convincerlo che ora era imparentato con i Weasley. Senza contare Arthur, che non perdeva occasione per esprimere il suo rammarico del fatto che Lucius non potesse essere presente – Harry non si stancava mai di sentirglielo ripetere.

Insomma, non era una giornata gradevole, ma non si stava certo annoiando.

« È insolito, non trovi? »

Harry si voltò. Due grandi, bulbosi occhi azzurri lo fissavano.

« Che cosa? Il fatto che un Malfoy sposi una Weasley o che una Weasley ami un Malfoy? » fece sarcastico.

Si sarebbe aspettato di tutto, ma non che Luna Lovegood venisse a dirgli una frase tanto scontata.

« No, intendevo l’abito. – disse lei guardando Ginny – È di un colore che stona tremendamente con i suoi capelli. »

Harry si appuntò mentalmente di non dare nulla per scontato con Luna. Chi l’avrebbe detto che prima o poi si sarebbe tagliata i capelli, per esempio? E lui – proprio lui a cui piacevano tanto i capelli lunghi nelle donne – notò come Luna, nonostante quell’aria da pulcino appena uscito dall’uovo, avesse acquistato una certa grazia.

Si voltò verso Ginny e pensò che, inevitabilmente, Luna aveva ragione.

« Sì, in effetti è un pugno in un occhio. » commentò, non senza una punta di soddisfazione.

« Quindi pensi che Ginny non lo ami. » aggiunse lei, ed era proprio un’affermazione.

Harry la guardò incuriosito.

« È incinta. – disse semplicemente – Neanche un Malfoy lascerebbe un bastardo in giro sapendo che è suo figlio. »

« Non è un commento carino nei confronti di Ginny. » notò Luna.

« Non sono io che ho combinato il guaio. » ribatté lui con un sorriso aspro.

Luna lo scrutò un attimo: « Ma avresti voluto. »

Harry per poco non si strozzò con la Burrobirra.

« Tutto bene? » fece lei dandogli sonore manate sulla schiena.

« Ma cosa stai dicendo?! » proruppe lui una volta ripresosi.

« Non è mica una cosa di cui vergognarsi. – disse Luna – Anch’io volevo fare un figlio con Neville, ma quando mi ha lasciata ho capito che non era nei suoi progetti. »

Harry la guardò allibito: « Tu… volevi un figlio da Neville? »

« Ho 27 anni, Harry. Non voglio diventare madre quando sarò troppo stanca per farlo. » spiegò lei.

Harry si rese improvvisamente conto di non aver usato molto tatto. Ma qualcosa gli diceva che a Luna non importava granché.

« E adesso? – le chiese d’impulso – Sei felice? »

« Che cos’è la felicità? » fece lei di rimando.

« Se vuoi ti leggo la definizione nell’Enciclopedia Treggufi. » disse Harry ironico.

Luna lo fissò interrogativa.

« Ok, – sospirò lui – vogliamo fare un discorso serio? Non lo so cosa sia la felicità. Qualche volta mi è capitato di provarla, credo… ma non è una cosa alla quale ti metti a pensare. Cioè, non è che quando sei felice ti dici “sono felice”. Perché quando lo dici non è vero, stai mentendo a te stesso. Oppure… oppure è già troppo tardi, e ancora non te ne sei reso conto. »

Harry si interruppe di colpo. Aveva parlato a ruota libera, senza rendersi conto che stava dischiudendo i suoi pensieri più intimi ad una persona con la quale non aveva alcuna confidenza.

Sì, conosceva Luna da molti anni, avevano vissuto insieme esperienze incredibili… ma non si poteva dire che fossero amici intimi. E allora perché lei lo stava guardando come se lo capisse perfettamente?

« C'è un unico errore innato, ed è quello di credere che noi esistiamo per essere felici. » disse Luna.

Harry sorrise: « Schopenhauer. Ma credevo stessimo facendo un discorso serio, non filosofico. »

« Ogni tanto la filosofia aiuta ad orientarsi. – replicò lei – Come una bussola. »

« Quindi pensi che non dovremmo perseguire la felicità? » le chiese.

« Non credo che siamo in vita per questo… sarebbe troppo riduttivo, non trovi? » commentò Luna.

« Allora cosa ci si deve fare di questa benedetta vita? – obbiettò Harry – E non dirmi che bisogna cercare di fare grandi cose per l’umanità, perché quella parte l’ho già realizzata. »

Luna annuì: « Allora è giunto il momento che tu viva. Per te stesso, intendo. »

« Quindi dovrei semplicemente… vivere? – fece lui scettico – Allora tanto varrebbe essere in coma: anche quello è “vivere”. »

« Oh, sì! – disse lei entusiasta – Ed è un’esperienza insostituibile: abbandonare il proprio corpo, lasciare che l’anima vaghi per i mondi senza catene. È qualcosa che desidererei provare. »

Harry la guardò preoccupato: « Essere in coma? »

« Essere libera. » lo corresse Luna.

« Ma noi siamo liberi, Luna. – ribatté lui – Oppure consideri il corpo come una prigione? »

Lei si fece pensierosa.

« No, ma a volte ho la sensazione che starei meglio senza. – spiegò – Sai, mi sta stretto. »

Harry scoppiò a ridere.

« Perché ridi? » gli chiese.

« Scusa, non rido di te. – si affrettò a dire – Ma… è così buffo! A te sta stretto il corpo, a me sta stretta l’anima. Alle volte vorrei essere un animale: vivere alla giornata, senza coscienza, senza capacità di pensieri profondi. »

« Gli animali hanno la coscienza. » obbiettò Luna.

Harry scosse la testa: « Insomma, non ho proprio vie di scampo. »

« Mhm… no, credo che dovrai vivere la tua vita, nonostante tutto. » commentò lei.

I due si guardarono.

« Lo sai? – disse lui perplesso – Mi hai fatto dimenticare che sono al matrimonio della donna che amavo. »

« Ed è un bene? » gli chiese.

Harry fece spallucce: « Non lo so… ma dovremmo vederci più spesso. »

« Lo penso anch’io. – disse Luna osservandolo – Mi sei sempre piaciuto. »

« Come? » fece lui con un filo di voce.

« Mi sei sempre piaciuto. – ripeté lei – Ma ho pensato subito che tra noi non avrebbe funzionato. »

Harry non parlò. Era troppo colpito dalla rivelazione.

« Ti ho messo in imbarazzo. » fece lei dopo un po’.

« No, è solo che… lo pensavo anch’io, sai? » confessò lui.

Luna puntò i suoi grandi occhi in quelli di Harry.

« Veramente? » disse.

Era tutta illuminata. Harry si trovò a pensare che non le era mai sembrata così carina. E si chiese perché: lei era carina, da sempre.

« Sì, – disse con un sorriso – ma forse ci sbagliavamo entrambi, no? »

« Forse. » ripeté lei, trasognata.

Ci fu un lungo di silenzio. Entrambi non riuscivano a trovare niente di sensato da dire, e così ebbero la buona idea di non parlare.

Harry la guardò. Cosa doveva fare? Conosceva abbastanza bene Luna da sapere che con lei non ci si poteva comportare come con una ragazza qualsiasi. Perché lei era speciale, anche se non nel modo che aveva sempre pensato.

« Credi che… » cominciò.

« Vuoi baciarmi? » lo interruppe lei.

Harry arrossì. E si diede dello scemo: neanche avesse avuto 15 anni.

« Puoi baciarmi se vuoi. – aggiunse Luna – Non ho molta esperienza in queste cose, ma non mi dispiace se mi baci. »

Harry non se lo fece ripetere due volte.

« Baci meglio di Neville. » commentò Luna dopo.

« Non è un commento carino nei confronti di Neville. » ribatté lui sarcastico.

« Hai ragione. – fece lei divertita – Riproviamo, magari mi sbaglio. »