Hermione si rigirò nell’ingombrante, scomodo sacco a pelo. Di chi era stata l’idea di non usare le confortevoli, ampie tende magiche per pernottare all’aperto? Ah, sì… era stata sua. E aveva ragione – cercò di persuadersi – meno si facevano notare, meglio era… con i Mangiamorte alle costole, bisognava mantenersi cauti.
Sì, – pensò – ma dopo una giornata passata a vagare per i luoghi più sperduti dell’Inghilterra a cercare Horcrux, un bel letto non avrebbe fatto certo schifo!
Ecco, ci mancava solo che si rimproverasse da sola, come se non bastassero Harry e Ron. Eppure era vero: quella sistemazione era terribilmente fastidiosa, soprattutto se ripensava all’accogliente letto della tenda che lei e Ginny avevano condiviso ai tempi della Coppa del Mondo.
La Coppa del Mondo… quanto tempo era passato! E quante cose erano successe.
Hermione sbadigliò, e si disse che non era il momento di rimembrare i bei tempi andati. L’indomani si sarebbero alzati prima dell’alba e doveva cercare di dormire se voleva recuperare un minimo di forze. Cercò di sistemarsi come meglio poteva, dunque, e di riprendere sonno, ma dopo un po’ capì che il freddo non l’avrebbe fatta addormentare.
Ma era normale che ci fosse tutto quel freddo? Le tende babbane erano scomode, d’accordo, e si era già ai primi di Ottobre, ma teoricamente dovevano essere protetti dal freddo.
Si alzò a sedere e si guardò intorno. Alla sua destra dormiva Harry, abbozzolato nel suo sacco a pelo, il respiro pesante è regolare. Alla sua sinistra c’era invece Ron, che pareva non preoccuparsi del freddo, dato che il suo sacco a pelo era aperto a metà e lui ne usciva in una posa del tutto scomposta.
Poi qualcosa le balzò all’occhio: il fuoco della sera prima. Non l’avevano spento, così avrebbe tenuto lontani eventuali animali selvatici. Ma era strano che lei potesse scorgerlo così bene attraverso la tenda.
Rabbrividendo, uscì dal sacco a pelo, scavalcò Harry e si avvicinò all’apertura della tenda: era aperta.
Accidenti! Chi l’ha lasciata aperta?!
Mentre chiudeva la cerniera, si ricordò che l’ultimo ad entrare nella tenda era stato Ron. Imprecando mentalmente, tornò al suo sacco a pelo, e mentre ci si infilava si curò di dargli un calcio. Non voleva fargli male, ovviamente, ma almeno dargli fastidio quanto a lei aveva dato fastidio quel maledetto freddo.
E riuscì nel suo intento, dato che Ron si svegliò.
« Cosa…? – farfugliò – Che succede? »
« Succede che stavi per uccidermi per assideramento. » sibilò Hermione imbacuccandosi bene.
Ron la guardò stordito.
« Ma che stai dicendo? » fece grattandosi la testa.
Lei sospirò: « Niente, Ron, torna a dormire. »
« Mi hai fatto preoccupare! – biascicò lui – Credevo ci avessero attaccato. »
Hermione fece una risatina isterica: « Oh, sì, ma certo… Lord Voldemort non ha di meglio da fare che vagare per i boschi del Suffolk! »
« E io che ne so?! – sbottò Ron – Mi hai svegliato all’improvviso… e poi, perché fa così freddo? »
La ragazza si alzò a sedere e lo guardò minacciosa. Ron deglutì.
« Se fa così freddo, – disse in tono sinistramente calmo – Ronald Weasley, lo dobbiamo solo a te. »
Lui la guardò stralunato: « Cosa? »
« Hai dimenticato la cerniera della tenda aperta. » spiegò Hermione tra i denti.
« Ah… be’, – balbettò Ron – può capitare di sbagliare, no? »
Hermione, che stava giusto per lasciar perdere e rimettersi a dormire, decise che era ancora arrabbiata.
« Già, peccato che a te capiti un po’ troppo spesso, Ron. » disse acida.
Ron era troppo offeso (e assonnato) per replicare.
Senza guardarsi, entrambi si stesero, si voltarono le spalle e si rimisero a dormire. O per lo meno così sembrava.
Ron sentì che Hermione tirava su col naso, come quando era raffreddata. Si voltò a guardarla: era imbacuccata nel sacco a pelo fino al mento, eppure tremava. Come mai aveva ancora freddo? Lui non lo aveva avvertito finché non s’era svegliato. Ma forse lei era di costituzione più debole di lui.
No, non “forse”… sicuramente. – pensò – Io sono molto più forte e resistente, mentre lei… no, un momento… mica mi sento in colpa?!
E invece era proprio così: Hermione aveva freddo, probabilmente non era riuscita a dormire fino a quel momento, e la colpa era tutta sua. Più chiaro di così!
Soffocò un’imprecazione e si chiese che diamine poteva fare per rimediare. Hermione, per quanto infreddolita, sembrava ormai addormentata. Almeno così credeva lui, ma poi la sentì distintamente borbottare.
« Sei ancora sveglia? » disse all’improvviso.
Hermione sussultò: « Per Merlino! Mi hai fatto prendere un colpo, Ron! »
« Scusa. – fece lui – Ti ho sentita borbottare. »
« Mi stavo dicendo che non so se riuscirò a riprendere sonno: ormai fa troppo freddo qua dentro… credo che mi prenderò il raffreddore. » spiegò lei.
In parte era vero, ma aveva calcato volutamente la mano: desiderava farlo sentire in colpa. Quello che non sapeva era che lui già si sentiva così.
« Ehm… posso fare qualcosa? » le chiese dopo un po’.
Hermione era compiaciuta, ma non lo diede a vedere.
« Niente, non preoccuparti. – disse – Almeno non ho preso la febbre… domani mi farò un caffè doppio. »
Per lei la faccenda era chiusa lì, ma per Ron no. Dentro di lui, col tempo, stava nascendo una sorta di antiquato, strambo senso dell’onore: l’idea di averle causato dei fastidi lo angosciava e sentiva di dover fare qualcosa. Ma il problema era: cosa?
Un’idea assurda e apparentemente inapplicabile gli balenò in testa. Ora doveva solo trovare il coraggio di attuarla.
« Hermione. » fece titubante.
La ragazza, che stava già prendendo sonno, gli rispose con un mugugno indistinto.
« Hai ancora molto freddo? » le chiese Ron.
« Sì… – mugolò lei – perché? »
In un certo senso, l’ultima speranza di Ron venne spezzata. Così, si trovò costretto a continuare.
« Ah… sai mio padre è un espero di campeggio “alla babbana”, l’ha fatto tante volte... da solo o con mia madre… »
« Ron, vieni al punto. » fece Hermione soffocando uno sbadiglio.
Ron si schiarì la gola: « Be’, può capitare di trovarsi a dormire all’addiaccio e lui… l’ha letto in un manuale babbano, sai? Roba seria, insomma… »
« Ron… » lo esortò lei.
« Ok, ok… allora… – spiegò lui – in questo manuale c’era scritto che se una persona rischia l’assideramento, o qualcosa del genere, dovrebbe infilarsi in un sacco a pelo con un'altra persona… »
« Così il calore del corpo dell’altra persona l’aiuterebbe a recuperare la temperatura normale… – concluse stancamente Hermione – lo so, Ron. »
« Ah, lo sai. » fece lui sorpreso.
Hermione, che fino a quel momento aveva faticato a tenere gli occhi aperti, li spalancò d’improvviso. Si alzò a sedere e guardò Ron dritto negli occhi.
« Vuoi entrare nel mio sacco a pelo?! » sbottò.
« Ssh!! – fece lui agitato – Sveglierai Harry! »
« Vuoi entrare nel mio sacco a pelo?! » ripeté Hermione sottovoce.
« Non ho detto questo! » protestò Ron mentre le sue orecchie diventavano rosse.
« E allora che diamine significa il discorso che mi hai fatto? » gli chiese lei divampando.
« Senti, lasciamo perdere… – fece lui esasperato – è l’unica cosa che mi è venuta in mente per farmi perdonare, ma hai ragione tu, è una idea assurda. »
Detto questo, si rimise giù e le voltò le spalle.
Sì, – pensò Hermione tristemente – è un’idea assurda.
Hermione lo osservò a lungo, mordendosi un labbro e riflettendo su ciò che era successo. E prima che la ragione prendesse il sopravvento e le gridasse “no, sciocca, fermati!”, stava già uscendo dal suo sacco a pelo.
« Credi di cavartela così? » disse scrollandolo.
Ron si voltò e la guardò esterrefatto.
Hermione alzò gli occhi al cielo: « Allora, devo assiderarmi sul serio?! »
Ron non riuscì a trovare niente da dire, così aprì la zip del sacco a pelo. Mentre Hermione si infilava rabbrividendo e richiudeva la zip, la osservava come se non la riconoscesse.
« Si sta stretti, ma mi sembra una buona punizione per avermi fatto passare metà della nottata al gelo. » disse lei voltandogli le spalle.
Ma a Ron non stava affatto bene. Aveva come la sensazione che lei lo stesse prendendo in giro. Prima lo guardava come se fosse pazzo e rifiutava l’idea, poi addirittura si infilava di prepotenza nel suo sacco a pelo. Le ragazze erano proprio strane… e lei era la più strana di tutte!
« Così non va, non riesco a muovermi. » disse.
Si voltò su un fianco e, prima che lei potesse dire qualcosa, le infilò un braccio sotto la testa e con l’altro le cinse la vita.
Hermione si sentì mancare.
« Ma… cosa stai facendo? » balbettò.
« Se proprio dobbiamo fare questa cosa, facciamola bene, no? – disse Ron tranquillamente – Così non potrai dire che stanotte hai sofferto il freddo. »
Eh, già… – pensò lei – anche perché sto per prendere fuoco!
Questo non valeva, era un colpo basso. Ma ora avrebbe contrattaccato.
« Mhm… mi sento scomoda anch’io, sai? – disse in tono amabile – Ti dispiace? »
E prima che potesse replicare, si voltò verso di lui, abbracciandolo.
Rimasero in quella posizione per un lungo, silenzioso, interminabile momento. Erano tesi come corde di violino.
Ad un certo punto, Ron non resse più.
« Che stiamo facendo? » disse con un filo di voce.
« Non lo so… come siamo finiti in questa situazione assurda? » fece lei.
Ron scosse la testa: « Non lo so. »
Altro silenzio.
« Devo tornare nel mio sacco a pelo. » disse Hermione.
« Sì. » concordò Ron.
Ma nessuno dei due si mosse. Hermione non accennò a girarsi per aprire la zip, e Ron non liberò la vita di lei dal suo braccio. Era come se non volessero realmente che quel momento finisse.
« Ok, ora vado. » fece Hermione in tono convinto.
« Va bene. » replicò Ron.
Ancora niente. Nessuno dei due muoveva un muscolo, quasi avessero paura che ciò potesse scatenare una catastrofe di proporzioni cosmiche.
« Però è vero. » disse lei dopo un po’.
« Che cosa? » chiese lui.
« Comincio a sentire più caldo. » confessò.
Ron deglutì: « Anche io. »
Hermione poggiò con cautela la testa al suo petto.
« Posso restare? » sussurrò.
Perché si sentiva vergognosa e felice allo stesso tempo?
Dal canto suo, Ron dovette fare un sforzo immane per dire “sì”.
Dopodiché cadde nuovamente il silenzio. Ma questa volta fu accolto come una manna dal cielo.
Rimasero in silenzio, ascoltando, cercando di distinguere il battito del cuore dell’altro. Lentamente, i loro muscoli si rilassarono. Hermione osò muoversi più vicina a lui, e Ron si arrischiò a stringerla a sé.
Era bello. Era come uno strano, ancestrale rituale di corteggiamento. Ed entrambi pregavano che niente interrompesse quel momento.
Ron portò una mano ai capelli lei. In realtà non aveva idea di che fare, così improvvisò, facendosi guidare dall’istinto. Con cautela, scostò la chioma e, siccome Hermione non sembrava volerlo fermare, le accarezzò il collo.
Hermione sospirò, mentre quella mano giocava coi suoi capelli e le scivolava sul collo in modo delizioso. Le erano sempre piaciute le mani di Ron: così grandi… le davano una senso di sicurezza. Ed ora le scopriva anche calde e delicate… si sentiva come in estasi.
Con un unico, deciso movimento, si premette contro di lui e avvicinò il suo viso a quello di lui. Ora il naso di Ron le sfiorava la fronte, sentiva il suo respiro solleticarle i capelli.
Ron credette di morire.
Stava ancora cercando di convincersi che non era uno dei soliti sogni, che stava veramente abbracciando Hermione nel suo sacco a pelo, che la stava veramente accarezzando e, cosa ancora più importante, che lei sembrava veramente apprezzare tutto questo… insomma, stava ancora realizzando che stava succedendo davvero, quando lei lo fece.
Hermione alzò il volto e lo guardò negli occhi. Non disse niente, solo lo guardò, e fu molto, molto eloquente. Tanto eloquente che Ron sentì che qualcosa si stava sciogliendo nella profondità delle sue viscere.
Lei era lì, che lo fissava con i suoi occhi ambrati. Lui aveva le mani immerse nei suoi riccioli e sentiva il suo profumo di vaniglia. Aveva desiderato tanto quel momento, l’aveva sognato, immaginato e sperato… ed ora?
Da dove comincio? Come si fa a baciare la ragazza che ami? Le chiedi il permesso? Oppure lo fai e basta? È una cosa che viene spontanea oppure devi programmarla?
Ma c’è qualcosa, nella mente delle persone, che in questi momenti scatta. Forse è istinto, forse follia… alcuni lo chiamano “Amore”.
Fu come una danza.
Ron si chinò su di lei e i loro nasi si sfiorarono. La mano di Hermione scivolò sul suo collo, immergendosi nei suoi capelli. Si sfiorarono ancora, indugiando. Volevano e non volevano: era come stuzzicare il più a lungo un prurito, per poi avere la soddisfazione di una bella grattata.
In un gioco di sfioramenti e di accostamenti, di prese e di rincorse, le loro labbra finalmente si raggiunsero. Un contatto morbido e caldo, che li lasciò senza fiato.
Era successo.
E un attimo dopo, quando le loro lingue osarono sfiorarsi, sentirono spezzarsi qualcosa. Quella sera, l’unica ragione del mondo per loro sarebbe stato saziarsi l’uno dell’altra.
Ron le prese il viso fra le mani, mentre immergeva le sue labbra in quelle di lei. Hermione non riusciva a capacitarsi del desiderio disperato che la spingeva a stringerlo convulsamente a sé. Ed era quasi doloroso staccarsi, ogni volta, per poter poi riprovare il piacere di riunirsi.
Non si erano mai sentiti così. Non avevano mai provato quello sconfinato impulso di dipendenza reciproca, quella tangibile consapevolezza che non avrebbero mai potuto fare a meno l’uno dell’altra, quell’assurda brama di possesso.
Non si erano mai resi conto di quello che voleva dire realmente “amarsi”.
Dopo un tempo indefinito, si guardarono, ansimanti e inebriati.
« Perché abbiamo aspettato così a lungo? » disse Hermione, più chiedendolo a sé stessa che a Ron.
« Che importa, ora? » replicò lui con un sorriso.
La notte stava finendo, Harry si sarebbe svegliato e quell’idillio sarebbe terminato. Ma sentivano che tante altre notti e giorni li avrebbero attesi. Capirono che il futuro, per quanto incerto, era meno spaventoso se affrontato insieme.
