Note Storia:
La storia è ambientata durante il settimo anno di scuola del Magico Trio. Tiene conto dei fatti avvenuti fino al Quinto libro (inclusa la 'morte' di Sirius), tiene parzialmente conto dei fatti contenuti nel sesto libro mentre non tiene conto del settimo dato che quanto l'ho iniziata a scrivere il sesto era ancora in fase di pubblicazione.
Questa storia si discosta nettamente dalla trama della Rowling ma nonostante ciò noterete che alcuni punti finiranno con il ricongiungersi con l'intreccio originale. Chiamatela preveggenza o semplicemente intuito, non saprei.
Diciamo che, almeno questi sono i miei piani, la trama si svolgerà in tre fan's fiction che si susseguiranno accompagnando i nostri eroi negli anni del 'Dopo Hogwarts'.
Ripeto, i caratteri dei personaggi saranno fondamentalmente uguali a quelli della Rowling ma, ovviamente, seguendo un percorso diverso e vivendo esperienze diverse finiranno per ''crescere'' e risultare magari OOC .
Titolo: P R I S M … Element Power (Potere Elementare)
Autrice: Nasreen
Rating: PG13
Pairing: Harry/Ginny/Sorpresa , Hermione/Ron... Altre coppie : Sorpresa !
Time: AU
Credits: Ad eccezione dei personaggi da me inventati tutti appartengono alla Rowling e sono maggiorenni.
La storia non è scritta a scopo di lucro.
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“ … ” Pensieri
- … - Discorsi
§... § Serpentese
* ... *Telepatia
Capitolo 1
Normalità
Era una mattina normale alla stazione di King's Cross, gente che correva da una parte all’altra per raggiungere i luoghi più disparati, ma con un’unica nota comune: la fretta.
Ed Harry James Potter non faceva eccezione al mondo, era proprio come tutti gli altri abitanti di Londra… in ritardo pazzesco!
Correva disperato, spingendo con tutta la sua forza il carrello sul quale erano abbarbicati tutti suoi averi: il baule di Hogwarts e la gabbia della sua adorata Edwige, la civetta bianca delle nevi regalatagli da Hagrid per il suo undicesimo compleanno.
Quella mattina gli zii si erano rifiutati categoricamente di accompagnarlo alla stazione per prendere l’Espresso che lo avrebbe portato direttamente a scuola, peccato che entrambi non si fossero curati di avvertirlo prima!
Stava attendendo nervoso davanti alla porta (già in disastroso ritardo a causa di quella dannata sveglia) da alcuni minuti, quando suo zio, quello stronzo di suo zio Vernon si appuntò mentalmente, si era fermato in mezzo al corridoio e lo aveva squadrato con un ghigno malefico stampato in faccia chiedendogli che cosa stava aspettando là impalato.
Inutile dire che alla faccia a dir poco sconvolta del nipote l’uomo fosse scoppiato a ridere sguaiatamente.
- Ragazzo, se vuoi andare a quella scuola di pazzi dovrai andarci a piedi!
Harry si ritrovò a maledire nuovamente l’uomo e soprattutto a prendere in seria considerazione l’idea di tornare a casa dei Dursley dopo il diploma e di schiantarli ripetutamente uno dopo l’altro contro il muro, così, come passatempo prima di andare a dormire.
Per fortuna che il Nottetempo lo aveva scaricato non troppo lontano dalla stazione!
Sbuffò affaticato non appena intravide il muro che lo separava dalla parte magica della stazione, esattamente tra il binario 9 e 10… il binario 9 e ¾.
Con un ultimo sforzo si impose di spingere maggiormente il carrello ed Edwige sbuffò risentita per quel viaggio burrascoso.
“Stupida sveglia! Stupida Sveglia… E maledetti Dursley!!!”
Era ormai mezz’ora che continuava a ripetersi quel mantra e ad imprecare contro tutto quello che gli capitava a tiro.
Non sarebbe mai arrivato in tempo, ormai ne aveva la matematica certezza.
Appena formulato questo pensiero un ghigno sarcastico gli nacque sulle labbra: già s'immaginava un plotone di Auror che si catapultavano a cercarlo in giro per il mondo magico e non, una volta che si fossero resi conto che non aveva preso il treno.
“Ma come cavolo glielo spiego quando mi trovano, che non sono stato rapito, ma semplicemente non ha suonato quella stramaledettissima sveglia!? Forza che ce la fai amico… Corri maledizione, corri!”.
***
Nel frattempo davanti al treno due figure si guardavano tra loro preoccupate e nervose una per motivi differenti dall’altro.
“Non c’è… non verrà… cosa sarà successo?” pensò nervosamente la più piccola delle due guadagnandosi uno sguardo spazientito da parte dell’uomo che stava al suo fianco.
- Arriverà, non si crucci inutilmente – si limitò a dire lui ben conscio dell’inutilità delle sue parole.
“Ma quando la smetterà di frugare nella mia testa? Non sono un fottuto baule dei balocchi!” pensò indignata in risposta all’affermazione di prima.
- Ah, le vorrei ricordare che questo tipo di linguaggio non è ammesso a scuola e, se ben ricordo, nemmeno tra le persone dotate di un minimo di educazione - rispose serafico.
Aveva letto nuovamente la sua mente!
- Ma la vuole smettere! E poi parla di educazione a me? Io mica vengo a frugare nei suoi pensieri ogni volta che mi salta il ticchio! – sbottò.
- Le vorrei ricordare che deve tenere un comportamento consono alla sua posizione in mia presenza, ha capito!? – rispose duro – Ed inoltre, cosa le fa pensare di essere anche lontanamente in grado, di guardare anche solo nei miei pensieri più futili?
La piccola figura al suo fianco ghignò malvagia e rispose – Oh, ma io non penso di poterci riuscire! IO SO DI POTERLO FARE. E’ diverso… § signore §… - concluse sempre con quel luccichio pericoloso negli occhi.
L’uomo al suo fianco vibrò di sorpresa e con altezzosità rispose – Non si azzardi più a rivolgersi a me in quella maniera, ha capito? Esigo rispetto! Mantenga il suo posto in mia presenza e non si azzardi mai più a giocare al serpentello con me... mi creda, ai serpenti io schiaccio la testa.
- Come vuole signore - ribatté stizzita l'altra.
“Merlino, quanto è odioso… ma come farà a sopportarlo ed a fidarsi ancora me lo chiedo… uffa, ma dove sei? Stupido di un Potter!” inveì nuovamente cercando disperatamente fra la folla una chioma color ebano.
***
Quando finalmente Harry riuscì ad attraversare il passaggio senza incidenti mortali (la sua mente frecciò improvvisamente verso il pensiero di un certo elfo domestico di sua conoscenza) si mise immediatamente alla ricerca dei suoi amici.
Il treno emise il primo sbuffo per avvertire dell’imminente partenza tant’è che il ragazzo fece vagare nuovamente il suo sguardo nella disperata ricerca di Ron ed Hermione.
Ron ed Hermione.
Ecco le sue certezze, probabilmente le sue uniche certezze da quando Sirius se n’era andato.
Hermione con il suo cervello impareggiabile, con quella sua aria severa e materna che non la smetteva mai di disperarsi per i suoi voti scolastici e per la sua natura.
Non capiva perché ma un anno a quella parte anche Hermione si era unita alla Signora Weasley nella sua battaglia personale ‘Non facciamo deperire Harry Potter’.
Qualunque cosa mangiasse non era mai abbastanza, anzi, si sorprese che fino a quel momento non avesse messo su peso!
E Ron… Ron era Ron!
Non c’era molto da dire per definirlo, un fratello, un amico, un compagno d’avventura e di guai.
Lunatico e cocciuto come e forse più di lui era l’Amico che, era certo, non l’avrebbe mai tradito, avrebbe dato la vita per lui e l’aveva dimostrato negli anni.
Il Magico Trio, il Trio Dorato… aveva perso il conto di quante volte la gente si era rivola a loro come se fossero un’unica identità.
E forse era proprio così, loro tre, insieme, erano un’unica realtà.
Sorrise quando riuscì a scorgere gli amici poco lontano da lui guardarsi intorno ansiosamente, era certo che stessero cercando proprio lui!
- Finalmente amico! Pensavamo che non volessi prendere il treno quest’anno! – affermò il rosso vedendo arrivare Harry tutto trafelato.
- Smettila Ron, come il solito non si sarà svegliato! – rise divertita Hermione alla vista del suo migliore amico con il fiatone e tutto rosso per la corsa.
– Sai potresti fare a gara con i capelli di Ron in questo momento Harry! – affermò Hermione scrutandolo nuovamente.
- Ehi Lascia in pace i miei capelli Herm! Piuttosto il tuo tatto! – rispose piccato Ron.
- Ma finiscila, saresti nelle sue stesse condizioni, se non ti avessi buttato giù dal letto con un incantesimo!
- Eh? Ma che diavolo dici, Herm…
“Ecco che ricominciano… Merlino, aiutami tu!" pensò il moretto tra il divertito e il disperato, vedendo i suoi due migliori amici beccarsi come avevano sempre fatto, causandogli non pochi mal di testa.
Sospirando nuovamente, si passò una mano fra i capelli corvini per ravvivarli e tentando, inutilmente, di dargli un senso.
“Inutile, ma perché ancora m’illudo? Papà ma si può sapere da chi hai preso?” pensò stizzito.
Ma dopo un istante, il suo viso si adombrò, non si era mai soffermato troppo su quel particolare, ma cosa ne sapeva lui della sua famiglia? In pratica sapeva che sua madre, Lily, era nata da una famiglia di Babbani e che suo padre, James, era invece figlio di Purosangue. E poi?
Cos’altro sapeva delle famiglie d’origine dei suoi genitori?
In quel momento si vergognò quasi di se stesso, ma come aveva potuto essere così superficiale?
In fondo era un Potter, avrebbe dovuto conoscere le origini della sua famiglia, perlomeno quella paterna dato che portava il cognome…
- Harry… Harry… ehi amico?... OH! Harry James Potter! Rispondimi maledizione! - un urlo catturò finalmente la sua attenzione.
- Eh? Che c’è Ron! Non urlare, che mi sta scoppiando un mal di testa della Umbridge!
Una risata cristallina irruppe fra i tre amici.
- Ginny! - esclamò il moro vedendola arrivare; cavolo se era migliorata durante l’estate!
Era proprio diventata bella…
Non che prima non lo fosse stata, ma ora che l’estate si era portata via alcuni dei tratti la sua fanciullezza, facendo posto ad un fantastico corpo da donna, lo era ancora di più.
- Harry! Che bello rivederti! Anzi… ammirarti! Ma che hai fatto quest’estate? Dico… ma sei bellissimo! – affermò la più piccola di casa Weasley prendendolo in giro come era abituata a fare.
La cotta Ginny per Harry era ormai storia vecchia e, ovviamente, tutti ne erano a conoscenza.
Dopo un primo momento dove la ragazza non riusciva neanche a dire due parole davanti al bambino-sopravvissuto, le cose erano cambiate e Ginevra Weasley aveva preso tristemente atto che il ragazzo dei suoi sogni non l’avrebbe mai vista come una possibile fidanzata.
Con il tempo fra i due era nata una bella amicizia e spesso la ragazza si divertiva a prenderlo in giro facendogli complimenti, nascondendo dietro l’ironia ciò che veramente provava.
Harry questa volta nell’udire le parole dell’amica arrossì leggermente e rispose cercando di non far trapelare il piacere che provava per quelle parole.
– Ma che dici Gin! Sono sempre lo stesso! Non ho fatto proprio nulla… - e dicendo questo si indicò i capelli, come al solito maledettamente scarmigliati.
Una risata esplose spontanea nel quartetto, attirando l’attenzione di una figura appostata poco lontana da loro che osservava in silenzio la scena con gli occhi blu cobalto che brillavano.
Ed in quel momento due pensieri irruppero nella sua mente: Rabbia e… Invidia.
continua...