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Note al capitolo:
Questa fanfiction è stata scritta per il concorso indetto da "R/H positivo" per festeggiare il primo compleanno del sito.
Tanti auguri!

« Harry, se non soffi subito te le spengo io! »

« Insomma, un momento… è importante! »

Ron sbuffò, ma Harry non gli diede peso e si concentrò nuovamente sulla sua torta di compleanno.

« Ma chi l’ha inventata questa stupida tradizione?! » sibilò Ron.

« Oh, andiamo, è carino esprimere un desiderio quando si spengono le candeline. » disse Hermione con un sorriso.

« Miseriaccia, è lì da 10 minuti! – le fece notare lui – E poi… hai mai conosciuto qualcuno il cui desiderio si sia mai avverato? »

Hermione fece una smorfia: « No, ma è bello illudersi, ogni tanto. »            

Lo disse a voce bassa e Ron la osservò incuriosito. Sembrava quasi che avesse parlato a se stessa.

            La ragazza si accorse del suo sguardo e arrossì, ma Harry aveva finalmente spento le candeline.

« Finalmente ce l’ha fatta! » esclamò Tonks, e la cucina della Tana esplose in una applauso.

Harry cominciò a tagliare la torta.

Fred lo agguantò per il collo: « Be’, ci hai fatto tanto penare che ora ce lo devi dire questo desiderio! »

« Neanche per idea! – disse Harry divincolandosi – Se lo dico non si avvera, quindi a che sarebbe servita tutta la fatica che ho fatto? »

« Non temere, se è quello che pensiamo noi prima o poi si risolverà tutto. » disse George facendo un cenno con la testa in direzione di Ginny.

Harry sorrise enigmatico: « Pensate quello che volete, tanto sarò muto come un pesce. » concluse.

« Oh, Ron, non ti abbuffare! »

Harry si voltò: Hermione stava cercando di pulire la faccia del suo amico con un fazzoletto.

« Miseriaccia… sembri mia madre! » fece lui.

« E tu sembri un bambino: guardati, sei tutto sporco di crema! – disse lei scotendo la testa – Non ho mai visto un ragazzo della tua età in queste condizioni. »

Ron la guardò esasperato: « Hermione, quando fai così sei insopportabile! »

« Oh, fantastico! – fece lei in tono sempre più acuto – Io cerco di non farti fare la figura dello scemo e tu mi ringrazi così. »

Lui sembrava sul punto di esplodere: « A me piace mangiare così, quindi… »

« Be’, sai che ti dico? – lo interruppe Hermione – Arrangiati! »

Girò i tacchi e fece per andarsene, ma Harry la afferrò per un braccio.

« Venite fuori un attimo, voi due. » e condusse entrambi in giardino.

Ron lo guardò confuso: « Cosa c’è? »

« Stavamo urlando come due galline spennate, ecco cosa c’è. – replicò Hermione seccamente – Che figura! »

« No… » cominciò Harry, ma Ron lo interruppe.

« Gallina spennata sarai tu! » disse a Hermione.

Lei stava per replicare, ma Harry la precedette.

« Insomma volete stare ZITTI?! »

I due ammutolirono.

« Scusa Harry… » fece Hermione.

Ron abbassò la testa: « Sì, ti stiamo rovinando il compleanno. »

« Non è a me che dovreste chiedere scusa, ma a voi stessi. » disse lui seriamente.

Hermione si morse un labbro e abbassò la testa.

Ron lo guardò inebetito: « Che vuoi dire? »

Harry sembrò afflosciarsi.      

« È davvero incredibile! – disse disperato – Ok, sono il vostro migliore amico, ma non avrei mai pensato di dovervi fare da paraninfo. »

« Da para-che?! » fece Ron.

Hermione arrossì: « Harry, ma… che dici?! »

« No, state zitti e ascoltatemi, perché non ho intenzione di ripeterlo! – disse con sguardo allucinato – Sono arrivato al punto di non ritorno! Sono stufo dei vostri ridicoli litigi, stufo di sopportare i vostri musi lunghi e le vostre beghe sentimentali… »

Le orecchie di Ron s’infiammarono: « Le nostre… Harry di cosa stai… ? »

« Vi ho detto di stare zitti! » sibilò minaccioso.

I due ammutolirono nuovamente.

« Dicevo? Ah, sì… sono stufo! – riprese in tono isterico – Non vi sopporto più! Avete 17 anni, per Merlino… no, che dico?! Hermione, tu nei hai 18! »

« Quasi, Harry, manca ancora un mese e mezzo. – puntualizzò lei – E comunque non capisco dove vuoi arrivare. »

« Lo sai benissimo! – disse lui – Passi per Ron, che non è molto sveglio… »

« Ehi! » sbottò Ron offeso.

« … ma da te, Hermione, mi aspettavo un po’ di maturità. »

« Non… non sono affari tuoi, Harry. – fece lei agitata – Non hai il diritto di parlarmi come se… »

Ron era sempre più confuso: « Ma si può sapere di cosa… »

« Tu stanne fuori! » dissero all’unisono gli altri due.

Ron li guardò come se fossero pazzi, ma non aggiunse altro.

« Pensi che non abbia il diritto di impicciarmi, eh? » continuò Harry.

Hermione incrociò le braccia sul petto: « Esattamente. »

« Però voi vi sentite liberi di far impazzire chi vi sta intorno. » disse lui.

« Per te è facile giudicare una situazione dall’esterno… » fece lei infervorandosi.

« Non mi sento esattamente all’esterno di questa situazione! » la interruppe Harry sarcastico.

« … ma prova tu a ragionare con uno con Ron, e vediamo! » concluse lei.

« Potreste smetterla di parlare come se non ci fossi? » disse Ron, ma i due lo ignorarono.

« Ron è il mio migliore amico, eppure riesco benissimo a… » fece Harry.

« Forse perché anche tu hai la sensibilità di un cucchiaino! » lo interruppe Hermione.

« BASTA! »

I due si voltarono verso Ron. Era paonazzo e aveva un’aria molto, molto minacciosa.

« Non ti permetto di parlarle così. – disse a Harry, poi si rivolse a Hermione – E a te non permetto di parlare così a lui. »

I due non trovarono niente da replicare, così si limitarono a guardarsi le scarpe imbarazzati.

« E non vi permetto di parlare di me come se fossi un povero idiota. » aggiunse.

« Oh, Ron, noi non… » fece Hermione.

« No, Hermione, “voi sì”. – la interruppe lui – Solo perché siete più bravi di me, pensate che io non capisca niente. »

Hermione emise uno strano singhiozzo e scappò via.

« Ecco, la ciliegina sulla torta. » fece lui scotendo la testa.

Harry gli batté sulla spalla: « Non è colpa tua. »

« Oh, invece sì. – disse lui – Credi che non lo sappia? Non sono così tonto. Ed è colpa mia, e lo sarà finché… finché non tirerò fuori le Pluffe e non mi deciderò a farmi avanti. »

I due ragazzi si sedettero sull’erba.

« Non avevo il diritto di criticarvi: io sono stato fortunato… la prima volta ha fatto tutto Cho. » ammise Harry.

« E come pensi che sia andata con Lavanda? – replicò Ron – Credevo che dopo avrei avuto il coraggio, che sarei stato più sicuro di me… ma mi sbagliavo. »

« Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. » recitò Harry.

« Forse è vero quello che dicono… che le femmine sono più mature dei maschi. » disse Ron pensieroso.

« Vuoi lasciar fare a lei? » gli chiese Harry.

Ron scosse la testa: « No, se siamo ancora così significa che lei ha più paura di me. »

Harry sbuffò: « Ma si può sapere di cosa avete paura? »

Ron lo guardò: « E se non funzionasse? Se ci lasciassimo? Avremmo rovinato un’amicizia... la nostra amicizia, Harry! »

Anche Harry ci aveva pensato, ma da qualche tempo non riusciva più a sopportare quella situazione.

« Comunque non potete andare avanti così, te ne rendi conto, no? – gli disse – E poi… come lo sai che non funzionerà? »

Ron sembrava affranto: « Non lo so, infatti… vorrei che andasse bene, è quello che desidero e anche lei, credo. Ma è un salto nel buio! »

Harry capì. Ma era convinto, ora più che mai, che Ron e Hermione fossero fatti l’uno per l’altra: le due metà della stessa mela.

« Vuoi davvero lasciarti sfuggire l’occasione di scoprirlo? » gli disse.

Ron lo guardò, turbato.

« Quando ti deciderai… potrebbe essere troppo tardi. » aggiunse Harry, e lui intuì che parlava per esperienza.

Scattò in piedi.

« Dov’è andata? » chiese voltandosi qua e là.

Harry indicò la direzione dove Hermione era scappata.

Ron stava per avviarsi, ma si fermò di colpo: « Harry, cos’hai desiderato quando spegnevi le candeline? »

Harry sorrise: « Tu vai da lei… »

Ron ripose al sorriso e corse via.