Harry Potter e il Mistero del Biancospino by Dhesia
Summary:

La ruota del destino si è messa in moto e Draco Malfoy è stato colui che l’attivata.
Dumbledore è morto ed Harry dovrà portare al più presto al termine ciò che ha lasciato in compiuto per sconfiggere il Dark Lord.
Ma Voldemort e i suoi servi non sono l’unico ostacolo che Harry troverà sul suo cammino.
Misteriose organizzazioni segrete entrano in scena minando ulteriormente il delicato equilibrio delle forze e persone che si credevano nemiche si riveleranno preziosi alleati.
Riuscirà Harry Potter a fermare i folli piani del crudele e spietato Dark Lord, e chi è il misterioso Biancospino di cui parla la leggenda?

 Seraphia è coautore della storia fino al capitolo 11.


Categories: Post-HBP Characters: [+] Mangiamorte, [+] Nuovi personaggi, [+] Ordine della Fenice, [+] Trio, [+] Tutti
Era: Harry a Hogwarts (1991-1998)
Generi: Avventura, Drammatico, Introspettivo, Mistero
Lunghezza: A Capitoli
Pairing: Draco/Hermione, Ginny/Harry, Hermione/Ron, Remus/Tonks
Avvertimenti: AU (Alternate Universe), Contaminazione Film, Nomi Originali
Challenges: Nessuno
Series: Nessuno
Chapters: 8 Completed: No Word count: 34771 Read: 9503 Published: 30/07/09 Updated: 15/03/10
Story Notes:

I primi 11 Capitoli della saga sono stati postati sull'Account della Coautrice Seraphia. Qui riporto l'elenco dei capitoli, basta che clicchiate su di essi per leggere. Poichè non ha tempo nè per postare nè per dedicarsi alla saga, continuo la storia postandola sul mio Account riprendendola da dove era stata interrotta. sebbene possa essere una operazione scomoda è una scelta scaturita dal fatto che non ritengo corretto che io mi faccia dare la sua password e mi metta a postare sul suo account privato.

Per facilitare la lettura dei capitoli sull'Account di Seraphia ho inserito all'interno del primo capitolo postato sul mio Account un PRECEDENTE (cliccando su di esso si ha accesso al capitolo 11, l'ultimo postato da Seraphia)

Scusate il disagio.

 

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Capitolo XII

Tela di inganno e sofferenza

Parte II



Una settimana... è trascorso una settimana da quella maledetta notte!

 

Passi lenti, quasi strascicati, risuonavano nel vuoto ed asettico pavimento di marmo.

L'odore pungente di disinfettante, medicinali e malattia gli aggrediva dolorosamente l'olfatto.

Nella mente si accavallavano le immagini concitate di quella notte. 

Fenrir balzare sulla sua piccola Ginny, il sangue di lei macchiare il pavimento di Grimmauld Place.
Le grida straziate della signora Weasley e la disperata corsa al San Mungo.
E quelle interminabili otto ore di attesa prima che il Medimago, uscendo dalla sala operatoria, gli comunicasse che le condizioni della ragazza erano disperate e che solo un miracolo l'avrebbe potuta salvare.
Non doveva finire così non doveva...
Harry si malediceva mentre procedeva, arrancando e soffocando, verso la stanza occupata dalla ragazza.
Una morsa d'acciaio serrava il suo stomaco e le sue gambe sembravano, improvvisamente, così pesanti che ogni singolo passo era una agonia che generava una valanga di emozioni contrastanti che lo dilaniavano senza tregua.

Ovunque andasse, ovunque si nascondesse non poteva evitare gli sguardi di muta accusa che i Weasley gli rivolgevano. Ron non gli aveva permesso di vedere Ginny nemmeno una volta da quella notte.
I lividi per i pugni presi bruciavano ancora e pulsavano sulla sua pelle. Lui non si era difeso, aveva lasciato che Ron lo colpisse fino allo sfiancamento.

Dovevo esserci io al suo posto! 

Quando Harry raggiunse la stanza si immobilizzò all'istante; la porta era aperta e, con religioso timore, rimase immobile sulla soglia ad osservare la sua Ginny.
Era dolcemente abbandonata sul letto dalle candide lenzuola. Doveva essere sotto sedativi dato che il suo viso pallido era privo di dolore.
Era intubata, lo stato quasi vegetativo in cui si trovava non le permetteva di respirare da sola. Certo era strano vedere macchine mediche Babbane in un posto come il San Mungo, ma non se ne stupì, Hermione gli aveva parlato della nuova politica applicata dall'ospedale: un incrocio di medicina Babbana e magica che da pochi anni l'ospedale. I Medimago aveva introdotto la medicina non magica notando che, ambo i metodi di cura, si compensavano perfettamente a vicenda.

Naturalmente occorreva il permesso del paziente, o di chi ne aveva l’autorità in caso il ricoverato non fosse in grado di intendere e volere, per l’applicazione della terapia ibrida dato che non sempre poteva essere applicata, soprattutto nel caso di membri appartenenti a famiglie dalle ideologie, come dire, conservatrici.

La gola di Harry era secca e, più volte, inghiottì a vuoto. Avrebbe voluto parlarle, invocare il suo nome, ma la bocca non rispondeva ai suoi desideri e quindi restò fermo e silente, mirando la ragazza come se fosse stata una fragile e sacra reliquia.

 

Volevo proteggerla e per farlo ho rinunciato ad amarla... credevo che se Voldemort e i suoi Death Eaters avessero scoperto che l'amavo, l'avrebbero torturata o uccisa per colpire me!
Invece… sono stato io la causa delle sofferenze che sta passando.
La colpa è solo mia! Ron ha ragione, è colpa della mia arroganza e della mia inettitudine! Se non fossi andato a liberare Malfoy ora Ginny...

Serrò la mascella per fermare le lacrime che, beffandosi di lui, iniziarono a scorrere copiosamente sulle sue guance.
Si avvicinò timoroso al letto e serrò i pugni sulle sbarre di ferro fino a rendere bianche le nocche. Tremava, scosso dalla rabbia e dal disgusto verso sé stesso.
Il lieve rumore di passi attirò la sua attenzione. Harry sollevò lo sguardo e incontrò gli occhi azzurri di Charlie.

- Harry... - sussurrò stupito. - C... che ci fai qui? - chiese rimando fermo sulla porta.

Harry, sorrise stancamente e a Charlie non sfuggirono le profonde occhiaie sotto i suoi occhi.

Non ha chiuso occhio nemmeno sta notte! Constatò il ragazzo fissando il volto stanco dell'amico.
Harry non si mosse dal capezzale di Ginny e lo guardò con una muta supplica negli occhi… quella di non mandarlo via e di concedergli ancora qualche istante.
Charlie sorrise e, dopo essersi accertato che il corridoio fosse deserto, disse: - Io non ti ho visto! Ma fai presto, il mio turno sta per finire.
Harry gli sorrise grato.
L'Ordine aveva deciso di fare dei turni di sorveglianza qualora dei Death Eaters volessero portare a termine quello che Fenrir aveva lasciato incompiuto.
Harry tornò a guardare Ginny che dormiva profondamente.
Sorridendo amaramente le accarezzò il viso.

Ho sbagliato tutto! Perdonami amore mio.

All’improvviso Ginny emise un basso rantolo ed iniziò a sudare mentre il suo viso si contorceva in una smorfia di dolore. Era in preda alle convulsioni.
Un suono acuto si levò dai macchinari che la tenevano in monitoraggio.

- Ginny... Ginny! - urlo Harry in preda al panico. - Ginny non lasciarmi! Amore ti prego non lasciarmi!

I Medimaghi si precipitarono nella stanza e intimarono al ragazzo di togliersi dai piedi mentre si affaccendavano attorno alla paziente.
Harry fu trascinato di peso da Charlie che dovette faticare parecchio per portarlo fuori dalla stanza.

- Ginny! – singhiozzò Harry accasciandosi sulla panchina posta lungo il corridoio, la testa tra le mani, il corpo scosso dai singhiozzi.
Charlie non disse nulla. Si limitò a sedergli accanto e gli poggiò una mano sulla spalla.

- Ginny è una ragazza forte, Harry... - sussurrò con voce ferma.  - Ne ha superate tante… Supererà anche questa!

Harry levò lo sguardo verso l'amico senza nascondergli la sua disperazione.

- Non posso perderla.. non posso…

Le parole gli morirono in gola mentre le lacrime gli offuscarono la vista.

- Andrà tutto bene. - sussurrò Charlie volgendo lo sguardo alla porta chiusa della stanza della sorella.
Non credeva affatto alle parole che aveva appena pronunciato. Certo… Ginny era una ragazza forte, ma sarebbe stato molto difficile che lo fosse abbastanza per superare la crisi. Il suo corpo era troppo debole. Ma Harry aveva bisogno di sentirsi dire che Ginny ce l’avrebbe fatta, che tutto sarebbe andato per il meglio e, soffocando la sua disperazione, continuò a sussurrare quella bugia.

 

***

 

Voldemort stava pigramente giocherellando con la sua bacchetta. Nonostante si fosse sfogato cruciando Lucius, Fenrir e gli altri inetti dei suoi servi che si erano lasciati sfuggire Potter e i suoi compagni da sotto il naso, la sua rabbia non si era placata.
Era furente perché aveva perso entrambi i fratelli Malfoy. Se non li avesse recuperati al più presto i suoi piani sarebbero andati in fumo.
Chiuse gli occhi riportando alla mente l'incontro avuto con Belial.
Il demone lo aveva giocato per bene. Gli aveva fatto credere di essergli fedele, che i suoi comportamenti insolenti fossero causati dall’instabilità emotiva del suo guscio e invece…

Quel maledetto aveva pianificato tutto!

Rabbiosamente rovesciò il tavolinetto accanto alla sua poltrona e Nagini sibilò strisciando a debita distanza dal suo padrone.

Non so cosa tu abbia in mente, Belial. Ma troverò il modo per incatenarti nuovamente alla mia volontà. Catturerò Desia e ti estirperò dal suo corpo spedendoti nuovamente nella prigione in cui il Priorato ti aveva rinchiuso!

Un sorriso folle distorse il suo volto serpentesco.

Vedrai Belial, la mia vendetta sarà tremenda! Certo… perderò una potente arma ma… pensò, meditabondo, tornando a sedersi. la soddisfazione di saperti agonizzante per l’eternità mi ripagherà a dovere!

Una risata agghiacciante scaturì dalla sua gola mentre le luci delle candele proiettavano ombre grottesche sul suo volto.
Il sordo crac di una Materializzazione lo distrasse dai suoi propositi di vendetta.

- Al vostro servizio, mio Signore!

Voldemort si voltò verso la figura avvolta in un nero mantello che elegantemente si era inchinato al suo cospetto.

- Ben arrivato, Crow! - sibilò Voldemort sorridendo compiaciuto mentre il suo servo era intento a baciare l'orlo della sua tunica.
Terminato il rito del saluto, il ragazzo si alzò in piedi e calò il cappuccio del mantello mostrando il volto al suo signore.
La luce tenue delle candele riluceva sui suoi capelli corvini donandogli riflessi azzurri.
- Cosa posso fare per compiacere il mio Signore? - sussurrò il ragazzo tenendo, rispettosamente, gli occhi color dell’ametista rivolti verso il pavimento.

- Togliti la maschera, Crow... o forse dovrei dire... Blaise! - sibilò divertito calcando, con voce sarcastica, il vero nome del Death Eater. - A differenza di quegli ottusi e fanatici membri di quella setta che si fa chiamare Priorato, io non amo parlare con i miei sottoposti se non posso vederli bene in faccia. - sibilò Voldemort e, mentre Nagini sibilò strisciando tra i piedi di Blaise, si alzò e iniziò a passeggiare per la stanza.

- Allora, Blaise... - disse con voce melliflua. - Che notizie mi porti dal Priorato?

Il Death Eater alzò lo sguardo e ricambiò il sorriso del suo signore.

- Domani la Sacra Rosa effettuerà il processo a Desia Mozev Malfoy, mio Signore!

- Bene! Sai cosa devi fare, vero? - chiese il Lord, sul suo viso un sorriso malevolo.

- Sì, mio Signore! - rispose il ragazzo sentendosi colpevole verso Dhesia.

- Ma non la condurrai qui!

Blaise assunse un'espressione interrogativa a quella affermazione e con prudenza osò chiedere: - Come mai questo cambiamento, mio Signore?

Voldemort si avvicinò alla poltrona su cui si era arrotolata Nagini. Accarezzò il serpente sussurrandogli alcune parole in Serpentese.

- Continua a conquistare la fiducia della Malfoy, salvala dalla condanna che le infliggeranno e nascondila. – ordinò tornando a guardare il suo servo. - Questo è il primo luogo dove il Priorato la verrebbe a cercare. Sarebbe scontato ed imprudente che tornasse proprio qui, tra le mie fila, e io non posso perdere tempo con quei fanatici esaltati! - continuò con voce annoiata. - Portala dove vuoi, ma non rivelarle chi sei, non ancora. Sorvegliala per me e informami costantemente delle sue mosse e pensieri.

Poi, continuando ad accarezzare il serpente, aggiunse: - Sei l'unico tra i miei Death Eater che può farlo. L'unica persona a cui la Malfoy non può scrutare nella mente e... - ghignò divertito. - Come Crow la convincerai ad andare ad Hogwarts dove, come Blaise Zabini, cercherai di entrare nelle sue grazie. Dovrai riuscire, nonostante l’odio che nutre verso tuo padre e la tua famiglia, a diventare suo amico e confidente. Questo la terrà impegnata e le confonderà le idee rendendola instabile emotivamente e psicologicamente. Naturalmente, sotto le mentite spoglie di Crow la incontrerai segretamente e la informerai delle mosse del Priorato. - disse con tono cospiratore mentre Nagini, sibilando, si attorcigliava intorno al suo braccio.

- Un'altra cosa, Blaise. - disse il Lord giocherellando con la grossa serpe. - Quando avrai liberato Desia, informerai il signor Potter del fatto che è al sicuro ed è ospite presso un tuo fidato amico. Ricordati che né lui né Desia dovranno sapere che tu sei Crow.

- Ma Signore, è sicuro che…?

- Sì, Blaise! – lo interruppe il lord con voce irata - Sono certo che il signor Potter ti crederà. Nonostante non abbiate mai avuto alcun rapporto egli è a conoscenza della forte amicizia che ti lega al giovane Malfoy. In più ignora che tu sia un mio servo e sicuramente riferirà a Draco il tuo messaggio. Quell’idiota ha il tallone d’Achille della famiglia e sono sicuro che farà di tutto per riunire i due fratelli. Quando ciò accadrà dovrai comunicarmi il giorno, l'ora e il luogo del loro incontro.

- Ma Signore... io non so dove Potter e l'Ordine si nascondono! - protestò il ragazzo, pentendosene subito dopo quando gli occhi furenti del Lord si posarono su di lui.

- Blaise! - sibilò minaccioso. - Sei un ragazzo intelligente… sono certo che un modo per contattare Potter o qualcuno della sua cricca lo troverai. Va ora, non è prudente che ti assenti oltre dal Priorato.

Blaise si inchinò cerimoniosamente e si Smaterializzò.

Voldermort ghignò soddisfatto.

- Nagini, se tutto andrà come deve, presto l'eternità e il mondo saranno miei.

 

 

***

 

 

 

La crisi era grave, la vena posta vicino all'attaccatura dello stomaco aveva ceduto in più punti e i Medimaghi non riuscivano a fermare l'emorragia.
Tutta la famiglia Weasley era lì in quell'asettico e freddo corridoio.
Harry non osava guardare in faccia i membri di quella che era diventata la sua vera famiglia.
Ogni singhiozzo della signora Weasley era un pugnale che gli veniva conficcata nel cuore.
Fred e George erano in piedi vicino alla finestra. I loro volti tirati, stranamente seri e silenziosi. Harry non aveva mai visto i gemelli così, aveva sempre pensato che l'unico aggettivo che non fosse stato coniato per descriverli fosse appunto la parola "serietà".
Scavezzacollo, incoscienti, combina guai e casinisti, queste erano le parole adatte a loro. Vederli così era come osservare degli sconosciuti.
Bill, ancora sofferente per le ferite riportate e per la mutazione in licantropo della sua prima notte di luna piena, ansimava per la febbre, ma era lì, con Fleur, vigile e amorevole, al suo fianco.
Le ferite sul volto si erano rimarginate, ma era ormai sfigurato. Tre profonde cicatrici, ancora di colore rosa, seguivano una traiettoria obliqua, dall'alto verso il basso e da destra verso sinistra, lungo il viso pallido e provato.
Gli occhi azzurri erano fissi sulla porta della sala operatoria, la mascella serrata per la preoccupazione.
Fleur, con gli occhi gonfi di pianto, era compostamente seduta accanto a Bill.
Il signor Weasley cingeva con un braccio le spalle della moglie, anche i suoi occhi erano rossi per il pianto e il volto era tirato.
Sembrava essere invecchiato tutto d'un colpo, con le spalle incurvate sotto il peso dell'angoscia e quei fili d'argento che si intravedevano tra i capelli rossi.
Percy e Charlie stavano parlando con una infermiera per cercare di capire le condizioni della sorella.
Harry li osservava attentamente cercando di capire dalle loro espressioni e dai loro gesti, tutte le informazioni possibili.

- Harry, come ti senti? - sussurrò dolcemente Najin poggiando una mano sulla sua spalla. A quel lieve tocco Harry sussultò.

- St... Sto bene, Najin... – disse rivolgendole un sorriso tirato. - sto bene! –

Najin lo guardò intensamente. Dal tono della sua voce sembrava che il ragazzo parlasse più con sé stesso che con lei, come se cercasse di auto convincersi che tutto andava bene e che quello era solo un brutto sogno.

- Sicuro, Harry? Forse è meglio se esci un po' per prendere una boccata d'aria, sei pallido.

Harry scosse la testa e tornò a fissare i due fratelli che ora stavano parlando con uno dei Medimago che facevano continuamente spola tra la sala operatoria e qualche magazzino dove vi erano conservate le pozioni necessarie per l'intervento.
Percy gesticolava freneticamente mentre Charlie era sempre più pallido e teso.

- Cosa ci fai tu qui!

Harry sobbalzò e si voltò verso le scale.

Ron, accompagnato da Angel, lo stava scrutando con rabbia. Nei suoi occhi Harry poteva leggervi tutta l’odio che il Weasley provava verso di lui.

- Ron... non qui, ti prego! - lo supplicò Angel afferrandolo per un braccio.

Ron guardò la ragazza e annuì, poi tornò con lo sguardo ad Harry e il suo viso si indurì maggiormente.

- Vattene! - disse con voce fredda ed autoritaria.

Harry abbassò lo sguardo e, con estrema fatica, si alzò.
Lentamente si avvicinò al rosso Gryffindor e tornò a guardarlo negli occhi.

- Ron... Ti prego... io…

Ron lo intimò di tacere con un gesto secco della mano e gli si avvicinò minaccioso.

- E' solo colpa tua! - gli sussurrò velenoso. - Tua e del tuo stupido complesso dell'eroe se lei ora sta rischian...

Non finì la frase perché le porte della sala operatoria si erano spalancate e il Medimago si stava avvicinando ai membri della sua famiglia.
Ron corse verso di lui mentre Harry tratteneva il fiato per l'ansia.

- Ci dica! - sussurrò con voce flebile il signor Weasley.

- Mi dispiace... - disse guardando affranto i presenti. - Abbiamo tentato tutto il possibile, ma sebbene siamo riusciti a fermare l'emorragia, il cuore non ha retto. Mi dispiace tantissimo.

L'urlo straziato della signora Weasley risuonò per il corridoi mentre tutta la famiglia si raccoglieva attorno a lei.
Ron, invece, rimase impietrito al centro del corridoio. Fissava il vuoto attorno a sé serrando, fino a far sanguinare i palmi, i pugni. Poi, come animato da una forza sconosciuta, corse via da quel posto, scendendo le scale come se fosse inseguito da tutti i demoni dell'inferno.
Angel, percependo la rabbia cieca che lo guidava, gli corse dietro per cercare di calmarlo.
Harry, tremando incontrollatamente, fissava sconvolto la scena che si svolgeva davanti ai suoi occhi.
Tutto si svolse come in una sequenza a rallentatore di un film muto, nessun suono giungeva alle sue orecchie, l'unica cosa che sentiva erano le parole del Medimago che risuonavano come una condanna nella sua mente.
Ginny non lo avrebbe più rimproverato, non gli avrebbe mai più parlato, sorriso... Ginny, la sua Ginny, era morta.

 

 

Continua…

Capitolo 13 by Dhesia

 



Capitolo XIII

Tela di inganno e sofferenza

Parte III

 

 

Con i capelli e il respiro ancora accelerato, Draco era seduto sul letto lo sguardo rivolto al cielo stellato oltre la grande vetrata ad arco della sua stanza.

Aveva appena avuto un incubo e il sudore brillava come rugiada sul pallido viso baciato dalla luna.

Sebbene la sua espressione fosse, era sereno.

Hermione, impegnata nella preparazione di una pomata cicatrizzante, ogni tanto gli lanciava fugaci occhiate per sincerarsi delle sue condizioni psicologiche.

Quando ebbe terminato la pomata, lo raggiunse.

Draco non si accorse di lei e vedendolo così assorto nei suoi pensieri, Hermione sorrise.

Si inginocchiò davanti a lui e gli prese dolcemente la mano sinistra per visionare se la fasciatura al polso aveva fermato l'emorragia.

- Mudblood…?

Hermione alzò lo sguardo verso lo Slytherin e lo guardò severa.

- Che…? – chiese incerto. La guardò in un modo strano, come se faticasse a riconoscerla.

Hermione trattenne il fiato mentre il ragazzo aggrottava i sopraccigli come se stesse cercando di ricordare qualcosa; poi, improvvisamente, un lampo attraversò il suo sguardo e la sua espressione mutò radicalmente.

- Che fai? – questa volta non c’era incertezza in quella domanda, e il tono con cui l’aveva pronunciata lei lo conosceva fin troppo bene. - Mi cadi ai piedi?

Hermione assottigliò gli occhi riducendoli a due piccole fessure in cui ardeva il fuoco dell’esasperazione unita alla rabbia.

Draco aveva stampato sul viso il suo solito ghigno sprezzante e il tono della sua voce era volutamente insolente e derisorio.

- Non preoccuparti, Malfoy… - sibilò truce. - Non cadrei ai tuoi piedi neanche se inciampassi!

Contemporaneamente alla risposta acida che la Serpe gli aveva strappato di bocca, Hermione lo afferrò per il braccio ferito, stringendo con l’intenzione di fargli male… molto male!

- Ahia! Hai la delicatezza di un Troll, Mudblood!

Hermione lo ignorò e rigirò il braccio esaminandolo con attenzione.

Ammetto che lo preferisco così... pensò continuando il suo esame.

Questa versione di Malfoy la so gestire meglio, e se si comporta così significa che, per il momento, sta bene! 

- Devo cambiarti le fasciature e medicarti le ferite, togliti la camicia. - ordinò prendendo la ciotola con la pomata e le bende pulite che aveva appoggiato sul comodino.

Draco ghignò. - Mudblood... non pensavo che ci tenessi tanto a vedermi nudo! – sussurrò, lascivamente, guardandola negli occhi.

Hermione arrossì, ma non abbassò lo sguardo. - Non ci tengo affatto! - sibilò diventando ancora più rossa quando Malfoy si leccò provocantemente le labbra.

- Bugiarda! - rispose sorridendole sornione.

Vai al diavolo, Malferret! Imprecò Hermione roteò gli occhi al cielo. - Piantala e togliti la camicia!

Sebbene volesse mostrarsi indifferente e persino scocciata per i capricci di un bamboccio insolente, la sua voce risuonò acuta ed isterica.

Piena di rabbia verso se stessa per aver fatto trapelare il suo imbarazzo, serrò con forza le dita intorno alla ciotola e lo fissò rabbiosamente.

- A me sembra che tu ci tenga particolarmente, invece! – replicò Draco mellifluo, un sorriso vittorioso sul viso.

Hermione lo fulminò con lo sguardo mentre la risata allegra dello Slytherin risuonava nella stanza.

- Quindi… - sussurrò il ragazzo diventando improvvisamente serio. – Perché non me la togli tu?

Una luce strana gli illuminava lo sguardo ed Hermione rabbrividì.

Solo un’altra volta l’aveva guardata così.

 

***

 

Desia, incatenata e scortata da quattro guardie, attraversò l'ingresso dell'aula del tribunale.

La sala brillava di una morbida e soffusa luce diramata da due grandi bracieri posti ai lati di un grande trono, e dalle fiaccole appese alle colonne corinzie di marmo bianco.

Il soffitto era decorato con scene del giudizio universale e un profumo dolce pervadeva l'aria, un'essenza che a Desia risultò stomachevole, odiava l'odore dell'incenso e degli oli profumati.

I Cavalieri, di guardia lungo le pareti, la osservavano con timore e circospezione, mentre gli anziani, dall'alto dei loro scranni, posti ai lati del trono, bisbigliavano tra loro con evidente eccitazione.

La ragazza li guardò sprezzante mentre veniva "gentilmente" sospinta verso il palchetto posto di fronte al trono.

Appena salì su di esso si attivò un incantesimo che fece apparire un pentagono sotto ai suoi piedi da cui si diramò, avvolgendo l’intero palchetto circolare, una colonna di luce che la imprigionò.

Incantesimo Protettivo ed Incarcerante… e meno male che questi Incendiari di Streghe odiano la magia!

Desia tese una mano verso il muro di luce e ricevette una scossa.

Si accigliò fissando le punte delle dita arrossate dall'elettricità. Osservò con aria scocciata ma strafottente gli Anziani che la stavano scrutando con attenzione dall'alto dei loro seggi.

Sembrano tanti avvoltoi che non vedono l’ora di divorare la carogna che marcisce al sole.

 

Sorrise malevola vagando con lo sguardo sulla Sala del Giudizio. I suoi occhi individuarono facilmente la fluente chioma vermiglia del generale Tatiana Vazov seduta, con aria trionfante, nel suo seggio.

Guardala come si pavoneggia... peccato che non potrò godermi la sua espressione quando riuscirò a fuggire a lei e al suo stupido Ordine!

Il suono acuto e prolungato di corni riecheggiò nella sala.

Tutti gli Anziani e i membri del Priorato si alzarono all'unisono volgendo lo sguardo verso il trono.

Con l’espressione fiera e il suo miglior ghigno ad increspargli le labbra, Desia osservò la Rosa fare il suo ingresso nel Tribunale Inquisitorio.

 

***

 

La luna brillava nel cielo e la sua luce filtrava dai vetri colorati della piccola finestra gotica creando strani giochi di luce.

Seduta sui gradini della stretta scala a chiocciola in pietra, Hermione stava distrattamente spostando, con la magia, dei fogli che qualche studente distratto aveva lasciato cadere a terra.

Si sentiva sciocca ed umiliata,i suoi occhi erano gonfi ed arrossati, la sua espressione afflitta.

In un impeto di rabbia aveva scagliato contro Ron gli uccellini che aveva creato con la magia.

Non pensava che potesse perdere così il controllo di se stessa ma vederlo con Lavanda… era stata l’ultima goccia che aveva fatto traboccare il vaso.

Per fortuna Harry era lì e sfogarsi con lui le aveva fatto bene.

Ma ora era di nuovo sola e le lacrime erano tornate ad offuscarle la vista.

Stupida! Sono una stupida!

Poggiò la testa sulle ginocchia e riprese a piangere.

- Weasley è un idiota!

Hermione sobbalzò e si voltò verso la direzione da cui proveniva quella voce scura e strascicata che conosceva fin troppo bene.

Draco Malfoy era in cima alla scala a chiocciola. Il suo corpo magro ma muscoloso era avvolto in un completo nero dal vago stile fine 1900, i suoi biondi capelli gli ricadevano morbidamente sulle spalle e, alla luce della luna, la sua pelle appariva di un pallore etereo.

- E non merita le tue lacrime. – continuò mentre, con passi silenziosi ed eleganti, scese i pochi gradini che li separavano.

Hermione rimase in silenzio e un’espressione di puro stupore si dipinse sul suo viso quando la luce illuminò quello del ragazzo.

Non solo non c’era derisione nella voce dello Slytherin, ma la sua espressione era seria e… insolita.

Hermione si aspettava che la serpe ne approfittasse per umiliarla ed invece sembrava che volesse consolarla.

Guardandolo meglio la Gryffindor notò che era ancora più pallido del solito e anche i suoi occhi erano gonfi ed arrossati.

Deve aver pianto…

Quel pensiero le provocò una strana sensazione. Non riusciva ad immaginare Draco Malfoy rintanato in un’ala buia e poco frequentata di Hogwarts a versare lacrime come una ragazzetta ferita.

Eppure… era normale che fosse così. Dopo gli avvenimenti al Ministero della Magia la vita di Malfoy era cambiata drasticamente: suo padre marciva ad Azkaban, tutti i giornali del Mondo Magico versavano litri di inchiostro velenoso su di lui e la sua famiglia e tutti lo evitavano come se fosse strato un lebbroso.

Improvvisamente Hermione si sentì ancora più sciocca.

Piangere per un ragazzo quando…

Il pensiero che stava formulando venne interrotto da un gesto che non si sarebbe mai aspettato da Draco-A-Me-I-Mudblood-Fanno-Ribrezzo-Malfoy.

Draco aveva fatto depositare una delle sue lacrime sul suo dito, lo aveva alzato all’altezza dei suoi occhi e la stava facendo riluce alla luce della luna.

- Meriti di meglio di uno sciocco che non è in grado di distinguere un diamante in mezzo agli zirconi! – sussurrò con rabbia.

- Qualcuno come te?

Non aveva nemmeno finito di formulare quella domanda che già si era pentita di averlo fatto. La sua voce era risultata persino alle sue orecchie fin troppo sarcastica e crudele, ma le era venuto naturale.

Normalmente le loro “civili discussioni” erano a base di insulti e sarcasmo, cercare di ferirlo era stato… automatico.

Si aspettò una risposta tagliente ma ottenne solo silenzio.

Lui la stava guardando dritta negli occhi. Non c’era alcuna ostilità nel suo sguardo ma una gamma di emozioni contrastanti che si alternavano freneticamente.

- Qualcuno come me? – chiese dolcemente lo Slytherin. – Io sono il meglio del peggio, Granger…

La ragazza lo guardò senza capire. Draco le sorrise, un sorriso gentile che mai avrebbe immaginato potesse rivolgerle.

- Sebbene sappia riconoscere un diamante quando lo vedo, non so apprezzarlo come si dovrebbe.

Un sorriso amaro si increspò sulle sue labbra. – Se Weasley è un idiota… io sono il re degli idioti!

Hermione fece per dire qualcosa ma Malfoy le diede le spalle e risalì, facendo i gradini a tre a tre, la scala di pietra.

La Gryffindor lo seguì, ma quando raggiunse il corridoio in cima alle scale, di Malfoy non c’era più alcuna traccia.

 

- Hai paura che ti morda, Mudblood?

La voce divertita del ragazzo riportò Hermione al presente.

Esasperata fece scivolare dalle spalle del ragazzo la camicia di seta nera già sbottonata.

Draco rabbrividì sotto il tocco, nervoso ma gentile, della Mudblood e la guardò dolcemente.

Hermione arrossì ancora di più, lo aveva visto nudo un sacco di volte, ma quando lui era cosciente era tutta un'altra cosa.

Perché diavolo mi guarda così? Si domandò mordendosi le labbra per l'imbarazzo.

Draco sembrava apprezzare il tocco delle sue mani, e quando lo medicava non le era sfuggito quel lieve tremore sotto le sue dita e il suo respiro accelerato. E poi il suo sguardo, quello sguardo freddo e disgustato diventava dolce e gentile e lei si sentiva morire.

In quei momenti non sapeva più che fare, il suo istinto le urlava di abbracciarlo, ma la ragione le ricordava che era un Malfoy e i Malfoy disprezzavano quelli come lei.

- Malfoy... - sussurrò, sfilandogli del tutto la camicia. - Alza le braccia così posso toglierti la benda attorno al busto!

Il ragazzo obbedì senza fiatare. Hermione srotolò lentamente la fasciatura e quando la schiena fu libera dalle bende, non poté fare a meno di intristirsi davanti la miriade di cicatrici e ferite che la deturpavano.

Alcune erano vecchissime, non potevano essere state provocate dalle recenti torture cui era stato sottoposto. Con le dita seguì delicatamente la linea di una cicatrice suscitando nel ragazzo un brivido e un sospiro. Seguendone la traiettoria, dalla spalla sinistra, raggiunse il fianco destro del ragazzo che, rapido, fermò la sua mano poggiandole sul dorso la sua.

Hermione poggiò il mento sulla spalla di Malfoy e respirò il suo odore.

Cosa sto facendo?

Allarmata fece per allontanarsi dal ragazzo ma prima che potesse riuscirci, Draco serrò la presa sulla sua mano e la costrinse a restare in quella posizione.

- Mudblood? - sussurrò Draco.

Il ragazzo chiuse gli occhi, gettò la testa all’indietro in modo che le labbra della ragazza gli sfiorassero la guancia.

- Cosa c'è? - domandò avvertendo il tremore della ragazza poggiata alla sua schiena.

- Chi è stato? - chiese lasciando scorrere le dita della mano libera sulle cicatrici del ragazzo.

Draco sospirò. – V… Voldemort! - sussurrò con una nota di timore ed incertezza nella voce.

Hermione aggrottò, dubbiosa, le sopracciglia. - Alcune sono troppo vecchie per esserti state inflitte di recente... Non è stato Voldemort a procurartele...

Via, via che formulava la sua domanda poteva percepire il corpo di Draco irrigidirsi.

- Chi è stato?

Draco lasciò la sua mano e si voltò verso di lei.

Gli occhi grigi erano ridotti a due fessure minacciose, la mascella serrata con forza, la rabbia quasi palpabile attorno a lui.

- Il prezzo del Paradiso... del mio Paradiso, Granger! – sibilò, velenoso allontanandola da sé.

Hermione lo guardò con occhi tristi stringendo convulsamente le bende sporche del sangue del ragazzo.

- Smettila di guardarmi così! Non ho bisogno della tua pietà, Mudblood! - tuonò Malfoy scattando in piedi.

Hermione si sentì dilaniare da quegli occhi di ghiaccio che sembravano volergli fare a brandelli l’anima. In silenzio si alzò e lo abbracciò.

- C... che cosa fai? – chiese, stupito, non aspettandosi una reazione simile dalla Gryffindor.

- Non è pietà la mia, Malfoy! - sussurrò aumentando la stretta del suo abbraccio. - Ho stima di te... - continuò scostando la testa dal petto del ragazzo per poterlo guardare negli occhi.

Draco rimase in silenzio assorbendo quelle parole che furono un balsamo curativo per la sua anima e ricambiò quello sguardo di muta comprensione con una pallida imitazione di un sorriso gentile accennato sulle labbra mentre, con le nocche della mano, accarezzava la guancia della ragazza.

Hermione rimase ferma mentre, con mano tremante, Draco sfiorava la sua pelle. Sembrava che con quel gesto il ragazzo volesse sincerarsi di non avere di fronte un'illusione.

Era un gesto strano, fatto da uno come Malfoy, un gesto intimo... ma allo stesso tempo formale...

Hermione sorrise vedendo che, visto il modo in cui la guardando, anche lui sembrava stupito del suo stesso gesto.

Infatti Draco non riusciva a capire perché si stava comportando in quel modo con lei. Quella era sempre la stessa arrogante so tutto io di sempre, eppure lui non riusciva ad odiarla come aveva sempre fatto.

- Devo medicarti, Malfoy. – sussurrò scostandosi, a malincuore, dallo Slytherin.

- Draco. - disse il ragazzo sedendosi sul letto.

- Cosa? - chiese la Gryffindor, mentre stendeva la pomata sulle sue ferite.

- Non sono più un Malfoy! Chiamami Draco... soltanto Draco! - sussurrò guardando fieramente dritto davanti a sé.

- Come vuoi, Draco. - rispose Hermione sorridendo imbarazzata.

Era strano chiamarlo per nome, però era contenta di quella richiesta. Significava che si stava fidando e aprendo con lei.

Con efficienza gli medicò e fasciò ogni ferita e quando ebbe si diresse verso il camino, prese la pozione che vi bolliva sopra e la versò in una tazza che porse a Malfoy.

Mentre Draco beveva lentamente la pozione, Hermione faceva scorrere la bacchetta lungo il suo corpo al fine di controllare le condizioni delle sue lesioni interne.

L'occhio non risponde come dovrebbe alle cure, dovrò informarne il Medimago. Pensò rinforzando la benda con la magia.

Quando Draco finì la pozione lo fece distendere e gli rimboccò le coperte.

L'effetto della pozione fu rapida, Draco sprofondò quasi subito nel mondo dei sogni. Quando il suo respiro divenne regolare, la Gryffindor si alzò e, sedendosi sulla poltrona accanto al caminetto, aprì il pesante Grimorio di magia oscura del casato Black, sprofondando nello studio.

 

***

 

La Rosa entrò e tutti si prostrarono in profondi e riverenti inchini al suo passaggio.

I lunghi capelli bianchi ondeggiavano ad ogni passo, i freddi occhi a mandorla, verdi come i boschi d’Irlanda, rivolti verso l'imputata. Desia osservò attentamente l'elegante Elfo Alto dei Boschi, fasciato da una sfarzosa veste rosso porpora e nera decorata da fregi in oro e pietre preziose.

Sapeva che quelle leggiadre creature erano immortali, ma faceva sempre una certa impressione incontrare qualcuno per cui il tempo si era fermato.

Aveva l'aspetto di un trentenne umano e la bellezza di una Veela.

Desia non aveva dimenticato la notte in cui il Priorato era penetrato a Malfoy Manor per rapirla, ne il dolore che provò quando Lord Xavier, che quei fanatici chiamavano riverentemente la Rosa, l'aveva marchiata con quei numeri che la qualificavano come la Bestia.

La Rosa si sedette sul trono, senza cessare per un istante di osservare la Bestia rinchiusa nella barriera. Con gesti lenti e studiati la Rosa sguainò la spada e la poggiò sulle gambe, il segnale che il processo aveva inizio.

Che cattivo gusto!

Pensò Desia esaminando la mise dell'Elfo e il trono di marmo bianco e cristalli.

È così che questi "sant'uomini" venerano la sobrietà e la purezza?

Scoccò disgustata la lingua mentre i suoi indugiavano sul suo nemico.

Dalla base dello schienale, si diramavano prismi trasparenti che, colpiti dalla luce dei bracieri, rilucevano donando un aspetto ultraterreno al superbo essere che, con espressione sempre più soddisfatta, squadrava la Malfoy dall'alto in basso.

Desia sostenne con sfida lo sguardo trionfo della Rosa e quando questa fu avvicinata da un suo accolito, che ne richiamò l'attenzione mostrandogli una pergamena, la ragazza spostò lo sguardo sulla la folla che affollava l'aula del processo.

In prima fila, alla sua destra, vide Crow; il ragazzo sembrava tranquillo e per niente preoccupato mentre parlava con Tatiana.

Un attore nato!

Pensò sorridendo malignamente.

Tatiana, convinta che fosse rivolto a lei,  ricambiò il sorriso di Desia con un ghigno, Crow si limitò a osservarla, impassibile, come sempre.

- Desia Mozev Malfoy! - tuonò l'Elfo attirando su di sé l'attenzione di tutti i presenti.

- Siete accusata di essere la Sposa delle Tenebre, l'incarnazione della Bestia degli Inferi e di cospirare contro la sicurezza di tutto il mondo magico e non, con Lord Voldemort e i suoi Death Eaters.

Desia scrollò le spalle con nonchalance e alzò la testa in segno di sfida.

- Ci è stato riferito che siete diventata a vostra volta una Death Eater... cosa avete da dire in vostra discolpa? - chiese la Rosa sfogliando distrattamente il fascicolo della Malfoy.

- Cosa ho da dire? - chiese divertita incrociano le braccia al petto.

- Nulla! - ringhiò socchiudendo gli occhi minacciosamente.

- Qualunque cosa io dica non servirà a mutare il mio destino, non ho alcuna intenzione di farmi prendere in giro, sua magnificenza Rosellina! – continuò, con voce carica di sarcasmo, sfoderando il più accattivante dei suoi sorrisi.

- Se volete arrosto di demone datevi da fare... la carne è dura e ci vuole tempo per farla cuocere a puntino!

A quelle parole la Rosa si alzò di scatto dal trono e la fulminò con lo sguardo. Serrando la mascella si avvicinò alla ragazza con passo elegante, uniforme e consone alla dignità della sua posizione, alla statura della sua razza e alla magnificenza del suo ordine.

- State attento signore... non sottovalutatela! - sussurrò un Anziano dall'alto del suo seggio.

- L'ho vista personalmente liberare la Bestia e macellare otto cavalieri in altrettanti secondi! - rispose Xavier ridendo. - Conosco il suo potere... abbiamo già giocato insieme, te lo ricordi, vero, Desia? - chiese puntando i suoi verdi occhi sul marchio che spiccava, nero e sinistro, sulla candida pelle della ragazza. - E ricordo che tremavi come una foglia innanzi a me!

Desia ghignò passando le dita sul numero 666.

- Allora avevo solo cinque anni... non sono più una bambina, Xavier! - sibilò velenosa.

La Rosa annullò la distanza esistente tra di loro e la schiaffeggiò.

Il colpo fu ben assestato e per non perdere l'equilibrio la Malfoy dovette aggrapparsi con forza alla balaustra del palchetto.

A quanto pare la barriera funziona solo per me!

Irata puntò i suoi occhi grigi in quelli smeraldo dell'Elfo.

Un rivolo di sangue le colò da un lato della bocca.

Non sai quanto desideri torcerti il collo Lord Xavier! Pensò asciugandosi con le dita il sangue.

- Lord Xavier... sapete di certo fare di meglio! - sibilò sorridendo divertita.

- Vorrei che tu non negassi la tua colpa! - sospirò l'Elfo guardandola con sufficienza. - Lo trovo sempre noioso.

- Dovrei dichiararmi colpevole di una accusa che è solo un mucchio di ipocrite menzogne?

- Non essere seccante! - rispose, stizzito, la Rosa . - Hai accolto nel tuo corpo Belial, e servi la setta di quell'esaltato che si crede un Dio! Sei una Death Eater oltre che un immondo aborto della natura!

- Quindi… come affermavo pocanzi, questo processo è una mera messinscena! Voi avete già decretato la mia sentenza, Xavier! - sibilò la ragazza a denti stretti.

- Come osi rivolgerti a me in questo modo picc ...

- Non intendevo mancarvi di rispetto, ma nutro una particolare avversione nell’essere condannata ingiustamente!

- Ingiustamente? - chiese, ridendo, la Rosa.

- Sì! - rispose lapidaria, Malfoy.

- E i cadaveri che hai lasciato al tuo passaggio? Non sei stata tu ad averne reciso le vite?

- Sì! Ma... non sono io quella che va in cerca di sangue, ma voi! - gridò carica di rabbia. - Ed è naturale che io mi difenda se vengo attaccata. Ci tengo alla mia pelle e se qualcuno vuole farmela io mi difendo!

- Tu non ti difendi, tu massacri!

- Non ho né paura né remore ad uccidere qualcuno se non c'è altro modo per salvarmi. - sibilò contrariata la ragazza. - So che esistono altri modi per rendere inoffensivo qualcuno, ma i tuoi Cavalieri non sono tipi da ritirarsi durante uno scontro, sono abbastanza esaltati da immolarsi per la gloria del Priorato! - snocciolò con enfasi sostenendo lo sguardo accusatore della Rosa.

- Quindi, Xavier, se devo scegliere tra la mia vita e la vita dei tuoi nobili Cavalieri. - un ghigno si disegnò sulle sue labbra. - Beh! Meglio loro che io!

L'Elfo serrò con forza i pugni osservando con rabbia omicida la Malfoy.

Con un gesto della mano fece cenno a Crow di avvicinarsi alla sua persona e, senza distogliere lo sguardo da Desia, disse con voce solenne e autoritaria.

- Desia Mozev Malfoy! Siete accusata di cospirazione, di esercitare stregoneria oscura, fornificazione col demonio e assassinio. La pena è la morte, l'esecuzione sarà immediata e per mezzo del rogo.

Sorridendo malignamente estrasse dal mantello una pietra nera dai riflessi violacei, la punto verso Malfoy e recitò una nenia in lingua elfica.

Immediatamente la barriera di luce che avvolgeva Desia sfrigolò e scariche di energia colpirono in pieno il corpo della ragazza.

Desia urlò, percepiva una miriade di scariche elettriche percorrerle lungo ogni terminazione nervosa generando un dolore fortissimo che si amplificava da solo.

Tutto divenne buio e avvertì la sua anima essere ghermita e risucchiata da quelle tenebre.

"Desia!"

Il grido angosciato Belial nella sua mente fu l'ultima cosa che Malfoy percepì prima di perdere conoscenza.

Lord Xavier sorrise soddisfatto vedendo che l'Incantesimo dell'Oblio aveva avuto effetto. Compiaciuto si voltò verso Crow e, sferrando un calcio nello stomaco della ragazza, ordinò:

- Portatela alla collina sacra e datele fuoco! Prima del sorgere del sole il mondo verrà liberato da questa mostruosità!

 

 

Continua…

Capitolo 14 by Dhesia

Capitolo XIV

Tela di inganno e sofferenza

Parte IV

 

Nel cielo color arancio brillava la luna piena: rossa e sinistra come il resto del paesaggio: una landa fatta di sangue coagulato.

Con la bacchetta protesa innanzi a sé, Draco illuminava il sentiero che stava percorrendo: una sottile striscia di terra (delimitata da rocce acuminate a forma di costole che, dal modo in cui erano allineate tra di loro, creavano una specie di colonnato simile ad una gabbia toracica) sospesa su di un lago di sangue bollente.

Il vento sferzava furiosamente e portava con sé le voci di persone che: urlavano, chiacchieravano, piangevano, ridevano, e tutto simultaneamente.

Draco scrutava circospetto l’ambiente che lo circondava, cercando di capire chi e dove fossero i proprietari di quelle voci ma, ovunque volgesse lo sguardo, poteva solo scorgere rocce dalle forme raccapriccianti e sangue che ribolliva come magma.

Sapeva che era inseguito da qualcosa, un qualcosa pericoloso e letale che non doveva assolutamente raggiungerlo.

All'improvviso fiamme nere si materializzarono dal nulla e Draco sibilò un’imprecazione a denti stretti; ogni via di fuga era sbarrata dal muro di fuoco o dal lago di sangue bollente. Era in trappola!

Il vento e le sue voci cessarono di colpo e il silenzio avvolse tutto con la sua cappa sinistra e soffocante. Draco trasalì e il terrore prese possesso del suo corpo. Con occhi sgranati osservò le fiamme contorcersi fino ad assumere l’aspetto di una creatura meravigliosa e allo stesso tempo terribile che, sorridendo malevola, protese le braccia verso di lui.

- Tu…! – sussurrò, Draco, arretrando di qualche passo.

Draco puntò la bacchetta contro quella creatura alata dalla pelle di un pallore spettrale, i grandi occhi scarlatti dalle pupille di gatto, i lunghi capelli corvini sferzati dal vento e le labbra rosse schiuse in un volitivo sorriso, ma essa spiccò un salto annullando, nella frazione di un secondo, la distanza che li separava, lo disarmò con facilità e lo afferrò con forza.

Draco cercò di divincolarsi ma la stretta della creatura era ferrea.

“Draco, Draco…” sussurrò lasciva e provocante. “ Non puoi sfuggirmi!”

Come una belva assettata di sangue, la creatura si impossessò delle labbra del giovane Malfoy che, a quel contatto, fece appello a tutte le sue forze in un ultimo disperato tentativo di allontanare da sé il demone.

Sì! Il terribile e crudele angelo che lo aveva tormentato durante i suoi incubi e deliri era un demone, e cos’altro poteva essere dato che si stava cibando della sua energia vitale? Draco poteva sentire la sua vita defluire dal suo corpo lentamente, inesorabilmente e non poté impedire che lacrime di frustrazione gli offuscassero la vista.

“Sei mio, Draco!” sibilò la creatura interrompendo il bacio. “Completamente mio!” affermò compiaciuta infilando una mano sotto la maglietta del ragazzo artigliando con forza la Pietra delle Anime che era incastonata nel suo petto.

A quel tocco Draco gridò emettendo un suono straziante ed agghiacciante che non aveva nulla di umano. Un dolore terribile si era propagato dalla zona di tessuto cicatrizzata attorno alla pietra incandescente e si era diffuso in ogni cellula del suo corpo,

La risata sguaiata e crudele della creatura sovrastò il grido di  Draco che, libero dalla sua stretta, si accasciò al suolo con occhi sbarrati.

In un attimo tutta la sua vita prese a scorrergli innanzi agli occhi.

Rivide se stesso bambino tremare innanzi allo sguardo severo del padre che lo rimproverava per i suoi fallimenti.

Avvertì sulla pelle il dolore provocatogli dalle vergate con cui suo padre lo puniva per la sua debolezza e lo plasmava al fine di essere degno del nome del Casato.

Rivide lo sguardo, apparentemente severo e freddo di sua madre; una madre che non poteva permettersi dimostrare l’amore che nutriva nei suoi confronti, che non lo aveva mai abbracciato e non lo aveva mai salvato dalla collera di quell’uomo.

Rivide le sue monotone giornate trascorse tra lezioni di magia nera, pozioni, scherma e strategia di guerra.

Solo… in quella grande e fredda casa, senza qualcuno con cui parlare, senza un amico.

E poi apparve lei, la Mudblood, la sua Mudblood.

Rivide il giorno in cui l’aveva vista per la prima volta al di là della vetrina di Ollivander, intenta ad agitare una bacchetta dopo l’altra.

Aveva un’espressione seria e concentrata che si trasformò in un meraviglioso sorriso che le illuminò il volto quando trovò la bacchetta a lei predestinata, quel sorriso con cui l’ignara Mudblood aveva rubato per sempre il suo cuore.

Rivide ogni istante trascorso ad Hogwarts con lei e le loro schermaglie… Dio quanto amava litigare con lei, stuzzicarla e ammirare le sue espressioni stizzite e contrariate. Draco sentì il suo cuore inondarsi di gioia, adorava tutto di lei: la sua straordinaria intelligenza, il suo coraggio, il suo carattere forte e deciso, la sua lingua tagliente, il suo modo altezzoso di camminare per i corridoi.

Ma la gioia fece rapidamente posto alla frustrazione. 

Lei era solo un'insulsa figlia di Babbani in cui, per puro caso, si era risvegliata la magia.... Una Mudblood!

Il dolore causatogli dalla fatto di non poterla avere accanto perchè inferiore al rango e al prestigio del suo Casato lo avvolse nella sua morsa.

Amava chi doveva odiare e disprezzava se stesso e il mondo a cui apparteneva. L’unica cosa che gli regalava un po’ di sollievo era il riversare il suo odio verso tutti coloro che potevano stare liberamente accanto alla sua Hermione. Rendere un inferno le loro vite e umiliarli era diventata la sua missione.

Poi apparve Voldemort e tutto divenne buio, terribile e spaventoso.

 

***

 

Angel stava assistendo impotente e terrorizzata alla furia con cui Ron ringhiava mentre scagliava, in modo isterico, qualsiasi incantesimo che la sua mente gli suggerisse all'interno della stanza.

Erano passate più di sei ore dalla morte di Ginny, il ragazzo aveva vagato, scortato da Angel, per tutta Londra e solo alle prime luci dell'alba era rientrato alla sede, si era rintanato nella sua stanza e aveva dato inizio a quel putiferio.

La ragazza lo osservava con occhi sgranati, aveva il fiato corto, gli occhi colmi di lacrime, ma la furia che divorava Ron sembrava non dargli tregua.

Gridò, un grido disumano che fece sobbalzare Angel che, tremante, osservava la disperazione soffocante del suo amico.

Poi nemmeno la magia gli era più bastata. Ron aveva cominciato a picchiare le mani nude contro i muri, si era procurato lividi, si era persino spaccato una mano sul vetro dello specchio. Poi, all'improvviso, come era iniziata, la furia del rosso Griffyndor si placò di colpo.

Ron si accasciò a terra e diede sfogo al pianto. Angel si avvicinò silenziosa al ragazzo che, appena fu toccato dalle dita tremanti della sua compagna di casa, sobbalzò e puntò i suoi occhi azzurri, carichi di odio e sofferenza, in quelli di Angel.

Un malessere sordo la sorprese e le mozzò il fiato. Fu come ricevere un pugno alla bocca dello stomaco.

- Ron? - sussurrò a fatica mentre la paura invadeva ogni cellula del suo corpo.

Lui non la sentì e, con una luce omicida che gli brillava negli occhi, si alzò di scatto ed uscì dalla stanza.

Angel fece per seguirlo, ma la valanga di emozioni che aleggiavano ancora in quella camera la sfiancarono.

La testa le girò e sentì le ginocchia cedere sotto il peso del suo corpo. Un coniato di vomito l'assalì e, a fatica si trascinò nel bagno.

Ron divorò i metri che lo separavano dalla stanza di Malfoy; aprì la pesante porta di mogano scuro e fissò il Slytherin, incosciente, nel suo letto.

Hermione scattò in piedi e guardò sconvolta l'amico. Non aveva mai visto Ron in quello stato e ne ebbe paura.

- Ron, mio Dio cosa hai fatto? - sussurrò vedendo le mani escoriate del ragazzo.

Ron posò il suo sguardo omicida verso la ragazza.

- Stai zitta! - le urlò contro. - Come puoi curare quel bastardo? - sibilò puntandole contro la bacchetta.

- Ron, ma cosa?

 

***

 

Desia non voleva restare un minuto di più in quel postaccio, ma qualcosa la teneva in quel luogo, in quella disgustosa e tetra landa di sangue e vento che era il regno di Belial.

Sapeva che era stato il demone a trasportare lì la sua anima eppure non aveva paura.

Dopo la loro ultima brutta esperienza, aveva capito che Belial, nonostante le sue minacce, non aveva alcuna intenzione di farle del male… anzi, in certi momenti il demone sembrava sinceramente preoccupato per lei.

- Ma la prudenza non è mai troppa, no? – sussurrò tra sé e sé guardandosi intorno con circospezione.

All'improvviso, tra le rocce a forma di costole  vide qualcosa che non avrebbe mai immaginato e voluto vedere.

Belial era sdraiato a terra e baciava con ardore il collo di un giovane uomo schiacciato dal suo peso.

Desia ebbe un fremito d'orrore quando riconobbe il ragazzo che Belial stava lascivamente baciando.

- Draco... - sussurrò con voce tremante.

Belial sollevò lo sguardo verso la ragazza e sorrise diabolicamente.

“Adesso è mio!” sibilò vittorioso il demone scomparendo tra le fiamme.

Con il cuore in gola, Desia si lanciò in una corsa disperata verso il fratello, ma prima che potesse raggiungerlo, fiamme nere come la notte lambirono entrambi.

 

Desia si svegliò di soprassalto.

A fatica mise a fuoco il luogo dove si trovava.

Era legata ad un palo attorno al quale era accatastato del legname.

Crow la osservava stringendo un fiaccola che disegnava ombre inquietanti sulla maschera che gli copriva il volto.

Una cinquantina di persone, tra Cavalieri, Druidi ed Anziani, erano disposti a semicerchio davanti a lei.

Belial... sussurrò estendendo la mente verso il piano dove dimorava il demone.

Belial, aiutami!

Il consueto grugnito di insofferenza del demone non risuonò nella sua mente.

Dhesia si sentì agghiacciare.

Belial, ti prego rispondimi...Belial!

Niente, il demone sembrava sordo al suo richiamo.

I Druidi si avvicinarono verso di lei recitando una nenia carica di magia che la investi come una doccia fredda.

Dhesia si guardò attorno spaurita, mentre alcuni Cavalieri davano fuoco al legno accatastato attorno al palo a cui era incatenata.

Belial! Ti scongiuro... aiutami, aiutami!

Gridò disperata mentre il fumo e le fiamme incominciavano a lambirla.

 

***

 

Prima che la ragazza potesse reagire in alcun modo la schiantò.

- Finalmente soli, sporco Death Eater!

Un ghigno soddisfatto deformò il viso del Weasley che, lentamente, si avvicinò al suo nemico.

Lo osservò con rabbia cieca. Draco era pallido, il viso contratto in una smorfia di dolore e il corpo scosso da brividi.

Perché...

Il sangue, alla sola vista dello Slytherin, gli ribollì nelle vene.

Perché lui è ancora vivo? Questo sporco Death Eater è vivo e la mia piccola sorellina... la mia adorata Ginny è morta!

Annullò completamente la distanza che lo separava dal ragazzo che, forse in preda a qualche incubo, stringeva convulsamente le coperte con le dita delle mani e sussurrava parole sconclusionate.

Perché... perché lei è morta e lui, un maledetto assassino, vive? Non è giusto!

Come animate da una propria volontà, le mani del Gryffindor si protesero verso il collo di Malfoy.

Muori!

Le dita si serrarono con forza intorno alla gola dello Slytherin che, aprì di scatto l'occhio non bendato fissando, terrorizzato, il suo assalitore.

Ron strinse con maggiore forza la sua morsa attorno allo Slytherin che, agonizzante, boccheggiava e si dimenava sotto la stretta mortale del Gryffindor.

- FERMATI RONALD!

Lupin si precipitò nella stanza e afferrò il ragazzo.

Draco, ansimando, si portò una mano al collo e tossì convulsamente.

- Lasciami! Lasciami! - gridava Ron fissando con odio lo Slytherin che, terrorizzato, si rannicchiava il più possibile contro la parete cui era appoggiato il suo letto.

- Calmati, Ronald! Cosa diavolo avevi intenzione di fare, eh? - gridò Remus riuscendo, a fatica, a trattenere la furia del ragazzo che lottava per liberarsi dalla morsa delle sue braccia.

- Deve morire! Quel maledetto Death Eater deve morire! - le lacrime gli offuscarono la vista. - E' colpa sua se Ginny è morta! È colpa di quel maledetto! Lei è morta e lui è vivo! Non è giusto! Non è giusto!

Le grida attirarono anche gli altri abitanti della casa.

Molly guardò con muta comprensione il minore dei suoi figli che piangeva disperato tra le braccia di Remus.

Fred, George, Bill, Fleur e Arthur, osservavano la scena in silenzio. Sui loro visi si poteva leggere chiaramente che anche loro, inconsciamente,  consideravano lo Slytherin colpevole della morte della ragazza, mentre Najin, correva ad assicurarsi delle condizioni di Hermione.

Harry accecato dall’ira si avvicinò con fare minaccioso al rosso.

- Ron! - ringhiò.

Il ragazzo alzò lo sguardo verso l'amico che, lo afferrò per il colletto del maglione e gli sibilò a due millimetri dalla faccia:

- Che diavolo volevi fare, eh? - gli occhi di giada erano rilucenti di ira.

Ron abbassò lo sguardo rendendosi conto di quello che stava per fare.

- M... mi spiace io... - poi il suo sguardo si rifece duro.

- No! Non è vero! Quello merita solo di morire è colpa sua se Ginny è morta! - urlò indicando il ragazzo che, con le ginocchia rannicchiate al petto, scrutava i presenti con terrore.

- Ed è anche colpa tua! - ringhiò Ron verso Harry. - Se tu non avessi avuto l'insensata idea di salvare il culo a quella Serpe ora Ginny sarebbe ancora tra noi!

Odio, solo odio trapelava negli occhi del rosso Gryffindor; Harry tremò di rabbia e lasciò la presa.

- Fuori! - sibilò Harry. - Tutti fuori da qui! - gridò battendo un pugno contro la parete.

Lupin afferrò Ron per un braccio e lo trascinò fuori.

Najin stava aiutando Hermione ad alzarsi ma Harry le si avvicinò e, poggiandole una mano sulla spalla le sussurrò:

- Lei può restare! - la sua espressione non ammetteva repliche e Najin uscì mestamente dalla porta, chiudendosela alle spalle.

Una volta soli, Harry aiutò Hermione a sedersi sulla poltrona vicino alla finestra, la ragazza era ancora intontita per lo schianto, ma stava bene.

Poi, lentamente, si avvicinò a Draco che, ancora scosso, tremava incontrollatamente.

Con fare paterno lo aiutò a ristendersi sul letto.

- Potter... - sussurrò lo Slytherin mentre Harry gli rimboccava le coperte. - E' colpa mia!, è colpa mia! - singhiozzò il ragazzo portandosi le mani al volto. - Tutti quelli che mi stanno accanto muoiono... è colpa mia! Sono una assassino, un assassino! - la voce era rotta dal pianto.

Harry guardò il giovane ragazzo cercare di nascondersi al mondo con quell'infantile gesto di coprirsi il volto con le mani.

Il Marchio spiccava scuro sulla pelle candida dello Slytherin, era percorso da graffi e tagli, quelli che Malfoy si era fatto in quei giorni di delirio in cui aveva cercato due volte di suicidarsi.

Harry non aveva dimenticato l'espressione apatica e lo sguardo spento e vuoto con cui il Malfoy fissava il braccio marchiato prima di dare in escandescenza.

Quante volte Hermione lo aveva chiamato per aiutarla a tenerlo fermo mentre si graffiava il braccio marchiato fino a farlo sanguinare?

Ne aveva perso il conto.

Spostò lo sguardo sulla ragazza seduta sulla poltrona; Hermione era sfinita, profonde occhiaie le segnavano il viso stanco e tirato.

Da quanto tempo non riposa e non mangia come dovrebbe? Si chiese sospirando.

Da quando erano tornati dalla missione Hermione non aveva lasciato per un solo istante il capezzale di Malfoy, un po' per motivi personali della ragazza che lui non riusciva a comprendere, un po' perché lo Slytherin si faceva toccare solo da lei.

Gli vennero in mente le lunghe veglie che Hermione faceva al suo capezzale per calmandolo quando, delirante per la febbre o per gli incubi che ancora adesso affollavano i suoi sogni, urlava e piangeva.

Quante volte era entrato in quella stanza e aveva trovato Draco rannicchiato in un angolo che, ripiegato su sè stesso, mormorava che era sporco, che era un mostro, mentre Hermione, sorridendogli dolcemente, abbracciandolo amorevolmente gli sussurrava che non era vero e che tutto era finito, che lui era al sicuro e che nessuno gli avrebbe mai fatto del male.

Il ragazzo arrogante che per anni aveva tormentato lui e i suoi amici era scomparso e al suo posto c'era un ragazzo spaurito che malediceva sé stesso e che sobbalzava, terrorizzato, ad ogni minimo rumore.

Grazie alla sua spia, infiltrata tra i Death Eaters e il Priorato, Harry aveva scoperto che Dhesia era stata marchiata da Voldemort e che, dopo un'azione dei Death Eaters a cui aveva partecipato, era stata catturata dal Priorato e condannata a morte.

Quell'ultima notizia aveva non poco turbato Harry in quei giorni in cui Ginny combatteva tra la vita e la morte, ma il suo informatore lo aveva rassicurato sostenendo che la Malfoy non correva pericoli e che presto lo avrebbe ricontattato per informarlo del luogo in cui l'avrebbe condotta una volta liberata dalla sua prigionia.

Harry avrebbe voluto informare della cosa Draco, fargli leggere le lettere che Blaise gli aveva spedito, ma non era quello il momento adatto, Draco era troppo scosso e non voleva turbarlo ulteriormente, nè dargli false speranze qualora le cose non dovessero risolversi al meglio.

Dumbledore e Sirius gli avevano parlato del Priorato, dei loro metodi e della loro tenacia, ed era consapevole che era più facile fuggire da Azkaban e ai suoi Dementors, che dalle grinfie del Priorato di Sion.

Osservando i segni rossi attorno all'esile collo dello Slytherin, Harry rabbrividì ripensando a Ron e alla sua azione sconsiderata.

Capiva quello che provava, il dolore di Ron era anche il suo dolore; lui amava Ginny e la sua anima era distrutta.

Un'altra persona cara e profondamente amata gli era stata strappata con forza; ma Ron non avrebbe dovuto comportarsi in questo modo, non era stata colpa di Malfoy se Ginny era morta.

La colpa è solo mia, solo mia! Se fossi stato più capace, Ginny non sarebbe morta... e nemmeno Sirius e Dumbledore!

Ron era così sconvolto che sicuramente avrebbe tentato nuovamente di farla pagare allo Slytherin. Lo considerava responsabile di molte cose: della morte di Dumbledore, dello stato in cui si trovava ora Bill ed ora anche della morte di Ginny.

Draco non poteva restare a Grimmauld Place, tutti lo ritenevano colpevole e vedevano in lui solo uno sporco Death Eater, doveva andare via da lì, per la sua sicurezza e la serenità di tutti... almeno fino a quando il tempo non avrebbe fatto vedere le cose con il giusto punto di vista, scevro da ogni rancore e pregiudizio.

Più tardi avrebbe parlato con Moody, la McGonagall e Remus per trovare una soluzione appropriata alla situazione, almeno fino a quando Malfoy non si fosse ripreso e fosse stato in grado di difendersi da solo. Fino ad allora era meglio tenere la maggiore distanza possibile tra lui e i Weasley.

- Non è stata colpa tua se lei è morta, Malfoy. - sussurrò dolcemente Harry chinandosi sul ragazzo.

Hermione, sprofondando nella poltrona, osservò la scena sorridendo stancamente.

Harry è davvero un ragazzo speciale. Pensò chiudendo gli occhi.

Era stanca e preoccupata. Sospirò mentre riapriva gli occhi per guardare l'irreale scena di un Harry che consolava con fare paterno il suo più acerrimo rivale.

- Perdonatemi! - sussurrava, intanto, tra le lacrime lo Slytherin mentre Harry continuava ad accarezzargli dolcemente la testa.

Hermione osservava la mano con cui Harry accarezzava il capo in modo maldestro ed inesperto.

Era davvero tenero il modo in cui tremava l'altra mano su cui aveva caricato tutto il peso per non aderire e schiacciare col suo peso il corpo del ragazzo.

I rintocchi dell'orologio echeggiarono nel silenzio della stanza, Hermione si alzò stancamente e si avvicinò al letto di Draco; prese la pozione per la cicatrizzazione delle ferite, la versò nel bicchiere poggiato sul comodino. Poi, mettendo una mano sulla spalla del Griffyndor, sussurrò:

- Harry, è l'ora della pozione di Malfoy.

Harry si alzò e fece spazio alla ragazza che, con un sorriso dolcissimo, scansò le mani dal viso di Draco.

Il ragazzo la fissò con una strana espressione e, sotto il dolce tocco della sua mano, si calmò completamente e, mentre Hermione gli sollevava dolcemente la testa per somministrargli meglio la pozione, Harry uscì dalla stanza.

Doveva parlare con Remus e doveva farlo subito.

 

Continua…

Capitolo 15 by Dhesia

Capitolo XV

Tela di inganno e sofferenza

Parte V

 

 

Le fiamme illuminavano sinistramente la bianca maschera di Blaise che, serrando con forza i pugni, osservava, silenzioso, il fuoco divorare rapidamente lo spazio che lo divideva dalla giovane Malfoy.

Avanti... libera il demone Desia!

Si sentiva impotente innanzi allo sguardo terrorizzato della ragazza i cui occhi erano sbarrati e, per quanto la pupilla era dilatata, risultavano neri alla luce del fuoco. Sebbene sembrasse impossibile, il viso suo volto era ancora più pallido del solito e distorto da un'espressione di puro orrore.

- BELIAAAL!!! - urlava, dimenandosi come una furia.

Belial aiutami!

Le lacrime scendevano sulle guance annerite dalla fuliggine mentre il suo cuore era raggelato dalla paura per l'ostinato ed innaturale silenzio del demone.

Non era mai accaduto prima che Belial ignorasse il suo richiamo, anzi, ogni volta che ne richiedeva l'aiuto il demone accorreva immediatamente e non smetteva un attimo di rinfacciarle l'aiuto fornitole; adorava farla sentire in debito e tormentarla riempiendo la sua mente con i suoi borbottii e frecciatine.

Ora quel silenzio l'atterriva, senza Belial non sarebbe riuscita a cavarsela in questa situazione disperata.

L'aria era sempre più irrespirabile, il fumo le seccava la gola e respirava a fatica tra un singhiozzo e un colpo di tosse. I polmoni sembravano bruciarle e cominciava ad avvertire il calore delle fiamme sulla pelle.

Ancora pochi minuti e le fiamme l'avrebbero raggiunta trasformandola in una torcia umana.

Morirò! pensò puntando i suoi occhi verso Crow supplicandolo silenziosamente di aiutarla.

Blaise non riusciva più a mantenere la calma, né a sostenere lo sguardo supplichevole e terrorizzato della Malfoy.

Non riusciva a capire perché si ostinasse a non richiamare il demone.

L'aveva vista muovere le labbra ma i canti e la musica dei bardi e dei chierici ne avevano coperto la voce.

Portò la mano sotto il mantello e afferrò la sua bacchetta.

Attento a non farsi vedere dai suoi compagni la fece sporgere appena tra le pieghe del mantello e la puntò verso la ragazza.

Legilimens!

Con sua sorpresa riuscì a penetrare nel primo strato della mente della ragazza, sapeva che il fatto di esserci riuscito, di aver varcato la mente di un Occlumante naturale come lo erano solo i Malfoy era sinonimo dell’instabilità mentale della ragazza dovuta al terrore e quindi molto pericoloso, ma era l'unico modo che aveva per comunicare con lei. Sapeva che se avesse tentato di leggerle le mente lei lo avrebbe respinto e quindi avrebbe dovuto trasmetterle immagini che rispecchiassero i pensieri che voleva comunicarle. Appena cercò di proiettare i suoi pensieri, Blaise fu duramente attaccato dalla mente impaurita e confusa di Desia

Il terrore la governava e la sua mente appariva come un turbine di follia e caos.

Blaise fu colpito da scariche elettriche e avvertì un dolore lancinante alla testa come se una morsa infuocata volesse stritolargli e incenerirgli il cervello.

Vacillò sotto quegli attacchi sempre più rapidi, precisi e dolorosi, ma non desistette dal suo obiettivo e, con astuzia ed ostinazione, aggirò e abbatté ogni ostacolo o trappola che la mente della ragazza ergesse contro la sua intrusione.

Per calmarla, il ragazzo iniziò a proiettare immagini di grandi distese erbose accarezzate dal gentile vento primaverile.

I suoi sforzi, dopo un duello che parve eterno allo Slytherin, furono premiati. La mente di Desia iniziò a stabilizzarsi ed ad accettare l'intrusione rispondendo, a quelle immagini di serenità, inserendo nei paesaggi stormi di corvi che volavano nel limpido cielo azzurro.

A quella vista Blaise si rilassò e rimandò l'immagine di un corvo che planava nella raduna e assumeva le sue sembianze.

Immediatamente apparve nella raduna una fitta nebbiolina che si trasfigurò nella ragazza. Desia lo guardò e distese le braccia verso di lui.

A quel gesto ogni contatto visivo con la Malfoy cessò e Blaise fu avvolto da una luce accecante che gli ferì gli occhi.

Quando la sua vista si abituò alla luce bianca si ritrovò in una stanza dalle pareti, soffitto e pavimento di un bianco asettico e traslucido. Al centro della sala, immobile come una statua di marmo, Desia continuava a scrutarlo severamente.

Il suo esile corpo era fasciato da una candida tunica di lino che scendeva morbido sulle sue forme.

Ha eretto le sue barriere e ha creato uno spazio neutro per evitare che io tenti di invadere la sua privacy... è davvero eccezionale!

Pensò Blaise con ammirazione mentre il suo sguardo indugiava su quella enigmatica ragazza che, sotto quella luce accecante sembrava quasi inumana... una visione, un miraggio.

- Perché non richiami Belial, Desia! - sussurrò con voce riverente, come se avesse paura di rivolgerle la parola.

- Non posso! - rispose la ragazza con occhi afflitti. - Belial non risponde al mio richiamo.

- Come sarebbe a dire che non risponde al tuo richiamo? - chiese avanzando verso la Malfoy che sorrideva amaramente.

- Mi ha abbandonato, Crow... preferisce morire piuttosto che continuare a vivere prigioniero di questo corpo!

Un ghigno si allargò sulle sue labbra e uno scintillio malizioso brillò nei suoi occhi grigi. - Anche se in realtà, non credo che "lui" possa morire veramente. Forse… grazie alla morte fisica della sua prigione di carne, ritornerà nella sua dimensione e sarà nuovamente libero di reincarnarsi nel suo corpo demoniaco.

Blaise annullò completamente la distanza che li separava e l'abbracciò con trasporto.

- Non posso permettere che tu muoia, Desia. Ho giurato a Draco e a me stesso che ti avrei protetto, e lo farò! - la voce dello Slytherin era dura e solenne. - A costo di mettere a ferro e fuoco il Priorato estirpando il mondo di ogni suo membro!

- No! - urlò Desia liberandosi dall'abbraccio del Cavaliere. - Non voglio mettere la tua vita in pericolo, Crow!

Blaise si perse per un instante negli occhi severi di Desia, poi, stringendola nuovamente a sé, le sussurrò dolcemente: - Se non faccio subito qualcosa morirai... stai già morendo, le fiamme non ti hanno ancora raggiunto ma il fumo ti sta soffocando.

Preso dalla rabbia e frustrazione si allontanò dalla ragazza e iniziò a passeggiare nervosamente in circolo imprecando sommessamente.

- Ma certo! - gridò fermandosi di colpo. - Il vento!

- Cosa? - chiese Desia fissando interrogativa il ragazzo.

- Il vento, Desia! Richiama gli spiriti che governano il vento, tu puoi farlo!

Rispose afferrando la ragazza per le spalle.

- Anche se in potenza minore, sicuramente anche tu puoi richiamare gli spiriti governati da Belial. - continuò con voce entusiasta.

- No! Non credo di esserne in grado, Crow... io...

- E invece sì!

Desia lo guardò con occhi interrogativi.

- Ricordi quando sei stata catturata? Ricordi l'orrore che provavi vedendo i Death Eaters trucidare quei poveri Babbani innocenti?

Desia si rabbuiò e distolse lo sguardo. - Cosa centra questo con la possibilità di richiamare gli Spiriti degli Elementi, Crow? - chiese con voce atona priva di ogni emozione.

Blaise comprese che per lei ricordare quella notte era molto doloroso.

Quanto era simile a suo fratello Draco che, quando qualcosa lo addolorava o feriva, assumeva un atteggiamento freddo e distaccato mentre la voce perdeva ogni espressività.

- Desia - sussurrò dolcemente. - So che non è un ricordo piacevole da riportare alla mente ma devi ricordare! Quando stavi assistendo a quel massacro hai richiamato il vento, non ne eri cosciente, ma lo hai fatto quindi...

- Quindi sono potenzialmente in grado di richiamare gli spiriti fedeli a Belial anche da sola? - terminò per lui Desia.

- Sì! - le rispose Blaise prendendole il viso tra le mani.

- Concentrati... e scatena l'inferno! So che è difficile farlo nella posizione in cui ti trovi, ma fai vedere a quegli esaltati di che pasta è fatto un Malfoy! - la voce di Zabini tradiva orgoglio e affetto.

Desia ghignò. - Oh! Assaggeranno sulla loro pelle cosa significa avere per nemico un Malfoy.

Rapida la ragazza cinse con le braccia il collo di Crow e scoccò, sulle fredde labbra della sua maschera, un lieve e fugace bacio.

- Lasciami andare ora... - sussurrò la ragazza dolcemente. - Ritira la tua mente.

Blaise obbedì e ritirò la sua mente da quella di lei. Il distacco dalla ragazza lo fece sentire incompleto, voleva riprendere il contatto ma in una frazione di secondo era di nuovo davanti al rogo che illuminava la notte a giorno.

Gli girava la testa e a fatica riuscì a stabilizzare i suoi sensi. Ancora con gli occhi annebbiati cercò quelli di Desia.

Quello che vide lo rilassò completamente, ora non vi era più terrore in essi, ma brillavano del fuoco del coraggio e della determinazione.

Blaise poteva leggere il terribile sforzo di concentrazione che Desia stava compiendo per richiamare gli spiriti degli elementi.

Il sudore brillava come rugiada sulla pelle marmorea della ragazza, le bionde sopracciglia corrucciate per la concentrazione, il volto imperscrutabile.

Il cielo rombò, le nubi cominciarono a radunarsi celermente sul luogo dell'esecuzione, e mentre l'aria si caricava di umidità, il vento iniziò a soffiare sempre più forte.

I cavalli, spaventati, iniziarono a nitrire e a scalpitare, i Cavalieri del Priorato si guardavano agitati il cielo mentre i Bardi e i Druidi intensificavano i loro canti e incantesimi.

Il vento si stava trasformando in un turbine mentre le nubi venivano squarciate dai fulmini e illuminavano, ad intermittenza, il viso della ragazza deformato da un ghigno selvaggio che le dava un aspetto inquietante, terrificante.

Sei un portento ragazza mia!

Pensò Blaise sorridendo soddisfatto, un sorriso che gli morì sulle labbra quando si accorse del sangue che colava dalle orecchie, occhi e angoli della bocca della Malfoy.

- Ma cosa? - sussurrò con voce tremante.

Desia sgranò gli occhi e alzò di scatto il viso verso il cielo.

Un grido disumano uscì dalle sue labbra mentre la pioggia si riversava fitta e fredda dal cielo sulla terra.

I canti cessarono e furono sostituiti da grida di orrore quando i fulmini si scaricarono al suolo incenerendo i nemici della ragazza che, terrorizzati, fuggivano cercando di salvarsi la vita.

Blaise non si mosse dalla sua posizione, fissava sconvolto gli occhi grigi, sbarrati e fissi nel nulla, di Desia.

Un fulmine si scaricò a pochi metri dallo Slytherin che avanzava verso il patibolo combattendo contro la furia degli elementi per raggiungere la ragazza.

Blaise urlava il suo nome ma Desia era come in trance, non rispondeva al suo richiamo e gli spiriti da lei richiamati, ormai privi di ogni controllo, scatenavano furiosamente la loro forza.

Con la magia il ragazzo creò uno scudo per proteggersi dai fulmini e riuscì a raggiungere la Malfoy incolume.

- Desia... Desia! - gridava mentre la liberava dal palo cui era incatenata.

- Desia ti prego rispondimi, Desia!

Blaise era terrorizzato, la ragazza era fredda come un morto e il colorito ceruleo faceva risaltare il sangue scarlatto che ne imbrattava il viso.

Mio Dio! Non immaginavo che potesse accadere una cosa del genere! Sono uno stupido! Dovevo immaginarlo invece... Vitious ce lo ripeteva sempre a lezione:

"- Sono rarissimi i maghi in grado di usare la magia privi dell'ausilio delle bacchette, e in ogni caso tali maghi lo fanno solo in situazioni disperate, situazioni di vita o morte perché non è facile controllare la magia senza incanalarla in un unico punto.

Le bacchette sono incalanatori del potere magico che è all'interno del corpo di ogni mago e gli permettono di controllare la magia senza rischiare di venire consumati da essa..."

Blaise abbracciò con forza la ragazza stringendosela al petto mentre la pioggia scivolava sulla sua maschera come lacrime.

Ed io l'ho spinta a richiamare gli Spiriti degli Elementi della natura condannandola quasi a morte! Come ho potuto farlo! Belial è come una bacchetta per lei, senza i suoi poteri lei non è in grado di controllare un potere più grande della stessa magia che alberga nel suo corpo.

Maledicendosi l'avvolse col suo mantello e si Smaterializzò.

 

***

 

Prima di chiudere la porta Harry osservò, sulla soglia, ancora per un po' la sua amica e lo Slytherin.

Malfoy era completamente rilassato ora e sorrideva sereno ad Hermione che, ridendo a qualche battuta fatta dal ragazzo, gli accarezzava dolcemente la testa.

Era strano vederli così come se fossero da sempre amici.

Nemmeno con me o Ron è mai stata così affettuosa ed espansiva. È sempre stata restia al contatto fisico, ma con lui non si ritrae imbarazzata, anzi... lo cerca.

Pensò Harry con un brillio malizioso negli occhi.

È diventato così naturale per lei stargli accanto che nemmeno se ne rende conto... sembrano due sposini che si scambiano effusioni e coccole.

Ghignò e chiuse silenziosamente la porta per non disturbarli. Quella scena gli aveva messo il buon umore e, soddisfatto, scese le scale con ancora il sorriso sulle labbra.

Ho materiale davvero interessante da usare contro quella Serpe! Non vedo l'ora di prenderlo in giro quando si sarà rimesso: il mister Draco-io-le-Mudblood-me-le-mangio-a-colazione-Malfoy che amoreggia con il maggior rappresentante della categoria e pure Gryffindor.

Sghignazzò ripensando ad Hermione che si prendeva cura in un modo così amorevole del rampollo di casa Malfoy, eppure, stranamente, la cosa né lo stupiva né lo infastidiva.

Certo il modo in cui la sua amica si dedicava allo Slytherin era strano.

Non che in passato Hermione avesse mai odiato Malfoy per il suo comportamento arrogante e derisorio nei suoi confronti, ma non aveva mai mostrato di provare interesse nei suoi confronti, a parte quelle volte in cui Harry, con le sue ossessioni, la costringeva a farlo.

O forse no? Al terzo anno si era preoccupata quando Fierobecco lo aveva ferito e le aveva dato fastidio il fatto che Malfoy provasse piacere nella morte dell'Ippogrifo. Quel gancio sinistro con cui gli aveva rotto il naso era passato alla storia di Hogwarts.

Pensò sorridendo divertito.

Possibile che? No, dai... eppure Malfoy da allora, nonostante rimanesse il solito stronzo e razzista, non era stato più molto duro con lei. Alla Coppa Mondiale di Quidditch l'aveva addirittura messa in guardia sul pericolo che correvano i Babbani... no! È assurdo! Se si è comportato in modo meno cattivo è solo perché aveva paura che Hermione gli potesse di nuovo rompere il naso e che si vantasse della cosa in giro rovinandogli la piazza... anche se Hermione non l'avrebbe mai fatto.

Eppure... su Harry! Qualunque cosa sia sono affari di Hermione; e se le piacciono i furetti platinati sono fatti suoi. In fondo, molto infondo, Malfoy non è malvagio, è solo una delle tante vittime degli avvenimenti di questa età incerta ed oscura di guerre e lutti.

Immediatamente la sua mente tornò a Ginny.

Comunque, non ci sono dubbi che Malfoy potrà rivelarsi un buon alleato in futuro. Dopotutto è stato addestrato per diventare un Death Eater ed avere una persona nell'Ordine che conosce alla perfezione il modo di pensare ed agire dei nostri nemici... beh! Tanto meglio per noi.

Pensò cercando di scacciare il dolore che si stava risvegliando.

Bastava un niente, persino osservando un punto insignificante del pavimento lei tornava prepotentemente alla sua mente assieme al rimorso, la colpa e la rabbia.

Scese velocemente gli ultimi gradini, passò davanti al dipinto della signora Black che, con sua immensa gioia , era coperto ed Harry aveva potuto risparmiarsi l'abituale lamentela e sequela di maledizioni che la "Signora", ogni volta che malauguratamente qualcuno si trovava a passare nei pressi del suo dipinto, sibilava velenosa.

Prima di entrare nel salotto, non poté fare a meno di fermarsi davanti alla Stanza Verde e di osservare le pareti con, affrescato, l'albero genealogico dei Black.

Sirius...

Non poteva non rattristarsi ogni volta che vedeva quell'affresco. Avevano provato ogni incantesimo possibile, oltre alla forza fisica, per staccarlo dalla pare, ma non c'erano riusciti.

Lentamente si avvicinò alla parete e accarezzò con le dita il punto in cui il nome del suo padrino era stato cancellato.

Nemmeno il tuo nome mi resta... Spostò gli occhi sul punto in cui la casata dei Black e dei Malfoy si incrociavano.

Scritti in oro rilucevano i nomi di Lucius e Narcissa Malfoy. Accanto al nome della donna vi era comparsa una croce, un simbolo che compariva accanto a tutti i nomi di coloro che erano morti. Anche accanto al nome cancellato di Sirius ve ne era una.

Tornò ai nomi dei Malfoy e serrò gli occhi per la rabbia. Non se ne era accorto prima ma anche il nome di Draco Malfoy era stato cancellato.

A quanto pare per un Malfoy è più importante l"Onore di famiglia" che la vita di un figlio!

Serrò nervosamente i pugni osservando quel pezzetto di stucco raschiato sotto i nomi dei coniugi Malfoy.

Come può un genitore fare una cosa del genere ad un figlio? Voldemort è così importante per lui da sacrificare la sua famiglia? Già Voldemort... Pensò mentre una smorfia di disgusto si dipingeva sul suo volto.

Se voglio sconfiggerlo una volta per tutte devo prima risolvere la questione degli Horcrux !

- Potter?

La voce della McGonagall fece leggermente sobbalzare il ragazzo che non si era accorto della donna scivolategli silenziosa al suo fianco.

- Professoressa cosa c'è? - chiese notandone l'espressione preoccupata.

- Seguitemi, signor Potter, dobbiamo parlare di cose importanti. Abbiamo scoperto cosa aveva in mente di fare Voldemort con il signor Malfoy.

Harry si incupì. - Di sicuro niente di buono, né per Malfoy né per noi! - la voce era quasi un ringhio minaccioso.

- Infatti. - rispose la donna invitandolo a seguirla. - Ringraziamo il cielo che l'incantesimo non sia riuscito o non avremmo più avuto la possibilità di fermare quel pazzo, ma non è solo di questo che dobbiamo parlarvi.

La McGonagall aprì la porta che dava al piccolo studio dove erano solite svolgersi le riunioni più segrete dei membri anziani dell'Ordine e a cui lui, Hermione, Ron e i suoi fratelli non erano soliti assistere.

Come era strano entrare in quel luogo senza più trovarvi il sorriso benevolo di Dumbledore e le urla litigiose di Sirius con Snape a dargli il benvenuto.

Al pensiero dell'ex professore di pozioni, Harry sentì il sangue ribollirgli nelle vene.

Solo Fanny era, come sempre, al solito posto e quando lo vide entrare lanciò un acuto e vivace fischio di benvenuto, porgendo il collo nella sua direzione avida delle carezze che da lì a poco il ragazzo le avrebbe fatto. Ed Harry non la deluse. Dolcemente fece scorrere un dito lungo il collo della fenice partendo da sotto il becco fino alle piume del collo e viceversa. Fanny abbassò il tono del suo verso mostrando di gradire le attenzioni del giovane Gryffindor.

- Harry, siedi per favore. - la voce di Remus era leggermente incrinata. Harry si sedette e prese dal vassoio uno dei biscotti al cioccolato che il licantropo gli porgeva. Minerva, invece, si sedette accanto a Moody e lesse con attenzione qualcosa su una pergamena che l'Auror gli stava porgendo.

- Come sta Ron? - chiese a Remus prendendo un altro biscotto.

- Adesso sembra tranquillo. Fleur gli ha fatto bere una pozione rilassante, ma non è per parlare di lui se ho indetto questa riunione privata, Harry.

Harry guardò con apprensione l'ex professore. - E' per via di Voldemort? - chiese indurendosi in viso.

Remus annuì mentre Moody metteva sotto il naso del ragazzo una pila di pergamene con strani segni sopra.

- Cosa sono? - chiese prendendo una delle pergamene tra le mani.

Non riusciva a leggere nulla, per lui erano solo una sequela di scarabocchi privi di senso. Picchiettando le dita sul tavolo pensava che sicuramente Hermione avrebbe capito subito di che cosa si trattava e in che lingua, sempre se fosse una lingua, fossero state scritte.

- Elfico oscuro, Harry! – rispose indignato. – e non credo che non si insegnano più certe materie ad Hogwarts… credo proprio che non ti sei applicato con le lingue magiche antiche, eh Harry? - gracchiò, sorridendo Moody mentre sorseggiava il suo te. – Prendi ripetizioni dalla signorina Granger perché le lingue antiche del nostro mondo e delle razze che lo popolano sono una conoscenza che per un Auror è fondamentale possedere.

Harry arrossì, non amava particolarmente lo studio e, a parte Difesa contro le Arti Oscure, non si era mai applicato tanto.

- Questi, Harry, sono documenti antichissimi. - rispose la McGonagall passando al ragazzo un inquietante volume nero.

- Scritte in una lingua antichissima. La lingua dei Drow, gli elfi oscuri. A differenza degli elfi domestici e dei nobili elfi alti dei boschi sono creature devote all'oscurità e alla magia nera. Adorano l'intrigo, la guerra e l'infliggere la morte più dolorosa alla loro vittime.

Harry guardò meravigliato la professoressa. Non immaginava che esistessero diverse razze di elfi e da quella descrizione non avrebbe mai voluto imbattersi in una creatura del genere.

Guardò con diffidenza il corposo volume dalla copertina nera sulla quale pulsavano stranio segni color del sangue.

- Se fossi in te non lo aprirei, a meno di non pronunciare le parole che pulsano sulla copertina. - suggerì Moody.

Harry lo guardò storto mentre l'occhio magico dell'Auror ruotava freneticamente nella sua orbita.

- Zyhadij mel khaaq wuhuk... è la parola d'ordine. - aggiunse ghignando.

Harry pronunciò la parola e il sigillo che lo chiudeva si dissolse in una nebbiolina verdognola aprendosi di scatto e, dopo aver autosfogliato le pagine da solo, si bloccò.

Harry osservò perplesso la pagina che il libro aveva scelto di mostrargli e aggrottò i sopraccigli focalizzando la sua attenzione sull'inquietante illustrazione dove due uomini, uno incatenato e coperto di sangue e uno con una pietra rossa tra le mani innalzata verso una luna piena, si scambiavano le anime.

- Mio Dio è questo che aveva in mente Voldemort? - chiese puntando i suoi verdi occhi verso Remus.

- Sì! - rispose il licantropo srotolando sul tavolo un paio di pergamene scritte di suo pugno. - Si tratta di un incantesimo aberrante, Harry. È la Quarta maledizione senza perdono, il Transfer.

Harry sbarrò gli occhi per lo stupore.

- Come la quarta? Ma non erano tre le maledizioni senza perdono?

-No, Harry! In realtà sono cinque le maledizioni senza perdono: il Trasfero o Transfer e L'Animam Edere conosciuta come la Cancellazione dell'Anima, maledizioni ancora più terribili e distruttive dell'Avada. - rispose Remus fissando un punto imprecisato della parete davanti a sé.

Sia Moody che la McGonagall annuirono alle parole di Lupin e rimasero in silenzio aspettando che il licantropo continuasse con la sua spiegazione.

- Il Trasfero è l'incantesimo che permette di trasferire totalmente o anche in parte, la propria anima all'interno di oggetti o di creature viventi.

- Quindi Voldemort voleva fare di Malfoy un Horcrux? - chiese Harry sbiancando in volto.

- Sì, è l'incantesimo che Voldemort ha utilizzato per creare i suoi Horcrux, ma quello che aveva in mente di fare con Malfoy era qualcosa di peggio, Harry. Ma per capire perfettamente cosa voleva creare Voldemort devo prima spiegarti in cosa consiste la Maledizione dell'Animam Edere.

L'uomo si alzò e si diresse alla finestra aprendo le pesanti tende verde smeraldo. Rimase per un po' in silenzio a rimirare la pioggia che batteva sui vetri, come se cercasse le parole più adatte per illustrare quel mostruoso procedimento.

- Essa è la somma delle maledizioni Imperius, Cruciatus e Avada. Tortura incessantemente chi ne viene colpito, costringe a fare quello che non si vuole e, sebbene non uccide, è come se lo facesse e chi ne viene colpito preferirebbe mille volte la morte a quella non vita.

Remus si voltò verso Harry e lo fissò negli occhi.

- Vedi Harry questo incantesimo rinchiude l'anima della persona che ne viene colpita in una specie di limbo e la sostituisce con un io artificiale generato dal lato più oscuro di sé stesso amplificato dal lato oscuro di chi lancia questa maledizione.

- Non capisco... - lo interruppe Harry guardandolo ancora più pallido e confuso.

- Se, per esempio, Neville venisse colpito da questa maledizione e a lanciarla fosse stato qualcuno come Bellatrix, il nostro timido, impacciato, generoso e gentile amico diventerebbe tutto l'opposto di quello che in realtà. Questo perché l'incantesimo amplificherebbe il lato oscuro di Neville, lato che tutti possediamo in misura più o meno accentuata, a cui si sommerebbe il lato più folle e crudele di Bellatrix.

Harry tremò spostando lo sguardo dalla McGonagall a Moody come a chiedere se fosse tutto vero. Il silenzio dei due adulti lo raggelò.

- Mio Dio... Voldemort voleva generare una copia di se stesso? Una copia ancora più spietata e crudele dell'originale? - chiese Harry a Remus che lo guardava in un modo imperscrutabile. - Un attimo! - continuò Harry grattandosi la testa perplesso. - Ma se si diventa la persona contraria a quella che si è Malfoy sarebbe diventato gentile e altruista, no?

Lupin sorrise in modo enigmatico.

- Se tutto fosse andato come doveva Malfoy sarebbe diventato ancora più crudele di Voldemort.

- Cosa? Ma è orribile! - rispose il ragazzo sempre più confuso e disgustato.

- Lo so Harry... E' la maledizione più orribile che si può lanciare su una persona, ma lo diventa ancora di più se è unita al Trasfero.

Harry impallidì ancora di più e scatto in piedi tremando come una foglia sferzata da venti violenti.

- Allora Voldemort ha usato entrambe le maledizioni contro Malfoy? Ma perché? E perché è fallito l'incantesimo e perché dite che Malfoy non sarebbe diventato l'opposto di se sè stesso? E sopratutto perché scegliere Malfoy come Horcrux?

Non riusciva più a capirci nulla e si mise la testa tra le mani scuotendola affranto.

- Harry... Voldemort non voleva creare un Horcrux, Voldemort voleva trasferire la sua anima completamente nel corpo di Malfoy. Quello che non sappiamo è a che cosa servisse questa… - disse guardando il piccolo scrigno in cui era rinchiusa la pietra rossa che, se toccata a mani nude, provocava dolori lancinanti allo Slytherin.  - Stiamo lavorando su questo e anche sul modo di disintonizzarla dal ragazzo, senza fargli correre alcun rischio.

- Cielo!... Non potendo più ottenere l'immortalità per mezzo della Pietra Filosofale voleva procurarsi l'eternità scambiando il suo corpo con uno giovane e sano? - chiese mentre, sotto invito della McGonagall, tornava a sedersi.

- Sì, Harry. E se ci fosse riuscito, ogni volta che il nuovo corpo rubato si fosse deteriorato o per malattie, ferite mortali o vecchiaia, lo avrebbe sostituito con uno nuovo in cui trasferire la sua anima.

- Tutto questo è orribile! - sussurrò Harry tormentando nervosamente il colletto del maglione. - Ma com'è possibile che un mago potente come lui abbia fallito l'incantesimo?

Remus si scurì in volto.

- Ecco, l'incantesimo è fallito perché... - sussurrò la McGonagall guardando apprensiva Lupin.

- Perché Malfoy era già sotto l'Animam Etere. - continuò Moody per la donna.

- Che cosa? - chiese meravigliato il ragazzo.

- Sì, Harry! Abbiamo riscontrato tracce della maledizione sul Malfoy e, visto che ora ci troviamo davanti un ragazzo che caratterialmente è molto differente dal Malfoy che abbiamo sempre conosciuto, crediamo che sia stato sotto l'effetto di questa maledizione sin dal suo arrivo ad Hogwarts. - continuò Remus.

- E crediamo che sia stato Lucius Malfoy a utilizzare la maledizione sul figlio... Non sappiamo perché ma è l'unico che avrebbe potuto farlo dato che Voldemort era fuori gioco come pure i Black e i Lestrange, gli unici tanto folli e perversi da poter fare una cosa del genere a un bambino! - ruggì Moody addentando un biscotto.

- No! Non è possibile! - urlò Harry guardando i presenti come se fossero usciti da uno di quei film d'orrore Babbani di serie B. - Di sicuro è così diverso da come lo conosciamo per via dell'incantesimo di Voldemort o per le brutte esperienze che ha vissuto ultimamente. Sono certo che, per quanto sia folle, il padre di Malfoy non avrebbe fatto una cosa del genere a suo figlio...

- Le tracce della maledizione sono troppo vecchie per risalire alla notte del rituale Harry. - rispose pacatamente la McGonagall.

- Ma... - cercò di protestare Harry ma fu interrotto.

- Se non ci credi chiedi ad Hermione delle cicatrici che ha Malfoy sul corpo, Potter. - sbottò Moody puntando l'occhio magico verso il ragazzo. - Ce ne sono molte e troppo vecchie per essergli state inflitte solo durante i suoi giorni di prigionia. - l'Auror spostò anche l'occhio normale nella direzione in cui sedeva il Gryffindor.

- In più abbiamo esaminato la mente di Malfoy. - continuò Moody con la voce simile ad un minaccioso ringhio. - E ti assicuro che abbiamo riscontrato che esistono doppi ricordi di ogni avvenimento registrato dalla mente di Malfoy, medesimi ricordi in cui albergano sentimenti opposti.

Harry scuoteva la testa sempre più incredulo mentre si dipingeva sul suo volto un'espressione atterrita.

- Ricordi l'episodio in cui Ronald scagliò il Mangia Lumache a Malfoy e che, a causa della bacchetta rotta, l'incantesimo gli si era rivoltato contro? - gli chiese Lupin poggiandogli una mano sulla spalla.

Harry annuì senza poter far a meno di sorridere a quel ricordo.

- Beh! Harry, esistono due ricordi del medesimo fatto, ogni gesto e parola sono perfettamente combacianti, ma sono i sentimenti in essi contenuti a differire completamente. In uno Malfoy è soddisfatto e divertito della cosa, l'altro, invece, fin dalle parole velenose, rivolte ad Hermione che avevano scatenato la reazione di Ronald, Malfoy prova tristezza e disgusto per sè stesso, per il suo comportamento.

Il sorriso sulle labbra di Harry morì mentre Remus parlava.

- Non voleva dire quelle parole né a te né a Hermione. Lui non ha mai avuto nulla contro di voi e si rammaricava per la sua impotenza di non riuscire a impedire a l'altro sé di tormentarvi e ferirvi.

Harry rimase senza parole fissando un punto imprecisato della verde carta da parete ormai vecchia ed ammuffita.

- Ora dobbiamo solo aspettare e vedere se, gli incantesimi di Voldemort e l'Animam Etere di Lucius hanno lasciato tracce irreversibili in Malfoy.

- E se così non fosse cosa dovremo farne di lui? - chiese Harry con un filo di voce.

- Se e cosa sia restato di queste maledizioni in Malfoy lo affronteremo quando sarà il momento. Ora dobbiamo solo aspettare. - rispose Remus inginocchiandosi davanti al ragazzo.

Si guardarono in silenzio negli occhi, poi Harry abbassò lo sguardo e serrò le mascelle.

- Cosa ti preoccupa Harry? - gli chiese paternamente Lupin.

- E se un pezzo dell'anima di Voldemort è rimasto in Malfoy? Se Lui fosse un Horcrux cosa dovrò fare? Ucciderlo? - la voce gli tremava sebbene fosse priva di ogni emozione.

Remus non rispose, si limitò ad accarezzare la testa del ragazzo con dolcezza.

- Non è detto che il Signor Malfoy sia un Horcrux. - rispose la McGonagall pulendosi le lenti degli occhiali con un fazzoletto bianco e riccamente ricamato.

- E se lo fosse? - gridò Harry. - Se è vero che per sconfiggere Voldemort devo distruggere tutti i suoi Horcrux, allora… - la sua voce tremò. - se Malfoy fosse uno di essi, dovrei ucciderlo! - scansò in malo modo Remus e si alzò fissando con rabbia i presenti.

- Harry, calmati! Ascolta non... - sussurrò Remus cercando di placarlo.

- No che non mi calmo!... Non potrei mai fare una cosa del genere. Per quanto spregevole e bastardo sia stato con me, non potrei mai ucciderlo così... Soprattutto ora che ho saputo che non è nemmeno il vero Malfoy quello che ho conosciuto sinora!

- Harry...

- Comunque lui non può restare qui. Deve essere trasferito altrove prima che i Weasley vengano a sapere che Malfoy possa essere un Horcrux o meno. - continuò, Harry, passeggiando nervosamente avanti e indietro per la stanza.

Era profondamente agitato e provava, contemporaneamente, rabbia, tristezza e orrore. Il solo pensare di dover diventare un assassino lo disgustava.

Sapeva che avrebbe dovuto uccidere Voldemort e che non aveva scelta.

O lui... o io! lo dice anche la profezia...

Harry sapeva che era il suo destino e comunque non considerava quel mostro dalla faccia da rettile un essere umano e la rabbia che provava nei suoi confronti lo avrebbe aiutato ad non esitare quando sarebbe arrivato il momento di spedirlo all'inferno.

E sta volta sarà un viaggio di sola andata per te, Voldemort! Ma uccidere Malfoy... Una semplice vittima degli eventi, un innocente... No! non posso farlo, lui non era un assassino e nemmeno io lo sono, non permetterò che la Serpe paghi per colpe non sue con la vita. Se la storia dell'Animam è vera Malfoy ha sofferto fin troppo, non è giusto fargli anche questo... non lo sarebbe comunque in ogni caso!

- Avevamo già preso in considerazione il trasferimento di Malfoy. - la voce di Remus lo distolse dai suoi pensieri.

Harry tornò a guardare l'uomo che gli sorrideva comprensivo.

- Harry vai a riposare. Domani ti daremo tutte le delucidazioni. E' tardi e hai avuto fin troppe emozioni per oggi. - gli disse dolcemente la McGonagall fissandolo con i suoi benevoli occhi azzurri.

Harry annuì e uscì dalla stanza lasciando che lei, Moody e Remus si accordassero sulle modalità del trasferimento dello Slytherin.

 

 

Continua…

Capitolo 16 by Dhesia

Capitolo XVI

Tela di inganno e sofferenza

Parte VI

 

 

 

Non mi piace stare qui…! Non voglio restare qui!

Lui è qui... Ed io non voglio vederlo, non voglio sentire la sua voce, ascoltare le sue risa di scherno... Aiutatemi! Aiutatemi!

Occhi grigi fissavano vacui le tenebre che lo circondavano, sapeva che non era solo, sapeva che lui sarebbe arrivato, che ovunque si fosse nascosto lui lo avrebbe raggiunto.

La tenebra oscillò e Draco si rannicchiò su sè stesso tremante.

Lo stomachevole profumo di rose aggredì il suo olfatto e dalle tenebre presero forma dei rovi che iniziarono ad arrampicarsi sulla sua pelle nuda, ferendola, lacerandola.

Draco gemette mentre le spine delle rose e dei rovi lo avvolgevano rinchiudendolo in una gabbia che gli impediva ogni movimento.

Singhiozzi si levarono acuti ed angoscianti nel silenzio della tenebra che andava via, via rischiarandosi e Draco vide un bambino piegato su sè stesso in lacrime che si guardava intorno con occhi sbarrati.

Draco serrò la mascella mentre la sua gola si seccava per via del pungente odore di fumo e ingredienti magici che aleggiavano nell'aria.

Conosceva quel luogo e cosa sarebbe accaduto a quel bambino che, asciugando con uno straccio il liquido che aveva corroso il calderone in cui stava bollendo riversandosi sul pavimento di pietra, tremava e piangeva.

"Sei un'incapace!" tuonò un uomo dai lunghi capelli biondi e dai freddi e spietati occhi grigi ridotti a due fini lame d'argento.

Il bambino tremò ancora di più sapendo che quell'uomo lo avrebbe punito per la sua sbadataggine.

"Perdonatemi!" singhiozzò il bambino "Non accadrà più, padre." sussurrò con voce tremante il bambino mentre l'uomo gli girava intorno come una belva famelica.

"Non accadrà più padre!" pronunciò con voce infantile l'uomo accarezzando il suo bastone dal manico d'argento decorato con una testa di serpente.

"Non doveva accadere Draco... un Malfoy non piange! Un Malfoy non sbaglia mai! un Malfoy non chiede mai scusa... mai!"

Ringhiò facendo tremare ancora di più il bambino.

Con un gesto rapido ed elegante sfoderò dal bastone la sua bacchetta e la puntò verso il figlio. I suoi occhi erano ridotti a due irate fessure d'argento, la bocca distorta da un ghigno sadico.

 

"Crucio!" tuonò godendo del dolore di suo figlio.

 

Draco serrò gli occhi cercando di non vedere, cercando di non urlare, mentre sentiva la voce di sè stesso bambino gridare per il dolore.

 

- NO! Basta ti prego smettila! Non farmi ricordare, ti scongiuro, lasciami stare! - gemette Draco mentre i rovi si stringevano maggiormente sulla sua pelle fino a farla sanguinare.

Le grida del bambino erano assordanti, come la risata sadica che l'uomo faceva risuonare nel buio ed umido laboratorio di pozioni, mentre, senza alcuna pietà, infieriva su suo figlio, su di lui.

 

"Crucio!" continuava a recitare come una nenia macabra l'uomo incurante delle grida e delle suppliche di suo figlio.

"Un Malfoy non supplica! Quando lo imparerai?" ringhiò Lucius guardando schifato suo figlio.

"Sei una vergogna... Un disonore per il Casato! Non posso credere che una simile nullità possa essere sangue del mio sangue..."

- Ti prego non farmi ascoltare quelle parole... Ti prego! - sussurrò Draco osservando quel ricordo che con tanta fatica aveva nascosto nei recessi più profondi del suo animo.

"... Sarebbe stato meglio che non fossi mai nato. Crucio!"

Quelle parole furono come un fulmine a ciel sereno e non riuscì più a trattenere le lacrime che scesero calde e copiose lungo le guance scarne. Non potendo più sopportare oltre quello scempio, Draco chiuse gli occhi borbottando di essere lasciato in pace, di non essere costretto a ricordare.

Come se avesse acconsentito alle sue suppliche il ricordo, così come era comparso, sparì di colpo.

I rovi allentarono la presa sul ragazzo, seccandosi e incenerendosi dove il suo sangue le aveva sporcate e furono spazzate via dal vento.

- Fa male? - una voce strascicata e sarcastica provenì dalle ceneri dei rovi che, agitate dal vento, mulinarono nell'aria sino ad assumere una forma umana.

Draco indietreggiò e osservò terrorizzato il biondo ragazzo dagli occhi grigi che lo osservava ghignando malevolo.

Era come guardarsi allo specchio, il viso di quel ragazzo era il suo viso, la voce la sua voce.

Draco si portò le mani sul volto tentando di nascondersi a quell'ennesima allucinazione.

- Hai paura, vero? - chiese l'altro Draco allargando il suo ghigno. - Anche se con la testa lo capisci... non riesci, con la ragione, a controllare i tuoi sentimenti...

- Lasciami in pace! - sussurrò Draco guardando con occhi imploranti sè stesso.

-Vuoi che ti spieghi il perché della tua paura? Il vero motivo? - sibilò mellifluo il suo doppio.

Draco scosse la testa. - Lasciami in pace! - il tono della sua voce era supplichevole.

- Non potrai mai essere felice, non potrai mai liberarti di me! - continuò il suo doppio ignorando le sue suppliche. - Credi che loro ti aiuteranno? Credi che lei ti darà quello che cerchi? No Draco, non lo faranno... Lei non lo farà! Tu non saresti mai dovuto nascere, sei una nullità, sei niente e non meriti niente!

- SMETTILA!

Draco si portò le mani alle orecchie cercando di non ascoltare la voce dell'altro se stesso che, a quella reazione, allargò il suo ghigno.

- Poverino... - sussurrò il doppio abbracciando Draco. - Credevi di poter essere felice, di essere amato. Ma tu non sarai mai felice, non sarai mai amato. Lei non ti amerà mai, tu non ne hai diritto!

Draco si morse a sangue le labbra per soffocare i suoi singhiozzi mentre sè stesso lo baciava dolcemente sulla guancia.

- Io sono te, sono il lato più oscuro, intimo e vero della tua anima! Io sono il tuo vero te stesso e tu non puoi esistere senza di me, non dimenticarlo mai!

Detto questo il doppio liberò Draco dal suo abbraccio e ghignando scomparve in una nuvola di polvere.

 

- Draco! Draco!

Il ragazzo aprì di scatto gli occhi e fissò il viso preoccupato di Hermione che lo stava delicatamente scuotendo. Era sudato e il suo corpo era scosso da brividi.

- Mudblood! - sussurrò. La sua voce risuonò roca e incerta.

- Va tutto bene, Draco. Era solo un brutto sogno. - gli rispose Hermione sorridendogli amorevolmente mentre gli accarezzava dolcemente la fronte. Non potendo sopportare lo sguardo apprensivo della ragazza Draco si coprì gli occhi con un braccio per sottrarsi a quelle pozze dorate che lo dilaniavano dentro.

"Lei non ti amerà mai... Tu non lo meriti!"

Le parole dell'altro Draco risuonarono crudeli e beffarde nella sua mente e serrò la mascella trattenendo un gemito di frustrazione.

- Cosa hai? - chiese Hermione rimboccandogli le coperte. - Ti senti male…? Forse hai la febbre. - continuò aprendo il cassetto del comodino per prendere il termometro.

- No! Sto bene! Non ho nulla! - rispose, stizzito, Draco mentre la ragazza scaricava il termometro.

- Meglio controllare. - ignorando le proteste dello Slytherin, Hermione gli scostò il braccio dal viso. - Avanti non fare i capric...

- HO DETTO CHE STO BENE!

Malfoy scostò bruscamente la mano della ragazza che, a causa del colpo, perse la presa sul termometro facendolo cadere a terra. Il termometro si infranse sul pavimento in mille pezzi.

Hermione guardò il ragazzo piena di apprensione, sfoderò la sua bacchetta e la puntò verso il termometro riparandolo con la magia.

- Cosa c'è che non va, Signor Malfoy? - chiese poi, ostinatamente e volutamente acida, fissandolo negli occhi.

Draco non riuscì a sostenere lo sguardo penetrante della ragazza e puntò i suoi occhi d'argento sulla splendida alba che stava sorgendo alle spalle della sua Mezzosangue.

Ti prego... Non essere così gentile con me! Non illudermi! Serrò la mascella e con i pugni artigliò le coperte.

Hermione sospirò, si sedette sul letto, prese tra le mani il viso del ragazzo e lo costrinse a guardarla negli occhi.

- Draco... - sussurrò con voce dolce e gentile. - Puoi dirmi tutto, lo sai. Sono qui per aiutarti.

A quelle parole il ragazzo sospirò e la guardò negli occhi. Poi si irrigidì e la scostò bruscamente.

- Non ho bisogno della tua pietà, Mudblood!

Hermione roteò gli occhi al soffitto. - Come devo dirtelo che se sono qui, se mi interesso a te, se mi prendo cura di te lo faccio solo perché sono preoccupata per te! - rispose, esasperata, afferrandogli un braccio.

- Stronzate! - ringhiò divincolandosi dalla presa di Hermione. - Credi che non sappia che lo fai solo per tirarmi fuori informazioni che correrai a riferire a San Potter? - gridò, con tono aspro e sprezzante. - Per voi, tutti voi io sono solo uno sporco Death Eaters!

Il viso del ragazzo era una maschera di odio e rancore e quell'espressione ferì profondamente la ragazza che rimase, in silenzio, sostenendo quello sguardo di ghiaccio, uno sguardo che sembrava volerla incenerire, cancellare dalla faccia del mondo.

Ma lei aveva imparato a leggere oltre quelle fredde iridi color del mercurio e vi vide tutta la rabbia, il disgusto per se stesso, la paura, l'odio e la solitudine che lo Slytherin provava.

Hermione non rispose a quell'accusa e si limitò ad accarezzare dolcemente il suo viso, chiedendosi perché si comportava così con lui, perché si ostinava ad avere un dialogo, a toccarlo, a far si che lui si fidasse di lei.

Malfoy si ritrasse come se fosse stato scottato da quel tocco e, guardandolo con occhi tristi, Hermione gli sussurrò dolcemente: - Non tutti fanno le cose per secondi fini. Io tengo a te, che tu mi creda o meno non mi importa, ma è così che stanno le cose. Questo! - con rabbia prese il braccio del ragazzo e disfò le bende che coprivano il suo Marchio. - Questo per me non esiste! Ho imparato a conoscerti e... - Hermione arrossì mente le parole le sfuggivano dalle labbra. - La persona che ho conosciuto, la persona che sto conoscendo mi piace e, che tu lo voglia o no, mi prenderò cura di te.

La sua espressione era determinata la sua voce ferma e decisa. - Sei mio amico, e io non abbandono gli amici.

È davvero solo per questo Hermione? È davvero solo un amico per te? si chiese specchiandosi negli occhi, sempre più sbarrati, del ragazzo.

Draco la guardava senza celare il suo stupore, le parole che aveva appena udito furono come una tempesta che aveva spazzato le sue paure sul fatto che la Griffyndor l'odiasse e che fosse la pietà o la necessità di estorcergli informazioni a farla comportare in modo così gentile nei suoi confronti.

Le sorrise grato e si sporse, lentamente, verso di lei. Hermione, senza rendersene conto, si protese anch'essa verso il ragazzo e lo abbracciò stupendosi sia per il suo gesto sia per il fatto che lo Slytherin le permettesse di abbracciarlo abbandonandosi tra le sue braccia quasi avesse desiderato ardentemente quell'abbraccio.

Si erano abbracciati istintivamente. Era la prima volta che accadeva con Draco cosciente, più precisamente, non sconvolto dagli incubi e deliri della follia in cui versava fino a pochi giorni prima. Entrambi erano sorpresi e un po' imbarazzati per la loro reazione reciproca, ma allo stesso tempo si sentivano tranquilli e appagati mentre si crogiolavano nel calore che gli donava l'altro.

Rimasero così per un lungo istante, a poco a poco Hermione sentì il corpo di Malfoy rilassarsi e ricambiare sempre di più il suo abbraccio.

Quando Draco si era completamente rilassato, Hermione raccolse tutto il suo coraggio per chiedergli cosa lo turbasse. Sapeva che quella domanda che aveva sulla punta della lingua poteva vanificare tutti gli sforzi che aveva fatto per fargli capire che non faceva quello che faceva per estorcergli informazioni, ma la cosa non le importava, c'era qualcosa di più importate da fare. Draco aveva bisogno di parlare, di sfogarsi ed Hermione decise di tentare di spronarlo a farlo, a costo di dover abbattere le nuove barriere che il ragazzo innalzava ogni volta che lei riusciva a scalfirle e annullarle.

- Hai sognato di tuo padre? - chiese, titubante, accarezzandogli la testa.

Draco annuì e sprofondò maggiormente tra le braccia della Gryffindor, respirandone l'odore.

Rincuorata dalla sua reazione, scostandolo un poco per vederlo in faccia, continuò ad indagare.

- Hai voglia di parlarmene?

Draco scrollò le spalle e ghignò, mentre giocherellava con un riccio della ragazza.

- So ascoltare, lo sai. - continuò Hermione sorridendogli.

Draco smise di giocare con i suoi capelli e la guardò con occhi freddi e sprezzanti.

- Granger, erano solo incubi... ricordi da dimenticare.

Nuove barriere... Nuove lotte... Ma io non mi arrendo, le abbatterò, avrò la tua fiducia! - Parlarne aiuta. – lo incalzò la ragazza.

Draco innalzò scettico un sopracciglio e spostò lo sguardo prima sul Marchio e poi sul paesaggio al di là della grande e luminosa vetrata.

Rimase in silenzio osservando le nuvole sospinte pigramente dal vento ed ascoltando il canto degli uccelli. Era tutto perfetto, la quiete di una mattina d'estate e, soprattutto, la Mudblood, la sua dolce Hermione, al suo fianco.

Avrebbe voluto fermare il tempo e restare così per sempre, ma sapeva che non era possibile e che lei aspettava che lui si confidasse. Lei gli chiedeva di darle fiducia, e Draco decise di farlo, di aprirsi con lei.

- Come vuoi... - sbottò spezzando il silenzio.

Chiuse gli occhi, come se stesse rievocando le immagini e cercasse le parole più adatte per descriverle quegli orrori. - E' il ricordo più vecchio che ho della mia infanzia... - iniziò a parlare lentamente, gli occhi ancora chiusi, il tono della voce fredda e remota. - Avrò avuto più o meno tre anni, o forse quattro, ma non è una cosa importante. - un ghigno si dipinse sul suo viso.

Hermione scosse la testa e lo guardò decisa. - Non è così Draco, e tu lo sai!

Capendo che la ragazza non avrebbe desistito, sospirò. - Come vuoi! I ricordi della mia infanzia cominciano in un buio laboratorio dove mio padre mi insegnava l'arte della pozione.

Hermione attese che Draco continuasse a parlare, sembrava che il ragazzo soppesasse con cura ogni parola.

- Fin da quando sono stato in grado di camminare e parlare correttamente mio padre ha preteso che imparassi ad usare la magia e a destreggiarmi con le pozioni. "Per la gloria del Casato, per la gloria del Dark Lord". Era questo che ripeteva continuamente. Non mi ha mai permesso di giocare e di fare quello che fanno tutti i bambini. Per me c'erano solo codici comportamentali da imparare, estenuanti allenamenti e valori da abbracciare. - poggiò la fronte sulle ginocchia e sospirò. - Regole, solo regole e per far si che non le dimenticassi, che esse si radicassero profondamente in me, non esitava ad usare la frusta o la Cruciatus. - un sorriso amaro si dipinse sulle sue labbra mentre tornava a guardare la sua Mudblood.

- Dovevo diventare degno di essere un Malfoy, un uomo di cui essere fiero! - la sua voce era stanca mentre i suoi occhi si velarono di tristezza, era umiliante per lui dirle quelle cose, Hermione lo capiva dalla difficoltà con cui le parole uscivano dalle sue labbra, ma era rapita nell'ascoltarlo. Ammirava la freddezza dello Slytherin, la calma apparente con cui le stava raccontando qualcosa che, nonostante il tono filtrato e le parole appena accennate sulle violenze subite, doveva essere stato orribile per lui.

In un lampo le passarono davanti agli occhi le espressioni sarcastiche e indifferenti che Malfoy sfoggiava quando lei colpiva il suo orgoglio, quando lo insultava dandogli del figlio di un Death Eater, quando gli diceva che era come suo padre, che era uno stupido pieno di sé che non aveva occhi per vedere la verità.

Dio! Ho sempre ferito i suoi sentimenti paragonarlo a suo padre... Come ho potuto non accorgermene? Lui mi ha sempre insultata su un terreno neutrale su qualcosa che io potevo ribattere... Ma io, senza nemmeno saperlo mi comportavo come uno Slytherin e lo distruggevo colpendo i suoi punti deboli, mettendo in luce le sue paure. Come ho fatto a non accorgermene prima... Lo guardò sentendosi una stupida.

Sei un grande attore, ci hai ingannato tutti! Draco-sono-un-iceberg-Malfoy è solo un ragazzino solo e spaurito dal cuore ferito. E io non me ne sono mai accorta... Nessuno lo ha fatto.

Timidamente Hermione allungò la sua mano e prese quella di Malfoy come a volergli comunicare che lei era li e che il passato non poteva più fargli del male, suo padre non poteva più colpirlo.

Draco a quel tocco annuì, come se avesse capito le sue intenzioni e accettato le sue mute scuse.

- Ero una proprietà per mio padre, un oggetto da mostrare e usare finché utile... Non ho mai avuto una famiglia, una vera famiglia. - continuò tornando serio. - Ma non credere che i miei genitori non mi amassero. Mi amavano, e mi amano tutt'ora, almeno credo! - disse mentre sulle sue labbra si increspava un sorriso. - Ma non ci è permesso mostrare al mondo il nostro amore... i Death Eaters non devono amare e se amano devono fingere di non amare. - disse con voce grave mentre tornava serio.

- Sai perché ce l'avevo tanto con voi a scuola?

- Perché entravamo nella categoria delle persone che un perfetto Malfoy doveva evitare come la peste? - chiese la ragazza con tono ironico non riuscendo a capire dove lo Slytherin voleva andare a parare.

Draco scosse la testa e rise, una risata nervosa ed imbarazzata. - Anche per quello, ma... - arrossì mentre abbassava lo sguardo sempre più imbarazzato.

- Ma? - chiese Hermione sempre più curiosa.

- Ero invidioso... - sbuffò Malfoy. - Invidiavo Potter, Weasley e te!

Hermione spalancò la bocca stupefatta. - Ci invidiavi?

Draco annuì.

- Perché? - chiese Hermione costringendo il ragazzo a guardarla in faccia.

- Perché voi avevate tutto quello che io desideravo. - sbuffò il ragazzo corrucciando le sopracciglia. - Il calore di una famiglia che ti ama... Una famiglia come quella di Weasley che può farlo liberamente, senza nascondersi; il vostro essere adornati da persone che, anche se fallissi, non ti volterebbero mai le spalle... - gli occhi di Malfoy si velarono di tristezza.

- Amici che non ti girano intorno per il nome che porti, amici veri e sinceri che si farebbero in quattro per te, che non ti abbandonerebbero quando sei in difficoltà ma che siano lì ad aiutarti a rialzarti quando tocchi il fondo...

E poi loro avevano i tuoi sorrisi, sorrisi che non hai mai rivolto a me... Quest'ultima cosa la tenne per sé e mentre la pensava distolse lo sguardo imbarazzato.

- Draco... - sussurrò la ragazza con le lacrime agli occhi.

Il ragazzo la zittì poggiandole un dito sulle labbra.

- Non dire nulla... non riuscirei più a guardarti in faccia.

Hermione gli morse il dito e Draco lo ritrasse stizzito e sorpreso mentre la ragazza se la rideva di gusto.

- Non hai fatto colazione Mudblood e hai deciso di rimediare mangiandomi?

Hermione assunse un'aria disgustata. - Per carità, non sei commestibile, morirei avvelenata!

- Per Merlino! Sapevo che i Babbani e i maghi Mudblood erano selvaggi... Ma non che fossero cannibali! - commentò fintamente inorridito lo Slytherin.

Hermione sorrise e accarezzò il ragazzo che ghignò.

- Che fai Mudblood, ci provi?

- Ti piacerebbe, Malferret?

Draco non riuscì più a trattenere le risate e si sdraiò sul letto trascinando con sè la ragazza che, con espressione indignata, si dimenava cercando di liberarsi.

Iniziarono una guerra a suon di solletico e alla fine Hermione si arrese supplicando il ragazzo di smetterla. Draco gongolò per la sua vittoria mentre Hermione lo guardava torva.

In realtà era contenta, Draco non si era mai lasciato andare, aveva sempre indossato la maschera del cinico e insopportabile Malfoy, ma da quando era lì alla sede dell'Ordine le cose stavano cambiando, con lei stavano cambiando ed Hermione era estasiata nel vedere la variegata gamma di emozioni alternarsi sul viso del ragazzo, felice del fatto che lui si comportasse così naturalmente con lei, che le mostrasse espressioni che credeva non gli avrebbe mai rivolto.

Ma allo stesso tempo provava una strana malinconia, si stava rendendo conto che non le bastava quella complicità, voleva di più, voleva lui.

Rimase in silenzio a guardarlo, con espressione falsamente offesa, mentre Draco snocciolava una serie di frecciatine velenose accompagnate da un elenco di idiozie sulle diverse tipologie di modi in cui immaginava sentirla supplicare.

- Draco, devo preparare i bagagli, ci trasferiamo! - disse all'improvviso spezzando quella strana complicità che si stava instaurando tra loro.

- Cosa? - chiese lo Slytherin osservando la ragazza che si era liberata dalla sua stretta e ora era in piedi al centro della stanza.

- Vista la situazione poco armoniosa con alcuni membri dell'Ordine, Lupin e la professoressa McGonagall hanno deciso di trasferirci in Italia dove passeremo tutto il resto delle vacanze. - rispose Hermione estraendo la sua bacchetta.

- In Italia? - chiese sorpreso il ragazzo.

- Sì, andremo in Italia. - rispose Hermione facendo comparire due bauli con la magia.

- E chi ci ospiterà? E, soprattutto, alla fine delle vacanze estive dove andremo?

Hermione aprì i bauli e si voltò verso Draco.

- Saremo ospitati in una delle proprietà del nostro informatore tra le fila dei Death Eaters, e alla fine delle vacanze torneremo ad Hogwarts.

Vedendo l'espressione dello Slytherin precisò: - Non preoccuparti saremo al sicuro, è una persona fidata che non ci tradirebbe mai.

Per quanto riguarda la nostra permanenza ad Hogwarts la McGonagall mi ha comunicato che sarò eletta Caposcuola e che avrò un dormitorio separato da quello degli studenti della mia Casa situato in un'altra ala del castello, dormitorio che divideremo io e te.

Draco assunse un'aria meditabonda. - Italia, eh?- chiese inarcando un sopracciglio. - Non sapevo che Blaise facesse il doppio gioco e che lavorasse per l'Ordine! - rise divertito. - Quel ragazzo è una sorpresa continua.

Hermione lo guardò meravigliata. - Ma come diavolo hai fatto a capire che...

- Che Zabini è il vostro informatore? - chiese subdolamente Draco. - Granger, Granger... sei stata tu a dirmelo, uomo fidato, Italia, informatore... solo Zabini corrisponde a queste caratteristiche ed è abbastanza astuto da poterlo fare e, soprattutto, ha un motivo per farlo!

Gli occhi grigi che brillavano sinistramente e sulle labbra il suo freddo e sarcastico ghigno Malfoyano.

Hermione tremò, in questo momento Draco non aveva più nulla del ragazzo che aveva imparato a conoscere tra le mura della residenza dei Black, le sembrava di essere tornata indietro nel tempo, si sentiva piccola ed intimorita come lo era nei corridoi di Hogwarts quando si scontravano e il ragazzo la raggelava con il suo sguardo di ghiaccio.

Poi il viso del ragazzo si scurì e i suoi occhi si incupirono. - Mi allontanano per via di Weaslyetta?

Hermione non rispose e continuò a sistemare i bagagli.

- Capisco... - sussurrò Malfoy serrando i pugni. - Quindi... - continuò cambiando discorso. - Quando inizierà l'anno scolastico torneremo ad Hogwarts? Immagina la scena: Draco Malfoy che cammina per i corridoi di Hogwarts dopo aver cercato di far fuori il vecchio? Un evento da prima pagina della Gazzetta! - la voce era amara. - E soprattutto sai che putiferio scoppierà quando gli studenti sapranno che io e te che dividiamo il letto, Mudblood? - la voce era lasciva, ma il sorriso tirato del ragazzo tradiva la sua preoccupazione.

- Nessuno saprà che sei ad Hogwarts, Draco; perché tu vi entrerai come Animagus dato che, quando saremo in Italia, studieremo per diventare entrambi degli Animagus. Così sarai libero di circolare per Hogwarts e dintorni e, in ogni caso, è utile esserlo, anche perché non verremo registrati al Ministero, almeno finché la guerra non avrà termine... e poi mica divideremo il letto, Malferret! - bofonchiò imbarazzata e vistosamente irritata.

Draco ghignò divertito per l'imbarazzo della Mudblood. - Animagus, eh? E pure non registrati... è un'idea tua? Che ti credevi, Draco! Ormai puoi circolare per il mondo magico solo come Animagus! Però la Mezzosangue ha ragione, come Animagus potrò muovermi in segreto e potrei rendermi utile all'Ordine...

Vedendolo rabbuiarsi, Hermione gli chiese: - Cosa c'è Malfoy... non ti senti all'altezza? E comunque è un'idea di Harry, ha detto che potremmo essere utili, sempre che tu non ti trasformi in qualcosa di troppo appariscente vista la tua smisurata vanità! - il tono provocatorio e derisorio, come il sorriso malizioso che la ragazza aveva sulle labbra.

Draco alzò la testa di scatto e ghignando la guardò con sfida. - Ti stupirò, Granger!

Hermione gli fece la linguaccia e tornò a sistemare la biancheria nei bauli.

- Quando partiamo? - chiese il ragazzo sollevandosi a sedere.

- Appena arriveranno i miei. - rispose la ragazza spiccando un mantello dall'armadio.

- Vengono anche loro? Dio non bastavi tu Mudblood pure la famiglia Babbana ci voleva! - si lamentò il Serpeverde assumendo un'aria disgustata.

- Mi scusi sua maestà se io e la mia famiglia le appesteremo l'aria.

Draco si mise una mano sul cuore e assunse un'aria addolorata. Hermione scoppiò a ridere.

- Ora smetti di fare l'idiota e di distrarmi, devo finire prima che arrivino i miei, o non partiremo mai.

- Ma perché non usi la magia per fare i bagagli? - chiese sporgendosi dal letto.

Hermione arrossì. - Nonnesonocapace!

- Cosa?

- NON NE SONO CAPACE! CONTENTO? - urlò la ragazza stizzita. - NON CONOSCO GLI INCANTESIMI DOMESTICI... a parte il gratta e netta!

Era rossa in viso e tormentava il mantello strizzandolo come uno straccio.

- Cosa, cosa? Miss-so-tutto-io non sa usare incantesimi domestici? Non ci credo! Anche tu non sai fare qualcosa! Sei umana allora! - Draco scoppiò a ridere mentre Hermione diventava sempre più rossa.

- Vai all'inferno, Malferret! - sibilò Hermione ficcando con rabbia il mantello in uno dei bauli mentre bofonchiava una serie di epitaffi poco carini indirizzati al biondo Slytherin che se la sghignazzava di gusto.

Mentre Hermione gironzolava nella stanza preparando i bagagli Draco sentì una mano gentile posarsi sulla sua spalla mentre l'odore intossicante delle rose lo avvolse e lo stordì.

Draco smise di sghignazzare e si irrigidì mentre sentiva la mano dalle lunghe e laccate unghie risalire su per il suo collo fino a fermarsi sulla sua guancia e, con una lieve pressione, lo costrinse a voltarsi.

Draco si ritrovò a due centimetri del viso il sorriso amorevole di Belial che lo baciò sulle labbra.

Il ragazzo si divincolò e guardò allarmato Hermione che era immobile davanti all'armadio nell'atto di prelevarvi un cappotto.

- Ma cosa?

Belial rise sguaiatamente leccandosi sensualmente le labbra.

"Mio piccolo principe, mio fragile e sensibile principe, lei non può vederci.. Noi siamo fuori del suo tempo ora, ed esso scorre più lentamente e in modo diverso dal tempo in cui noi ci troviamo... Ma questo non ha importanza." Snocciolò con voce roca il demone.

Draco si perse negli occhi dorati del demone che, con tocco gentile accarezzava i suoi capelli.

- Ti prego, lasciami andare... lasciami in pace, perché mi fai questo? Perché mi tormenti? - chiese il ragazzo lasciando che il demone l'abbracciasse dolcemente.

"Lo faccio per te, per renderti forte!"

Draco guardò Belial senza capire.

"Non ascoltare quella falsità con cui hai parlato... lui non dice il vero." Un sorriso seducente illuminò il viso di Belial. "Lei ti ama già Draco... è la verità mio piccolo principe, credimi!"

Draco distolse lo sguardo dal Demone e fissò dolcemente Hermione.

"Draco... Ho bisogno della tua forza, qualcosa mi impedisce di raggiungere Desia, e solo tu puoi aiutarmi a raggiungerla. Aiutami! Aiutaci!"

Belial lo guardò severa aspettando la sua risposta.

- Desia? Lei sta bene? - chiese il ragazzo afferrando il demone per le spalle scuotendolo con forza.

"Questo non posso dirtelo, Draco... Non riesco a raggiungerla.”

L'ultima volta che ero con lei eravamo al suo processo e la Rosa mi ha sigillato... non ho potuto impedirglielo, Desia non possiede la Pietra delle Anime... essa è nelle tue mani, ma tu puoi usare il suo potere e annullare il sigillo."

Sussurrò il Demone porgendo il braccio destro verso il ragazzo, il braccio che, nel mondo materiale, la Rosa aveva afferrato a Desia e su cui aveva esercitato l'incantesimo.

Sulla pelle d'alabastro vi era una rosa nera e sembrava che il demone soffrisse per la sua presenza. Gli occhi di Belial erano iniettati di sangue e il sorriso era tirato. Anche Draco era preoccupato ed allarmato, non sapeva nulla del processo a sua sorella e chi era questa Rosa che la stava processando, non conosceva alcun Death Eater con quel nome.

"Desia è stata catturata dai Cavalieri della sacra Rosa al servizio del Priorato di Sion durante la "festa" in suo onore per l'investitura a Death Eater. Mentre i Death Eaters  festeggiavano versando il sangue di innocenti mortali i Cavalieri hanno sferrato il loro attacco ed è stata catturata." gli rispose Belial leggendo i suoi pensieri.

Draco sussultò a quella rivelazione e sempre più preoccupato chiese al Demone:

- Chi sono? E che cosa vogliono da mia sorella? - la voce del ragazzo era stridula per la tensione.

Belial sorrise malignamente .

"Oh mio piccolo principe, li hai già incontrati... ma lo ricorderai presto!" sussurrò malevolo osservando divertita il ragazzo che sotto quella minaccia velata rabbrividì. "Per quanto riguarda cosa vogliono da lei." continuò il Demone accarezzando voluttuosamente la guancia di Malfoy. "E' la sua vita!"

Draco sbiancò. - Mio Dio la vogliono uccidere! Non possono farlo, lei non ha...

Belial lo fece tacere posandole un dito sulle labbra.

"Draco, Desia è molto diversa da come la conoscevi, ma sono certa che se la caverà..." un sorriso sornione si allargò sulle labbra del Demone. "Il tuo amico non permetterà che le accada nulla."

Draco la guardò inarcando un sopracciglio mentre ricambiava il sorriso del Demone con un ghigno.

- Blaise è con lei... ma come?

"Voldemort lo ha fatto infiltrare come spia nel Priorato e Blaise è stato molto in gamba ad assicurarsi la fiducia del supremo generale dell'ordine, dopotutto la famiglia di sua madre l'antica casata dei Caponera è sempre stata fedele al Priorato.

- Quindi per questo non ha avuto problemi a salire rapidamente di grado.

Draco allargò il suo ghigno. - Blaise è sempre stato il migliore nella sottile arte dell'intrigo, Desia può fidarsi di...

Belial lo interruppe nuovamente. "Desia non sa che Crow è Blaise."

Draco aggrottò la fronte perplesso.

"Nel Priorato è conosciuto come Corvo dei Caponera e sotto quelle spoglie si è presentato a Desia, non so per quale motivo abbia deciso di celarsi, ma avrà avuto i suoi motivi... se e quando si rivelerà è affar suo e ammetto che sono curiosa di sapere cosa ha in mente. Sarà un piacere scoprirlo e io non rovinerò i suoi piani rivelando la sua identità a tua sorella, Draco."

Il sorriso divertito del Demone sparì di colpo mentre i suoi occhi si spostavano da Draco alla rosa nera che deturpava il suo braccio.

"Basta con le frivolezze, mentre perdiamo tempo qui a fare salotto, Desia rischia la sua vita e io non posso permettermi di perdere il mio guscio, devo assolutamente liberarmi di questo sigillo!"

A quelle parole Draco si scurì in volto, per un attimo aveva creduto che il Demone fosse leale a Desia e legato da un sincero affetto verso di lei visto l'arco di tempo di simbiosi trascorsi insieme; ma Belial si preoccupava solo di perdere il suo corpo, il mezzo per sopravvivere nel mondo materiale.

Attento a celare per mezzo dell'Occlumanzia i suoi pensieri Draco rimase impassibile e, toccando riverentemente il sigillo sul braccio del Demone, lo guadò serio e determinato.

- Cosa devo fare per aiutarti a tornare in contatto con Desia?-  chiese osservando la rosa nera che sembrava aver allargato maggiormente l'apertura dei suoi petali rispetto alla prima volta che l'aveva osservata.

Belial tese la mano verso il petto del ragazzo.

"Nulla, chiudi gli occhi e rilassati." sussurrò toccando con la punta delle dita la copia della pietra che aveva incastonata nel suo petto.

Appena Belial sfiorò il suo cuore di pietra esso si attivò e Draco sentì una scossa diramarsi dalla cicatrice a forma di fulmine e propagarsi lungo ogni cellula del suo corpo. Un dolore atroce si impossessò di lui. Il ragazzo gridò ma non uscì alcun suono dalla sua bocca mentre sentiva che la pietra lo svuotava di ogni energia; provava la stessa sensazione che aveva provato durante il rituale compiuto da Voldemort, ma il dolore era maggiore, mille volte maggiore.

E mentre Draco si sentiva prosciugare, Belial traeva vigore.

Una luce accecante avvolse il Demone che spiegò le sue ali ringhiando di gioia selvaggia.

"Desia!" tuonò il demone chiudendo gli occhi scarlatti.

Rimase in silenzio per un lungo istante come se ascoltasse voci mute e lontane che Draco non poteva percepire.

"E' Viva!" sussurrò il Demone prima di scomparire.

"ASPETTA!" urlò Draco cadendo dal letto e tremando convulsamente.

 

Hermione lasciò cadere al suolo il mantello e corse verso il ragazzo.

- Draco, Draco? - gridò Hermione sollevandolo da terra.

- Sto bene... sto bene! Non è niente. - sussurrò stancamente Malfoy.

- Vado a chiamare...

- NO! - Draco l'afferrò per un braccio e la strinse a sé. - Non lasciarmi... - sussurrò, tremante, alzando lo sguardo verso di lei. - Non lasciarmi!

Hermione guardò il ragazzo come se lo vedesse per la prima volta mentre il suo cuore batteva così forte nel suo petto che credeva fosse udibile fino al piano di sotto.

- Draco!

Ti amo...  Pensò Draco mentre avvicinava il suo viso a quello della sua Mudblood, strofinando le sue labbra sulla fronte di lei.

Hermione fu scossa da brividi mentre, chiudendo gli occhi, registrava le emozioni che Draco le stava provocando.

Dalla fronte Draco scese con le labbra sulle sue palpebre chiuse, sugli zigomi, fino a scivolare, lentamente, sul suo collo che morse avido, come se volesse divorarla, mentre la stringeva possessivamente di più a se. E poi, tornando a guardarla negli occhi, le sorrise, un sorriso che riscaldò il cuore di Hermione e poi, finalmente, il ragazzo prese possesso delle sue labbra, un bacio casto, timoroso e allo stesso tempo riverente e dolcissimo.

Hermione rimaneva immobile, silenziosa, mentre il bacio diventava più ardito; smise quasi di respirare e pregava che suo il cuore non uscisse fuori dal petto.

Era atterrita e allo stesso tempo euforica, tutto quello che stava accadendo non aveva assolutamente senso, non poteva essere vero che Draco la stesse baciando, che le avesse detto quelle parole; ma più di tutto la sconcertava l'espressione che aveva scorto sul viso pallido dello Slytherin quando aveva pronunciato quelle parole.

Dolce, adorante, seria e tormentata insieme; un viso che tradiva il suo bisogno di lei, un bisogno morboso, vitale come lo è l'atto del respirare per sopravvivere.

Gemette mentre Draco le accarezzava il collo con la mano, e a quel gemito Draco si fece più avido, passionale, bramoso e possessivo. Sembrava volerla divorare e anche Hermione sentì crescere sempre di più in lei il bisogno che lui non si fermasse, che la divorasse; viveva quell'istante disperatamente quasi che la sua vita dipendesse da quel bacio. Si abbandonò completamente ai brividi e alla gioia e al dolore che il bisogno di sentire la pelle calda di Malfoy sotto le sue dita, dei suoi baci avidi sulle labbra, rudi sul collo e leggeri, come il vento primaverile, sugli occhi, le provocava.

Lo voleva, voleva le sue labbra roventi sul suo corpo, ovunque, incessantemente, perché un solo bacio non poteva saziarla fino in fondo. Cinse le braccia attorno al collo del ragazzo, facendo aderire il proprio corpo al suo, comunicandogli il bisogno di essere una sola cosa con lui, il suo bisogno di lui.

Non percepiva più il mondo che la circondava esistevano solo le dita di Draco che si intrecciavano sulla sua nuca e il suo respiro caldo, irregolare sul collo.

- Non lasciarmi... - sussurrò Draco sulle sue labbra.

Hermione rispose a quella supplica baciandogli il collo a sua volta, mentre il ragazzo gettava indietro il capo gemendo di piacere.

Non gli importava più capire perché stava accadendo... non era rilevante. Non lo era stato più fin dal momento in cui Draco l'aveva stretta a sé.

Sapeva solo che voleva avere tutto di lui e allo stesso tempo donargli tutta se stessa mentre rispondeva con passione alla dolce torturava che le labbra di Draco esercitavano sulle sue.

Era terrorizzata dal torrente di emozioni che aveva preso selvaggiamente il controllo sul proprio corpo; ma non poteva fermarsi... Non voleva fermarsi, ne aveva bisogno.

Quando si staccarono per mancanza di ossigeno Hermione si sentì incompleta, abbandonata.

Restarono per un attimo fronte a fronte regolarizzando i respiri affannati, mentre lo Slytherin la guardava teso, titubante, malinconico, colpevole ma, allo stesso tempo, felice.

Tratteneva il fiato aspettando una reazione della ragazza, un segno che quel bacio non fosse desiderato, che lei fosse arrabbiata ed offesa per l'assurdo impulso che lo aveva spinto a baciarla.

Hermione, invece, sorrise vedendo quella valanga di emozioni contrastanti alternarsi sul volto di Draco e lo accarezzò con la punta delle dita con una dolcezza che stupì persino sé stessa.

Il tocco era leggero, tremante, riverente, Hermione sfiorò la fronte, sfiorò l'occhio ferito e scese lungo gli zigomi, disegnò il contorno della mascella tesa di Draco e risalì, con esasperata lentezza, sulle labbra ancora gonfie per i baci da poco scambiatesi, sembrava avere paura di fargli male, lo sfiorava come se toccasse una reliquia sacra fatta di fragile cristallo, mentre il desiderio di riassaporale le inebriava i sensi.

- Non ti lascerò! - sussurrò raggomitolandosi tra le braccia del ragazzo.

A quelle parole a quel semplice gesto il corpo di Draco si rilassò e le sue paure scomparvero come se non fossero mai esistite.

Ti amo...

Avrebbero voluto dirsi a vicenda, gridarlo al mondo intero, ma era ancora troppo presto, avevano paura di quello che stavano provando, della reazione dell'altro a quelle parole, alle conseguenze che esse avrebbero comportato.

No non potevano farlo, non ancora, il loro orgoglio non lo permetteva, la paura per quello che il futuro poteva riservargli.

C'era una guerra, una guerra cruenta da combattere e legarsi significava avere debolezze da offrire al nemico, eppure sapevano che si appartenevano, non c'era bisogno di parole tra di loro, erano inutili...

Uno sguardo, un sorriso...

Ti amo...

Ti amo...

Loro adesso lo sapevano.

 

Continua…

Capitolo 17 by Dhesia

Capitolo XVII

Tela di inganno e sofferenza

Parte VII

 

 

Nonostante fosse luglio, il cielo era carico di nuvole grigie e l'aria era carica di umidità. Il rombo di un tuono annunciò che presto ci sarebbe stata pioggia, ma le persone vestite di nero radunate in quel triste luogo sembravano non curarsene.

Draco, rispettosamente a distanza dal gruppo, osservava i gesti lenti del prete che recitava la formula rituale che avrebbe accompagnato Ginny Weasley nel regno delle ombre.

Dopo quello che aveva visto e personalmente vissuto sulla sua pelle non credeva che esistesse un luogo dove le anime venivano separate e smistate in due diversi luoghi, Paradiso ed Inferno, secondo un criterio meritocratico.

Se fosse stato così, se esistesse un essere superiore con tale potere non avrebbe permesso che la morte abbracciasse molto più di frequentemente i giusti dai malvagi. Per questo, per Draco, non c'era nulla dopo la morte.

Credeva che esistesse una specie di Limbo, un regno delle ombre dove le anime più ancorate alla vita restavano in attesa di scomparire nel nulla o riuscivano a tornare come spettri infestando il luogo dove erano stati uccisi o quelli a loro più cari.

Oppure ve ne rimanevano intrappolate a causa di esseri privi di scrupolo che, nel momento del trapasso, impedivano che esso fosse “definitivo”.

Quest’ultima amara convinzione si era ancorata nel suo animo fin dalla più tenera età quando, per la prima volta, assistette all'operato di alcuni negromanti che avevano richiamato le anime dei defunti e le avevano utilizzate per scopi più o meno nobili.

Osservando quelle figure piegate dal dolore, si sentiva profondamente fuori luogo in quel verde parato sotto il cipresso che ondeggiava al soffio iroso del vento.

Non aveva diritto di partecipare a quel dolore, un dolore che si era generato proprio a causa sua.

Mentre osservava Harry gettare un giglio bianco nella fossa in cui era stata appena calata la bara della ragazza, Draco tornò col pensiero alla notte in cui sua madre si era sacrificata per salvargli la vita.

A lui non era stato concesso nemmeno il lusso di poter seppellire il corpo di sua madre e non avrebbe mai potuto avere l'illusorio conforto di una tomba su cui piangere.

Osservò a lungo la sua nemesi, la speranza del mondo magico focalizzando l'attenzione suoi verdi occhi arrossati e gonfi.

Deve aver pianto.... constatò osservando quel viso affranto.

Era strano per Draco immaginare Harry Potter piangere, ma la cosa era del tutto naturale visto il rapporto tra lui e la Weasleyetta. Sebbene non gli avesse prestato molta attenzione Draco aveva sentito i pettegolezzi che giravano a scuola su Potter e quella che lui e i suoi amici Slytherin chiamavano Donnola.

L'amavi, vero Potter? Si chiese spostando automaticamente lo sguardo sulla Mudblood che trovava particolarmente interessante la punta delle sue scarpe.

Serrò i pugni quando per un attimo immaginò di trovarsi al posto di Potter. Capiva il suo dolore, oh! Se lo capiva.

A fatica staccò lo sguardo da Hermione e tornò a fissare la curva e tremante schiena del Gryffindor.

Doveva essere duro per lui trattenere la rabbia. Draco sapeva che Potter voleva gridare e distruggere tutto quello che aveva a portata di mano per sfogare la disperazione che lo faceva fremere come la corda di un violino.

Era strano come lo Slytherin sapesse sempre cosa passasse nella mente del suo rivale di sempre e che fosse in grado di capire quali emozioni lo guidassero quando, anche i suoi amici più intimi, non erano in grado di leggere.

Sapeva che ora il suo cuore era nero come la notte senza stelle, sentiva il dolore e la colpa che lo divoravano per aver perso la donna che amava.

Draco poteva vedere la rabbia che provava Potter verso sé stesso e verso di lui: Draco Malfoy, il nemico, la dolorosa spina conficcata nel fianco per sei lunghi anni che, a differenza di Ginny, era ancora vivo e che, per ironia della sorte, doveva proteggere.

Sorrise amaramente mentre seguiva i movimenti di Charlie che, avvicinandosi lentamente ad Harry per permettere che anche gli altri convenuti potessero rivolgere il loro ultimo saluto alla giovane Weasley, gli mise una mano sulla spalla e lo riportò nella fila dei parenti.

Mentre le cornamuse suonavano l'Honoris, la canzone che veniva utilizzata nei funerali di stato in onore degli Auror caduti, uno ad uno i convenuti raggiungevano e si fermavano nel preciso punto che, fino a qualche attimo prima, era stato occupato da Potter e, dopo aver fatto il segno della croce o lanciato un bacio alla bara, gettavano gigli bianchi nella fossa.

Draco osservò come ipnotizzato i lenti gesti delle mani che si susseguivano in una lentezza angosciosamente ed estenuante, e, a fatica, riuscì a distogliere lo sguardo per posarlo sui coniugi Weasley.

Mai come ora agli occhi del biondo Slytherin quelle persone erano apparse così nobili e fiere; i loro volti erano distrutti ma erano dignitosamente immobili e regali nel loro dolore.

Nessuna lacrima scorreva sui loro visi pallidi mentre stringevano le mani delle autorità e degli amici che porgevano loro le loro più sentite condoglianze.

Un lampo squarciò il cielo e la pioggia iniziò a cadere, fredda e fittamente scrosciante, come se volesse spazzare via il dolore. Sembrava che nemmeno il cielo riuscisse ad assistere indifferente alla morte di una giovane anima innocente e stava versato la pioggia come se fossero lacrime.

Draco si lasciò sferzare dalla pioggia, non cercò di ripararsi e lasciò che quelle gocce fredde gli inzuppassero i vestiti.

Osservò sua cugina Tonks che, stretta a Lupin, tratteneva a stento i singhiozzi, colse il guizzo nervoso dei muscoli della mascella del licantropo contrarsi e rilassarsi nervosamente mentre stringeva a sé la sua donna.

Najin ed Angel, invece, sembravano due etere guardiane che vigilavano, imperturbabili, sulla processione di dolore che si svolgeva sotto i loro occhi.

Non un gesto, non un sospiro, niente mostrava al mondo il loro dolore.

Ma Draco sapeva che una volta a casa avrebbero dato sfogo alle lacrime, alle grida che ora, orgogliosamente, non osavano mostrare.

A Draco scappò un sorriso pensando a quanto fosse evidente che l'una fosse una Slytherin e l'altra una Black; entrambe le categorie non esternano quello che provano in pubblico.

Spostò lo sguardo sui gemelli che, protettivi, erano ai lati dei loro genitori e annuivano alle persone che rivolgevano loro la parola.

Bill, poco più in là, abbracciava la sua francesina che piangeva senza ritegno, e anche lui era sul punto di piangere.

Se Ginny non fosse caduta durante il bliz a Wilsteria avrebbero dovuto sposarsi proprio in luglio e la piccola Weasleyetta sarebbe stata, assieme alla sorellina di Fleur, la damigella d'onore della sposa.

Guardò Percy, affianco al Ministro, che era pallido in volto e sembrava sul punto di svenire da un momento all'altro.

Moody era nella quadriglia di Auror che, al termine del lamento delle cornamusa, avrebbe scagliato nel cielo tre colpi consecutivi di incantesimi sonori, una raffica equivalente ai colpi di fucile che venivano sparati duranti i funerali di stato dei militari Babbani.

Il suo volto non tradiva alcuna emozione ma il suo occhio magico roteava nervosamente nell'orbita, tradendo la rabbia che il vecchio Auror celava.

Ad uno ad uno Draco osservò tutti i membri dell'Ordine al completo:

La McGonagall, sovrastata dalla stazza imponente del mezzo gigante che si stava rumorosamente soffiando il naso, Sturgis Podmore, Kingsley Shacklebolt , affiancato dal Ministro Babbano, Hestia Jones , Elphias Doge, Dedalus Diggle e Mundungus Fletcher. Quest'ultimo a Draco non piaceva molto, sapeva che, nonostante fosse un membro dell'Ordine, era stato arrestato più di una volta per i suoi loschi traffici, e si chiedeva perché un individuo simile potesse ricoprire il suo incarico.

Sospirò e si diete dell'idiota, in fondo anche lui era una nota stonata i quel triste quadretto di uomini e donne virtuosi ed onesti.

Un Death Eater liberamente a spasso tra degli Auror... Se non fosse così tragico il momento potrei mettermi a ridere per l'assurdità della cosa.

Avvertì su di sé occhi ostili e alzando lo sguardo incontrò quello carico d'odio di Ron Weasley.

Con estrema calma fronteggiò quei freddi occhi azzurri che sembravano volergli dire che prima o poi si sarebbero tolti la soddisfazione di vedere anche lui sette metri sotto terra.

Duellarono in silenzio con lo sguardo finché il rosso non dovette distogliere il suo per stringere la mano del Ministro della magia.

Draco si rilassò, l'odio stava divorando quel ragazzo e sicuramente la cosa non avrebbe portato a nulla di buono.

Non si darà pace finché non mi avrà ucciso! pensò amaramente mentre tornava a guardare la sua Mudblood.

Aveva gli occhi gonfi e rossi, il labbro inferiore stava leggermente tremando e a breve le lacrime avrebbero ripreso a scorrere copiose sulle sue guance.

Era bella, anche distrutta dal dolore e lui avrebbe voluto stringerla a sé, accarezzarla dolcemente e divorare ancora quelle labbra che sapevano di fragola ed arsenico.

Sentendosi mortificato per avere avuto quei pensieri in un momento come quello, Draco abbassò lo sguardo sul suo giglio.

Forse non è il caso che io vada a porle il mio saluto. pensò amaramente. Quando rialzò lo sguardo vide due figure che si erano staccate dal corteo e ora si stavano dirigendo verso di lui.

Una era Potter, l'altra Hermione. Avanzò verso di loro e si incontrarono a mezza strada.

- Sei venuto! - sussurrò meravigliato il moro Gryffindor sorridendogli stancamente.

Draco ricambiò quel sorriso con un lieve cenno del capo.

- Mentre mi dirigevo qui credevo che fosse una buona idea, ma ora che sono arrivato credo di aver fatto un'idiozia, Potter. - rispose con voce neutrale guardando il picchetto d'onore scagliare al cielo gli incantesimi.

- Quello è per Ginny? – chiese, Harry, indicando il fiore che teneva tra le mani.

Draco annuì e tornò a guardare negli occhi il ragazzo.

- Se vuoi... - chiese timidamente il moro tendendo la mano verso di lui.

- Forse è meglio... - gli rispose il biondo porgendogli il giglio. - che sia tu a posarlo sulla sua tomba.

Harry guardò il volto completamente inespressivo del ragazzo e poi prese il fiore che gli porgeva.

- Sì, forse è meglio così! - rispose prima di voltarsi e tornare alla tomba di Ginny.

Mentre Harry si allontanava Hermione si avvicinò maggiormente allo Slytherin e lo prese per mano.

Draco la guardò e, vedendo le lacrime che si stavano riaffacciando tra le ciglia, con il tocco leggero del pollice le asciugò e la strinse a sé in un goffo tentativo di trasmetterle almeno un po' di conforto.

- Non saresti dovuto venire, hai una taglia sulla testa e i Death Eaters ti danno la caccia. - sussurrò la ragazza ricambiando l'abbraccio. - Potevi essere attaccato.

- Lo so. - rispose lo Slytherin sciogliendo l'abbraccio. - Ma sentivo che dovevo esserci. - terminò osservando il gruppo che circondava la tomba di Ginny.

- Draco, non è stata colpa tua. - disse guardandolo comprensiva. - Ma forse è meglio se ti riaccompagno a casa. - aggiunse dopo aver osservato a sua volta il gruppo raccolto attorno a Ginny. Draco annuì e, prendendo la mano che la ragazza gli stava porgendo, iniziarono ad incamminarsi verso l'uscita del cimitero.

Ron era furioso, aveva osservato da lontano tutta la scena e, quando Harry si avvicinò alla tomba della sorella per porvi il fiore che era stato insudiciato dalle sporche mani di quel Death Eater, avanzò verso l'amico e gli strappò il giglio dalle mani.

- Ron, ma che... - protestò il ragazzo guardandolo con malcelato stupore.

- Non permetto che Quello insozzi la sua memoria con questo! - Ron piantò, sotto il naso del moro, il giglio e poi, dopo averlo scagliato a terra, lo pestò con rabbia.

Harry indietreggiò, non aveva mai visto quella luce omicida negli occhi dell'amico e la voce dura e colerosa lo indussero a tacere. Lo osservò in silenzio, poteva distinguere il lieve tremore che agitava il suo corpo; sembrava un vulcano sul punto di esplodere.

Angel, avvertendo l'alone d'odio che divorava il rosso, si avvicinò celermente ai due.

- Non mi sembra il caso! - sussurrò la ragazza mettendosi tra i due e fissando entrambi con occhi severi aggiunse: - Ginny non avrebbe gradito vedervi litigare.

Udendo quella frase il rosso spostò lo sguardo sulla ragazza e la fulminò. Angel gemette mentre l'ostile scarica emozionale proveniente dal rosso la colpiva come uno schiaffo. Barcollò ed Harry prontamente la sostenne.

- Che ne sai tu di quello che lei avrebbe voluto? - ringhiò, Ron, dando ad entrambi le spalle. Serrò la mascella quando, cercando con lo sguardo quella Serpe maledetta, vide Hermione e quello sporco Death Eater allontanarsi mano nella mano. Grugnì e fece per raggiungerli ma Najin gli si parò davanti e, prendendolo sotto braccio, lo trascinò con la forza verso il Ministro.

- Stai bene Angy? - chiese timoroso Harry vedendola ansimare.

- S... sì, io sto ben...bene ma. - alzò lo sguardo e lo incrociò con quello del ragazzo. - C'è aria di tempesta!

Harry annuì e tornò a fissare Ron che stava litigando con la Slytherin.

- Lo so Angy, lo so!

***

Blaise era appena tornato dalla sede del Priorato.

Con estrema astuzia era riuscito a convincere Tatiana che Desia era fuggita e che sicuramente si era ricongiunta con Voldemort e la sua famiglia.

Date le ferite che il ragazzo aveva riportato per fermare la furia della Sposa delle Tenebre durante la sua esecuzione, il Generale e la Rosa non avevano affatto dubitato delle sue parole e in premio per il suo straordinario zelo nella missione che il Priorato gli aveva affidato, aveva ricevuto una licenza di due mesi e l'incarico di sorvegliare la Malfoy una volta che il nuovo anno scolastico ad Hogwarts fosse cominciato. Sicuramente la ragazza sarebbe andata lì per nascondersi e Crow avrebbe dovuto seguirla e, sotto l'identità di Blaise Zabini, avrebbe dovuto conquistare la sua amicizia.

Ricordando il colloquio con i suoi superiori sorrise; conquistare la fiducia di Desia non sarebbe stato facile visto l'odio che la ragazza provava per gli Zabini.

La maggior parte dei guai in cui si trova invischiata glieli ha causati proprio la mia famiglia.

Pensò il ragazzo sospirando. Blaise desiderava l'amicizia della ragazza e non per via della missione o della promessa fatta a Draco, ma per motivi prettamente personali.

Quella ragazza, all'apparenza fragile ma forte come un Ungano Spinato, aveva conquistato il suo cuore e si sentiva sporco a doverla ingannare celando la sua identità dietro una maschera e un falso nome.

Blaise percorse a grandi falcate il buio corridoio e si fermò davanti alla porta della stanza da letto della ragazza.  Quando l'aveva lasciata stava dormendo. Bussò, ma non ci fu alcun invito ad entrare.

Che stia ancora dormendo?

Non che la cosa fosse strana dato che aveva ripreso conoscenza solo da un paio di giorni.

Aprì la porta ed entrò. Il letto era sfatto e la finestra era aperta, ma di Desia nemmeno l'ombra.

Ma dove diavolo è andata!

Blaise perlustrò tutto il palazzo dei Caponera ma non trovò nessuna traccia della ragazza.

Possibile che il Priorato o i Death Eaters hanno scoperto il mio inganno e l'hanno portata via?

Con ansia crescente uscì dal palazzo per perlustrare la zona, ma appena raggiunse le sponde del lago la vide.

Era seduta sul prato, la schiena appoggiata al tronco del rigoglioso salice che le dava ombra, il viso rilassato, gli occhi chiusi e un libro aperto abbandonato sulle gambe.

Blaise emise un sospiro di sollievo e sorrise dolcemente vedendola dormire, così, senza fare rumore, si sedette al suo fianco.

Era bello vederla dormire così serenamente.

Rabbrividì ripensando ai giorni in cui la ragazza era caduta in quello stato comatoso da cui sembrava non volersi più svegliare.

Aveva provato di tutto: pozioni, incantesimi; ma niente! Lei non si svegliava. Sembrava che qualcosa le fosse stato strappato via, non c'era magia in lei, non c'era anima.

Desia era come un guscio vuoto che nulla poteva rianimare.

Poi, una mattina, si era svegliata e aveva richiamato a sè gli spiriti del vento e si era messa a danzare come una ninfa dei boschi.

Blaise era rimasto incantato a guardarla ma si era subito reso conto che aveva qualcosa di diverso.

Lo sentiva, lo percepiva nel suo essere che la donna che aveva davanti, pur avendo le sembianze della ragazza, non era lei, ma Belial. Gli era bastato guardarla negli occhi per notare che il colore delle iridi si alternavano tra il grigio e il dorato e il sorriso malizioso ed osceno che aveva stampato sulle labbra non apparteneva a Desia. Quel sorriso era inquietante e totalmente diverso da quello che lei gli aveva rivolto nella prigione e che tanto gli ricordava Draco.

Non avrebbe mai dimenticato la strana sensazione che aveva provato guardandola negli occhi e ascoltando la sua voce roca e lasciva.

Quello era Belial ed era rimasto padrone del corpo di Desia per un paio di giorno, a termine dei quali, l'aveva restituito alla ragazza che non aveva alcun ricordo di quello che era accaduto la notte della sua condanna a morte.

Un lieve movimento accompagnato da un mugugno avvertì il ragazzo che la Malfoy si stava svegliando. Pigramente, voltò il viso verso di lei e incontrò i suoi grigi e sorridenti occhi.

- Ciao! - sussurrò Desia stiracchiandosi.

- Ciao, dormito bene?

- A meraviglia! - rispose la ragazza chiudendo il libro. - Com'è andata con quella pazza esaltata di Tatiana? - chiese, poi, con voce leggermente apprensiva.

- E' andata bene! Per ora possiamo stare tranquilli. Ha prolungato la mia licenza fino all'inizio dell'anno scolastico. Resteremo nascosti qui e poi accompagnerò personalmente te e tuo fratello al binario 9 e ¾ dove vi affiderò ad una persona fidata.

- Draco verrà ad Hogwarts con me? Ma avevi detto che...

- Questa sera lui, il signor Potter, la signorina Granger e la sua famiglia, verranno qui! - la interruppe il ragazzo.

- Davvero, Crow? - chiese la ragazza mettendosi a sedere sulle ginocchia. Blaise sorrise vedendola così felice, era raggiante.

- Davvero, ma...

- Ma? - chiese inarcando, sospettosa, un sopracciglio.

- Non potrete stare subito assieme, devi aiutare Potter a scoprire dove sono gli Horcrux del Dark Lord. Sappiamo che uno è stato nascosto da qualche parte nel mondo magico o Babbano da un certo R.A.B. che, dalle informazioni che abbiamo raccolto, dovrebbe essere morto. - rispose il ragazzo alzandosi in piedi. - Potter porterà con sé il falso Horcrux che ha recuperato la notte in cui Dumbledore è morto e tu, aiutata da Belial, lo aiuterai a scoprire dove è stato nascosto quello vero.

Desia si alzò in piedi e raggiunse il ragazzo che si era avvicinato alle sponde del lago.

- Sarò ben lieta di aiutare Potter. - sibilò osservando le calme acque del lago. - E una volta che tutti gli Horcrux saranno distrutti quel pazzo sarà costretto a pagare il suo conto.

Blaise si voltò verso la ragazza e rabbrividì vedendo l'espressione ferina e maligna che la ragazza aveva dipinta sul viso.

- Ed io sarò in prima fila a godermi quel momento. - ringhiò la ragazza tendendo una mano davanti a sè e materializzando sul palmo un fuoco fatuo.

 

***

 

A Grimmauld Place vi era in corso un'animata discussione.

Harry aveva consegnato al Ministro l'ultimo messaggio che Blaise Zabini gli aveva mandato e ora l'Ordine stava discutendo sulla questione trasferimento Malfoy.

Ron, quando il Ministro aveva varcato con un paio di Auror il portone della casa dei Black, aveva quasi tirato un sospiro di sollievo. Era convinto che fossero venuti per prelevare quello sporco Death Eater e che lo sbattessero ad Azkaban, ma le sue aspettative si infransero miseramente quando il Ministro, non solo, aveva autorizzato il trasferimento di Malfoy in un luogo sicuro, ma che addirittura aveva inserito quella Serpe nel progetto Protezione Testimoni. Indignato aveva lasciato la sala sotto lo sguardo sempre più affranto di Harry che era seriamente preoccupato per l'atteggiamento sempre più ostile dell'amico.

Ron era cambiato, era diventato violento e cattivo anche con i membri della sua famiglia. Sentì il tocco gentile della mano di Angel sul suo braccio e ricambiò il suo muto sostegno poggiando una mano su quella di lei.

Draco sembrava tranquillo, ma il modo in cui Hermione si ostinava a tenerlo per mano gli fece intendere che in realtà lo Slytherin non era affatto così tranquillo come voleva mostrare.

Sorrise vedendo come riusciva a tener testa all'estenuante interrogatorio a cui il Ministro lo stava sottoponendo. Più che un interrogatorio quello a cui il Ministro e gli Auror lo stavano sottoponendo era un regolare processo, e non poté fare a meno di sentirsi sollevato quando, alla fine dell'esame delle prove, delle risposte dell'interrogatorio sotto effetto di Veritaserum e le letture della mente e dei ricordi, il Ministro aveva decretato l'innocenza e l'estraneità ai fatti del ragazzo.

Ammirava profondamente il coraggio, la dignità e l'orgoglio che, quello che aveva sempre considerato per anni come un viziato, pauroso e stupido figlio di papà, mostrava davanti ai suoi accusatori; ed Harry comprese finalmente le parole che Silente aveva rivolto a Draco prima di morire.

"Saresti stato uno splendido Gryffindor..."

Sì, lo sarebbe stato veramente! pensò il moro sorridendo davanti alla constatazione che lui e Draco fossero così simili.

Io Slytherin per smistamento e Gryffindor per scelta, tu Gryffindor per smistamento e Slytherin per scelta... La vita è davvero ironica.

 

***

 

Voldemort osservava con ira i suoi uomini.

I Death Eaters erano tesi come corde di violino mentre il loro signore posava il suo sguardo contrariato su ognuno di loro.

- Mi avete deluso profondamente! - ringhiò il Lord. - Non solo vi siete fatti giocare da un gruppetto sguarnito di Auror improvvisati, ma non siete nemmeno riusciti a difendere la fortezza dall'attacco del Ministero. Se non fosse stato per me a quest'ora marcireste tutti ad Azkaban!

- Signore noi... - sussurrò Lucius

- Taci! Tu non dovresti nemmeno vivere, Lucius! - tuonò il Lord avvicinandosi minaccioso al Death Eater.

- Signore, io... - sussurrò l'uomo inchinandosi rispettosamente.

- Tu e il tuo sangue immondo avete rischiato di vanificare i miei piani. Ti avevo affidato un incarico semplice ma hai fallito, come quei cani traditori dei tuoi figli.

- Mi permetto di contraddirla, mio Signore.

Voldemort serrò gli occhi e puntò lo sguardo verso l'insolente servo che aveva osato contestare le sue parole.

- Blaise... - sibilò mentre nei suoi occhi brillava una luce omicida.

Sciocco ed arrogante moccioso, ti sei scavato da solo la fossa con le tue mani. pensò Lucius sorridendo compiaciuto.

- Perdoni la mia intrusione, mio Signore. Non sono aggiornato sulle azioni di Draco Malfoy ma posso assicurarle che Desia vi è fedele. - si affretto a precisare il Death Eater..

- Desia mi sarebbe fedele? - ruggì il Lord ridendo sguaiatamente. - Davvero divertente Blaise, davvero!

- Vi assicuro che è così, mio Signore. - continuò risoluto il ragazzo. - Lei non è a conoscenza del fatto che suo fratello è nelle mani dell'Ordine; crede che è ancora vostro prigioniero e non farà nulla che possa recargli danno. In più, dopo l'esperienza con il Priorato, il suo cuore si è inaridito e il demone ne ha infettato la mente. Il lato oscuro la domina e non vi ostacolerà più.

Voldemort sorrise. - Sei fortunato, Lucius, tua figlia ti ha salvato... per ora! - sibilò divertito il Lord avvicinandosi compiaciuto a Blaise.

- Credete alle sue parole, mio Signore? Chi vi assicura che non sia un inganno?

- Il fatto che Desia non sa che Crow è in realtà Blaise. Se nelle vesti di Crow, Blaise ha potuto osservare e farsi rivelare tutto questo, allora posso credere alle sue parole. Quanto a te Lucius... Ho un nuovo incarico… un incarico che potrebbe rivelarsi essere anche l'ultimo!

Lucius tremò sotto lo sguardo folle del suo Signore.

- Portami la testa di Draco o io mi prenderò la tua!

Lucius rabbrividì. Come poteva fare una cosa del genere? No! Non poteva uccidere suo figlio, anche se a ordinarlo era stato il suo Signore.

Avrebbe dimostrato che Blaise era un traditore e in quel modo avrebbe ripreso il suo posto e, allora, avrebbe trovato il modo di proteggere suo figlio e riabilitarlo agli occhi del suo Signore.

- Sì, mio Signore, consideratelo già fatto.

Voldemort lo guardò con sdegno mentre Nagini sibilò minacciosa accanto al viso del biondo Death Eater.

- Non promettere cose che poi non puoi mantenere, Lucius. - lo ammonì il Lord mentre attendeva che il suo serpente si arrampicasse sul suo corpo.

Appena Nagini si arrotolò sul braccio del suo padrone, il Lord oltrepassò Lucius senza degnarlo di uno sguardo.

Lucius si morse a sangue il labbro inferiore e puntò i suoi freddi occhi grigi verso Blaise. Il giovane sostenne lo guardo del Malfoy e non batté ciglio leggendovi l'odio che l'uomo provava nei suoi confronti.

- Bada, Lucius. - gli sussurrò Snape. - Adesso è Blaise il favorito del nostro Signore. Muovere contro di lui in modo aperto e diretto, in questo momento, accelererebbe solo la tua morte e quella di tuo figlio.

Lucius si alzò e fissò negli occhi il suo vecchio amico.

- Non gli andrà sempre bene... prima o poi commetterà un errore ed io starò in agguato pronto a sfruttare quel momento. - ringhiò sommessamente il biondo Death Eater.

- E io ti aiuterò a sferrargli il colpo mortale. - rispose Severus con espressione cospiratrice.

Lucius e Severus si scambiarono uno sguardo complice e tornarono ad interessarsi al discorso tra Blaise e il loro Signore.

- Bellatrix hai rinnovato l'Incantesimo di Occultamento? - chiese il Lord, dopo aver congedato dalla sua persona Blaise, mentre si accomodava alla sua scrivania.

- Sì, mio Signore. Ho eseguito alla perfezione le vostre istruzioni. Chiunque si avvicini al castello vedrebbe solo una montagna rocciosa.

- Benissimo, Bellatrix, benissimo. - rispose compiaciuto il Lord.

- A proposito... - sul viso del Lord si dipinse una sorriso crudele. - Ho il piacere di presentarvi un ottimo elemento che è "tornato" a rifornire i nostri ranghi, forse se vi trasformassi in creature simili sareste molto più efficienti.

I Death Eaters guardarono interrogativi il loro Signore.

- Pettigrew! - continuò il Lord allargando il suo ghigno. - Fai entrare la mia "Creatura".

Il basso e viscido ometto trottò fino alla porta e aprendola, provocò lo sconcerto di tutti i Death Eaters.

Vedendo cosa aveva appena varcato la porta Blaise sbiancò inorridito e spostò lo sguardo su Malfoy.

Snape trattenne un gemito indietreggiando davanti tanto orrore.

Lucius , invece, fissò, apparentemente, imperscrutabile la Creatura che, dopo essere avanzata sinuosa tra le fila sconvolte dei Death Eaters, si  posizionò alla destra del suo Signore fissando un punto innanzi a sé con occhi vacui.

Ma quella che Lucius ostentava era solo una calma apparente, dentro di sé l'uomo ribolliva di rabbia, orrore e disgusto. Questa volta il suo Signore aveva davvero esagerato e la sua fedeltà cominciò a vacillare mentre il desiderio di vendetta prendeva possesso del suo animo.

Voldemort, invece, sembrava molto soddisfatto della reazione che aveva suscitato nei suoi Death Eaters.

Una volta miei... pensò allargando il ghigno che deformò sinistramente il suo inquietante volto da rettile.

Lo si è per sempre!

 

Continua…

Capitolo 18 by Dhesia

Capitolo XVIII

Tela di inganno e sofferenza

Parte VIII

 

 

 

- Bene, signor Malfoy. - disse il Ministro porgendo la mano al ragazzo.

- Nonostante abbiate il Marchio, la sua fedina penale è risultata pulita, ma per la sua sicurezza è meglio che resti nascosto e sotto adeguata custodia, almeno finché le acque non si saranno calmate.

Draco non disse una parola e si limitò a stringere la mano che gli veniva offerta.

- Anche se noi sappiamo che, in un certo senso lei ci ha messo lo zampino. – un sorriso malizioso si fece largo sulle labbra del Ministro.

Ed io non riuscirò mai a perdonarmelo.

- Anche se è stata una spina nel fianco del Ministero, quell’uomo sapeva il fatto suo. - continuò l’uomo con un tono carico di sottosensi. – e in un certo senso, lei ci ha reso un servizio.

Draco impallidì. Quell’uomo gioiva del fatto che Dumbledore era morto. Poi il suo essere Slytherin trovò l’ironia della cosa. Quell’uomo aveva vinto senza alcuna fatica la sua personale guerra contro il suo unico ostacolo al suo desiderio di voler mettere le mani sul Prescelto e usarlo come un amplificatore per la sua notorietà e potere.

- Comunque… Non posso autorizzarla a tornare ad Hogwarts. Sa… molti credono fermamente che siate stato voi ad eliminare il Preside. – disse il ministro con falsa preoccupazione.

- Ne sono consapevole. - rispose con voce neutra il biondo.

- Ne sono felice… comunque lei non perderà l'anno, non è così Minerva? – domandò il Ministro invitando la donna a raggiungerli.

- Sono sicuro che la nuova Preside troverà il sistema per tenerla aggiornato sul programma scolastico, in modo che non restiate indietro. - disse il Ministro guardando la McGonagall che annuì alle sue parole.

- Quanto agli esami per i MAGO. - continuò l'uomo. - Li svolgerete al Ministero sotto la mia personale vigilanza.

Draco sorrise cordialmente e ringraziò il Ministro per la sua gentilezza.

Harry ghignò davanti ai modi ruffiani dell'uomo.

Non cambierà mai. Pensò incrociando le braccia al petto.

Come se Fred avesse letto la sua mente, il rosso sussurrò divertito nel suo orecchio:

- Harry, sta facendo il lecchino con Malfoy come quando era venuto alla Tana e aveva insistito per parlarti a quattro occhi.

Harry trattenne a stento una risata mentre il rosso continuava a sussurrargli nell'orecchio

- Anche se non capisco il perché di tutta questo affanno vista la pessima reputazione che ora ha Malfoy. Non ci guadagna nulla!

- Avrà i suoi motivi, Fred! - rispose il moro Gryffindor sorridendo per nascondere la sua preoccupazione.

Il Ministro era un uomo strano e ad Harry non aveva fatto una buona impressione durante il dialogo che avevano avuto alla Tana.

Allora l'uomo aveva proposto ad Harry di appoggiarlo nella sua campagna politica e Harry aveva gentilmente rifiutato.

Il ragazzo non riusciva a capire cosa volesse Rufus Scrimgeour da Malfoy e dal modo in cui Draco rispondeva e guardava l'uomo gli fece intendere che anche il Slytherin era sospettoso e guardingo.

Draco aveva quel tipico linguaggio del corpo che ostentava prima di una partita di Quidditch e non sembrava per niente impressionato dal Vecchio Leone.

- Sarebbe il caso che lei non avesse alcun contatto con le persone del luogo ove verrete trasferito, purtroppo di questi tempi non ci si può fidare nemmeno di sé stessi. Non sono solo i Death Eaters e Tu-Sai-Chi ad essere una minaccia per la vostra incolumità, ma lo è ogni membro del mondo magico. Ho dovuto mettere una taglia sulla sua testa e non potrò ritirala, quindi anche i Babbani potrebbero essere pericolosi per lei dato che, molti di essi sono imparentati con maghi. - sospirò il Ministro. - Vista la considerevole taglia che pende sulla vostra testa siete una preda allettante, viva o morta e per soldi chiunque sarebbe disposto a vendere anche sua madre... La natura umana è davvero orribile!

- Sarò prudente, non voglio recare danno a nessuno, né tanto meno uccidere a sangue freddo i cacciatori di taglie che si metteranno sulle mie tracce. - un sorriso beffardo si allargò sul viso del ragazzo. – Ma sono certo che non ci saranno rischi  dato che confido nell'ottimo operato del Ministero che più di una volta ha mostrato la sua efficienza.

Il ministro corrugò i folti sopraccigli e un lampo omicida brillò fulmineo nei suoi occhi da rapace.

- Sono sicuro che grazie al vostro piano di protezione, nessuno si farà male. - continuò con voce dura e lievemente beffarda il giovane Malfoy.

Il Ministro indurì la sua espressione ed era chiaro che fosse profondamente alterato per la sottile ironia celata nelle parole del ragazzo, ma nonostante questo, dissimulò la sua rabbia dietro un affettato sorriso. - Il Ministero opererà per la sua sicurezza, con noi è al sicuro.

Chissà perché ma Harry non sembrava affatto convinto delle parole del Ministro e dalla strana espressione di Malfoy nemmeno il biondo Slytherin lo era.

Dimenticandosi completamente di Malfoy, Rufus Scrimgeour posò i suoi occhi giallastri verso Harry e si diresse verso di lui con portamento elegante, nonostante l'andatura leggermente zoppicante.

- Signor Potter, devo constatare che avevate ragione. - disse il Ministro con tono poco cordiale.

- Malfoy è una vittima delle circostanze, proprio come ci avevate riferito.

- Ma la mia parola non è bastata dato che, più che un interrogatorio, quello a cui lei e i suoi uomini lo avete sottoposto è stato un vero e proprio processo. - rispose, a tono, Potter rifiutandosi di stringere la mano che l'uomo gli porgeva.

Scrimgeour assottigliò gli occhi e si passò una mano nella sua folta criniera di capelli castani striati di grigio.

- Signor Potter, non devo darle giustificazioni per i miei modi di agire e il fatto che voi siate uscito vivo da alcuni scontri con Tu-Sai-Chi non la autorizza a giudicare le mie azioni.

Harry sostenne lo sguardo duro dell'uomo che abbassando la voce sussurrò: - Signor Potter spero che in futuro collaborerete maggiormente con il Ministero, non posso permettermi di avere cani sciolti nel pieno di una guerra. - il tono della voce era simile a un basso ruggito.

- E' sfacciatamente fortunato, Signor Potter... ma la fortuna non l'accompagnerà sempre. La prossima volta che deciderete di fare una visita di cortesia a Tu-Sai-Chi, abbiate almeno il buon senso di avvertire il Ministero. – il suo sguardo divenne per una frazione di secondo maligna e Harry ebbe la conferma che la prima impressione che aveva avuto quella notte alla Tana non era stata affatto sbagliata. Era marcio e corrotto come tutti i potenti. - È stato un miracolo che abbiate avuto solo una perdita.

Harry incassò il colpo ma non abbassò lo sguardo per non dare soddisfazione a quell'uomo.

- Cercherò di ricordarmelo. - rispose a denti stretti.

Soddisfatto della risposta Scrimgeour gli voltò le spalle e si diresse verso i suoi uomini.

Harry aveva la netta impressione che quell'uomo gli avrebbe solo procurato guai.

Sospirando vagò con lo sguardo per la sala e incontrò lo sguardo corrucciato di Hermione.

Se c'era una persona capace di percepire guai prima che si verificassero era proprio Hermione e lo sguardo preoccupato che la ragazza gli lanciava dall'angolo in cui stava chiacchierando con i suoi genitori, non fece altro che aumentare le sue certezze.

 

***

 

 

Stanco delle chiacchiere Draco si era allontanato dalla sala e si era rifugiato nel luogo meno amato di Grimmauld Place, la Stanza Verde, la camera in cui era conservata la storia del casato dei Black.

Il ragazzo era immobile al centro della stanza. Lo sguardo fisso sul grande albero genealogico dei Black. La sua espressione era dura mentre percorreva i nomi di tutti i Black che il mondo aveva visto alternarsi di generazione in generazione.

Indugiò a lungo sul punto dove un tempo spiccava il nome di Sirius Black e di cui restava solo la piccola croce e la data che ne indicava la morte. Poi, lentamente, cercò i nomi del resto dei suoi zii e cugini.

Scorse prima il nome della zia Andromeda accanto al quale vi era una corona sbarrato che indicava contaminazione, e, naturalmente, non veniva riportato né il nome del suo consorte ne’ quello della sua prole.

Draco ghignò per la stupida ossessione di precisare ogni cosa e di cancellare un discendente dalla storia di famiglia solo perché non conforme alla tradizione.

Vide il nome di Bellatrix e quello di suo marito e alla fine trovò il punto in cui l'albero genealogico dei Black si intrecciava a quello dei Malfoy.

Con riverenza lesse il nome di Narcissa, serrò la mascella e si rifiutò di vedere la piccola croce che l'affiancava.

Poi lesse il nome di suo padre e poi scese su quello di Desia e il suo.

Con suo enorme stupore anche i loro nomi erano stati raschiati magicamente dall'albero genealogico.

A differenziare quei due segni d'argento sul marmo verde vi era un piccolo pentagono che accompagnava solo uno dei due ex-nomi.

Era il nome cancellato che un tempo era a destra dello stemma dei Malfoy, quello di sua sorella.

Quello senza il pentagono, che classificava coloro che ne erano accompagnati come ibridi, demoni o altro, era il suo.

Non poté fare a meno di ridere davanti a quella scoperta.

A quanto pare non sono più un Malfoy.

Pensò sentendosi non umiliato ma stranamente leggero, quasi felice.

- Che fai qui, Malfoy, fai l'inventario dei tuoi antenati?

- Spiritoso, Potty. - rispose ghignando lo Slytherin voltandosi verso il Gryffindor che, con aria spavalda, si avvicina alla sua persona.

Harry si affiancò al ragazzo e guardò la parete che il biondo stava esaminando.

Puntò gli occhi color smeraldo sulla bruciatura dove un tempo vi era il nome del suo padrino.

- A quanto pare ho tenuto onore alla tradizione lanciata dal tuo padrino. - disse con voce strascicata lo Slytherin accarezzando il punto in cui il nome dell’uomo era stato cancellato.

- Che intendi?

Draco ghignò e spostò la mano sulle linee d'argento che cancellavano il nome della sorella e il suo.

Harry aprì la bocca bloccandola in una "o" perfetta.

- Non posso crederci, vostro padre vi ha...

- Sembra proprio così!

- Non avevo mai fatto caso che vi fosse anche la parte Malfoy all'interno dell'Albero di famiglia. - sussurrò Harry osservando con più attenzione la parte riguardante i Malfoy.

- Prima non c'era, è apparsa dal momento in cui ho messo piede in questa casa e quando me ne andrò scomparirà. - rispose il ragazzo incrociando le braccia al petto. - Come vedi non mostra l'intera storia della mia Casata; questa stanza non potrebbe contenerla. – una nota di orgoglio risuonò nella sua voce.

- Quello che vedi dell'albero genealogico dei Malfoy è solamente la parte che riguarda direttamente la mia persona.

Harry, seguendo con lo sguardo l'indice del biondo che gli indicava la parte di parete oggetto della loro conversazione, annuì.

Non sapeva se essere più stupito del fatto della loquacità della Serpe, o del fatto che erano da più di due minuti chiusi da soli in una stanza e non solo non si erano messi le mani addosso, ma addirittura stavano avendo una mezza specie di civile conversazione.

- E' più grande di questa la stanza quella dove è conservata la storia della tua famiglia? - chiese incredulo Potter.

- Due volte questa casa, Sfregiato! - rispose con voce neutra lo Slytherin.

- C... Che cosa? - Harry strabuzzò gli occhi e lo guardò incredulo.

- Potter, la famiglia Malfoy è la casata più antica e nobile che esista nel mondo magico. – rispose con un tono scocciato. - Se non fossero esistiti i Malfoy non vi sarebbero maghi a questo mondo.

- Che vuoi dire?

Draco scosse la testa spazientito.

- Ma che diavolo facevi ad Hogwarts oltre a rimpinzarti e cacciarti nei guai? Ma lo hai mai aperto un libro di storia? - chiese, Malfoy, profondamente irritato.

- Non era la mia materia preferita! - sbottò mortificato il ragazzo stringendo con forza i pugni.

Draco inarcò il sopracciglio dell'occhio sano e scuotendo la testa cercò di fare appello a tutta la sua pazienza e continuò la sua lezione.

- Il nome Malfoy deriva dall'elfico e significa "Inizio", ma anche "Malasorte". - cominciò a spiegare il biondo Slytherin. - Millenni or sono su questa terra camminavano ancora gli Elfi Alti dei boschi, i guardiani degli spiriti della natura. Almeno cos'è un Elfo Alto lo sai Potty? - chiese con voce ironica, facendo arrossire il Gryffindor che annui.

- Almeno qualcosa la sai! Scommetto che te li immagini come sono descritti nel libro di quel Babbano... quel Tolkien o qualcosa del genere. - continuò incrociando le braccia al petto. - Beh! Quella storia non rende loro giustizia. Ti assicuro che se potessi vedere i dipinti che li ritraggono e leggere le loro Cronache, potresti farti un quadro preciso. Essi erano ancora più belli, potenti, leggiadri e saggi di come sono descritti nel Signore degli Anelli.

Mentre Harry guardava il ragazzo come se fosse un alieno, meravigliato per il fatto che avesse potuto leggere quella storia Babbana, lo sguardo di Draco si era fatto lontano, remoto.

- Gli uomini erano sempre stati affascinati da queste creature dei boschi, li veneravano come dei, ma allo stesso tempo li temevano e cospiravano per annientarli. L’uomo ha un cuore nero e avido e prestò scoppiò una guerra, guerra a cui cercarono di porre fine alcuni rappresentanti di ambo le razze unendosi in vincoli affettivi. Purtroppo la guerra continuò per molti secoli ma da quelle unioni furono generati i primi maghi: i Malfoy.

Harry, sempre più meravigliato, continuava ad annuire ad ogni parola di Draco.

- Questi nuovi esseri erano visti dagli Elfi come un nuovo inizio, ma gli uomini, quando scoprirono di quali straordinari poteri erano dotati, iniziarono a considerarli chi un’arma, chi una minaccia. Così oltre alla guerra contro gli Elfi, si scatenò una vera e propria caccia a questi ibridi. Molti di questi Malfoy furono uccisi, ma altri furono allevati e corrotti dagli uomini e divennero armi potentissime scatenando la terribile Guerra dei Due Mondi alla fine della quale gli Elfi si estinsero e della loro stirpe rimasero solo le razze minori e poco evolute, come gli Elfi domestici.

Ma gli uomini dovettero affrontare un’altra guerra, quella contro le loro stesse armi. Come sai poi si arrivò ad un accordo e la guerra ebbe fine. I maghi si ritirarono in luoghi remoti e solo pochi rimasero nel mondo degli uomini come guide e distributori di cultura.

I due mondi conobbero secoli d’oro di sviluppo ed armonia. Da quella collaborazione nacque la civiltà di Atlantide, quella egiziana, quella greca, quella romana e Avalon … ma il cuore degli uomini non si depurò mai dalla sua avidità e generò nuove guerre e persecuzioni. Il periodo più buio fu quello della Caccia alle streghe… - un sorriso ironico illuminò il suo sguardo. – peccato che a finire sul rogo ci finivano sempre e solo poveri Babbani dato che catturare dei veri maghi era alquanto impossibile per gente priva di magia.

 

Draco tornò ad accarezzare l’affresco, seguendo con un dito i rami dell’Albero.

- Alla fine di tutto i "discendenti dei Malasorte” sono sopravvissuti e giunti sino ai nostri giorni.

- Quindi... - lo interruppe titubante il Gryffindor. - Tutti i maghi che popolano questo mondo sono, come dire, dei Malfoy? Anche i maghi generati da Babbani?

- Trenta punti a Gryffindor, signor Potter! - rispose beffardo Malfoy. - Non sarebbero maghi se tra i loro più remoti e ormai dimenticati antenati non avessero un Malfoy.

Harry tornò a guardare la parete e sospirò.

Quello che gli aveva rivelato il furetto era incredibile. Rabbrividì al pensiero che in una piccolissima parte, nelle sue vene scorreva sangue dei Malfoy.

- Ma allora... anche voi Pureblood siete in realtà dei Mudblood? - chiese ironicamente tornando a fissare Draco.

- Siamo tutti Mudblood, Potty. - rispose tranquillamente lo Slytherin. - Solo che alcuni lo hanno dimenticato! - ora il suo viso si era leggermente indurito mentre fissava negli occhi Potter.

- Perché il tuo nome non è cancellato con una bruciatura ma con una sbarra d'argento? - chiese quest'ultimo indicando la parte Malfoy dell'albero.

- Perché ogni famiglia ha il suo modo personale di gestire il proprio albero, Potty. - il tono di voce della Serpe era annoiato e scocciato per la domanda che il moro gli aveva rivolto.

- Oh! Mi scusi sua Eccellenza-Non-Farmi-Domande-Scontate, se non ho familiarità con queste sottospecie di archivi. - sbuffò contrariato Harry fissando torvo il biondo Slytherin.

Draco ghignò, con un movimento rapido afferrò gli occhiali di Potter e, dopo averli inforcati, assunse un'espressione vanesia.

- Signor Potter, sa cosa sono quei piccoli simboli vicino ad alcuni nomi?

Harry sbottò a ridere, se non fosse stato per la consistenza solida del corpo Draco sembrava la perfetta imitazione del Professor Binns.

- Non ho potuto studiare, sa il gatto della Granger mi ha mangiato il libro.

Malfoy ghignò e restituì gli occhiali al Gryffindor.

- Vedi quella corona sbarrata vicino al nome di mia zia Andromeda?

Harry annuì e chiese: - Cosa indica?

- Contaminazione. - rispose il biondo. - Se è rossa indica che la persona interessata si è unita in matrimonio con un Babbano; se fosse stata nera, invece, indicava che l'unione era avvenuta con un Mudblood. Se è bianca, indica l'unione tra un mago e un ibrido e, solitamente, è accompagnato dal simbolo che indica la tipologia di ibrido con cui si è unita.

Draco indicò il piccolo pentagono verde che affiancava il punto dove una volta c'era il nome di sua sorella.

- Questo... - disse posandovi sopra le dita. - Indica la tipologia dell'ibrido: verde per i Mezzodemone, viola per i Demoni, rosso per i Vampiri, arancione per i Mezzivampiri o Diurni,  blu per i Giganti, nero per i Licantropi, bianco per le ninfe e le Veele.

- Accidenti, sono davvero precisi questi cosi! - sussurrò Harry grattandosi la testa.

- Per indicare la morte di un appartenete alla famiglia si usa una mezzaluna, se il defunto esiste ancora come fantasma, se no il nome è affiancato da una croce e la data di mort... - Draco si bloccò all'improvviso e sbiancò.

- Malfoy, che c'è?

- Che diavolo significa questo? - sussurrò con voce tremante.

Harry seguì lo sguardo del ragazzo e sussultò. Accanto al nome di Narcissa Malfoy non c'era la croce che ne indicava il decesso, ma un lugubre teschio dagli occhi fiammeggianti.

- Cosa significa quel simbolo, Malfoy! - sussurrò intimorito il Gryffindor.

- Non ne ho la più pallida idea Potter! - ringhiò lo Slytherin. - Ma ho tutta l'intenzione di scoprirlo.

Il cigolio della porta fece sobbalzare i due ragazzi che si voltarono di scatto verso di essa.

- Harry, Draco, signori. - bofonchiò Dobby sporgendo la testa dall'uscio. - Signori Granger, signori, arrivati.

- Arriviamo subito. - rispose Harry. E mentre l'elfo li precedeva Harry si voltò verso Draco e mettendogli una mano sulla spalla gli disse: - Andiamo adesso, tu devi solo pensare a rimetterti, a scoprire cosa significa quel simbolo ci penserà l'Ordine.

Draco lo guardo come se non lo vedesse.

- Te lo prometto, Malfoy, scoprirò di che si tratta.

Il ragazzo annuì e placidamente si lasciò condurre fuori dalla stanza, mentre nuovi tormenti lo stavano assillando. Quel simbolo sconosciuto non gli piaceva, sperava solo che non ci fosse lo zampino di Voldemort.

 

 

Continua…

End Notes:

Per le illustrazioni vedere qui http://dhesia.deviantart.com/ o qui http://s296.photobucket.com/albums/mm190/Dhesia-manips/

Capitolo 19 by Dhesia

Capitolo XIX

La ragazza dagli occhi di ghiaccio

 

 

 

La giornata era afosa, ma Desia non sentiva il caldo che le faceva incollare i vestiti alla pelle mentre passeggiava nel meraviglioso giardino pensile del castello.

Si sentiva ancora un po' a disagio nello stare a stretto contatto con i Babbani e non si era ancora abituata alla sensazione che quei vestiti sintetici, che doveva indossare per mimetizzarsi tra di loro, le provocavano sulla pelle.

Odiava quei ridicoli vestiti Babbani che le ragazze e i ragazzi della sua età portavano fuori dal mondo magico e visto che c'erano molte persone che giravano con abiti medievali più o meno sontuosi, non riusciva a capire perché Crow avesse insistito tanto a farla vestire come una Babbana.

Ma oggi il problema dei vestiti non era al primo posto nei suoi pensieri. Era così felice che niente avrebbe guastato il suo umore. Stava addirittura canticchiando mentre passeggiava tra la rigogliosa vegetazione. Era capace di stare ore ed ore a camminare per le sale del castello e a rimirare gli oggetti esposti, adorava quei luoghi e la gente che se ne occupava, nonostante fossero dei Babbani, era gentile, allegra e cordiale.

Addentando la mela caramellata che aveva precedentemente comprato da una bambina vestita da contadina della seconda metà del 1000 si avvicinò ad una delle balaustre in pietra che si affacciavano sul paese sottostante.

Rapita guardò il meraviglioso paesaggio, la folta distesa boscosa, i campi coltivati che da quella distanza, per via del grano maturo, sembravano piccoli riquadri gialli su un tappeto verde.

A malincuore spostò lo sguardo dal paesaggio e si sporse osservando il piccolo paese animato dalla festa.

Sebbene la festa perdurava da tre giorni, oggi nel paese vi era un'affluenza maggiore di turisti e un'animosità che non c'era stata nei giorni precedenti.

Una simpatica signora le aveva spiegato che questa sera ci sarebbe stato il momento aureo della festa dei Castri Fumonis Ludi con la rievocazione storica dell'assedio di Enrico VI alla rocca di Fumone.

Il vociare della gente e la musica dei menestrelli risuonava allegra tra gli stretti vicoli della città addobbata a festa, e i profumi invitanti che provenivano dalle bancarelle stimolarono il suo appetito tanto che il suo stomaco iniziò a reclamare qualcosa di più della mela.

Mentre, per raggiungere la piazza, abbandonava il giardino e il castello, sentì il rullo dei tamburi che avvisava la popolazione che gli sbandieratori stavano per cominciare il loro spettacolo e, velocemente, si affrettò a raggiungerli.

Fu uno spettacolo meraviglioso vedere quei giovani in costume far fare spettacolari acrobazie, senza l'ausilio della magia, a quegli immensi pezzi di stoffa colorata, ma quello che le piacque maggiormente fu la gara di tiro con l'arco e la sfilata storica.

Nonostante dovesse lottare a suon di gomitate, per conquistare le prime file per assistere alle diverse rievocazioni storiche e per poter addentare qualcosa di commestibile, era felice. Ancora poche ore e avrebbe riabbracciato il suo adorato fratello.

 

***

 

Harry stava sorseggiando distrattamente la sua tazza di tè. Aveva bisogno di rilassarsi dopo tutte le emozioni contrastanti che la giornata gli aveva riservato. Dal salotto provenivano le voci allegre e concitate dei Weasley e dei Granger ma lui non era dell'umore di stare in compagnia.

Poggiò la tazza vuota nel lavello della cucina e, senza nemmeno rendersene conto, cercò con lo sguardo la tazza verde con il coniglio bianco, la tazza di Ginny. Istintivamente la prese tra le mani come se con quel gesto potesse toccarla.

Najin, con la schiena appoggiata allo stipite della porta della cucina osservava silenziosa Potter accarezzare la tazza come se fosse qualcosa di sacro e prezioso.

Riconobbe la tazza e le si strinse un nodo alla gola. Quella vista era quanto di più doloroso esistesse al mondo per lei.

Amava Harry, lo aveva sempre amato in silenzio. Aveva sofferto molto quando Harry si era messo con la Weasley e si era accontentata di essergli amica. In fondo era meglio di niente e le permetteva di trascorrere del tempo con lui. Credeva che quella per Ginny fosse una cotta passeggera come quella che  il ragazzo aveva avuto nei confronti di Cho Chang, e quando il Gryffindor l'aveva lasciata si era illusa che l’infatuazione fosse passata.

Con sua immensa sorpresa aveva scoperto che Harry amava profondamente Ginny, così tanto da rinunciare a lei pur di non esporla al pericolo che i suoi nemici potessero usarla contro di lui. Nonostante sapesse questo, Najin era convinta che avrebbe potuto cancellare quel sentimento dal cuore di Harry, che sarebbe riuscita a fare in modo che quel Testone-Sfregiato aprisse gli occhi rendendosi conto che era lei la donna giusta per lui.

E così, dal momento della rottura tra Ginny ed Harry, lei e la Weasley si erano apertamente dichiarate guerra, una guerra che era sempre stata combattuta ad armi pari. Ma ora che Ginny era morta Najin sapeva di aver perso definitivamente.

Nessuna donna avrebbe potuto competere con il ricordo di Ginny. Harry l'avrebbe amata per sempre. La Slytherin sapeva che nulla poteva vincere contro l'ombra di un amore che il tempo avrebbe trasformato in qualcosa di così straordinario che nessun'altra donna, nessun’altra storia d’amore avrebbe potuto eguagliare con il suo ricordo.

Le lacrime le offuscarono la vista quando vide il ragazzo sorridere fissando il vuoto.

Era un sorriso dolce e malinconico, pieno di amore e amarezza.

Sta pensando a lei!

Un nodo le strinse la gola e le lacrime scivolarono lungo le gote.

Harry aveva ripreso ad accarezzare distrattamente la tazza, la sua espressione era tornata triste e i suoi occhi vacui.

Facendo un gran respiro, Najin si asciugò le lacrime e si rassettò la gonna spiegazzata.

- Tutto bene, Harry? - chiese con un filo di voce come se avesse paura di distogliere il ragazzo dal filo dei suoi ricordi.

Harry si voltò lentamente verso di lei e le sorrise. Quel sorriso fu come uno schiaffo per lei, era un sorriso privo di allegria e troppo simile ad una smorfia di sofferenza.

- Najin, vieni. - sussurrò stancamente il ragazzo riponendo la tazza sulla mensola da cui l'aveva presa.

Najin si avvicinò lentamente e le si affiancò poggiando un fianco sul ripiano d'appoggio della cucina, fissò negli occhi Harry e attese che il ragazzo dicesse qualcosa, ma Harry non proferì alcuna parola e sospirò affranto.

- Harry, cosa c'è? - chiese guardandolo preoccupata.

- Mi manca... - sussurrò Harry e quelle parole furono come una secchiata di acqua gelata in una giornata di dicembre per Najin.

- Lo so, Harry. - sussurrò la ragazza abbassando tristemente lo sguardo.

Harry l'attirò a sé e la abbracciò.

Najin sentì le gambe cederle e il cuore batterle furiosamente nel petto. Sapeva che quell'abbraccio era solo il disperato bisogno di conforto di cui aveva bisogno Harry, e le fece ancora più male delle parole che il grifone aveva poco prima pronunciato.

Ricambiò l'abbraccio, Harry aveva bisogno di lei e lei, come sempre, lo avrebbe consolato con i gesti e le parole giuste.

Potter era sempre stata la persona a cui tutti si rivolgevano per risolvere problemi, era l'eroe su cui pesava il destino del mondo intero, la forte spalla su cui tutti versavano le loro lacrime, ma da chi andava Harry quando era debole e stanco? A chi si rivolgeva quando aveva bisogno di un conforto e di piangere sulla spalla di qualcuno? Quando Harry aveva bisogno di sostegno e conforto correva da lei e lei, devotamente, adempiva al suo ruolo.

- Harry...

- Najin sono stanco, stanco di tutto questo!

- Lo so, Harry, lo so. Ma non puoi abbatterti. - sussurrò scostandolo da sé. - Diavolo! Ma voi Gryffindor siete tutti tendenti alla depressione? Se lo sapevo che c'era quest'aria così "allegra" da queste parti me ne andavo direttamente a trascorrere le vacanze in una di quelle case dove i Babbani ci rinchiudono i matti e i depressi!

Harry annuì e sorrise.

- Grazie, Najin. Ora sto meglio! - rispose sentendosi sollevato.

Najin sapeva sempre sdrammatizzare nei momenti giusti, una dote che l'aveva resa indispensabile per lui, insostituibile quanto Ron ed Hermione.

Najin, con espressione contrariata incrociò le braccia al petto e sbuffò.

Harry le diede un pizzicotto che la ragazza ricambiò con uno scappellotto sulla testa del Gryffindor.

I due diedero il via ad una battaglia a suon di dispetti ridendosela di gusto.

Angel, entrando in cucina per prendere qualcosa per far passare l'emicrania che la valanga di emozioni, che le si erano riversate addosso durante la giornata, le aveva procurato, rimase sull'uscio guardando stupita il divertente spettacolo che aveva sotto gli occhi.

Le emozioni allegre e cariche di affetto che quei due emanavano fu meglio della Novalgina, che aveva intenzione di prendere, e l'emicrania le passò in un istante.

Senza farsi vedere prese le scale che davano al piano superiore e si sedette sui primi scalini sorridendo maliziosamente.

Sapeva che Najin aveva un debole per Harry ma le emozioni che la Slytherin si lasciava sfuggire non erano mai state chiare come in quel momento.

Najin è innamorata di Harry. Pensò sospirando la Black.

Ma Harry è ancora innamorato di Ginny.

Incrociò le dita delle mani sotto il mento e spostò lo sguardo verso la sala dove Hermione stava spiegando ai suoi genitori come funzionava la Floo Powder.

Devo trovare un modo per bloccare il flusso di emozioni di chi mi sta intorno o diventerò matta! Non posso stare ventiquattro ore su ventiquattro concentrata sul fatto di chiudere la mente, uffa!

Le emozioni di Najin le procurarono un brivido lungo la schiena e arrossì imbarazzata.

Diavolo è come origliare!

Sempre più rossa si affretto ad alzarsi e tornò nella sala per dare una mano con le spiegazioni ad Hermione che, stanca di ripetere per la decima volta il funzionamento della Floo Powder, stava pericolosamente perdendo le staffe.

- Basta entrare nel camino, prendere una manciata di questa polvere magica, scandire ad alta voce il luogo dove si vuole andare e il gioco è fatto! Il tempo di un battito di ciglia e vi troverete a destinazione. - disse Angel avvicinandosi ai Granger. - Sani e salvi!

Hermione la guardò come se l'avesse appena salvata da un'orda di Avincini. Draco, invece, ghignò divertito e mise un braccio attorno alle spalle della Black scoccandole un bacio sulla guancia.

- Menomale che ci sei tu, cuginetta! Non ne potevo più di sentire i meccanismi di funzionamento della Floo Powder. Per la barba di Merlino! Mi sta venendo una fobia verso i mezzi di locomozione magico-meccanica che d'ora in poi viaggerò solo a dorso di Thestral, lo giuro!

Angel rise alla battuta e ricambiò l'abbraccio del cugino con trasporto, ma si rabbuiò all'istante quando vide un Auror attivare il camino del salotto

- E' ora? - chiese guardando tristemente il cugino.

- Sì, dobbiamo andare. - sussurrò lo Slytherin scostando una ciocca nera dal viso della ragazza.

In quel momento Harry e Najin entrarono nel salotto e dopo i saluti di rito Hermione, Draco ed Harry entrarono nel camino.

I signori Granger osservarono dubbiosi il camino in cui la figlia e i suoi amici erano entrati e avevano la tipica espressione di chi non aveva alcuna intenzione di fare quello che dovevano fare.

- Mamma, papà entrate. Forza! - disse esasperata la ragazza incitando i genitori ad entrare.

- Non preoccupatevi è come prendere la Metropolitana. - aggiunse Harry facendo spazio alla coppia.

I due Babbani entrarono timorosamente nel camino.

E osservarono preoccupati la figlia afferrare un po' di Polvere Volante.

- Castle Longhi! - tuonò la ragazza con voce ferma e decisa scagliando, contemporaneamente, al suolo la polvere.

Il una frazione di secondo il gruppo, ad eccezione di Draco, che li osservava divertito, si ritrovò sul pavimento del castello dei Longhi sporchi di fuliggine e doloranti.

- Non è proprio come prendere la metro. - si lamentò la signora Jane Granger mentre il marito l'aiutava ad alzarsi.

- Ben arrivati.

Harry, istintivamente, puntò la bacchetta verso la direzione da cui proveniva la voce.

- Anch'io sono contento di vederti, Potter. - continuò divertito Blaise mentre avanzava verso la luce in modo che il suo viso fosse visibile alla tenue luce dei lampioni esterni che filtrava all'interno della stanza.

- Zabini! - rispose Harry rilassandosi e abbassando contemporaneamente la bacchetta. Blaise fece per avanzare ma si bloccò di colpo quando Draco scansò il Gryffindor e avanzò verso di lui puntandogli la bacchetta contro.

- Draco, ma che... - protestò Harry guardando meravigliato lo Slytherin.

- Dammi una prova. - ringhiò Malfoy ignorando Potter e continuando a tenere sotto mira il moro Slytherin che sorrideva divertito con le mani alzate.

- Potter, Malfoy è solo prudente. Sai… potrei non essere quello che sembro e giustamente devo provare che io sono veramente io.

- La magia antica vive nei suoi membri che del mondo magico son piastri eterni e lucenti... - iniziò a recitare Malfoy.

- Dal vincolo del loro sangue donano il mistero e rendon potenti i maghi e le streghe di tutte le ere e continenti . - continuò Zabini sorridendo complice a Malfoy.

Draco abbassò la bacchetta e allargò le braccia.

- Blaise, brutto corvaccio velenoso!

- Serpe malefica ancora viva, eh? - rispose Blaise abbracciando il compagno di casa.

- Che vuoi farci, non sono gradito alla Nera Signora. - imbeccò Malfoy.

- Ci credo, col caratteraccio che ti ritrovi è normale che una dama di gran classe come lei non voglia avere nulla a che fare con te! – esclamò dando una possente pacca sulla schiena del ragazzo. – Oh! Vogliate perdonare la mia maleducazione. – disse Blaise sciogliendo l’abbraccio con il compagno di casa. - Non mi sono nemmeno presentato, una mancanza davvero imperdonabile la mia! Blaise Zabini, onorato di conoscervi. - continuò il ragazzo porgendo la mano ai coniugi Granger. - Spero che il viaggio non sia stato troppo traumatico per voi.

- E' stato... come dire... alternativo. - rispose, divertita, Jane stringendo la mano che il ragazzo le porgeva.

- Sì, davvero alternativo! - rispose il signor Granger stringendo a sua volta la mano al ragazzo.

- Oggi il paese è in festa e non potremo lasciare questo posto fino alle ventidue. Hanno chiuso le porte della città e tra qualche minuto inizierà l'assedio a questo castello. Quindi, intanto che aspettiamo che la battaglia termini, che ne dite di mangiare qualcosa? - chiese Blaise sorridendo accattivante ai suoi ospiti. - C'è un posticino che serve piatti tradizionali fantastici.

- Oh! Allora che aspettiamo? Adoro la cucina italiana. - rispose entusiasticamente la signora Granger.

- Dopo di lei, Madame.

- Coff, coff!

Blaise si voltò verso Draco che si era schiarito la gola per attirare l'attenzione del gruppo.

- Che c'è Draco, non ti piace la cucina italiana? - chiese il ragazzo fissando interrogativo il biondo.

- Credo che sia il caso che prima ci diamo una ripulita, non possiamo certo girare per il paese sporchi di fuliggine, non credi?

Blaise scoppiò a ridere. - Hai ragione. - rispose e con un colpo di bacchetta ripulì tutti rendendoli presentabili.

- Va bene così adesso, sua maestà? - chiese Blaise facendo un riverente inchino al biondo Slytherin che annuì ghignando.

- Passabili, non possiamo ottenere di più con questi straccetti addosso. - rispose il ragazzo facendo cenno al compagno di casa di precederlo per fargli strada.

- Simpatici questi ragazzi. - sussurrò Jane alla figlia.

- Sì, come due serpi che si contendono una preda. - borbottò Hermione mentre un sorriso divertito le si dipingeva sulle labbra.

Hermione era felice, Draco sembrava così sereno che per un attimo le sembrò che tutti quei tristi avvenimenti che si erano susseguiti dopo la morte di Dumbledore non fossero mai accaduti.

Sentì una mano sulla sua spalla e voltandosi incrociò i verdi e sorridenti occhi di Harry che sembravano condividere a pieno i pensieri che le stavano affollando la mente.

- Poi io e te dobbiamo parlare. - affermò maliziosamente Harry ammiccando verso il biondo Slytherin che parlottava animosamente con Blaise. Hermione arrossì e si liberò dal tocco dell'amico per raggiungere i due Slytherin. Vedendo la reazione dell'amica, Harry ghignò.

Oh se mi dirai tutto... A costo di usare il Veritaserum sputerai il rospo. pensò divertito affrettandosi a raggiungere il gruppo. 

 

***


Erano le ventuno in punto, il momento in cui la festa era all'apice con l'assedio al castello.

Il suono del corno risuonava acuto nella notte e mentre le porte della città venivano chiuse, gli attori, suddivisi in assalitori e difensori, si preparavano a sferrare l’attacco e a difendersi dall'assedio al castello.

Draco osservava scocciato la folla di Babbani affannarsi a riprodurre quell'episodio storico, Harry, invece, guardava divertito un paio di cavalieri che preparavano i calderoni con la pece da versare sulle scale dei nemici.

Mentre passeggiavano tra la folla festosa Hermione non faceva altro che ricoprire di domande un paziente Blaise che le spiegava dettagliatamente l'avvenimento storico che si stava svolgendo sotto i loro occhi.

Ma i più entusiasti del gruppo erano i signori Granger. Sembravano due veri turisti che, con tanto di telecamera e macchina fotografica tra le mani, non smettevano un attimo di scattare fotografie e riprendere il posto e le persone che lo affollavano.

A fatica il gruppo raggiunse la Taverna del Barone dove avrebbero aspettato che l'assedio terminasse e le porte della città fossero riaperte.

I signori Granger chiesero a Zabini se potevano restare a guardare la battaglia e, nonostante Hermione non fosse molto entusiasta dell'idea dei suoi genitori e preferisse che il gruppo non si separasse, il ragazzo diete loro il permesso e, mentre i Harry, Draco e Blaise entravano nella Taverna, Hermione si attardò per intimare ai genitori di non allontanarsi troppo e di accendere il cellulare.

- Appena avremo ordinato e ci serviranno da mangiare vi chiamo e ci raggiungete. - disse accendendo il suo cellulare. – Ok?

- Non preoccuparti, tesoro. - le rispose la madre sorridendole. - Io e tuo padre compreremo qualcosa alle bancarelle. E poi credo che sia meglio che restiate soli... Avrete di sicuro cose importanti da dirvi… cose che Babbani come noi è meglio che non sappiano.

Hermione sbuffò. - Come volete, ma tenete il cellulare acceso, appena saremo pronti a metterci in cammino vi chiamo.

- Non preoccuparti, tesoro, appena finirà l'assedio vi aspetteremo davanti all'ingresso della Taverna e comunque resteremo nella piazzetta, non preoccuparti. - disse il padre dando una carezza alla figlia.

- Adesso vai, il biondino ti sta aspettando... – disse Jane indicando, con un movimento della testa, Draco in attesa accanto alla porta.

- Non è carino far attendere gli amici premurosi. - aggiunse calcando la parola amici per darle il significato di fidanzato, facendole l'occhio.

Hermione, capendo al volo il doppio senso sottinteso dalla madre, arrossì e stizzita, a larghe falcate, raggiunse Draco che l'aspettava sull'uscio della porta.

- Accidenti, Mudblood! Hai il passo leggiadro di un soldato.

Hermione le scoccò un’occhiata omicida e questo fece comparire un ghigno sarcastico sulle labbra del ragazzo.

- Malfoy! – ringhiò la Griffyndor osservando i suoi genitori avvicinarsi agli attori.

Draco, vedendo la sua preoccupazione, e interpretando la ragione del suo malumore, le mise una mano sulla spalla.

- Non preoccuparti, Granger.  -  sussurrò voltandosi a guardare l’oggetto della preoccupazione della ragazza. - Mi sembrano alquanto a loro agio. - Constatò trattenendo a stento una risata.

I signori Granger sembravano due bambini alla loro prima Coppa del Mondo di Quidditch.

- E poi non credo che gli possa accadere nulla! Dopotutto sono Babbani, se non sanno stare tra i loro simili era meglio lasciarli a casa, mammina apprensiva! - continuò il biondo Slytherin ghignando malevolo.

Hermione lo fulminò con lo sguardo ed entrò nella Taverna cercando con occhi irati Harry e Blaise.

Li vide sull’uscio della cucina parlottare con l'oste e, seguita da un Draco che osservava scocciato la folla degli avventori, raggiunse i due ragazzi.

Nonostante i commenti acidi di Malfoy ad Hermione la piccola Taverna del Barone piacque subito, le sembrava di essere stata catapultata nel Medioevo e la gente era chiassosa ed allegra.

L'oste li aveva fatti accomodare al piano superiore ricavato infilando delle palanche di legno nella pietra, a cui si aveva accesso da una rozza scala in legno dai gradini irregolari.

Si accomodarono ad uno dei rozzi e massicci tavoli di legno e lasciarono che Blaise ordinasse per tutti.

Mentre l'oste segnava le ordinazioni, Draco si guardava intorno con fare circospetto e si calò maggiormente il cappuccio del mantello sul viso.

Quando l'oste si allontanò Draco puntò, i suoi occhi grigi sul suo compagno di casa. La sua espressione era contrariata e non prometteva nulla di buono.

- Che c'è D, non ti piacciono gli Strozzapreti[1] o preferivi la birra al vino? - chiese Blaise giocherellando con il boccale in coccio.

- Non credi che siamo troppo esposti? Siamo un bersaglio perfetto e ben in vista. Se ci attaccassero non avremmo vie di fughe. - ringhiò il biondo mentre perlustrava con occhiate veloci gli avventori alla ricerca di qualche possibile minaccia.

- Non preoccuparti D, qui siamo al sicuro e poi sai come si dice? Se vuoi nascondere qualcosa mettila proprio sotto gli occhi di tutti e nessuno la vedrà! - disse ridendo mentre alzava il boccale a mo di brindisi.

- La fai troppo facile, Blaise! Eppure dovresti sapere meglio di me che...

- Dai Malfoy, Zabini sa quello che fa, e poi nessuno, tranne il Ministro, la McGonagall, Remus e Moody, sanno che siamo qui. - disse Harry porgendo il suo boccale a Blaise per farsi versare il vino.

- Appunto! Per essere uno che deve salvare il modo mi sembri fin troppo superficiale! Come fai a fidarti così incondizionatamente della gente? - ringhiò il biondo guardandolo truce. – E che mi dici del Ministro? Non solo non mi piace ma con quei suoi modi falsamente affettati nasconde qualcosa di losco! Possibile che ti basta un distintivo per classificare subito una persona tra i buoni eh, Sfregiato?

Harry ricambiò lo sguardo torvo che gli scoccava lo Slytherin con una espressione omicida. - Ma come ti permetti brut...

- Non fate i bambini! - lo interruppe Zabini mettendo nelle mani di Malfoy un boccale pieno di vino.

- Potter, sai com'è Draco... e tu. - si voltò verso il biondo che lo fulminava con lo sguardo. - Non sono un'idiota D. Se dico che il posto è sicuro allora lo è! Nessuno sa dove siamo.

- Non sto dicendo che sei un'idiota Blaise, ma Voldemort ha orecchie ed occhi ovunque... - sibilò Malfoy serrando nervosamente le dita attorno al boccale. - E sa come ottenere informazioni.

Hermione si incupì vedendo il biondo Slytherin serrare la mascella e tremare impercettibilmente.

- Draco... - sussurrò poggiando una mano sul braccio destro del ragazzo.

Malfoy si voltò verso di lei e la guardò intensamente.

A quanto pare sono un libro aperto per te! pensò perdendosi in quelle pozze dorate.

- Va tutto bene... Io sto bene. - sussurrò dolcemente Malfoy togliendo la mano sinistra dal boccale per poggiarla su quella della ragazza.

Blaise guardò meravigliato l'amico stentando a riconoscere in lui Draco-Non-Toccarmi-Sudicio-Sanguesporco-Perché-Ti-Sono-Superiore-Malfoy.

Dopo quell’attimo di stupore, Blaise spostò i suoi occhi viola su Potter che, incrociando il suo sguardo, scosse la testa come a volergli dire che non aveva la più pallida idea di cosa stesse accadendo tra quei due.

Vedendo la faccia sempre più sconvolta di Zabini, Harry sorrise divertito.

Di sicuro si starà chiedendo sotto l’effetto di quale fattura sia Malfoy. Pensò sempre più divertito davanti a quella scena che per il povero ed allibito Blaise doveva essere uno dei segnali che annunciavano l'imminente Apocalisse.

Mentre Hermione e Draco continuavano il loro muto dialogo fatto di sguardi, Harry, sorseggiando distrattamente il suo boccale di vino, si guardò intorno focalizzando la sua attenzione sulla moltitudine di persone che affollavano quel piccolo locale.

Nemmeno a Diagon Alley aveva visto così tanta gente affollare uno spazio così piccolo.

Osservò con piacere i turisti che discutevano animatamente tra loro bevendo il vino e mangiando i piatti tipici del luogo, indugiando sui vestiti da “ciociara” delle cameriere e del suonatore di organetto che allietava i commensali con canti tradizionali.

Draco, invece, sembrava sempre più a disagio e fulminò con lo sguardo Blaise quando gli tolse il cappuccio del mantello dalla testa.

- Davvero, D! Non hai ragione di preoccuparti. Qui siamo al sicuro, e per nascondersi questo posto è perfetto. Con questa festa in corso la gente non baderà di certo a noi… almeno che tu non abbia in mente di schiantare qualche Babbano, allora sì che saremo al centro dell'attenzione! – disse ridacchiando sotto lo sguardo offeso di Malfoy che si scolò con un solo sorso il suo boccale di vino.

- In più se davvero ci fosse una spia o del Priorato o di Tu-Sai-Chi nascosta tra questa folla non ci attaccherà con tutti questi spettatori. Il Dark Lord ha optato per la prudenza visti i tempi che corrono. - continuò Blaise sorridendo al suo imbronciato e stizzito compagno di casa.

- Se usassimo un Muffliato sarei più tranquillo. - borbottò Draco incrociando le dita sotto al mento.

Blaise allargò il suo sorriso. - Appena l'oste ci avrà servito la cena lo attiverò così qualsiasi orecchia indiscreta udirà solo un ronzio fastidioso. Sempre che tu non preferisca che schianti tutti quelli che si trovano nel perimetro della città affinché sua maestà sia maggiormente tranquillo.

Draco stava per mandare al diavolo l'amico ma fu interrotto dall'arrivo dell'oste che servì loro degli Strozzapreti al ragù.

Mentre Hermione chiedeva a Blaise che cosa fossero quella specie di spaghetti giganti, Harry si fondò subito sul suo piatto, dall'aspetto e odore invitante, divorandoli con gusto.

Draco, invece sembrava non avere molto appetito e mandò giù solo un paio di bocconi.

Quando ebbero finito di cenare, Blaise, nascondendo la bacchetta sotto il mantello, attivò il Muffliato.

- Bene! Ed ora parliamo di cose serie. - disse il moro Slytherin sfoderando un sorriso malizioso.

- Quando dicevi che la sorella di Malfoy poteva aiutarci a scoprire chi fosse R.A.B. parlavi sul serio? - chiese Harry guardandolo sospettoso.

Non riusciva proprio a spiegarsi come quella ragazza potesse sapere cose che anche Silente ignorava.

- Desia lo può fare, Sfregiato. - asserì Malfoy con sicurezza. - Le basterà toccare il medaglione per capire chi sia questo nostro ipotetico e misterioso alleato. - continuò con un tono di voce ed un'espressione che tradiva un certo orgoglio per le qualità della sorella.

- E' davvero così potente? - chiese Hermione fissando meravigliata il biondo Slytherin.

- Sì, lo è. - rispose Blaise fissando negli occhi il suo compagno di casa. - Posso? - chiese con voce incerta.

Draco ricambiò lo sguardo e annuì.

- Desia è un Mezzodemone...

- Mio Dio! Ma è vero, Draco? - chiese la ragazza trattenendo un grido di sorpresa.

Harry guardò intensamente Malfoy che annuì alla domanda di Hermione.

- Sì, lo è. Ma non per nascita! - specificò il biondo Slytherin. - Lo è diventata successivamente per colpa dei Black e, in un certo senso, possiamo dire che da quel momento sono iniziati i problemi di Desia.

- Problemi che sono stati accentuati dall'operato di mio padre! - Aggiunse Blaise riattivando su di sé l'attenzione dei suoi convitati.

- Cosa? E come hanno fatto a trasformarla in demone? - chiese Hermione sempre più incuriosita.

- Magia nera, Granger. - rispose Blaise. - Daniel Black, il fratello di Angel Black, voleva impressionare il Dark Lord offrendogli un'arma che avrebbe potuto utilizzare per la conquista del mondo. E Desia, per una serie di coincidenze, era perfetta per ospitare l'arma che avrebbe garantito il ritorno e il successo del suo Signore… vedi la sorella di Draco è in parte una Mozev.

- Aspetta come sarebbe a dire che in parte è una Mozev, non dovrebbe essere per metà Malfoy e per l'altra Black? - chiese Hermione sempre più perplessa.

- Desia e io siamo fratellastri. - rispose Draco sospirando. - Mio padre catturò la figlia minore del Casato dei Mozev e ci si divertì per un lungo periodo. - sul viso di Draco vi era disgusto e rabbia.

- Fortunatamente la sua famiglia riuscì a liberarla, e qualche anno dopo, mio padre venne a conoscenza che la Mozev aveva avuto una bambina. Non ci mise tanto a scoprire che la bambina era sua figlia e ha subito intrapreso una battaglia legale con i Mozev per averne la podestà. Aveva tre anni quando fu portata al maniero. - Draco sorrise e gli si illuminarono gli occhi.

- Era così carina. Mi venne incontro con aria a metà tra lo spaventato e l'imbronciato e si aggrappò a me, come se da quella stretta dipendesse la sua vita. Me ne innamorai all'istante e giurai che nessuno mi avrebbe portato via mia sorella.

- Ma i Black avevano altri progetti per la ragazza. - continuò Blaise poggiando una mano sulla spalla di Draco che, con rabbia, bevve d'un fiato il suo boccale di vino.

- Già! - ringhiò sbattendo il boccale vuoto sul tavolo.

- Daniel invocò il demone più potente che esistesse nel piano infernale. Il braccio destro di Lucifero: Belial, il signore delle menzogne e padrone degli spiriti dell'aria. - continuò Blaise. - Non so quale rituale avesse compiuto ma il piano era quello di dare in pasto al demone l'anima di sua sorella Angel e di Desia, e di usare il corpo di quest'ultima come contenitore per l'anima del demone. Ma qualcosa dev'essere andato storto e il demone, invece di divorare le anime delle bambine, ha divorato il corpo e l'anima di Daniel. Dopo quella notte Angel è diventata empatica e Desia si è ritrovata un coinquilino nel suo corpo. - terminò Blaise facendo cenno alla cameriera di preparargli il conto.

- Da quel momento sono iniziati i guai. Desia è diventata l'oggetto di lotte clandestine interne e poi mio padre, avendo sposato una donna che era imparentata con la fazione papalina, ed essendo diventato egli stesso un Cavaliere del Priorato di Sion, ha fatto si che si scatenasse una guerra santa. - Disse Blaise sospirando mentre pagava il conto. - Mise a conoscenza il Priorato del rituale che aveva generato un abominio e disse ai Cavalieri dove trovare la "Sposa della Bestia". Ci fu una guerra terribile, e alla fine Desia fu strappata ai Malfoy, marchiata come Bestia e, una volta resa inoffensiva, rispedita in Bulgaria e affidata ai Mozev, fedelissimi al Priorato. Lasciarla ai Malfoy era troppo pericoloso, visto che pendevano su di loro il sospetto di essere seguaci di Voldemort.

Hermione stava per fare una domanda ma Draco le strinse la mano e le sussurrò all'orecchio che più tardi le avrebbe detto tutto quello che avrebbe voluto sapere.

- Credo che sia ora di andare... Se c'è una cosa più pericolosa di un intero esercito di demoni scatenati è il dover affrontare l'ira di una Malfoy. Quindi... - disse Blaise con espressione terrorizzata suscitando l'ilarità del gruppo. - Mettiamoci in marcia. Hermione chiama i tuoi vecchi che abbiamo un bel po’ di strada davanti a noi prima di raggiungere il Manor dei Caponera.

 

 

Continua…

 

 

End Notes:

 

 

 


 

[1]              Pasta tipica del luogo fatta con acqua e farina.

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